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Come fotografare gli animali in natura

di Andrea Martellaaggiornato il 3 de julio de 2015

Quante volte ci è capitato di voler scattare belle immagini proprio come quelle che i big del settore ci propongono? Sono sicuro che siano state tante, ma nella maggior parte dei casi ci siamo arresi in partenza con banali scuse – “servirà un’attrezzatura super professionale” – o nel mio caso stando in città, “qui non ci sono animali interessanti”.

Bene, proverò a sfatare queste leggende. Partendo dal presupposto che fare fotografie agli animali è tecnicamente chiamato fotografia naturalistica, metto in chiaro che le foto in natura (animali, paesaggi etc.) sono possibili solo se abbiamo un concetto ben chiaro in mente: la “conoscenza”. Per conoscenza intendo sia quella etica, che quella tecnica.

La conoscenza etica

È soprattutto rispetto per la natura e per l’animale che si sta fotografando. Bisogna ricordare che la fotografia è uno degli strumenti di comunicazione più forte che abbiamo e, nel nostro caso, far arrivare un messaggio sbagliato potrebbe mettere a rischio gli equilibri, intaccando la regola che nel mondo animale prevede “il massimo risultato con il minimo sforzo”. Conoscenza e sensibilizzazione sono quindi fondamentali.

Per ottenere il massimo è necessario conoscere le abitudini del soggetto da ritrarre, la conformazione del territorio che abita ed entrare in una sorta di rapporto di accettazione reciproca con l’animale. Tutte queste informazioni sono facilmente reperibili su internet: possiamo trovare spiegazioni e curiosità su quasi tutti gli animali che ci circondano così da poterci chiarire, almeno in parte, le idee; parallelamente allo studio teorico, l’osservazione del soggetto nel suo ambiente naturale ci garantisce un apprendimento basato sulla pratica e la realtà di quello che vediamo.

La conoscenza tecnica

Conoscere la propria attrezzatura e i suoi limiti operativi è fondamentale per portare un buona foto a casa. La tecnica è composta dalla coppia corpo macchina/lente e da una conoscenza delle tecniche fotografiche di base.

Il corpo macchina

Per corpo macchina si intende il “body”, ovvero la macchina fotografica senza nessun obiettivo attaccato. Ne esistono di due tipi indipendentemente dalla marca. Le macchine con sensore full-frame 24 mm x 36 mm (dimensione reale del fotogramma della pellicola) oltre ad offrire una qualità costruttiva generalmente migliore, garantiscono anche un’ottima qualità d’immagine con prestazioni al top in termini di tenuta agli ISO e una qualità del file tale da permetterci interventi più incisivi in post produzione.

Unitamente ai vantaggi ci sono da includere gli svantaggi che in questo caso riguardano il costo (rispetto ad altri tipi di sensori), l’ingombro (dimensioni e peso) e la pesantezza dei file con conseguente lentezza della raffica. Sono omessi da questa descrizione i corpi professionali che non risentono generalmente di queste limitazioni.

Il secondo tipo di sensore più diffuso è il sensore APS-C, di dimensioni ridotte (± 22 mm x 15 mm) che ha un rapporto di ingrandimento di 1,6x (Canon) o 1,5x (Nikon) rispetto al sensore full-frame. Cosa significa? Semplicemente che una focale utilizzata su APS-C “ingrandirà di più” rispetto alla stessa focale utilizzata su full-frame.

Esempio: un obiettivo 100 mm utilizzato su APS-C sarà sempre un 100 mm ma ci apparirà come se stessimo usando un 160 mm su full-frame. Questi sensori offrono generalmente file più leggeri e di conseguenza macchine con raffiche di scatto più veloci (nella fascia di prestazioni più alta), dimensioni fisicamente ridotte e costi sensibilmente più contenuti.

La lente

Gli obiettivi più utilizzati in fotografia naturalistica vanno da un minimo di circa 100 mm fino a un massimo o anche più di 800 mm; di norma, più è lunga la distanza focale dell’obiettivo, più esso costa. Sebbene questa sia stata la regola che ha caratterizzato il passato in maniera massiccia, ultimamente sono usciti sul mercato obiettivi di terze parti (non solo i costosi Canon, Nikon o altri) che riescono a coprire focali ritenute irraggiungibili per molti, causa prezzo, a costi contenuti rinunciando a un po’ di luminosità e qualità d’immagine.

Personalmente utilizzo un 500 mm a focale fissa che mi permette di staccare il soggetto dallo sfondo – grazie alla ridotta profondità di campo – garantendomi sfondi sfocati e omogenei e un’ottima nitidezza d’immagine.
Il diaframma nella fotografia naturalistica è fondamentale: se molto aperto (f/2.8, f/4) ci garantisce oltre al già citato sfondo omogeneo, tempi di scatto molto rapidi per azioni dinamiche; è consigliabile utilizzarlo nella maggior parte dei casi.

Se invece avessimo la necessità di chiudere il diaframma, sia perché imposto dai limiti dell’obiettivo (obiettivi più economici e di conseguenza meno performanti) o per reale necessità, ci restituirebbe una maggiore profondità di campo, utile con soggetti molto piccoli e a breve distanza.

Gli zoom sono i più diffusi tra gli amatori in quanto offrono ormai ottima qualità e trasportabilità a prezzi molto più bassi delle focali fisse. A conti fatti è possibile fare fotografia naturalistica con ottimi risultati anche utilizzando un’attrezzatura non definita professionale.

In questo genere fotografico sono ampiamente utilizzate entrambe le tipologie di sensore con linee di pensiero diverse. La cosa migliore sarebbe possedere 2 corpi macchina differenti su cui montare 2 ottiche differenti permettendoci di affrontare ogni situazione di scatto.

La tecnica fotografica

Per fotografare gli animali è fondamentale il punto di ripresa. Se ne avete la possibilità, mettetevi alla stessa altezza del soggetto: questo vi restituirà un punto di ripresa “più intimo” con conseguente guadagno di prospettiva e dinamicità.

Anche la composizione gioca la sua parte e per ottenere armonia nell’immagine è consigliabile non stringere troppo l’inquadratura intorno al soggetto in quanto causerebbe un effetto gabbia (fig. 1) e fare attenzione a lasciare abbastanza spazio nella direzione in cui l’animale volge lo sguardo (fig. 3). Se non lo facessimo ci ritroveremmo con un’immagine sbilanciata. (fig. 2)

In natura non tutti gli animali saranno in posa per noi e non sempre riusciremo ad applicare i consigli sopra citati. Molte volte ci ritroveremo con un animale che si divertirà a fare avanti e indietro senza mai fermarsi un attimo: in questo caso armiamoci di pazienza e proviamo a scattare nell’attimo di massima dinamicità, ovvero in volo o in corsa.

Per facilitare il compito dovremo impostare l’autofocus su inseguimento – così da riuscire a mantenere una messa a fuoco precisa -, scatto a raffica, tempi di posa molto rapidi (non meno di 1/1000 s) e soprattutto dovremo fare movimenti precisi e regolari. Per riuscire consiglio di trovare la posizione più stabile possibile, appoggiati ad un albero o in ginocchio, avvicinare i gomiti al corpo in modo da sostenere meglio il peso dell’attrezzatura e trattenere il respiro per tutto il tempo dell’azione, che solitamente dura qualche secondo, in modo da ridurre al minimo le vibrazioni.

Purtroppo con l’utilizzo di grossi e pesanti teleobiettivi garantisco che difficilmente si riuscirà a seguire e a scattare a mano libera e con precisione un soggetto in movimento per più di 5 minuti: in tal caso suggerisco l’utilizzo di un monopiede che supporti il peso del nostro obiettivo (ce ne sono di tutte le dimensioni e costi a seconda dell’utilizzo) oppure di un buon treppiede con un’altrettanto buona testa che ci garantisca la precisione di cui abbiamo bisogno. Sono state prodotte teste (a bilanciere) proprio per garantire questa precisione e fluidità con l’utilizzo di pesanti teleobiettivi; purtroppo hanno costi abbastanza elevati e non sono alla portata di tutte le tasche. Io personalmente ho optato per l’utilizzo di una testa video che riesce perfettamente nel compito.

Dove iniziare a fotografare gli animali?

Per iniziare a fotografare animali in natura è possibile scendere semplicemente nel giardino sotto casa: è il primo luogo dove poter fare esperienza sul campo. I soggetti più facilmente fotografabili in Italia sono gli uccelli in quanto presenti nella maggior parte delle zone, sia urbane che non. I mammiferi, eccezion fatta per quelli domestici, rimangono in zone più isolate e richiedono quindi un impegno maggiore.

Chi volesse invece aumentare un po’ il livello e vedere specie diverse da quelle più comuni presenti nei parchi cittadini, potrà recarsi presso una delle innumerevoli Oasi WWF e LIPU distribuite su tutto il territorio nazionale.

Molte di queste oasi sono organizzate per consentire una fotografia etica e responsabile con opportunità di scatto inimmaginabili e da distanze molto ridotte (adatte quindi anche a chi non possiede teleobiettivi di lunga focale), tutto questo a pochi km di distanza dalle città.

Per esempio l’Oasi LIPU in Italia Centro Habitat Mediterraneo di Ostia, vicinissima a Roma, offre una serie di 6 capanni (con altri in costruzione) di cui 3 esclusivamente fotografici. Chi vorrà intraprendere questa strada dovrà mettere in conto che è uno dei generi fotografici più difficili ma restituisce soddisfazioni incredibili. Con la pratica e le giuste attenzioni si inizieranno ad ottenere buoni risultati anche nei primi tempi!