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L'avvento della fotografia digitale

di Ricky Delli Paoliaggiornato il 27 giugno 2015

Introduzione

In un altro articolo abbiamo avuto modo di entrare in contatto con la storia della fotografia, dalla nascita alle prime evoluzioni/rivoluzioni tecnologiche. Certamente, se parliamo di fotografia digitale, si tratta di una vera e propria rivoluzione in un campo che sembrava aver toccato il picco massimo di tecnologia con il rullino (pensando a un passato con camera oscura). Rivoluzione che è in continua evoluzione (scusate il gioco di parole) in quanto ogni dispositivo digitale viene sempre aggiornato con funzioni migliori in spazi minori.

Grazie all’evoluzione digitale, e di conseguenza al microprocessore ormai di largo utilizzo, qualunque persona è ora in grado di farsi un piccolo studio fotografico a casa senza passare per i negozi dedicati alle stampe: è sufficiente avere una fotocamera digitale, un computer, una stampante e una carta dalla buona qualità.

Le persone vanno in vacanza, alle feste, agli eventi e scattano fotografie: la maggior parte non fa caso alla qualità, alla messa a fuoco o ad altri fattori che normalmente vengono considerati da un professionista, ma pensa semplicemente ad avere un ricordo. È per questo motivo che le fotocamere compatte (quelle basilari) tendono a non avere così tante funzioni (anche se ultimamente questa tendenza sta cambiando), ma puntano più sugli automatismi, che permettono agli utenti non professionisti di scattare senza problemi – comodità che un tempo erano impensabili.

La maggior parte delle persone salva i propri scatti sul computer di casa in modo da creare un archivio “sicuro” per poi modificarle o stamparle in un secondo momento, senza problemi. Con l’avvento del photo editing è poi arrivata la mania (per molti) o la necessità (per alcuni) di stravolgere totalmente lo scatto.

Il passaggio da analogico a digitale

L’avvicinamento alla tecnologia a sensore (quindi la fotografia digitale) è iniziato grazie a Eugene Lally, che nel 1961, stufo di disegnare razzi o sistemi per renderli più performanti, ebbe l’idea di dotarli di una fotocamera per fare in modo che quest’ultima inviasse immagini alla terra al fine di rendere più semplice l’identificazione della posizione degli astronauti. Riuscì in poco tempo a produrre i diagrammi di base per la costruzione della prima fotocamera digitale ma, essendo in anticipo di 14 anni rispetto ai primi veri sviluppi di questa tecnologia, non riuscì a concludere la sua ottima visione e il progetto si fermò.

Nel 1975, esattamente 14 anni dopo la visione di Lally, Steve Sasson, all’epoca ingegnere alla Kodak, si “rinchiuse” nel suo capannone con vari pezzi di fotocamere e altro materiale e, dopo alcuni mesi, riuscì a realizzare la prima fotocamera digitale.

Inizialmente, le foto erano composte da 100 linee in bianco e nero registrate su una cassetta e avevano bisogno di essere visualizzate su una televisione: non esisteva ovviamente un display LCD da circa 4” o meno come le fotocamere odierne. L’idea era comunque perfetta e finalmente il progetto prese forma ma, nonostante tutto, Kodak decise di non finanziare l’idea, l’azienda era convinta che una tecnologia del genere sarebbe stata troppo costosa e non adatta a tutti. La fotocamera di Sasson utilizzava il nuovo CCD della Fairchild come sensore d’immagine con una risoluzione di 0,01 megapixel (100 X 100 pixel) e richiedeva 23 secondi per registrare una singola immagine all’interno di una cassetta digitale. La fotocamera pesava circa 4kg.

Come già detto, questa fotocamera realizzata da Sasson non venne commercializzata e la gente dovette aspettare il 1987 per poter acquistare una macchina fotografica senza rullino. Al di là delle aspettative, questo modello, chiamato MegaVision, non venne realizzato da una grande casa del settore bensì da una piccola società californiana con il medesimo nome. Dopo un anno, i giapponesi di Fuji iniziarono la commercializzazione di un loro modello di fotocamera digitale. Il prezzo partiva da 10.000$ e arrivava fino a 40.000$

I vantaggi della fotografia digitale

Così come in altri campi tecnologici, la rivoluzione del digitale ha portato numerosi vantaggi. Anni fa, ai tempi della fotografia in alogenuro d’argento (una sostanza fotosensibile) erano pochi gli “eletti” che riuscivano ad effettuare scatti perfetti senza troppi problemi. Erano molte le variabili da considerare: il tipo di sensibilità del rullino, le poche (ma importanti) impostazioni della fotocamera e, soprattutto, era fondamentale il lavoro di sviluppo nella camera oscura; un lavoro impreciso avrebbe vanificato tutto lo scatto precedente.  Questi motivi erano sufficienti a tenere alla larga moltissime persone dalla fotografia, il che, per alcuni, poteva essere visto come un vantaggio; per altri, una mancanza di diffusione significava mancanza di commercio, quindi poche vendite con conseguenti scarsi guadagni. Le cose dovevano cambiare, diventare più facili e alla portata di tutti. Ecco che entra in gioco la fotografia digitale.

Nella fotografia digitale non c’è più un rullino con sensibilità ISO predefinite, non abbiamo bisogno di aspettare ore dopo lo scatto per visualizzare qualcosa e, soprattutto, ci sono una serie di automatismi che rendono il lavoro più semplice e le possibilità infinite.

Con una qualsiasi fotocamera moderna è possibile scattare una foto e guardarla istantaneamente nel piccolo schermo installato di serie. Se poi la foto non ci piace possiamo cancellarla e rifarla rapidamente, oppure modificarla tramite il computer con l’ausilio di programmi come Photoshop, che hanno possibilità infinite in post-produzione.

Non è necessario cambiare rullino per variare la sensibilità ISO: ora basta ruotare una ghiera dedicata per stabilire, in mezzo secondo, la sensibilità di nostro interesse. Possiamo facilmente variare l’apertura del diaframma al fine di cambiare la quantità di luce che entra nell’obiettivo e colpisce il sensore d’immagine; possiamo cambiare il bilanciamento del bianco per poter scattare fotografie con i colori perfetti anche quando agenti esterni ne variano la temperatura; si può inoltre aumentare il tempo d’esposizione alla luce, così da poter catturare dettagli invisibili in condizioni di luce scarsa, e il tutto può anche essere fatto in modalità “Auto”, ovvero lasciando fare tutto alla macchina, la quale deciderà, in base a variabili ed algoritmi predefiniti, i migliori settaggi in base alla situazione.

In definitiva, il vantaggio principale della fotografia digitale è l’enorme risparmio di tempo che si ottiene; a questo si aggiunge l’estrema possibilità di variazione artistica ed infine la condivisione tramite internet per poter arrivare subito in qualunque parte del mondo.

L’importanza della fotografia digitale

Nel corso della storia, la fotografia ha dato un contributo fondamentale in molti ambiti: nell’arte, nelle notizie, nelle documentazioni, nelle riviste, negli annuari, nei calendari e in migliaia di altre categorie.

Tralasciando provvisoriamente il contributo che la fotografia analogica ha dato nella documentazione della storia del ‘900 e spostandoci negli anni della fotografia digitale, possiamo ricordare molti momenti importanti immortalati da fotocamere digitali.

Prima di tutto, la fotografia digitale, o comunque totalmente elettrica, è stata pensata per un utilizzo nello spazio in varie missioni per conto della Nasa, ed infatti così è stato. Come già detto, Eugene Lally pensava, nel 1961, ad un utilizzo sui razzi spaziali per poter fotografare astronauti ed eventuali meteoriti.

Fonte: Wikipedia

Grazie alla velocità di scatto delle fotocamere digitali è stato possibile fotografare un caccia F-18A mentre rompeva la barriera del suono e sfrecciava ad una velocità superiore ai 1.600km/h – scatto praticamente impossibile con una vecchia fotocamera a rullino priva di un veloce processore d’immagine elettronico (come un CCD o un CMOS).

Grazie alla velocità di scatto delle fotocamere digitali è stato possibile fotografare un caccia F-18A mentre rompeva la barriera del suono

Un altro grande momento della storia immortalato da una fotocamera digitale è datato 11 settembre 2001: Bill Biggart era un bravo e stimato fotoreporter statunitense e proprio quel giorno si trovava nei paraggi del disastro delle torri gemelle. L’ultima sua fotografia, quella divenuta storica, è stata scattata alle ore 10:28:24, pochi istanti prima che Bill venne travolto dai detriti derivanti dal crollo della torre nord del World Trade Center.

PHOTO CREDIT: Bill Biggart / SIPA PRESS

Ritrovarono il suo corpo quattro giorni più tardi tra i detriti: i rullini fotografici che portava con sé erano stati completamente distrutti, era impossibile recuperare le fotografie ma, “fortunatamente”, 150 foto della giornata erano state scattate con una Canon D30, fotocamera digitale che utilizzava le Compact Flash Card, memorie di massa resistenti e racchiuse all’interno di un massiccio corpo macchina, permettendo un facile recupero degli scatti. Le fotografie fecero rapidamente il giro del mondo tramite internet e giornali.

Così come Bill, altri fotoreporter hanno dato la vita per completare il loro lavoro, aiutati dalla tecnologia di una fotocamera digitale che, adottando memorie di massa piuttosto resistenti, hanno permesso la diffusione di moltissimi momenti importanti come guerre, esplosioni, danni, omicidi, e molto altro ancora. E grazie ad internet, le foto possono arrivare facilmente dall’altra parte del mondo ed informare la gente.

Le Schede di Memoria

Senza pensare troppo al passato, possiamo anche solo concentrarci sul rullino per avere un’idea delle evoluzioni che hanno portato le schede di memoria nella fotografia: ricordate la famosa storia della sensibilità alla luce (ASA, poi divenuta ISO) nei rullini? E il rischio di esporli alla luce? e la bassa capacità a livello di “archiviazione”? Ok, andiamo con ordine.

Come ben saprete, in alcune situazioni di bassa luminosità era necessario cambiare il rullino per poter variare ciò che oggi noi conosciamo come sensibilità ISO e che regoliamo con una semplice ghiera ma che una volta era decisamente più “manuale” e veniva chiamata ASA. Oltre a questo, saprete benissimo che in molte circostanze si rischiava di “bruciare” le foto scattate esponendo il rullino alla luce nel modo sbagliato una volta diventato necessario il cambio dello stesso.

Poi, i rullini non avevano grandi capacità di memorizzazione: in media si potevano catturare dalle 24 alle 36 foto, numeri sicuramente ridicoli in confronto a ciò che si può fare oggi con una banale scheda di memoria da 16 GB. Pertanto, una delle più grandi innovazioni che la fotografia digitale ha portato è proprio l’archiviazione in termini di spazio, tempo e rischio: tutte le vostre foto e i vostri video possono essere comodamente contenuti in una memoria grande quanto una moneta (e in certi casi anche più piccola) senza lentezza di elaborazione e senza rischi se esposta alla luce solare.

Esistono diversi tipi di memorie, vediamo assieme i principali nonché più utilizzati nella fotografia digitale:

Secure Digital

Sicuramente la tecnologia più conosciuta in assoluto, nasce nel 1999 da un progetto seguito in collaborazione tra Panasonic, Toshiba e SanDisk. Questo tipo di memoria prende tutti i vantaggi delle altre tecnologie di archiviazione portatile e li unisce in pochi millimetri di spessore. Le SD hanno una velocità di trasferimento molto elevata, soprattutto parlando degli ultimi standard disponibili, che possono raggiungere in scrittura ben 300 MB/s (si, trecento Megabit al secondo, ho fatto la stessa faccia che state facendo ora quando l’ho letto per la prima volta).

Negli ultimi mesi sono inoltre disponibili SD con tagli davvero elevati, come ad esempio 256 o 512 GB, in alcuni casi è più di un Pc portatile (circolano ancora portatili con 250 GB di Hard Disk).

Questo tipo di standard è così largamente adottato che su molti modelli di computer potete trovare uno slot dedicato per la lettura rapida senza adattatori.

Compact Flash

Andando in ordine di memorie più utilizzate a livello fotografico, troviamo sicuramente la Compact Flash, spesso abbreviata semplicemente in “CF”. Questo supporto fu uno dei primi realizzati in assoluto, sto parlando dell’anno 1994. A differenza delle SD sono sicuramente più grandi: misurano infatti 43 x 36 mm e sono state prodotte con due spessori diversi: di tipo “I” con spessore pari a 3,3mm e di tipo “II” con spessore pari a 5 mm. Il peso arriva al massimo a 12 grammi.

Le Compact Flash sono state create principalmente per la registrazione di sequenze fotografica ad alta risoluzione, un’ottima idea fino all’avvento delle più moderne tecnologie. È sicuramente necessario un adattatore esterno per poter leggere sul computer i file multimediali contenuti in una CF.

XQD

Nell’immagine qui sopra potete vedere una CF (a sinistra) e una XQD (a destra)

Queste sono sicuramente le memorie del futuro: compatte, veloci, capienti. Perché sono così speciali? Utilizzano moderne tecnologie basate sullo standard “flash”, un tipo di archiviazione ormai utilizzato su molti computer (vedi SSD) che garantisce alte prestazioni e bassa fragilità.

Questo nuovo formato è perfetto per videocamere ad alta definizione di ultima generazione (vedi formati 4K) in quanto permette di raggiungere incredibili velocità che partono da 1 Gbit/s (125 Mbyte/S) fino ad arrivare a 4 Gbit/s (500 Mbyte/s).

L’altra grande caratteristica di questi supporti è che sono in grado tranquillamente di superare i 2 Terabyte (2.000 gigabyte) di archiviazione. Riavvolgete pure la lingua, si tratta di un formato ancora “sperimentale” in quanto è per ora disponibile soltanto su Nikon D4 e sulla nuovissima Nikon D4S: esse sono le uniche fotocamere al mondo in grado di gestire le memorie XQD.

Sony ha già comunicato che le sue XDCAM e XDCAM EX presto supporteranno questo formato, così come Lexar, che ha annunciato la produzione e il supporto delle memorie. SanDisk e Kingston non si sono ancora espresse in merito, tuttavia sono sicuro che presto le memorie XQD diventeranno largamente utilizzate.

Esistono tanti altri tipi di memoria, come le MiniSD, grandi circa la metà di una SD, così come le microSD, minuscole schede di memoria dalle grandi capacità, le Memory Stick (prodotte da Sony), le x D Picture Card e così via, anche se i tipi di memorie elencate e descritte sono in assoluto le più utilizzate attualmente nel mondo della fotografia (se questo fosse un articolo dell’hub di tecnologia vi avrei certamente descritto meglio le microSD, ampiamente utilizzate in migliaia di smartphone per espandere la memoria interna).

Conclusioni

Sulla fotografia digitale siamo riusciti, in poche righe, a fare una panoramica abbastanza ampia, che speriamo abbia dato da bere alla vostra sete di informazioni! Ovviamente l’argomento è molto vasto e abbiamo deciso di trattare in questo articolo quegli aspetti storici e tecnici che risultano essere essenziali alla comprensione generale di questa branca della fotografia.

Tra i vari aspetti, comunque, che vi consigliamo di tenere sott’occhio – soprattutto se siete nuovi al mondo della fotografia – ci sono i formati di file, ovvero dei formati di compressione che ci permettono di gestire le nostre foto all’interno della fotocamera e/o del computer così come modificare la qualità per precisi scopi, mantenere certe tonalità di colore in post-produzione.