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Fotocamere compatte: cosa sono e come funzionano?

di Saverio Savioaggiornato il 23 de julio de 2017

Introduzione

Il mondo delle macchine fotografiche è davvero vasto e variegato. Misterioso a tratti, sopratutto per quel neofita che si appresta ad avventurarcisi desideroso di dar risposta alla più classica delle domanda: quale macchina fotografica comprare?

Scorrendo con la mente una ideale timeline dell’evoluzione della macchina fotografica, non si può non provare un moto di ammirazione per quegli ingegneri della luce, pionieri tecnologici, che furono in grado di catturare la realtà plasmata da un raggio di luce ed incastonarla in una pellicola in grani o nel segnale elettrico di un sensore digitale.

Essenzialmente una macchina fotografica, nella sua tipica accezione, altro non è che una scatola stagna. La luce vi entra, attraversa il labirinto di lenti di un obiettivo e alla fine viene impressa in una foto. Se ciò può sembrar semplice, di certo non lo è la classificazione dei vari mezzi fotografici esistenti: bioettiche, bridge, reflex, mirrorless, compatte, medio formato, banchi ottici, telemetro. Un vero universo confusionario.

In aiuto a coloro che possono trovarsi spaesati, questo articolo ha come obiettivo quello di fornire una panoramica sul primo gradino, il più semplice, di tale mondo: le fotocamere compatte. Si tratta di macchine minimaliste, sia nelle funzioni che nella struttura del corpo che le racchiude. Sono solitamente considerate gadget da portare con sé per immortalare momenti di divertimento, scarsamente utilizzate in ambito creativo ma non per questo non meritevoli di essere adeguatamente trattate.

Cos’è una fotocamera compatta

Sin dalla sua introduzione nel mercato, la fotocamera compatta è sempre stata sinonimo di semplicità ed automatismo. Nei suoi tempi d’oro era possibile trovarla ovunque: borse, tracolle, zaini, una sorta di gadget irrinunciabile al pari di quello che attualmente è divenuto il nostro smartphone.

Effettivamente la si potrebbe definire come la macchina fotografica per tutti. Una sorta di Kodak Brownie del digitale: riferimento a quella specie di scatola prodotta dalla Eastman-Kodak intorno al 1900 e che si tramutò nel primo e vero mezzo fotografico alla portata di chiunque. È innegabile, infatti, una certa coerenza ideologica fra i due strumenti, seppur distanziati da quasi un secolo di storia: se la Kodak Brownie aveva come slogan “Tu premi il bottone, noi facciamo il resto”, la fotocamera compatta digitalizza tale filosofia permettendo, tramite la pressione di un semplice tasto (e senza quindi curarsi di apertura, esposizione, ISO e quant’altro), di immortalare qualsiasi ricordo senza alcun tipo di nozione fotografica.

Ma lasciamo stare questi ed altri storicismi.
Sebbene il termine “fotocamera compatta” includa anche biottiche e bridge (le prime analogiche professionali, le seconde anello di congiunzione con le reflex) il mercato ed il consumatore tendono ad identificare in tale tipologia macchine fotografiche dalle dimensioni ridotte, dotate di obiettivo integrato non intercambiabile, solitamente regolate da automatismi e con comandi manuali ridotti all’osso.

Caratteristiche generali

La caratteristica distintiva che ci permette sin da subito di distinguere una fotocamera compatta è sicuramente le dimensioni del corpo macchina. Rispetto ad una reflex digitale esso appare non solo ridotto, ma estremamente minuto.
Una tipica fotocamera compatta è costituita da una porzione anteriore in cui trova posto l’obiettivo, raccolto all’interno del case ed estraibile automaticamente all’accensione con un movimento a fisarmonica; nella parte posteriore, invece, la maggior parte dello spazio è occupato da un brillante display a colori che, in assenza di un mirino ottico, ha come funzione principale quello di farci vedere la scena inquadrata e, successivamente, la foto o le foto scattate. Solitamente ai lati dello schermo trovano posto un numero assai ridotto di pulsanti, solitamente associati alla selezione delle “Modalità Scena” (paesaggio, spiaggia, neve, ritratto, macro ecc. ecc.) o al variare manuale di quei pochi parametri che ci sono concessi: solitamente valore ISO, automatismo o meno del Flash, bilanciamento del bianco.
Non vi è molto altro da dire: si estrae la compatta, la si accende, si inquadra e si scatta. Niente di più semplice ed immediato.
Capite, adesso, il mio riferimento alla Kodak Brownie?

Prestazioni

Ovviamente questa estrema compattezza e semplicità d’uso va a sacrificare la qualità finale dello scatto, sopratutto se rapportata a quella delle reflex digitali.
Niente di drammatico, intendiamoci, l’utente medio (poco interessato alla fotografia e più intento ad immortalare serate fra amici) probabilmente neanche ci farà caso.
Per chi invece è un po’ più pignolo ed attento a questo genere di cose, le prestazioni di una fotocamera compatta difficilmente sono ritenute entusiasmanti: il sensore di piccole dimensioni ed il totale automatismo dello strumento, rendono impossibile operare o ottenere file accettabili in determinati contesti, e mi riferisco sopratutto a quelle condizioni di scarsa luce o di azione frenetica.
Anche l’autofocus non è fra i migliori: risultando talvolta incerto e, comunque sia, non particolarmente rapido.
L’obiettivo solitamente presente tende a raccogliere la maggior escursione focale possibile, al fine di rendere fruibile la macchina in ogni ambito. Obiettivi tipici di tale categoria sono quelli del genere 25-300mm (rapportato al formato 35mm), definiti non a caso “tutto fare”. Non si tratta di obiettivi particolarmente luminosi (solitamente l’apertura massima si aggira intorno ad ƒ 3.8), divenendolo ancor meno in modalità tele.
Quelli precedentemente detti però non possono considerarsi reali demeriti, ma più che altro limiti di un mezzo pensato per un’utenza orientata alla foto ricordo, non allo scatto da copertina.

Fra compatta e reflex: la fotocamera Bridge

Fedele al suo nome, la fotocamera Bridge si colloca nelle intenzioni dei costruttori come ponte ideale fra il mondo delle compatte e quello delle reflex. 
Nota come superzoom o prosumer, queste macchine uniscono la maneggevolezza di una fotocamera compatta a controlli e funzioni avanzate tipiche di una reflex. Solitamente presentano ottiche non intercambiabili, ma comunque di qualità superiore rispetto a quelle di una compatta, con superzoom in grado di raggiungere anche i 500mm (equivalenti al formato 35mm).


A livello di utilizzo, particolarmente rilevante è la presenza dei principali controlli manuali: apertura, controllo dell’esposizione, velocità dell’otturatore e ISO, con un range di valori limitato ma comunque assai simile a quello di una reflex.
Potrebbero considerarsi un buon compromesso. La qualità degli scatti è molto buona e la presenza dei controlli manuali consente di dare ampio spazio alla creatività. Inoltre, è possibile usufruire di un vasto catalogo di accessori, rendendo la macchina ancora più flessibile alle più varie esigenze.
Malgrado quanto detto, ritengo però che sia più sensato investire un centinaio di euro in più per una reflex con obiettivo standard (18-55mm, solitamente), magari anche affacciandosi al mondo dell’usato.

Compatte di fascia alta

La cannibalizzazione da parte degli smartphone, sempre più evoluti nel loro modulo fotografico, e l’introduzione di fotocamere mirrorless dal prezzo concorrenziale, hanno comportato un forte restringimento della fetta di mercato a cui le fotocamere compatte hanno fatto sin dal loro albore riferimento.
Nel tentativo di contrastare tale declino, i principali produttori di fotocamere compatte hanno operato su due fronti principali: il primo, miseramente fallito, è stato l’introduzione all’interno stesso della compatta di strumenti per la condivisione social (Instagram, Facebook, Twitter, Flickr), cercando di colmare quel gap di immediatezza e semplicità in cui gli smartphone in tale ambito fanno da padrone. Il secondo tentativo, invece, è consistito nel rafforzamento di un trend che già negli anni passati aveva trovato forte apprezzamento da parte dell’utenza: quello delle fotocamere compatte di fascia alta.
Tale tipologia di compatte sono caratterizzate da numerose caratteristiche interessanti: design ricercato e curato in maniera maniacale (basti guardare le varie Fujifilm X100, X100s o X100t e la serie G di Canon), processori di immagine dedicati, stabilizzatori ottici di ottima qualità, obiettivi luminosi e fissi, ampio ventaglio di accessori e la possibilità di interfacciarsi anche con flash professionali. Fotocamere in miniatura, orientate anche al fotografo professionista desideroso di ampliare il proprio parco macchine con strumenti in grado di generare file di ottima fattura.

Conclusioni

Siamo arrivati al termine di questo rapido excursus sulla fotocamera compatta. Adesso, quasi certamente, vi starete chiedendo: vale la pena di comprarne una?

La risposta, in realtà, non è così semplice.

Se è vero che tali macchine rappresentano il mezzo più veloce per muovere i primi passi nel mondo della fotografia, se non altro per iniziare a fare qualche scatto, le limitazioni nelle funzioni che è comune ai modelli più economici non la rendono particolarmente adatta al neofita che vuole iniziare un suo percorso fotografico. Come abbiamo detto il loro target principale è sempre stato quello della fotoricordo, dello scatto immediato per ricordare una serata fra amici, un compleanno, una uscita in discoteca o qualsiasi altro contesto simile che possa venirvi in mente. Anche in questo caso, però, appare chiaro che la tendenza dell’utenza sia molto più orientata all’utilizzo degli smartphone, grazie a moduli fotografici ora assai prestanti e alla presenza di App che permettono l’applicazioni di filtri, scritte e quant’altro.

Le uniche compatte che possono prestarsi invece ad un utilizzo più creativo e più didattico sono, invece, quelle appartenenti alla fascia di mercato “alta”. Purtroppo i prezzi a cui tali mezzi sono proposti non le rendono particolarmente consigliabili, salvo a quei fotografi desiderosi di ampliare il proprio parco macchine con strumenti snelli ed estremamente portatili e che ben si prestano a scatti appartenenti al genere della street photography.

A tali cifre, infatti, sarebbe meglio per il neofita puntare su reflex entry level (serie xxxD/xxxxD per Canon o D3xxx per Nikon), al fine di poter apprendere le nozioni fondamentali di fotografia che nelle fotocamere compatte risultano solitamente bloccate dai più svariati autonomatismi.

Tuttavia, se siete decisi ad acquistare una macchina fotografica compatta, vi consigliamo di dare uno sguardo alla nostra collana di guide all’acquisto sulle fotocamere compatte in cui troverete tanti utili consigli per scegliere quella più adatta alle vostre esigenze: