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Creare una foto panoramica a 360°: come e cosa ci serve

di Jacopo Famularoaggiornato il 18 aprile 2017

È da molto che ho cercato di trovare il tempo per scrivere questa guida. A dire il vero non so nemmeno se si potrà definire tale o se, invece, sarà più indirizzata alla comprensione del concetto di fotografia a 360 gradi e quali siano i vari modi per creare questo tipo di immagini.

Per prima cosa dovremo capire quali sono gli strumenti di cui abbiamo bisogno per effettuare questi tipo di acquisizioni e delle varie opzioni a nostra disposizione; passeremo poi a parlare delle loro differenze e dei vantaggi e svantaggi relativi. Infine, considerando la difficoltà di uno dei vari metodi, vi parlerò più nello specifico di come realizzare delle foto panoramiche 360° con tale strumentazione.

Non ci resta che iniziare; buona lettura.

Fotografia a 360°: ecco cosa ci serve per crearla

Come vi accennavo poco sopra, abbiamo a disposizione varie opzioni per creare un panorama a 360° e, nello specifico, sto parlando di tre o quattro, che scenderanno ad un numero di tre per comodità (e vi spiegherò il perché). In base ai relativi vantaggi/svantaggi, le possibilità che vi si mostrano sono:

Partendo dalla prima voce, questa è quella che incorpora la “quarta opzione”, ovvero l’utilizzo combinato di fotocamere grandangolari quali Kodak Pix Pro 360 o action cam come GoPro tramite appositi elementi di montaggio. Stiamo parlando di oggetti appositamente creati per la realizzazione, in velocità di fotografie a 360°: basta infatti un click sulla fotocamera o su un dispositivo ad essa connesso per creare un panorama praticamente pronto alla condivisione.

Passando allo smartphone, vi basti sapere che l’unica cosa realmente necessaria alla realizzazione di panorami a 360° è la presenza dell’applicazione Google Street View. Grazie ad essa, infatti, avrete modo di creare questo tipo di fotografia senza la necessità di accessori esterni.

Infine, le cose si complicano un po’ se parliamo di realizzare panorami di questo tipo con una fotocamera tradizionale. In questo caso, infatti, avremo bisogno non solo dell’oggetto stesso per l’acquisizione, ma anche di una serie di strumentazioni esterne che ci permetteranno di effettuare una fase di cattura ottimale e poi una post-produzione necessaria al raggiungimento del nostro obiettivo.

Quale metodo dovrei utilizzare e perché?

Una volta capiti quali sono gli strumenti del lavoro, la seconda fase è capire quale tra questi sia quello che fa al caso nostro. Personalmente, per arrivare alla creazione di questo articolo ho usato tutte e tre le opzioni in diverse occasioni, cercando di arrivare a fornirvi una guida quanto più accurata possibile.

Vantaggi e svantaggi delle fotocamere a 360 gradi

Ancora una volta, partiamo dalla prima voce, vale a dire l’uso delle fotocamere 360°: in questo caso abbiamo due vantaggi principali da tenere in considerazione, ovvero la velocità di acquisizione e l’automatizzazione della fase di unione tra le foto. A dire il vero qui bisognerebbe subito fare una distinzione e togliere dal gruppo delle camere che offrono anche il secondo vantaggio le soluzioni ad elementi multipli, come più GoPro combinate assieme o le Pix Pro 360 di Kodak. Tralasciando queste ultime, però, immaginate di impostare la vostra fotocamera nella posizione di acquisizione e di premere un pulsante. Il gioco è fatto. A tutto ciò si aggiunge la grande portabilità di questi accessori.

Gli svantaggi? A mio modo di vedere ce ne sono diversi. A partire dalla qualità e risoluzione delle immagini, solitamente bassa. Partiamo con LG 360 Cam, che riesce a scattare panorami a 360° da 26 megalixel, ovvero 13 megapixel per sensore; Ricoh Theta S riesce a scattare foto a 28 megapixel, ovvero 14 per sensore; Samsung Gear 360 arriva a 30 megapixel, ovvero 15 per sensore. Può sembrare tanto, davvero! Se in più vogliamo aggiungere che sulla confezione di Gear 360 è anche scritto che sarà possibile girare video in risoluzione 4K, allora sarà ancora più semplice andare a colpire una fascia di utenza non particolarmente informata.

Pensateci bene (prendendo l’esempio di Gear 360): 30 megapixel totali per una foto sferica, che non verrà quindi visualizzata come tale ma che necessiterà di distorsione per permettere alle persone di vedere la foto come se fosse “reale”. Non vi sto convincendo, vero? È un concetto difficile da spiegare ma fatemi fare un ulteriore tentativo prima di passare alla spiegazione per immagini: alla fine della vostra fase di cattura vi troverete di fronte ad un’immagine a 30 megapixel; se aveste di fronte una foto “normale” sareste probabilmente entusiasti della vostra realizzazione (sebbene tutti sappiamo che i megapixel non siano tutto). In questo caso, però, non siamo di fronte ad una fotografia normale, bensì ad una foto cosiddetta “sferica”.

Il risultato che si presenta ai vostri occhi è quindi distorto (secondo la proiezione Equirettangolare) ed uno dei modi in cui questa distorsione verrà sistemata al momento della visualizzazione finale (ovvero quando andate nella foto a navigare girando su voi stessi con lo smartphone o muovendo il mouse come quando state utilizzando Google Street View) è uno “zoom” all’interno dell’immagine. Ovviamente questo zoom non potrà essere ottico, bensì un crop. Questo significa che se la risoluzione totale dell’immagine è di 30 megapixel, il fotogramma finale che visualizzate sarà di una frazione di quei 30 megapixel. Le cose cambiano, no? La stessa cosa vale per i fatidici 4K: la risoluzione 4K è totale, mentre quella specifica è inferiore anche ai 720p, quindi non HD.

Va bene, è complesso cercare di capire senza immagini. Eccovi spiegato con un esempio quanto vi ho scritto sopra: questa è una foto che ho realizzato con Gear 360; la risoluzione dell’immagine, così distorta è di 30 megapixel. Quando io vado ad aprire la foto con il mio visualizzatore, come avviene invece qui sotto, vedete che la mia immagine viene proiettata su una sfera, “eliminando” la distorisione equirettangolare.

Io vedrò quindi solo una porzione della mia immagine e questo significa che il numero dei pixel presenti nell’immagine sarà minore. Potete notare da soli il risultato finale, ovvero quello che dovremo ritenere come definitivo a livello di qualità dell’immagine. Insomma, i 30 megapixel sono solo un’illusione.

In aggiunta, possiamo elencare tutta una serie di svantaggi che partono da una qualità di unione delle foto non ottimale, alla necessità comunque dell’uso di un cavalletto, alla quasi sicura presenza della nostra figura all’interno della fotografia.

L’unione delle foto è un altro argomento molto interessante (come vedete, parlare di foto a 360 gradi è molto più complesso di quanto possa sembrare): le fotocamere a 360° sono spesso costituite da due sensori che riescono a catturare immagini con angolo di visuale maggiore ai 180°. In questo modo riescono, tramite l’elaborazione software, ad eseguire lo stitching (termine tecnico che indica l’unione delle foto) andando a riconoscere i punti in comune fra le varie foto – in questo caso due – e quindi unirle.

Fino a qui nulla di particolarmente complesso da comprendere ma c’è un altro elemento fondamentale che dobbiamo tenere in considerazione, ovvero l’effetto di parallasse. Stiamo parlando di un effetto di sfasamento tra le varie fasi di cattura. Per farvi un esempio pratico, se avete mai usato una fotocamera compatta con mirino ottico, avrete potuto notare che scattando da molto vicino il risultato finale dello scatto sia leggermente “spostato” rispetto a quello che pensavate di inquadrare. In realtà negli ultimi anni si è corretto molto questo problema, tramite una serie di meccanismi interni alle fotocamere che permettessero la limitazione di questo problema che, come potete immaginare, potrebbe risultare molto fastidioso.

Tornando a noi, il problema si mostra nel nostro caso quando i sensori non sono allineati. Sebbene infatti la distanza tra i due sensori di queste fotocamere sia molto bassa, il risultato dello stitching sarà comunque visibile e, devo dire, molto fastidioso. Non avrete, infatti, mai un’immagine pulita e naturale, libera da questo problema. Qui sotto vi riporto un esempio di questo problema.

In più, se non si sta attenti, questo problema può creare anche delle alterazioni dal punto di vista cromatico: se infatti orientate la camera con uno degli elementi visori verso la luce e l’altro nel senso opposto (ovviamente), il risultato di stitching sarà ancora più visibile in quanto una parte della foto sarà caratterizzata da una componente calda mentre l’altra sarà caratterizzata, al contrario, da una componente molto fredda. In più lo stitching sarà molto visibile.

La giunzione delle foto è davvero un problema importante e se non è particolarmente visibile negli spazi aperti, dove in lontananza l’effetto rende molto meglio ed è gestito bene dall’elaborazione grafica, negli spazi chiusi gli errori si vedono molto bene.

Passiamo al prossimo problema: la necessità di un treppiede. Ebbene sì. Sebbene ad esempio Gear 360° possieda già un suo piccolo treppiede, sarà comunque necessario usarne uno differente da questo per scatti a 360 gradi “verosimili”: se infatti usate la vostra Gear 360 per un vlog, allora non sarà un problema piazzarla sulla vostra scrivania con il treppiede integrato; se invece volete effettuare una foto a 360°, allora non potrete piazzarla sul pavimento in quanto l’immagine finale risulterà davvero molto irrealistica: chi guarda il mondo da 7 centimetri di altezza dal pavimento? Esatto, nessuno. E poi pensateci: il 40% della vostra foto sarebbe composto dal pavimento… per di più un pavimento che, essendo vicino, sarebbe soggetto a quei problemi di stitching di cui parlavamo poco fa. Non il massimo. E pensate che il cavalletto non si veda nella vostra foto? Sbagliato! Ecco a voi la prova del contrario: anche il cavalletto sarà visibile. Samsung ha pensato ad un’opzione che potesse mascherare questo problema, ovvero una sorta di watermark che si pone alla base e che recita “realizzata con Samsung Gear 360”. Però diciamocela tutta: noi non siamo qui per fare pubblicità a nessuno e, soprattutto, vogliamo creare qualcosa di bello. Traete quindi voi le vostre conclusioni.

Un ulteriore svantaggio di queste fotocamere è la poca versatilità che offrono in diverse condizioni di luminosità. State pensando di realizzare una bellissima fotografia panoramica notturna in cui volete mostrare la via lattea? Non riuscirete a farlo: non è presente infatti un’opzione di lunga esposizione tra quelle disponibili in queste camere. Poca o niente luce significa niente foto 360°. Potete provare a lavorare in Photoshop o Lightroom sul file JPG ma vi assicuro che comunque i risultati non saranno eccezionali. Da notare sono anche la grandissima aberrazione cromatica e la bassissima gamma di cromatica supportata, che farà risultare molte bruciature o sottoesposizioni eccessive.

Gli ultimi due svantaggi sono del tutto relativi: il primo riguarda la vostra presenza nella foto, il secondo invece il costo della fotocamera stessa. Partiamo dal primo: calcolando che queste fotocamere catturano tutta la scena in un secondo, avrete grandi possibilità di essere quasi sempre presenti nelle vostre foto, a meno che non vi sia un elemento dietro cui nascondersi. Questo potrebbe essere un finto problema in realtà, anche se sinceramente preferisco avere un’immagine in cui io non mi si vede avviare lo scatto tramite il mio smartphone. Come detto, problema per me, ma non per tutti.

Ultimo problema è relativo ai costi: circa 300/400 euro per questo tipo di camere. Insomma, visti i vantaggi e gli svantaggi di questo metodo, siete davvero sicuri di voler spendere questa cifra per prodotti simili? Sicuramente in futuro saranno presenti sul mercato delle soluzioni più mature ed interessanti ma per ora credo che, al di là di svantaggi ancor più specifici che non tratterò in questa panoramica generale, l’acquisto di questi prodotti per la creazione di foto panoramiche sia un po’ azzardato.

Vantaggi e svantaggi dell’acquisizione con smartphone

Capitolo lungo, quello relativo alle fotocamere 360°. Lo stesso, fortunatamente per voi lettori, non si può dire per quanto riguarda il mondo degli smartphone: qui la faccenda si semplifica di molto. Tutto ciò di cui avremo bisogno, infatti, sarà il nostro smartphone Android o iOS e l’applicazione Google Street View installata, disponibile ovviamente sia su App Store che Play Store.

Partendo dai vantaggi di questo metodo possiamo sicuramente prendere in considerazione il fatto che ognuno di noi, più o meno, è ormai possessore di uno smartphone. Assumendo poi che la maggior parte dei dispositivi sul mercato siano dotati di uno tra i due sistemi operativi sopra citati, direi che siamo già a cavallo (nel senso che non c’è necessità di spendere un centesimo di più, oltre al costo del telefono – che ormai avete già acquistato). Se questo è il primo e tangibile vantaggio, il secondo è forse un po’ più relativo alla qualità della fotocamera che il vostro telefono monta: se sarà di grande qualità, il risultato ottenuto sarà nettamente superiore a quello realizzato dalle fotocamere 360°.

Ho effettuato delle prove sia con il mio vecchio iPhone 5S (con fotocamera da 8 megapixel), sia con Huawei P9 (con fotocamera da 12 megapixel), con cui ho scattato davvero molte foto a 360 gradi, rimanendo davvero soddisfatto della qualità. Con Huawei P9 ho ottenuto degli scatti da 70 megapixel totali, ovvero più del doppio della risoluzione di quelli offerti da Samsung Gear 360. Ancora una volta, questi numeri sono “virtuali”, ma quando andremo a guardare la nostra immagine proiettata sulla sfera, questa sarà davvero di gran lunga migliore rispetto a quelle ottenute con le fotocamere 360°. Tra i vantaggi, infine, è presente anche l’acquisizione guidata delle foto e l’elaborazione automatica.

Passiamo agli svantaggi! Non ne abbiamo moltissimi in questo caso, ma ci sono comunque: il primo è sicuramente il fatto che non ci metterete solo un secondo a scattare la fotografia ma, visto il funzionamento dell’app e l’ovvia apertura della fotocamera che è molto inferiore ai 180°, avrete bisogno di più tempo per scattare varie foto che poi il software elaborerà per voi.

In questo caso è anche molto semplice commettere errori di parallasse in quanto tutti siamo solitamente abituati a scattare panorami spostando il telefono. In realtà questa pratica è davvero sbagliata in quanto per ogni scatto il sensore sarà in una posizione diversa, facendo aumentare quei problemi relativi all’allineamento degli elementi.

A questi svantaggi andiamo ad aggiungere quello relativo la poca flessibilità, ovvero l’impossibilità di impostare lunghe esposizioni o aspetti quali l’apertura del diaframma o le ISO. Il tutto sarà gestito automaticamente e questo significa che anche in questo caso sarà difficile catturare le stelle.

Ultimo svantaggio: in condizioni particolari di illuminazione, come una giornata molto soleggiata o sotto la luce di un lampione, è molto facile che voi non appaiate, ma la vostra ombra si presenti proiettata sul pavimento. In aggiunta, in questo caso potrebbero essere visibili dei “fantasmi”, dati dal movimento delle cose e delle persone, che non vengono inquadrate in ogni foto e che il software di Google non riesce sempre ad eliminare al 100%.

Questa soluzione, quindi, risulta essere un bilancio tra vantaggi e svantaggi, non permettendoci di fare moltissimo ma producendo immagini di qualità maggiore, non inquadrando noi stessi in quanto sempre dietro la fotocamera, avendo meno problemi di stitching se lavoriamo in maniera accurata.

Vantaggi e svantaggi dell’acquisizione con una fotocamera tradizionale.

Eccoci arrivati a quella opzione che forse risulta essere la più interessante in quanto più complessa, ovvero l’acquisizione di fotografie panoramiche 360 gradi tramite una fotocamera tradizionale. In questo caso abbiamo davvero numerosi vantaggi ma anche qualche svantaggio. Vediamo subito a cosa stiamo andando incontro.

Tra i vantaggi sicuramente troviamo la grande versatilità del sistema e la possibilità di scattare in formato RAW, che ci permette di post produrre le nostre fotografie per migliorarne gli aspetti qualitativi. Il secondo vantaggio è sicuramente la risoluzione: con la mia fotocamera Sony A77 riesco ad effettuare panorami che raggiungono i 400 megapixel di risoluzione. Se ricordate bene, all’inizio dicevo che questo è solo un numero indicativo in quanto poi l’immagine viene “spalmata” lungo una sfera e io vedrò molto meno dei 400 megapixel totali; eppure, sebbene io stia guardando solo una parte della sfera, la qualità complessiva dell’immagine – per ovvie ragioni – è di molto maggiore a quelle ottenibili con smartphone e fotocamera 360°. Ulteriore vantaggio è quello relativo alla totale assenza di segni di giunzione fra le foto se queste vengono eseguite nella maniera corretta: avrete quindi una fotografia continua che non mostra alcuna imperfezione, risultando naturale e continua alla vista.

Passiamo ora agli svantaggi. Per prima cosa dovete possedere una fotocamera e, se le compatte costano relativamente poco (ovviamente in base alla fascia di prezzo ed alla qualità del prodotto), più salite con la qualità, maggiore sarà l’investimento che dovete affrontare per avere una fotocamera che vi permetta di effettuare scatti che raggiungano (o addirittura superino) i 400 megapixel che ad esempio ho raggiunto io. Secondo svantaggio è la necessità di possedere non solamente un treppiede (io sto usando un Manfrotto Befree Live con cui mi trovo davvero benissimo), bensì anche una testa specifica, detta testa panoramica (qui trovate quella che utilizzo io ma sul mercato ce ne sono diverse, sia in meglio che in peggio) su cui montare la vostra fotocamera. Vedete come quindi il capitale da investire inizi ad essere più importante rispetto al semplice possesso di uno smartphone.

Proseguendo, in questo caso dovrete eseguire tutto manualmente, il che significa che se la fotocamera 360° esegue gli scatti in autonomia e li monta in altrettanta indipendenza, se lo smartphone vi indicherà quando e cosa scattare e monterà poi le immagini automaticamente, con la vostra fotocamera, da veri professionisti, dovrete eseguire tutte le procedure per conto vostro. Questo implica che dobbiate impostare il fuoco e, in base al tipo di scatto (manuale o automatico), ISO, diaframma e tempi di esposizione. In più, dovrete riuscire a scattare il minor numero di foto possibili, tenendo conto però che ognuna si accavalli a quelle vicine, per evitare che in fase di unione non vengano ben riconosciute le foto.

Insomma, un bel po’ di lavoro da sbrigare. Ma come in tutte le cose, anche in questo caso, il maggior lavoro vi permetterà di ottenere migliori risultati. Ovviamente non dimentichiamoci l’ultimo grande svantaggio: la minima trasportabilità; oltre al treppiede e alla fotocamera (che nel mio caso risulta essere abbastanza ingombrante), dovrete inoltre portare con voi la testa panoramica, che a sua volta risulta un accessorio dalle dimensioni non proprio contenute e dal peso tutt’altro che minimo.

Scattare foto panoramiche 360 gradi: ecco come fare nei vari casi

Dopo aver visto tutti i pro ed i contro delle varie metodologie di acquisizione, penso sia giusto parlare dei metodi di acquisizione e realizzazione che, se nel caso della fotocamera 360° si possono ritenere davvero semplici, il tutto si complica davvero quando andiamo ad utilizzare una camera tradizionale.

Scattare foto panoramiche 360° con una fotocamera 360°

Come ho accennato nel precedente capitolo, quando andiamo a realizzare una fotografia panoramica a 360° con una fotocamera pensata appositamente per questo scopo non incontriamo eccessive difficoltà. Nella maggior parte dei casi sarà necessario impostante la fotocamera in modo tale da essere connessa alla propria applicazione proprietaria per smartphone oppure all’applicazione Google Street View. Ovviamente la prima scelta ci fornirà giusto un po’ più di libertà nella scelta dei parametri della fotografia ma non pensate a cose straordinarie; per di più, Samsung Gear 360, se usata con il Gear Manager, è controllabile solo da smartphone Samsung di ultima generazione.

Detto ciò, posizioniamo la nostra fotocamera sul cavalletto e poniamo il caso di usare la stessa in modalità Google Street View (così riusciamo a fare un discorso più generale): a questo punto orientate la fotocamera in modo tale che il taglio fra i due sensori sia perpendicolare alla luce solare – per evitare quel problema di cui parlavamo prima. Connettete quindi la fotocamera allo smartphone, allontanatevi, premete sul tasto di acquisizione ed in pochi secondi potrete visualizzare il vostro scatto nell’applicazione di Google. Potete inoltre vedere la versione distorta della foto anche nella vostra galleria immagini, dove verrà salvata una copia.

Il gioco è fatto. Ora potete decidere di utilizzare questa foto su servizi come Google Maps oppure eseguirne l’upload nella vostra galleria Flickr, se ne possedete una.

Scattare foto panoramiche 360° con uno smartphone

Anche in questo caso la fase di scatto è davvero semplice. Tutto ciò che vi basterà fare sarà eseguire il download dell’applicazione di Google Street View sul vostro smartphone e premere sull’apposito pulsante per l’acquisizione di una foto. Scegliete di usare la Camera del telefono e seguite le istruzioni che vi vengono fornite. Nulla di complesso da questo punto di vista: vi verranno mostrati dei punti arancioni da inquadrare, in modo da permettere allo smartphone di catturare le foto chiave che permettono la creazione del panorama.

Ricordate però che parlavamo della presenza del problema di parallasse? Bene! State quindi molto attenti: girando su voi stessi (come tutti siamo soliti fare), muovendo il telefono, farà cambiare ovviamente la posizione del sensore ad ogni scatto, creando problemi durante lo stitching. Per ovviare al problema in maniera “grossolana” – vista la minuta dimensione del sensore e la difficoltà nell’eseguire questa operazione con la massima accuratezza – io ho iniziato a tenere il telefono in maniera diversa. Non sono sicuro che questo metodo sia il più convenzionale ma per me funziona abbastanza bene, quindi eccolo riportato.

Impostate l’indice di una delle vostre mani sulla base del telefono, esattamente sotto alla posizione della fotocamera (come se quello diventasse il vostro punto di rotazione): a questo punto, fate ruotare il telefono mantenendo l’indice fermo e, quando vi accorgerete di essere di intralcio alla foto, ruotate voi attorno al telefono e non viceversa. In questo modo il vostro sensore resterà più o meno fermo nella stessa posizione. Scattate prima tutte le foto sull’asse orizzontale, fino a completare il cerchio. A questo punto, quando dovete eseguire gli scatti verso il cielo e verso terra, spostate il vostro indice vicino alla fotocamera, facendo diventare quello l’asse di tilt verso l’alto o il basso del vostro telefono. Completate ancora una volta il cerchio in una data posizione e a quel punto completate gli altri cerchi, cercando di fare, ancora una volta, in modo che la posizione del sensore non venga modificata secondo nessuno dei tre assi X, Y e Z.

Una volta terminata la fase di scatto, Google Street View si prenderà in carico (localmente quindi con tempi che variano in base alla potenza del vostro smartphone) di eseguire l’unione delle foto per voi. Ancora una volta, la foto sarà visualizzabile sia nell’applicazione appena citata che nella vostra galleria immagini.

Scattare foto panoramiche 360° con una fotocamera

Passiamo dunque alla parte più corposa di questa guida. Siete pronti? Iniziamo con il preparare la nostra strumentazione: scheda SD (o altre memory card), lente grandangolare (già un 16 millimetri in realtà va benissimo ma più è grandangolare la lente, meno foto dovrete fare), treppiede, testa panoramica, eventuali filtri ND ed infine pazienza!

Recatevi sul luogo da voi scelto, montate il treppiede e montatevi sopra la testa. Assicuratevi che la testa sia in bolla e la fotocamera ad un’altezza di circa 160 centimetri da terra (altezza presa come standard per l’occhio umano). A questo punto, montate la fotocamera in modo tale che il punto di rotazione, che solitamente è alla base della fotocamera, sia spostato al punto di connessione tra il corpo e la lente (se stiamo parlando di una fotocamera reflex o mirrorless). Nel caso di fotocamere compatte o bridge, tenete come punto buona la faccia da cui esce la lente.

Perché questa cosa? In parole povere, l’asse della fotocamera non è posizionato al centro e quindi muovendo attorno a quel punto, creeremo l’effetto di parallasse. Impostando l’asse esatto, andremo invece a limitare davvero moltissimo questo effetto.

Impostate il fuoco in base alle vostre necessità (ad esempio all’aperto io lo imposto su infinito e poi chiudo il diaframma in modo da avere un immagine con maggiore profondità di campo e far risultare le foto il meno sfocate possibile) e mettetelo quindi su manuale, in modo da evitare che cambi da una foto all’altra. A questo punto, se non scattate in automatico – che personalmente sconsiglio – impostate le ISO ed i tempi di esposizione. Fate dunque qualche prova. Ovviamente vi consiglio anche di scattare in RAW, in modo tale da poter eventualmente sistemare in un secondo momento i vostri scatti in Lightroom.

Effettuate quindi tutti gli scatti sulla linea orizzontale, ricordandovi di scattare sempre in modo che in ogni fotogramma sia presente qualche elemento che avete inquadrato anche in quello precedente! Questo, come dicevamo, ci servirà nella fase di stitching.

Una volta terminato il cerchio, adesso dovremo ruotare la fotocamera, ma facendo in modo che l’asse rimanga fermo. Ecco a cosa servono gli elementi regolatori posti sulla nostra testa. Quindi, quando andremo a girare la camera, dovremo spostarla anche più su o giù nelle barre di regolazione in modo tale da permettere all’asse di essere nella stessa posizione. Può sembrare complicato ma una volta che ci avete preso la mano risulterà più semplice.

Una volta effettuato lo spostamento della fotocamera, eseguite i nuovi scatti. Solitamente io effettuo cinque fasi di scatto (ovvero cinque cerchi): il primo e quello sull’orizzontale, poi uno inclinando la fotocamera verso il basso, cercando di prendere più terreno possibile ma ricordando di non lasciare fuori qualche elemento del precedente cerchio; poi mi sposto nel cerchio superiore, seguendo lo stesso concetto. Il penultimo passaggio riguarda la chiusura del cielo, per il quale solitamente rivolgo la fotocamera in posizione perpendicolare al terreno ed effettuo due o più scatti. L’ultimo passaggio riguarda invece la presa della parte esattamente sottostante alla fotocamera. Come facciamo però in questo caso che il cavalletto si trova esattamente sotto di essa? In questo caso un po’ di approssimazione sarà necessaria: svitate la fotocamera dalla testa e, cercando di mantenere la fotocamera in posizione, spostate il cavalletto; ruotate la fotocamera su sé stessa, mettendola perpendicolare al cielo e, anche in questo caso, eseguite due o più scatti, effettuando delle rotazioni sull’asse X per ogni scatto.

Ora avete tutto il necessario per passare alla prossima fase. A questo punto io ho solitamente una trentina di fotografie ma, come dicevamo all’inizio, questo dipende molto dalla lente che state utilizzando.

Unire le foto scattate per creare panoramiche 360°

A questo punto accendete il vostro computer e assicuratevi che i vostri scatti siano di vostro gradimento a livello di esposizione. Io solitamente in questa fase importo le foto scattate in Lightroom ed elimino (tramite l’apposita opzione) la distorsione della lente; effettuo qualche correzione cromatica ed esporto le foto.

Esistono vari software per effettuare questo passaggio di unione, come PTGui Pro e Autopano Giga (quest’ultimo è un software di proprietà di Kolor/GoPro – se ricordate, all’inizio dell’articolo dicevamo che l’automazione non era uno di quei vantaggi che le GoPro avevano). Io personalmente utilizzo questo ultimo software, che trovo fantastico! In realtà è presente un plugin per Lightroom che può essere aggiunto direttamente quando viene installato Autopano che permette di esportare in TIFF 16 direttamente da Lightroom allo stesso, senza dover esportare le foto. Se invece le avete già esportate, nessun problema.

Tutto ciò che dovete fare è prendere le vostre foto e trascinarle nella schermata principale che vi si propone davanti agli occhi. Potete scegliere tra varie impostazioni come i tipi di rilevamento e i tipi di ottimizzazione che volete il programma faccia in maniera autonoma. Personalmente io lascio tutto impostato in maniera abbastanza automatica, andando a correggere al termine quelle cose che credo non funzionino al 100%. Sicuramente è presente un modo “Pro” per usare l’applicazione ma vi assicuro che già così i risultati sono eccezionali.

Premete quindi sul pulsante “Detect” ed aspettate la fine dell’elaborazione. Nella parte destra della finestra vi sarà quindi apparso il panorama nel suo splendore. Volendo potete anche andare ad eseguire un’analisi più accurata e modificare, come dicevamo prima, ciò che non vi convince.

Una volta terminato questo passaggio, potete cliccare sull’icona dell’ingranaggio presente sopra al panorama: vi si aprirà una finestra in cui potrete decidere la dimensione di esportazione (da 1% a 150%). Vi viene detto, appena sotto, a quanto equivale in megapixel ogni percentuale. Lasciate l’interpolazione Bicubica e spostatevi invece nel preset della fusione (ovvero Blending presets) e scegliete quello a voi più adatto – io solitamente scelgo l’Anti-ghost, in modo da evitare la presenza degli stessi all’interno dello scatto finale.

Il formato di esportazione è molto importante: io solitamente scelgo di esportare in TIFF a 16 bit, così da avere maggiore flessibilità nei ritocchi che voglio fare in post produzione, ovvero qualche altra piccola correzione di luce e colore. Ovviamente come file questo pesa davvero molto quindi potete scegliere di esportare direttamente in JPG se non volete effettuare altre modifiche.

Una volta finita la post-produzione, ricordatevi di esportare in JPG per mantenere un file meno pesante.

A questo punto avete ottenuto il vostro panorama che, se avete effettuato tutti i passaggi in maniera meticolosa, sarà pulito e di grande qualità.

Condividere una foto panoramica a 360°

Questa volta partirei parlando degli scatti ottenuti con l’ultimo metodo, giusto per dare continuità al capitolo precedente.

Una volta ottenuto il vostro file JPG ad altissima risoluzione, vi troverete di fronte ad un file le cui dimensioni risultano essere spropositate. Potete decidere di postare la vostra foto sia su Google Street View (come faccio ad esempio io), oppure su social network che supportino i panorami, quali Facebook o Flickr.

Nessuno di questi, purtroppo, vi permetterà di visualizzare le vostre immagini a piena risoluzione: Google Street View vi permette di eseguire l’upload di foto con risoluzione massima di 70 megapixel (il che potrebbe volervi consigliare di utilizzare il vostro smartphone piuttosto che tutto quest’armamentario); Facebook, come tutti sappiamo, comprime le foto in maniera davvero eccessiva, limitando la qualità dell’immagine a qualcosa che si avvicina alla risoluzione creata con le fotocamere 360°; Flickr, invece, accetta un’immagine che pesi al massimo 200 MB. Questo significa che non c’è un limite di megapixel, ma di dimensione della foto. Personalmente sono riuscito ad eseguire su questa piattaforma una foto da circa 241 megapixel. Purtroppo quando andremo a visualizzarla in rete, la qualità non renderà fede al lavoro realizzato.

Un appunto dev’essere fatto per la condivisione su Google Street View: dovrete trasferire l’immagine sul vostro smartphone o metterla sul vostro Google Photos o Google Drive, in quanto “luoghi” da cui Street View può importare l’immagine.

foto di Riccardo delli Paoli

Passiamo alla condivisione di ciò che abbiamo creato tramite lo smartphone o la fotocamera 360°: in questo caso avremo le nostre immagini già caricate dentro Google Street View, da dove potremo quindi semplicemente eseguire l’upload sui server di Google. Se ricordate, nella nostra galleria immagini abbiamo la controparte che potremo invece utilizzare sui nostri canali social come Facebook, Flickr o altri servizi compatibili.

In tutti i casi potrete però visualizzare i vostri panorami in locale (sul vostro computer) tramite l’utilizzo di un altro software di Kolor/GoPro, ovvero Panotour Pro, che tramite l’inserimento della vostra foto all’interno della finestra di creazione, vi permetterà di esportare un file .ptv, che sarà poi letto da Panotour Viewer, applicazione gratuita dello stesso brand. Diciamo che in questo caso il senso è più rivolto a chi scatta con l’ultimo dei tre metodi e vuole visualizzare il frutto del proprio lavoro senza alcuna riduzione di qualità.

Ricordatevi inoltre che, grazie a visori VR come Google Cardboard (acquistabile ad un prezzo ridicolo, come altri disponibili all’interno della nostra guida all’acquisto del miglior visore VR), potrete usare le applicazioni del vostro smartphone per visualizzare in maniera del tutto immersiva le vostre fotografie.

Fotografie panoramiche 360 gradi: conclusioni

Insomma, siamo arrivati alla fine di questa guida, che spero sia stata abbastanza semplice ed esaustiva per tutti coloro che hanno deciso di avventurarsi all’interno del mondo delle fotografie a 360°. Personalmente mi sono appassionato molto nell’ultimo anno e, soprattutto negli ultimi dieci mesi, la mia attività su Google Street View è aumentata vertiginosamente anche per il semplice fatto che, apprezzando la possibilità di vedere luoghi dove non sono mai stato grazie alla tecnologia di Google, mi fa piacere poter permettere ad altri di avere lo stesso tipo di esperienza.

Nelle vostre mani ci sono ben tre opzioni per iniziare, ognuna con un costo, dei pro e dei contro diversi. La cosa più importante, come negli altri campi della fotografia, è quella di uscire di casa ed andare a provare e provare, affinando la tecnica e non disperando.

Ovviamente, qualora aveste necessità di chiarimenti o di altre informazioni, lasciate un commento qui sotto e vedrò di aiutarvi nel minor tempo possibile. Nel frattempo vi lascio il link al mio profilo su Google Maps, dove potete vedere vari tipi di scatto, di cui in alcuni casi alcuni presenti sia in versione catturata da fotocamera 360°, smartphone e fotocamera.