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I principali formati d'immagine: jpeg, raw e tiff

di Ricky Delli Paoliaggiornato il 28 giugno 2015

Sono migliaia i formati leggibili da un moderno computer e molte sono le differenze tra l’uno e l’altro. Nel campo dell’immagine esistono JPEG (o JPG), PNG, BMP, GIF, TIFF, TGA, PICT, PCD, RAW e molti altri. Essi si dividono in due macro-categorie: Lossy (dall’inglese “con perdita”) e HQ (high quality, alta qualità). Nel caso del Lossy si perderà qualità a favore di una grandezza complessiva minore dell’immagine mentre nel formato HQ si avrà la massima qualità e una grande quantità di spazio occupato, quindi un’alta grandezza del file.

Molti dei formati visti poco fa vengono utilizzati soprattutto nella grafica mentre in fotografia si considerano, tendenzialmente, soltanto JPEG, TIFF e RAW; l’ultimo di questi identifica il tipo d’immagine ma non la sua estensione, che varia a seconda del produttore della fotocamera (per Nikon è .Nef, per Canon .Cr2, per Kodak .Kdc e così via).

Il formato, o meglio i formati RAW

Il nome deriva dall’inglese “crudo, grezzo”. Si tratta del formato più facilmente gestibile in assoluto in quanto, oltre alla massima qualità, vengono registrati tutti i parametri dello scatto e, soprattutto, le sfumature del colore: è proprio da questo che deriva il suo nome, ovvero dal fatto di non essere in alcun modo ritoccato, compresso o maneggiato. Quando ci troviamo davanti ad un file RAW, questo è lo “specchio della verità” e ci racconterà tutto della nostra foto!

Il primo vantaggio in assoluto dello scatto in formato RAW è l’ampia possibilità di modifica in post-produzione: se ad esempio, durante la fase di ripresa, nella nostra fotocamera non è stato impostato un corretto bilanciamento del bianco (opzione che permette di rendere i colori reali in base al tipo di luce presente in quell’ambiente nel momento dello scatto) è poi possibile una totale modifica con un qualsiasi programma di grafica che stravolgerà totalmente i colori presenti nella fotografia. Così come il bilanciamento del bianco, altri fattori possono essere modificati senza comunque intaccare il file originale; tra questi sicuramente l’esposizione, la gestione delle ombre e dei colori bruciati e molto altro.

Personalmente, scatto sempre in RAW in quanto questo mi permette di concentrarmi meno su alcuni settaggi al fine di cogliere un preciso attimo: non sempre nella fotografia, soprattutto in quella dinamica, c’è tempo di fermarsi a pensare.

Questo formato viene identificato diversamente dalle varie case produttrici (per motivi di marketing e quindi facile riconoscimento del marchio tramite estensione); per Nikon l’estensione è .nef, per Canon è .Cr2 e così via. Ogni produttore tende a creare la sua estensione personalizzata. Una cosa molto importante da sapere riguarda la lettura dei formati RAW: non tutti sono supportati da tutti i software in commercio. Quando viene rilasciata una nuova fotocamera, con un nuovo aggiornamento al formato, questo probabilmente non sarà supportato nemmeno dai software più avanzati quali Camera RAW di Photoshop o altri. Una volta supportati, le possibilità di sbizzarrirsi con la post-produzione saranno infinite.

Camera Raw è il programma di Adobe che ci permette di aprire e gestire i file RAW di migliaia di fotocamere

Il formato TIFF

Acronimo di “Tagged Image File Format”, il formato TIFF permette una notevole flessibilità, soprattutto per quanto riguarda lo spazio colore. Esso infatti permette di visualizzare immagini con colori differenti a seconda del programma/interprete che viene utilizzato. Il TIFF è largamente diffuso ed utilizzato per lo scambio di immagini raster (o bitmap, sono immagini “pixelizzate”, cioè un insieme di punti contenuti in una tabella con uno o più valori che ne descrivono il colore) fra stampanti e scanner poiché permette un’attenta personalizzazione di molti fattori tra cui le informazioni sulla calibratura del colore.

Questo formato è quindi perfetto per far comunicare più macchine all’interno dello stesso studio fotografico o di editing che abbia la stessa calibratura colore. È inoltre qualitativamente molto più alto rispetto al JPEG, essendo un formato che non bada a compressione. Una fotografia in formato .TIFF può arrivare a pesare oltre i 120 MB, a seconda dei megapixel del sensore e del tipo di foto effettuata. Testato su una Nikon D800, che integra un sensore da 36 megapixel, una fotografia macro ad un fiore ha un peso di circa 140 MB.

I vari programmi che gestiscono il file TIFF ci consentono di scegliere nel dettaglio tecnico come dovrà essere il nostro file (Compresso, definito, con i livelli di Photoshop integrati…etc)

Il formato JPEG

Acronimo di “Joint Photo Expert Group”, il JPEG si distingue per essere un formato “Lossy”, quindi di bassa dimensione e di qualità minore rispetto ad altri. Si tratta del formato più diffuso al mondo: ogni programma di grafica o qualsiasi piattaforma lo supporta. Così come per il formato mp3 per l’audio, è possibile impostare a proprio piacimento il livello di compressione. A compressione maggiore, ovviamente, corrisponde un maggior degrado di qualità; tuttavia, anche a compressione minima, il JPEG non potrà mai eguagliare formati superiori come TIFF o RAW.

Generalmente, le immagini scure o con bassi contrasti vengono facilmente compresse, mentre quelle con altri contrasti e abbondanza di colori (soprattutto del rosso), permettono una compressione minore, al fine di evitare un eccessivo degrado qualitativo.

Ad esempio, un’immagine in formato BMP a 24 bit dal peso di 13 MB può essere salvata in JPG in meno di 500 KB (0,5 MB) senza che ci si accorga della perdita di qualità. Se invece prendessimo in analisi un file RAW o TIFF di circa 120 MB, il miglior formato JPG risulterebbe pari a 20 MB nella massima compressione, ma in ogni caso, riusciremo a vedere ad occhio nudo un leggero degrado di qualità, soprattutto in presenza di varie sfumature tonali (ad esempio il cielo o un paesaggio variopinto).

Come potete notare, le differenze tra i vari formati sono decisamente evidenti.

Conclusioni

Abbiamo visto le differenze tra i principali formati d’immagine utilizzati nella fotografia digitale, tuttavia, come capire quale di questi fa al caso vostro?

Personalmente, per esigenze professionali, reputo perfetto il formato Raw data la sua grande possibilità di editing, ma, spesso, in ambiente grafico, faccio post-produzione con Tiff in quanto è in grado di mantenere i livelli creati con Photoshop. Il Jpeg è sicuramente molto utile, ad esempio, nei time lapse: grazie alla modalità di scatto JPEG+RAW di molte reflex, col primo formato ho la possibilità di avere un’anteprima rapida della sequenza per poi andare a modificare tutto con calma in RAW.

Il JPEG può inoltre essere tranquillamente utilizzato a livello amatoriale: per i principianti è sicuramente più importante focalizzarsi sulla produzione rispetto alla post-produzione, ecco perché è importante capire prima la tecnica di scatto; ricordate che, tempo fa, il vero fotografo era quello in grado di scattare direttamente la foto perfetta, non c’erano grandi possibilità di modifica/correzione in post.