For Honor: un mix di scudate e spadate divertente e un po’ frustrante

Ogni giocatore ha gusti propri, quando si parla di videogiochi. C’è chi predilige la storia, chi la grafica e persino chi gioca solamente ad un genere specifico. Al cuore di tutto, però, esiste e deve esistere un concetto fondamentale, che non mi stancherò mai di ribadire ogni volta che mi capita: un videogame non è un tale se non propone una sfida. Troppi titoli oggi sono apatici e basati sulla pazienza, piuttosto che sulla bravura, specialmente nel mercato degli indie e dei giochi mobile. Titoli come INSIDE non sono affatto pane per i miei denti e sono sicuro che chiunque ami definirsi un core gamer la pensi come me, ossia che il gameplay deve essere il cuore dell’esperienza. Immaginate quindi la mia gioia quando ho scoperto per la prima volta l’esistenza di un nuovo gioco action in terza persona firmato Ubisoft, chiamato For Honor, che punta ad offrire una cosa ed una cosa soltanto: sconfiggere avversari in battaglie di strategia e riflessi all’arma bianca.

Non ho avuto modo di testare, purtroppo, la versione del gioco presente alla Gamescom 2016, dato che l’onore di scrivere un’anteprima del gioco è toccato al buon Parra, però ho provato la Closed ed Open Beta e sono rimasto veramente entusiasta di ciò che avevo visto. Ora che For Honor è diventato disponibile per tutti, sia su PC che console Microsoft e Sony di ultima generazione e nonostante i concetti base di buon gameplay e tasso di sfida sono riusciti bene, il titolo non è affatto esenti da difetti. Andiamo quindi a parlare di For Honor, questo gioco concettualmente meraviglioso, ma parzialmente rovinato da alcuni problemi fastidiosissimi.

Il gameplay è meravigliosamente easy to learn, hard to master

La fruibilità dei comandi è senz’ombra di dubbio il punto meglio riuscito del titolo ed il protagonista assoluto dell’esperienza. Come vi ho detto nell’introduzione, For Honor si gioca in terza persona ed i comandi sono piuttosto semplici da spiegare. L’unica raccomandazione che vi faccio prima di acquistare il titolo, nel caso vogliate giocarlo su PC, è di assicurarvi di avere in vostro possesso un controller. La combo tastiera/mouse non funziona malissimo come accade invece in titoli come Dark Souls III, però è palese come avere uno dei migliori joypad da gaming ci consentirà di giocare in maniera più rapida ed intuitiva.

For HonorPer muoverci si impiega l’analogico sinistro, premendolo per scattare, mentre il secondo analogico sarà richiesto per direzionare le nostre armi in una di tre direzioni – in alto, destra, sinistra – così da scegliere da dove attaccar/parare l’avversario. Il dorsale destro sfodererà il nostro attacco leggero, il grilletto destro quello pesante e quello sinistro aggancerà l’avversario in maniera analoga a come accade in numerosi giochi di questa tipologia, da Zelda a Darksiders. Per schivare e spezzare la guardia del nemico, infine, sono assegnati ai pulsanti A e X, prendendo come esempio il layout Xbox. Chiaramente sarà possibile concatenare attacchi per avviare combo e sono presenti un altro paio di meccaniche, come il parry e le combo dove l’ultimo attacco non si può parare se non rotolando via o effettuando un parry, però sembra abbastanza semplice. Il tutto è talmente semplice che la maggior parte dei giocatori saranno in grado di imparare dopo qualche partita come si gioca e, di conseguenza, sarà esclusivamente colpa nostra se sbaglieremo ad attaccare o parare, forzandoci a diventare più bravi dei nemici per vincere le partite. Se cercate un gioco interamente basato sul battere qualcuno in combattimento e non vi piacciono i picchiaduro, questo è assolutamente il titolo che fa al caso vostro e potete anche scegliere lo stile di gameplay a seconda del personaggio che impiegherete.

For Honor

Nel gioco esistono 3 fazioni, ovvero i cavalieri medievali, i guerrieri vichinghi e samurai dell’età feudale. In tutto i personaggi sono 12, quattro per fazione, e si possono dividere in quattro macro-categorie: avanguardie, assassini, pesanti ed ibridi. Ciascun eroe si gioca in maniera differente, dato che ciascuno avrà accesso a combo specifiche, velocità di movimento differenti e non solo, che ci portano a determinare una filosofia specifica di gameplay, perciò tenete a mente che questa distinzione in categorie non è qualcosa di assoluto.

Ogni classe ha uno stile di gioco differente, rendendo il gameplay sorprendentemente varioLe cosiddette avanguardie sono classi bilanciate in tutto, ma che non eccellono in nulla ed includono i Warden europei, che impiegano uno spadone a due mani, i Raider vichinghi, con un’ascia a due mani, ed il Kensei, un samurai che impiega una katana inusualmente lunga. Non sono difficili da impiegare bene, si adattano ad ogni situazione ma non eccellono in nessun ambito. Fra gli assassini abbiamo i Peacekeeper europei con doppia spadina, i Berserker vichinghi che impiegano due piccole asce e l’Orochi, dotato di una katana dalle dimensioni più contenute. Parare attacchi è più complicato con gli assassini, dato che contrariamente alle altre classi saremo costretti a muovere l’analogico proprio nel momento dell’attacco, ma la loro innata agilità e capacità di infliggere danni rapidamente li rendono ottimi per un gameplay estremamente dinamico.

Nei pesanti abbiamo il Conqueror europeo, dotato di mazza chiodata e scudo, il Warlord vichingo (spada e scudo) ed il Shugoki, un grossissimo combattente che impiega un bastone ferrato. Questi guerrieri dall’elevata capacità difensiva prediligono un gameplay più passivo, attento a calcolare il momento esatto in cui contrattaccare sferrando pochi ma devastanti colpi all’avversario. Infine, nei guerrieri ibridi troviamo il Lawbringer europeo, un mastodontico combattente che impiega un’alabarda, la Valkyrie, dotata di lancia e scudo, e l’agilissima Nobushi, una pericolosissima guerriera giapponese che impiega la Naginata (un bastone con in cima una lama ricurva, se non siete pratici di armi bianche orientali). Questi si giocano in maniera estremamente differente l’uno dall’altro, ma al cuore del loro gameplay si trova una fusione di due delle altre tre classi.

For HonorLe armature, gli stili di combattimento e gli equipaggiamenti sono fortemente ispirati alle loro controparti realmente esistite e sarà possibile customizzare i nostri equipaggiamenti, specialmente a livello estetico. Combattendo guadagneremo ferro, la moneta di gioco, con cui sbloccare nuove classi e comprare casse in cui troveremo nuovi equipaggiamenti per i nostri eroi. Anche giocando potremo vincere qualcosa, sbloccando armi ed armature relative alla classe che abbiamo impiegato in quello specifico combattimento. Indossando nuove armature o cambiando le caratteristiche delle nostre armi, come la forma dell’elsa di una spada o della punta di una lancia, cambieremo alcune delle sue statistiche, alzandone una ed abbassandone un’altra di quelle presenti. Non temete però, nelle modalità 1v1 e 2v2 le statistiche degli oggetti non saranno tenute in considerazione dal gioco, per non svantaggiare i novizi nei duelli.

Il gameplay quindi risulta veramente ben realizzato, semplice ma profondo, facile ma tecnico, e capace di fornire un’esperienza assolutamente votata a farci gioire per la nostra bravura o frustrare quando non si gioca bene. Purtroppo, però, c’è un problema: esiste una meccanica di gioco che è catastroficamente sbilanciata e deve essere sistemata al più presto, ovvero ripetere all’infinito la combo spezzaguardia più attacco leggero. Con questa semplice combinazione si può infliggere danni ingenti al nemico senza che questo possa reagire, dato che non è possibile schivare gli spezzaguardia se non avviando un attacco leggero leggermente prima che parta l’animazione dell’avversario.

for honor

Allo stato attuale delle cose molto giocatori, probabilmente credendo di essere furbi o talmente desiderosi di vincere da portarli a giocare in maniera disonorevole – in un gioco che letteralmente sulla copertina ha scritto in caratteri cubitali For Honor – spammano questa combo di due tasti per perma-stunnare i giocatori ed andare avanti ad oltranza. La cosa ridicola, però, è che questa meccanica non era affatto presente nelle varie sessioni di beta, quindi qualcuno ha attivamente pensato di introdurla. Per fortuna Ubisoft è corsa ai ripari ed ha già comunicato che la situazione verrà risolta al più presto, ma questa azione non può passare impunita.

Il multigiocatore è divertente, ma non tutte le modalità sono consigliate

Fin dall’inizio del gioco ci sarà richiesto di scegliere quale delle tre fazioni vorremo supportare. Ciascuno dei personaggi sarà accessibile indipendentemente da questa selezione e saranno sempre impiegabili in ciascuna delle modalità di gioco, ma prima di spiegarvi quali siano, mi tocca fare per forza un incipit su come è strutturato l’online del gioco. La cosa divertente è che i combattimenti sono molto più semplici da afferrare rispetto alla struttura del multigiocatore. Proverò a spiegarvi, però se non capirete subito ciò che vi dico non preoccupatevi: all’inizio tutti rimangono un tantino confusi.

For Honor

Esiste una mappa di gioco, in cui sono presenti 60 territori ed inizialmente sono distribuiti in maniera bilanciata. I diversi fronti determinano quali mappe andremo a giocare, visto che le modalità di gioco di cui parleremo fra poco altro non sono che ipotetici scontri fra guerrieri sul campo di battaglia. Combattendo online guadagneremo dei punti da porre sui vari fronti per difendere o attaccare le varie location ed ogni 6 ore si aggiorneranno i confini delle fazioni. A cosa serve tutto questo? Ad assicurare il maggior numero di territori possibili prima che arrivi il finale di stagione. Una stagione dura 10 settimane ed è divisa in 5 round e per assicurarci la nostra vittoria, dovremo vincere più round degli avversari mettendo più assetti di guerra di volta in volta. Cosa succede se la nostra fazione ha una porzione di mappa superiore delle altre due? Otterremo delle ricompense. Finito tutto questo ci sono due settimane di pausa prima dell’inizio di una nuova stagione ed il ciclo continua. Confusi? Lo credo bene!

For HonorPer fortuna questo aspetto è interamente facoltativo e, per quando sia apprezzabile che abbiano investito così tanto tempo a dare una motivazione plausibile per giustificare gli scontri, non è di sicuro il punto forte che attirerebbe l’utenza a prendere il gioco. Ciò che veramente importa è quali modalità di gioco sono presenti: in For Honor troviamo Dominio (4v4), Deathmatch (4v4), diviso a sua volta in Schermaglia ed Eliminazione, Rissa (2v2) ed infine il Duello (1v1). Francamente, le uniche due valide sono Rissa e Duello, in quanto non propongono abilità eroe e di conseguenza sono fondate interamente sulla bravura del giocatore. Dominio e Deathmatch non catturano appieno lo spirito del gioco, spostando l’attenzione sul guadagnare punti piuttosto che sull’uccidere l’avversario dato che si potrà rinascere infinite volte. Inoltre, andare in una modalità così caotica non è affatto consigliabile, soprattutto perché con l’aumentare del numero di persone incrementa in maniera proporzionale la possibilità di trovare giocatori senza scrupoli. Non fraintendetemi, anche giocando in 1v1 potrebbe capitarci di incontrare individui che adottano tattiche sporche, come farci cadere spingendoci nei vari dirupi presenti purtroppo in quasi tutte le mappe, però almeno si evita di venire focalizzati da quattro giocatori in contemporanea.

La campagna è banale, ma più che accettabile

Sebbene il titolo non abbia appeal per chi desidera un’esperienza offline, mi sento comunque in dovere di spendere qualche parola sulla campagna di For Honor.

For HonorIn poche parole, vi basti sapere che l’esperienza tutto sommato è positiva, ma non esaltante. Il single player è diviso in 3 capitoli – uno per fazione – e segue una serie di vicende che riguardano il perenne stato di conflitto fra cavalieri, vichinghi e samurai. Il livello di sfida a difficoltà inferiori a quella difficile è bassissimo, e con l’alzarsi della difficoltà la curva del livello di sfida è a dir poco erratica, con fasi semplicissime e momenti un filino più ostici, seguiti però immediatamente da ulteriori sessioni molto facili da completare. Completando i vari capitoli della campagna sbloccheremo emblemi ed ulteriori elementi di customizzazione impiegabili nel comparto multigiocatore, quindi giocarci è comunque consigliabile.

Per fortuna non abbiamo a che fare con qualcosa di patetico come il single player del primo Titanfall ed avremo anche un po’ più di varietà, sia di ambientazioni che di meccaniche di gameplay, non presenti online. Detto questo, però, una volta completata dubito che possiate desiderare tornarci.

For Honor

For Honor è tanto buono graficamente, quanto insufficiente con i server

Parlando di grafica, For Honor vanta un engine di gioco ben ottimizzato, portando il titolo a girare ad una risoluzione di 1920×1080 con framerate di 60 fps anche su configurazioni di qualche anno fa. Su console l’esperienza si ferma a 30 fps, in ogni caso stabili.

For Honor

La qualità dell’immagine è abbastanza buona e, anche se le texture ambientali non fanno urlare al miracolo, sono comunque più che sufficienti per risultare piacevoli. L’aliasing è quasi inesistente, anche con filtri supplementari disattivati, ed i modelli e le movenze dei personaggi sono assolutamente ben riuscite. Anche stilisticamente parlando, il titolo passa a pieni voti perché riesce a sfoggiare un’anima tutta sua con quest’ambientazione medievale affascinante, catturando appieno il design di ciascuna delle tre fazioni presenti. Persino il comparto sonoro è ottimo e non ho nulla di segnalare di negativo: le musiche sono epiche, perfette quindi per donare al titolo un feeling ancora più medievaleggiante e suggestivo.

La connettività dei server è gravemente insufficiente per un titolo quasi interamente online

Abbiamo capito, quindi, che Ubisoft ha fatto un buon lavoro per quanto riguarda il gameplay e le modalità online, puntando tutto sul poco, ma buono. Peccato però che l’unico aspetto su cui assolutamente non si sarebbero dovuti permettere di risparmiare anche solo un centesimo sono i server. E i problemi, in questo caso, sono estremamente evidenti.

Dovete sapere che quando una software house crea un gioco online, questa deve per forza di cose acquistare dei server per consentire ai giocatori di usufruire delle funzionalità multigiocatore del titolo. Se un’azienda non può permettersi di prendere un numero sufficiente di server, può impiegarli non per hostare le partite (facendo collegare i due giocatori alla partita, gestita dal server), ma per reindirizzare i giocatori e fare essi stessi da host, in una forma di collegamento che si chiama peer-to-peer. Ora, senza entrare nei dettagli, vi basti sapere che questa tecnica ha un piccolo vantaggio, il costo dei server bassissimo, ed uno svantaggio gigantesco, ossia la qualità del servizio erratico e non costante, tanto che ormai nessuno studio che sviluppa titoli interamente incentrati sul multigiocatore adotta più il peer-to-peer.

For Honor

Ubisoft però ha deciso di non acquistare dei server dedicati per For Honor, obbligandomi a vedere una scritta che credevo ormai scomparsa dallo scenario videoludico moderno: NAT. Queste tre maledette lettere determinano, in parole povere, la capacità del computer di collegarsi con il PC di qualcun altro e questo valore può essere aperto, moderato o ristretto. Se ci fosse un server dedicato non servirebbe questa procedura peer-to-peer, che porta a causare problemi di stabilità ed obbliga i giocatori ad effettuare procedure informatiche che pochissimi sanno fare come il port forwarding per ovviare al problema. I giocatori si collegherebbero entrambi ad un server, bypassando questi protocolli di sicurezza e l’esperienza di gioco risulterebbe qualitativamente migliore, anche se poi entrando in una partita mi ricordo perché questo gioco mi piace così tanto. Questo problema rimane comunque inaccettabile, sia chiaro.

For Honor: le nostre conclusioni

In conclusione For Honor si dimostra essere un buon titolo, veramente adatto a chiunque voglia giocare ad un titolo action soddisfacente da giocare, principalmente grazie al gameplay semplice da apprendere, ma difficile da padroneggiare. La presenza di una campagna è quasi trascurabile, sebbene sia migliore di ciò che ci aspettavamo inizialmente, quindi l’intera esperienza è votata al multigiocatore, dove i duelli 1v1 e 2v2 sono vivamente consigliati mentre Dominio e Deathmatch francamente non sono meritevoli della vostra attenzione. Battere qualcuno è estremamente soddisfacente, come la bontà dei comandi ed il comparto tecnico del gioco, bello ed egregiamente ottimizzato su PC.

Pro

  • Dannatamente divertente da giocare
  • Easy to learn, hard to master
  • Bello graficamente e ben ottimizzato
  • Tantissimi guerrieri ben customizzabili
  • Campagna più lunga ed accettabile del previsto
Contro

  • L'assenza di server dedicati
  • Il divertimento dipende dall'etica dal nemico
  • Un paio di meccaniche sono decisamente da ribilanciare
  • Troppi pericoli ambientali
  • Micro-transazioni in un titolo venduto a prezzo pieno
7

Matteo Gobbi


Il difetto principale di For Honor è la mancanza di server dedicati, portandoci a vivere un’esperienza abbastanza erratica che neanche con una corretta apertura delle porte del router mi ha consentito di aggirare il problema. Anche la presenza di transazioni in-game è irritante, contando che questo è un gioco che da un punto di vista di contenuti non ha tantissimo da offrire, ma viene comunque proposto a prezzo pieno. Questi due elementi, uniti alla combo spezzaguardia più attacco leggero (che per fortuna verrà risolta a breve), rovinano non poco l’esperienza di gioco. Nonostante tutto però il gioco porta qualcosa di alternativo ed estremamente godibile nel mondo del PvP online. Tuttavia, se non vi piace quell’ambiente lasciate stare.

Se siete interessati ad acquistare For Honor, il titolo è disponibile su PC/Steam, PlayStation 4 e Xbox One ed è acquistabile direttamente tramite questo link ad Amazon o per mezzo del box qui sotto.

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