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Lo strano caso di Flappy Bird: ecco quello che non torna

di Stefano Lovecchioaggiornato il 31 maggio 2015

Lungo la scorsa settimana mi sono soffermato a lungo ad osservare la mia bacheca di Facebook invasa da immagini provenienti da un giochino dallo stile palesemente già visto: si chiama Flappy Bird ed è un arcade game sviluppato da un developer vietnamita (Dong Nguyem, @dongatory) assieme alla sua indie developer house “.DOTGEARS”. Incuriosito, ho scaricato l’applicazione perdendoci qualche minuto.

L’obiettivo del gioco è semplice: si comanda un piccolo uccellino colorato (vagamente somigliante ad un pesce) con un tap. Un tap, un battito di ali. Semplice. Ad ogni partita, si cerca di passare attraverso le aperture tra una serie di tubi verdi cercando di attraversarne quanti più possibili senza sbattere su di essi. Tecnicamente il gioco è il concetto di essenzialità: non c’è musica, ma soltanto gli effetti speciali relativi allo sbattere delle ali, al game over e all’aumentare del punteggio, mentre lo stile grafico non solo è semplice e pixeloso – come tanto va di moda di questi tempi – ma è anche così ispirato al celebre Super Mario da far pensare al plagio in men che non si dica.

[img_destra][/img_destra]Il gioco, magari per la sua semplicità, magari per altri meccanismi ai più sconosciuti, ha finito in breve per scalare le posizioni di App Store e Play Store. Soprattutto su quest’ultimo, il gioco ha effettivamente intrigato molto: non solo è completamente gratuito (con dei banner pubblicitari poco invasivi ad ogni game over), ma è anche molto leggero e si lascia giocare senza scattare perfino sui classici dispositivi “bidone” di fascia bassa. Flappy Bird è diventato in breve tempo un fenomeno, finendo tra le immagini umoristiche di 9GAG e creando perfino parodie giocabili. Ad aumentare la pubblicità al gioco ci sono state poi notizie piuttosto sconcertanti: lo sviluppatore, in una intervista, ha dichiarato che il gioco, con la sua pubblicità, era in grado di portare ricavi intorno ai cinquantamila dollari. Al giorno.

Incredibile. Tutto ciò ricorda un po’ il fenomeno Doodle Jump, jumping game nato da un giovanissimo sviluppatore che, in breve tempo, ha fatto fortuna con un gioco dal concetto e dalla realizzazione semplici quanto incredibilmente amabili. Quello che piace di Flappy Bird è l’immediatezza, e anche il pizzico di difficoltà insito nel fare un buon punteggio, cosa che spinge in maniera un po’ “irritata” a provare e riprovare per ore prima di raggiungere anche la sola ventina di punti. A dirla tutta è strano che un gioco sia in grado di smuovere così tanti consensi. Vero, ha un gameplay semplice e immediato, ideale per distrarre intere classi di scuole superiori dalla lezione di filosofia su Immanuel Kant. Ma è veramente fin troppo semplice, senza uno straccio di musica, qualche opzione e la possibilità di rimuovere gli ads attraverso una versione a pagamento.

Minuzie. Flappy Bird ha fatto il botto, così tanto che lo sviluppatore, a giudicare dai suoi recenti tweet, non sembra aver retto. Dopo una serie di titoli “medi”, l’arrivo di così tanti ricavi sembra aver spaventato lo sviluppatore, il quale ha annunciato al mondo di voler rimuovere il gioco dagli store. “Roba da non credere”, hanno pensato i videogiocatori. Cosa sarà mai successo? C’è chi pensa a motivi legali, c’è chi pensa a minacce da parte di altre case produttrici. Non è dato saperlo, per ora. La versione ufficiale sembra essere quella che disegna uno sviluppatore che non vuole tutto questo successo. Recentemente, poi, una intervista rilasciata su Forbes ha rivelato che il developer non sopportava l’idea di aver creato un gioco così addictive.

Qualcosa però non torna. Ok, ci sta lo sviluppatore che, magari per degli ideali personali, non vuole prendere le redini del successo. Ma la domanda allora sorge spontanea: perché non lasciare il gioco negli store e renderlo privo di banner pubblicitari?  L’addio di Flappy Bird è stato quasi “sofferto” da alcuni giocatori, che hanno conservato il titolo come una reliquia nel proprio smartphone. C’è anche una fetta di utenza con ben poco senso della realtà che ha deciso di mettere all’asta il proprio dispositivo ad un prezzo altrettanto fuori dalla realtà, per chi è disposto a tutto pur di fare una partita al gioco. Altri ancora semplicemente hanno scandagliato il web alla ricerca di una versione di backup.

No, non ci vogliamo cascare. L’addio di Flappy Bird non sembra normale, e il fatto che abbia generato così chiacchiericcio sul web sembra far pensare a qualcosa di molto più complesso di un semplice addio dettato dai propri valori. Staremo a vedere ciò che accadrà attorno a questa piccola, ma fortunata software house.