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Fitbit Charge 3 recensione: ecco come si fa una smartband coi fiocchi

Fitbit Charge 3 recensione: ecco come si fa una smartband coi fiocchi

La recensione completa del Fitbit Charge 3, smartband di fascia alta con sensore HR, display touchscreen AMOLED e batteria di lunga durata / Ultima modifica il

Mentre il mercato degli smartphone registra per la prima volta una vera e propria frenata con conseguente panico degli investitori, c’è un piccolo (ma ormai non più) settore che è costantemente in crescita da qualche anno a questa parte: quello dei fitness tracker. Sembrano passati secoli dall’arrivo delle prime vere smartband e ricordo ancora lo scetticismo degli utenti ma anche di chi, come me, di mestiere ha la fortuna di provare una montagna di prodotti hi-tech.

Fitbit è vista da molti come una delle aziende più importanti in questo settore, cosa che pone su di essa l’aspettativa di stupire la sua user base con prodotti sempre migliori. Quest’anno ad IFA 2018 l’azienda americana aveva portato la sua ultima creatura: il Fitbit Charge 3. Chi conosce la linea Charge sa bene che si tratta della punta di diamante per quanto riguarda le smartband.

La nuova generazione mi porta inevitabilmente nella condizione di chiedermi se l’azienda sia effettivamente riuscita a fare una piccola magia con il Charge 3; la risposta è . In questa recensione su Fitbit Charge 3 andiamo a scoprire quali sono i passi in avanti fatti da quest’ultima generazione di smartband a marchio Fitbit e perché secondo me è attualmente la smartband da acquistare per questo inizio 2019.

Design: la giusta evoluzione che punta alla massima ergonomia

Riprendendo il discorso fatto nell’introduzione circa l’annuncio del Fitbit Charge 3 ad IFA 2018, proprio in quell’occasione ho avuto l’opportunità di sedermi di fianco a Dennis Hsu, Product Marketing Director di Fitbit America, per scoprire quali sono le vere novità che questa nuova generazione porta con sé rispetto alla passata. L’aspetto estetico la fa ovviamente da padrone – ne riparliamo meglio qualche riga più in basso -, ma ascoltare le parole di Dennis Hsu mi ha permesso di farmi un’idea più chiara di tutti gli aspetti “nascosti” che sono stati presi in considerazione prima e durante lo sviluppo di quello che è poi diventato il Fitbit Charge 3.

Facendo finta che il Charge 3 non sia ancora stato presentato, guardando il Charge 2 si potrebbe dire che in fin dei conti è un prodotto bello da vedere, comodo, intelligente, con le giuste funzioni e facile da utilizzare. A questo punto viene spontaneo chiedersi: com’è possibile migliorare un prodotto già di altissimo livello? Sono sicuro che da qualche parte questa domanda è in realtà l’incubo di ingegneri e designer. La prima risposta di Dennis Hsu è ergonomia. Pensandoci un attimo a mente fredda, effettivamente stiamo parlando di prodotti che portiamo al polso 7 giorni su 7, 24 ore su 24 – ovviamente ad eccezione di quando lo mettiamo in carica.

Un tempo di utilizzo così prolungato è possibile solo se si riesce a confezionare un prodotto estremamente comodo da indossare. Vi vedreste voi a mettere al polso per tanto tempo una smartband scomoda o fastidiosa? Nemmeno io. Proprio come il Charge 2, anche il nuovo Charge 3 è caratterizzato da un corpo centrale piuttosto piccolo – 34,5 mm di lunghezza per 22,7 mm di larghezza – a cui si aggancia il cinturino (anche per questa generazione sono previsti diversi cinturini intercambiabili). Nonostante le dimensioni tutto sommato contenute, alcune persone potrebbero avere qualche piccolo problema di ergonomia.

Per evitare tutto ciò, la compagnia ha investito parecchio tempo nel produrre un prodotto che fosse in grado di seguire la sottile curvatura del polso umano. Ecco un esempio pratico che magari vi fa capire meglio il discorso. Durante le mie settimane di prova che mi hanno portato alla stesura della recensione su Fitbit Charge 3, ho mantenuto intatta la mia routine di allenamenti quotidiani che prevedono diverse serie di flessioni, addominali e tricipiti. Con il Charge 2 mi trovavo spesso ad aver qualche problema di ergonomia durante le flessioni, perché la smartband premeva in modo fastidioso sulle ossa del polso.

Il cambio di passo con il Charge 3 è reale e tangibile. Dal punto di vista ergonomico devo sottolineare che sono stati fatti dei passi da gigante, permettendomi di fare tutti i miei allenamenti quotidiani senza alcun tipo di fastidio. Il cambio di design apportato al sistema di allaccio del cinturino permette all’utente di indossare il Charge 3 anche in modo piuttosto stretto. Questo un tempo era impossibile, soprattutto perché il vecchio design del sensore HR andava a creare una sorta di bombatura inferiore che premeva sul polso e provocava fastidio durante lo svolgimento di alcuni allenamenti.

Il Charge 3 presenta un nuovo design del sensore per il tracking del battito cardiaco che adesso si presenta a filo; può sembrare una miglioria di poco conto, ma se siete sportivi alla ricerca di un prodotto valido sotto tutti i punti di vista, non vi potete prendere il lusso di sottovalutare l’ergonomia di una smartband, soprattutto se avete intenzione di indossarla 24/7.

I cambiamenti dal punto di vista del design non so però solo relativi all’ergonomia della smartband. Infatti, durante la recensione su Fitbit Charge 3, ho apprezzato tantissimo il nuovo cambio di interazione dato dal connubio tasto aptico e touch screen. Qui si apre un mare di cambiamenti fra questa generazione e la vecchia: se il Charge 2 permetteva di scorrere lungo i vari menu tramite il tasto fisico laterale, con questa nuova versione è possibile sfruttare il touch screen del Charge 3. Il pannello OLED in scala di grigi è il 30% più grande rispetto alla passata generazione e questo permette di avere una lettura decisamente migliore di tutte le informazioni presenti sulla smartband, dalle notifiche in arrivo, al tracking dell’attività fisica.

L’eliminazione del tasto fisico ha anche permesso una rivisitazione interna della smartband permettendo agli ingegneri di posizionare il nuovo tasto aptico. Il feedback è molto buono, soprattutto in coppia alla vibrazione, e apprezzo molto il non essere obbligato a posizionare correttamente il dito sul tasto per attivare la sua funzione. Tornando brevemente a parlare del display del Charge 3, la retroilluminazione è studiata in modo corretto, permettendo una visione sempre chiare delle informazioni presenti sul display.

Stessa cosa non si può dire quando si indossa la smartband in faccia al sole. Non siamo di fronte ai gravi problemi di leggibilità che avevo sottolineato all’interno della recensione Xiaomi Mi Band 3, ma mi sarei aspettato qualcosina in più in termini di luminosità. Stessa cosa per quanto riguarda la protezione oleofobica: il touchscreen risponde correttamente ai comandi touch anche sotto la doccia, ma il sebo prodotto dalla pelle si fissa con estrema facilità alla superficie del pannello, costringendoci a pulirlo molto spesso.

Tracking: la classica precisione dei wearable Fitbit

Vedendo gli enormi cambiamenti che Fitbit ha apportato al nuovo Charge 3 a livello di ergonomia e di design, viene lecito e scontato aspettarsi grandissime novità anche per quanto riguarda il tracking. Da questo punto di vista devo dire che alcune cose mi hanno colpito mentre altre mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca. Partiamo da queste. Durante la mia chiacchierata con Dennis Hsu, ho più volte portato all’attenzione del Product Marketing Director di Fitbit America il mio dispiacere nel non vedere integrato un modulo GPS all’interno del Charge 3.

Sì, avete capito bene: il nuovo Fitbit Charge 3 non integra il GPS. Se questa cosa può lasciare un po’ perplessi, c’è da dire che effettivamente la risposta data mi ha abbastanza convinto. Il focus del Charge 3 è quello di offrire un’ottima esperienza utente sia per quanto riguarda il tracking dell’attività fisica che per l’utilizzo standard della smartband – quindi gestione delle notifiche, pieno supporto ad iOS e Android e così via. Montare un modulo GPS avrebbe significato sacrificare un po’ dell’esperienza utente – ergo autonomia – e per Fitbit questa è una linea di confine che non vogliono oltrepassare.

Il Charge 3 è in grado di offrire fino a 7 giorni di utilizzo continuativo (ovviamente in relazione al tipo di uso che si fa della smartband) e il modulo GPS avrebbe causato un cambiamento troppo drastico di questo dato. L’azienda statunitense sente il dovere di garantire ai suoi utenti un prodotto in grado di non obbligarli a dover caricare il device ogni giorno (o ogni due giorni), pertanto il sacrificio in termini di tracking reale all’aperto è un malus reale ma che tutto sommato comprendiamo.

Ovviamente per gli utenti che vogliono avere una visione chiara del tragitto percorso durante una corsa all’aperto, possono ancora sfruttare la funzione di GPS assistito portandosi dietro il proprio smartphone. Il tracking del sonno è ancora oggi una delle funzioni che apprezzo di più del Charge 3. Durante le mie settimane di test per questa recensione su Fitbit Charge 3, mi sono reso conto che la smartband è in grado di tracciare perfettamente l’inizio della fase effettiva di sonno – anche per brevi riposi di circa 30 minuti – tendendo però ad essere un po’ più lenta nel riconoscere il mio stato di veglia.

Un piccolo esempio lo si può notare nello screenshot qui di fianco dove l’applicazione segna la fase REM alle 07:54 di mattina, quando in realtà ero allo scrivania già da quindici minuti. È un piccolo deficit di tracking che non sono riuscito a riprodurre in modo costante, pertanto sono portato a pensare che si tratti di un piccolo errore randomico piuttosto che un problema effettivo di interpretazione dei dati in arrivo alla smartband. Il Charge 3 presenta inoltre la possibilità di tracciare in maniera del tutto automatica il tipo di attività che si sta svolgendo, senza dover impostare la disciplina prima di iniziare l’allenamento.

Questo è valido per il nuoto, la corsa, la camminata, il tapis roulant e molto altro. Storia diversa per il tipo di allenamento che svolgo in casa che mira principalmente al mantenimento del tono muscolare. Nel mio caso specifico sono costretto a dover attivare la funzione “esercizio” dal menu della smartband, altrimenti mi ritroverei senza dati circa la quantità di calorie bruciate, il livello del battito cardiaco e la durata dell’esercizio svolto. Questo non è un limite del Charge 3, sia chiaro, ma semplicemente il mio tipo di allenamento non prevede i classici pattern richiesti dalla smartband per far partire il tracking automatico dell’attività fisica.

Proprio come il Versa e lo Ionic, anche il Fitbit Charge 3 presenta inoltre il sensore SpO2. Tramite esso la smartband è in grado di tracciare importanti aspetti legati alla nostra salute come la fibrillazione atriale e l’apnea notturna. Questa funzione è attualmente in beta (non sono più disponibili posti per accedere alla prova del servizio) e valida solo per gli utenti Fitbit residenti negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e in Australia. Purtroppo noi italiani restiamo ancora nel limbo di chi vorrebbe poter accedere a questa interessante feature ma non può.

Il sensore HR per il battito cardiaco si è sempre comportato in maniera piuttosto precisa. Grazie al nuovo design del sensore, adesso a filo e non più leggermente sporgente come nel Charge 2, ho potuto indossare la smartband senza avere problemi di comodità. Infatti, allacciare il Charge 3 in maniera stretta non crea più fastidi, nemmeno durante gli esercizi o alla notte per il tracking del sonno – cosa che invece mi ha creato qualche piccolo problema nella passata generazione.

Questo implica che i dati raccolti sono meno ballerini in quanto il sensore poggia perfettamente sulla pelle.

Autonomia: una settimana senza problemi

Aggiungo questo piccolo capitoletto sull’autonomia per riportare alcune considerazioni circa la batteria presente all’interno del Charge 3 di Fitbit. A fronte di un display di maggiori dimensioni ma con tecnologia OLED, quindi più parsimonioso per quanto riguarda i consumi, e all’assenza del modulo GPS, evidentemente troppo impattante a livello di consumi, mi sento di promuovere l’autonomia del Fitbit Charge 3 a pieni voti.

Non sono uno sportivo con la esse maiuscola, non passo ore e ore in palestra, ma piuttosto faccio un po’ di esercizi in casa per mantenermi in allenamento e per “costringermi” a staccarmi dalla scrivania. In queste condizioni sono in grado di raggiungere senza problemi la settimana piena di utilizzo con una singola carica.

Questa avviene tramite il classico connettore proprietario – ricordate sempre di portarlo in zaino in caso di spostamenti fuori casa, altrimenti rischiate di trovarvi in brutte acque – ed è in grado di portare la carica da più o meno il 5% al 100% in poco più di un’ora. Tutto sommato si tratta di un tempo di ricarica nella norma, soprattutto se si considera la grande autonomia che ne deriva.

Fitbit Charge 3 recensione: le nostre conclusioni

Durante la mia recensione su Fitbit Charge 3 mi sono reso conto che la smartband è ancora oggi una delle migliori presenti sul mercato. Sinceramente non sento la mancanza della possibilità di utilizzare i pagamenti contactless - funzione disponibile sulla nella versione "special" del Charge 3 -, ma non nascondo un po' di fastidio nel non avere a disposizione il modulo GPS. Capisco perfettamente il discorso legato all'autonomia, ma forse inserire il modulo con relativo controllo circa il suo utilizzo - on/off tramite un semplice menu nelle impostazioni - avrebbe garantito un minino di libertà in più per chi ad esempio non ama andare a correre al parco con il proprio smartphone. Detto questo, i passi in avanti ci sono e sono molto importanti. Il nuovo display più grande con tecnologia OLED, la batteria più capiente, il supporto a Fitbit Pay, il tracking del battito cardiaco 24/7, le risposte rapide alle notifiche (solo per Android), l'impermeabilità fino a 50 metri (sia in piscina che a mare), sono solo alcune delle funzioni che mi permettono di promuovere il Charge 3 come una delle migliori smartband sul mercato. Sia che siate sportivi incalliti o utenti che si affacciano per la prima volta a questo tipo di prodotti, il Charge 3 è in grado di regalarvi tante belle soddisfazioni.

Pro
Design rinnovato
Display più ampio, con touchscreen e tecnologia AMOLED
Batteria di lunga durata
Tracking preciso (quasi sempre)
Supporto risposta rapida per le notifiche (solo Android)
Impermeabile fino a 50 metri (piscina e mare)
Contro
Manca il modulo GPS
valutazione finale8.5

Fitbit Charge 3 recensione: dove acquistarlo

Il Fitbit Charge 3 è disponibile a questo link di Amazon, su eBay oppure su ePrice.

Prezzo consigliato: € 149.95Prezzo: € 139.99