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Fitbit Charge 2 recensione: un ottimo smartwatch con qualche piccolo neo

Fitbit Charge 2 recensione: un ottimo smartwatch con qualche piccolo neo

Fitbit Charge 2 si è dimostrato essere uno smartwatch robusto, solido, ben fatto, che si aggancia con un solido “click” e facilmente riponibile in borsa. / Ultima modifica il

Durante la passata IFA 2016 di Berlino siamo andati allo stand di Fitbit per scoprire il nuovo Fitbit Charge 2 e soprattutto per capire come l’azienda voleva aggredire ancor di più il mercato dei wearable. Mentre gli smartphone continuano a fare il brutto e cattivo tempo per quanto riguarda la mole di quattrini che riescono a smuovere, non deve sorprendere che il settore dei fitness tracker è in piena esplosione. Basta girarsi in torno, anche nei centri commerciali delle nostre città, per scoprire che ormai vengono inseriti anche come regali per le carte fedeltà. Insomma, quando si tratta di tenere traccia del proprio allenamento, anche senza essere dei professionisti o degli appassionati, molto spesso si ricorre all’acquisto di uno smartwatch o di una smartband.

Fitbit, per il 2016 e presumibilmente per quasi tutto il 2017, ha sviluppato il Charge 2, ovvero la seconda generazione di smartwatch che posso affermare essere molto più incline ad una smartband che ad un orologio intelligente. Infatti, tolte alcune piccole caratteristiche che lo rendono “papabile” come uno smartwatch, siamo in tutto e per tutto difronte ad una smartband potenziata.

Cerchiamo di scoprire in questa recensione come si comporta il Charge 2, se ha raccolto i feedback provenienti dai possessori della scorsa generazione e se ci ha convinti nell’utilizzo quotidiano.

Design: solido, compatto, con cassa in alluminio

Quando si parla di un dispositivo da allacciare al polso, molto spesso si entra in un terreno che potrei definire come “sabbie mobili”. Questo perché, proprio come gli occhiali da vista, anche il polso è una parte del corpo estremamente particolare, personale, caratterizzato da una eterogeneità di gusti che rende davvero difficile per un produttore creare un prodotto adatto a tutti i gusti.

Chi preferisce un tipo di cinturino, chi un altro, chi di un colore, chi un altro ancora, con display, senza display, bombato, squadrato, sporgente o con il profilo sottile, in alluminio o misto acciaio alluminio; insomma, come avrete capito, le cose si fanno dannatamente complicate e non è affatto facile trovare la quadra. Fitbit da questo punto di vista ha tanti anni di esperienza alle spalle, una user base solida che gli ha permesso di scoprire quali sono i gusti del mercato e su quali lidi si può spingere mantenendo sott’occhio il rischio di trovarsi con un dispositivo malvisto.

Fitbit Charge 2 si manifesta come la somma di tutte queste informazioni – e di tante altre – sulle quali l’azienda statunitense scommette il suo futuro in un mercato sempre più agguerrito, con numerosi competitor capaci di confezionare dispositivi estremamente interessanti e, soprattutto, con un know-how industriale che ormai non ha nulla da invidiare a colossi occidentali – ogni riferimento a Xiaomi e alla sua Mi Band 2 è puramente casuale.

In una vasca di squali, dove nessuno ti guarda in faccia e tutti aspettano un passo falso, Fitbit ha deciso di seguire le linee guida tracciate dalla prima generazione di Charge, smartwatch che le ha permesso di innalzarsi come una delle aziende di spicco nel settore dei wearable. Il Charge 2 riprende moltissimo il design della passata generazione ma ne migliora sensibilmente alcuni aspetti cruciali.

Si parte da un display OLED più luminoso, ampio, leggibile, dove le informazioni relative al fitness, ma anche le notifiche, hanno modo di apparire con rinnovato respiro, con più righe da occupare per inserire maggiori informazioni. Esso è ricoperto da uno strato opaco in policarbonato con una buona lavorazione oleofobica e da un buon angolo di visuale. Al contrario di quanto possa apparire da spento, il piccolo elemento scuro non è interamente occupato dal display, purtroppo.

Nonostante questo, tutte le informazioni sono sempre facilmente leggibili ma avrei preferito un display ancora più ampio, con delle cornici maggiormente ottimizzate. Forse l’azienda ha optato questa scelta per due motivi: il primo, un display più generoso richiede un consumo maggiore di batteria; secondo, evidentemente lo spazio già estremante ridotto non ha permesso l’implementazione di un pannello più ampio.

Lateralmente – a sinistra se indossate il Charge 2 al polso sinistro e a destra se indossato al polso destro -, trova posto un piccolo bottone. Quest’ultimo, in alluminio come il resto del corpo, ha una breve corsa verso l’interno caratterizzata da un bel feedback. È l’unico elemento hardware che può essere utilizzato per scorrere lungo le schermate del Fitbit Charge 2 oltre che per dare conferma di un’azione o per spegnere completamente lo smartwatch. È possibile passare da una sezione all’altra dei pannelli del Fitbit Charge 2 sia tramite il tasto laterale ma anche tramite un vigoroso tap sulla porzione inferiore del display.

Se vogliamo, con le dovute differenze, possiamo intendere questo genere di profondità dei pannelli come delle opzioni che si attivano con il tasto destro del mouse. Se il tasto laterale può essere inteso come il tasto sinistro per selezionare un oggetto, il tap permette di accedere a informazioni aggiuntive come i piani di scale saliti, le calorie bruciate, la distanza percorsa e tanto altro.

Capovolgendo il Fitbit Charge 2 troviamo un sensore HR che occupa quasi i 3/4 della superficie del dispositivo e il piccolo connettore per la ricarica, anch’esso proprietario. Esso è abbracciato da due clip proprietarie (ancora) che permettono di sganciare rapidamente il cinturino – magari per lavarlo – ed abbinarne un altro. Purtroppo Fitbit ha voluto seguire la strada dell’attacco proprietario segando le gambe a chi vuole la libertà di agganciare cinturini esterni di terze parti. Questo, però, non è un gran problema: come ci aveva spiegato l’azienda durante la kermesse tedesca, Fitbit Charge 2 può contare sulla presenza di numerosi cinturini di diversa fattura, anche di lusso, nati dalla partnership con selezionati brand.

Il cinturino è in silicone, liscio sul retro, con una texture leggermente ruvida all’esterno. Il modello inviatomi dall’azienda ha il cinturino taglia L e dispone di 12 fori che permettono di agganciarlo senza grosse difficoltà. Stilisticamente parlando, il Fitbit Charge 2 ha un aspetto molto sobrio, certamente adatto a più o meno tutti i contesti. Non è né marcatamente sportivo né marcatamente casual; in caso dovesse essere indossato ad una cena galante, può sempre far comodo acquistare un cinturino evidentemente più curato.

 

Una volta agganciato al polso il Fitbit Charge 2 non si sente nemmeno. Gli angoli stondati permettono di evitare fastidiose frizioni quando si piega il polso – pensiamo nel caso delle flessioni – e anche durante la notte non dà il men che minimo fastidio. Un piccolo consiglio personale durante l’utilizzo quotidiano è quello di renderlo un po’ meno aderente al polso durante l’utilizzo normale per poi stringerlo di qualche tacca, possibilmente a 2-3 cm dall’osso del polso, durante l’allenamento vero e proprio.

Il motorino a vibrazione integrato appena sotto il display lascia un feedback robusto e breve. Viene attivato quando è in entrata una notifica, magari proveniente da una chiamata o un messaggio, o nel caso in cui fosse attivata la funzione che sprona a muoversi di tanto in tanto, quando “sente” che abbiamo passato troppo tempo seduti.

Tracking: sensore HR 24/7 davvero preciso

Il tracking dell’attività fisica è il fulcro di un dispositivo pensato per accompagnare l’utente nella vita di tutti i giorni e nelle sessioni di allenamento. Fitbit, per il Charge 2, ha integrato alcune funzioni utili ma che mi hanno lasciato un po’ di amaro in bocca. Partiamo però da quelle realmente utili. Tramite il tasto laterale – ricordate vero? – è possibile scorrere lungo una serie di pannelli che ci permettono di scoprire quali attività fisiche è in grado di tracciare.

Si tratta di 7 modalità di esercizio che vanno dalla corsa, sollevamento pesi, corse in bici, esercizio libero e tanto altro. Una volta deciso qual è la modalità di allenamento che si vuole tracciare, basta tenere leggermente premuto il tasto laterale per far comparire un mezzo cerchio a riempimento. Il suo utilizzo è semplicissimo: tenendo premuto il tasto laterale il cerchio si “riempie” e lo smartwatch lo valuta come conferma a far partire il tracking del tipo di allenamento che si è scelto.

Quando si avvia il tracking, il display cambia e mostra alcune informazioni che variano da attività in attività. Prendendo ad esempio il sollevamento pesi, abbiamo feedback sull’attività cardiaca, il tempo trascorso, le calorie bruciate e l’ora. Passando all’allenamento in bici, invece, troviamo alcune informazioni che evidentemente trovano senso solo in questo particolare tipo di esercizio. Oltre al battito cardiaco, il tempo trascorso, l’ora attuale e le calorie bruciate, abbiamo a disposizione la possibilità di tenere traccia anche della distanza percorsa.

Quello che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca è la presenza di pochi esercizi da svolgere al chiuso. Mi avrebbe fatto piacere trovare la possibilità di tracciare l’attività svolta con la cyclette anche considerando che, come sottolineato più volte durante la recensione, il Fitbit Charge 2 non dispone di un modulo GPS per tracciare la distanza percorsa all’aperto – per farlo si basa sul modulo GPS del proprio smartphone, condizione per cui è obbligatorio portarsi dietro anche il proprio cellulare se si vuole usufruire di questa funzionalità.

 

Detto questo, il tracking in sé per sé è perfetto. Il battito cardiaco viene registrato sempre con estrema precisione e velocità. Resta valido il mio consiglio di stringere leggermente il cinturino per avere un tracking dell’attività cardiaca un po’ più precisa al fine di evitare tracciamenti ballerini. Una menzione speciale va fatta alla funzionalità “Respiro“. Proprio come quella che possiamo trovare all’interno dell’ultima versione di watchOS, anche Fitbit sale sul carro delle tecniche di rilassamento. Tramite un timer di 2 o 5 minuti, ognuno di noi può fare degli esercizi di ventilazione tramite dei feedback visivi mostrati sul display.

L’obbiettivo è quello di offrire un porto franco a chi, nel momento di una forte situazione di stress, ha necessità di un metodo rapido ed indolore per scaricare lo stress. Ecco quindi che, tramite il tasto laterale, è possibile scorrere fino alla schermata “Respiro” e lasciarsi andare per qualche minuto; un piccolo angolo di paradiso in questa vita sempre più frenetica. Bel lavoro, Fitbit.

App companion: forse la più completa su mobile

Ogni smartwatch si può definire tale se dispone di una robusta applicazione companion alle spalle. Alcuni smartwatch riescono ad offrire maggiori informazioni sui loro quadranti, sicuramente merito di sistemi operativi con Android Wear o watchOS evidentemente più sviluppati, altri, invece, si affidano ad app mobile per andare a tracciare tutte quelle informazioni che non trovano spazio sul quadrante stesso del dispositivo.

Questo è anche il caso del Fitbit Charge 2, munito dell’applicazione Fitbit tramite cui controllare tutte le funzioni del dispositivo e molto altro. Fra tutte le prove che mi sono capitate di fare nel corso degli ultimi mesi, possono definire l’app di Fitbit la migliore in assoluto per quanto riguarda cura del design e informazioni a schermo.

La schermata iniziale mostra immediatamente un résumé dettagliato di tutte le informazioni che l’utente ritiene utili. Volendo, inoltre, è possibile andare a cambiare l’ordine delle schede al fine di inserire solo quelle che realmente hanno un valore per il tracking dell’attività fisica e del mantenimento di uno stile di vita sano. Tutte le card offrono poche ma vitali informazioni e tappando su di esse è possibile accedere a resoconti settimanali o giornalieri in modo da tenere traccia dell’andamento del proprio sonno, della propria attività fisica, del battito cardiaco, della quantità di acqua che si beve e molto altro.

Se dovessi trovare un motivo per consigliare l’acquisto del Fitbit Charge 2, l’applicazione mobile è certamente uno di quelli. Un piccolo neo, per essere proprio puntigliosi, lo trovo nella gestione software dei quadranti del Fitbit Charge 2. Tramite un apposito panello dell’applicazione mobile è infatti possibile scegliere alcuni quadranti pensati per premiare il tracking rapido di alcune informazioni.

Abbiamo quello indirizzato al controllo dell’orario e della data – il mio preferito -, quello che dà immediatamente informazioni sul battito cardiaco, delle calorie bruciate e così discorrendo. Mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di “creare” un quadrante personalizzato, al fine di mostrare informazioni specifiche che invece così vengono tagliate fuori; sì, una cosa tipo le “Complicazioni” presenti su watchOS di Apple.

Batteria: 5 giorni assicurati

Quando si parla di smartwatch o comunque di dispositivi intelligenti da polso, desta sempre un po’ di preoccupazione scoprire come si comporta il dispositivo dal punto di vista dell’autonomia. Se da un lato manca il sensore GPS, uno dei componenti più energivori presenti all’interno dei dispositivi da polso, la disponibilità del tracciamento del battito cardiaco 24/7 mette sicuramente a dura prova la batteria del Fitbit Charge 2.

L’azienda, sulla pagina ufficiale del prodotto così come sul piccolo librino che accompagna la confezione, stima un utilizzo continuativo di 5 giorni. Spesso capita, e ho premura di sottolineare che non è il caso di Fitbit, di trovarsi difronte a dei numeri, dei valori che non corrispondono al 100% a verità. Non si tratta di una bugia vera e propria, ma più che altro una stima tirata all’eccesso evidentemente pensata per attirare l’attenzione dell’utente.

Sensore per il battito cardiaco attivo 24/7 e autonomia da 5 giorni?! Urca, lo compro subito! Ecco, è proprio su questo che puntano le compagnie hi-tech. Creare scalpore al fine di accaparrarsi l’attenzione (e possibilmente l’acquisto) dell’utente. Devo ammettere che, provenendo dal TomTom Spark 3 che monta un sensore HR attivo ad intervalli – differenza sostanziale rispetto al Fitbit Charge 2 -, un modulo GPS ed una batteria di tutto rispetto, il lavoro svolto da Fitbit è davvero eccellente.

Un utilizzo standard, con un’oretta di esercizio al giorno, due sveglie attive, notifiche, e tutto il resto attivo – così come le notifiche pensate per spronare l’utente al movimento ogni tot tempo -, il Fitbit Charge 2 riesce tranquillamente ad accompagnarvi lungo 5 giorni pieni di utilizzo. Secondo le mie prove, portandolo a carica massima la domenica notte, sono riuscito ad arrivare a venerdì sera con ancora un briciolo di autonomia a disposizione. Certamente si tratta di un valore che matura da un utilizzo come detto “standard”; se siete degli sportivi che amano passare diverse ore al giorno in palestra, allora va da sé che il Fitbit Charge 2 veda arrivare la fine della sua autonomia con parecchio anticipo rispetto ai cinque giorni dichiarati.

 

A fronte di cinque giorni di autonomia, quanto impiega la batteria ad arrivare a carica massima? Tramite il carica batteria proprietario incluso nella confezione, il Fitbit Charge 2 riesce a raggiungere il pieno di autonomia in circa 2 ore 2:30 e mezza. Lo scarto di 30 minuti dipende se arrivate proprio a secco oppure se iniziate a caricare il Charge 2 con ancora il 15-20% di autonomia residua. Particolare menzione mi sento di farla al carica batteria proprietario: da una parte ha il classico connettore USB full size, dall’altro, invece, trova posto una specie di molletta con due PIN da agganciare al retro del Fitbit Charge 2. È una soluzione robusta, solida, ben fatta, che si aggancia con un solido “click” e facilmente riponibile in borsa.

Fitbit Charge 2 recensione: le nostre conclusioni

Il Charge 2 è lo smartwatch ideale per chi non ha bisogno di una soluzione con modulo GPS integrato e resistenza ai liquidi. Se rientrate in questa categoria di persone, allora avete trovato uno dei migliori smartwatch attualmente presenti in circolazione. Se, invece, siete alla ricerca di una soluzione che integri al suo interno un modulo GPS, magari per tracciare con precisione il percorso che fate durante il vostro allenamento all’aperto - a tal proposito vi consiglio di dare un’occhiata alla nostra recensione TomTom Spark 3 -, il Charge 2 non è il prodotto fatto per voi. Al di fuori di questi due piccoli nei, forse non più concepibili per uno smartwatch che si affaccia al 2017, il Charge 2 è una gioia condensata in un dispositivo sempre reattivo, solido, leggero, dalle buone rifiniture, con un’applicazione companion da applausi, un sensore HR estremamente preciso e dall’ottima autonomia. Non mi sento di andare oltre il voto che gli ho dato semplicemente per un motivo: spero che Fitbit, magari per il 2017, arrivi a sviluppare uno smartwatch con modulo GPS e certificazione IP67, estremante utile per chi fa sport acquatici. Oggi come oggi sarebbe ingiusto concedere un voto maggiore considerando queste due pecche.

Pro
Sensore HR attivo 24/7
Ottima batteria
Companion app robusta
Prezzo molto competitivo
Display luminoso anche sotto il sole
Contro
Manca il sensore GPS
Non è waterproof
Gesture “raise to wake up” non sempre precisa
valutazione finale8

Fitbit Charge 2
Prezzo consigliato: € 159.99Prezzo: € 114.95