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Final Fantasy XV recensione: uno storico passaggio di testimone

Final Fantasy XV recensione: uno storico passaggio di testimone

Dopo aver esplorato i più remoti angoli di Eos, è finalmente giunto il momento di tirare le somme su Final Fantasy XV, forse il capitolo più controverso dell'intera serie / Ultima modifica il

Dalla primissima presentazione del fu Final Fantasy Versus XIII nel lontano 2006 si sono spese davvero tantissime parole sulla produzione forse più travagliata di Square Enix. Il prodotto finale rilasciato poco più di un mese fa, promosso a nuovo capitolo canonico della storica saga con l’importante titolo di Final Fantasy XV, porta dunque con sé una responsabilità consistente, almeno dal punto di vista della lunga attesa dei giocatori. Da un lato, infatti, l’utenza si è vista costretta ad attendere più di 10 anni per poter dedicarsi con mano a questo titolo molto discusso, dall’altra è necessario constatare che la produzione come oggi la troviamo nel prodotto finale è relativamente giovane e risalente al passaggio definitivo di consegne dalle mani di Nomura a quelle di un sempre più ispirato Hajime Tabata, fattosi carico di questa importante responsabilità.

Ora, questa piccola introduzione non si vuole far carico di ricostruire nuovamente le tappe storiche che hanno portato al lancio di Final Fantasy XV, ormai ampiamente note, limitandosi ad anticiparvi che – tra molti alti e pochi bassi – questo titolo si è rivelato soprattutto un titolo intelligente, molto intelligente, ma andiamo con ordine.

In questo 2017 ricorrerà il trentennale della serie Final Fantasy, anniversario che – tra le altre cose – coincide allo stesso tempo con il ventennale di uno dei capitoli più amati (se non il più amato) dell’intera saga, vale a dire Final Fantasy VII. Di questo capitolo in particolare, lo ricordiamo, Square Enix ha annunciato in occasione dello scorso E3 2015 il tanto atteso remake. Ma, nello specifico, atteso da chi? Pensiamo per un momento al valore stesso dell’anniversario: 20 anni non sono affatto pochi e l’avvento di questo remake potrà, oltre che soddisfare la nostalgia di tantissimi giocatori di vecchia data, donare alle nuove generazioni di gamer le emozioni, le gioie e i dolori che questo titolo è riuscito così bene a trasmettere. Ed ecco che arriviamo alla mia definizione di titolo molto intelligente riferita proprio all’ultimo Final Fantasy XV. Sotto la sua prima veste di Final Fantasy Versus XIII, questa travagliata produzione avrebbe certamente offerto un’esperienza ambiziosa ai giocatori della passata generazione di console (ricordiamo che in origine il titolo era previsto in uscita esclusivamente su PlayStation 3), ma come Final Fantasy XV e soprattutto per ciò che rappresenta il prodotto finito, questo titolo è più di un nuovo capitolo: è un punto d’incontro, o meglio un punto di svolta.

Un’affermazione quantomeno azzardata, ma supportata da uno studio attento dell’ultima fatica di Hajime Tabata, derivato dalla mia ferma volontà di completare interamente – e intendo al 100%, espansioni future escluse – questa attesa avventura prima di poter dare un giudizio definitivo. Motivo per cui questa particolare recensione giunge sulle nostre pagine con questo ritardo.

Un Final Fantasy dai tanti volti

Indubbiamente, lo sviluppo tutt’altro che roseo di Final Fantasy XV ha contribuito a sfidare come non mai l’occhio critico di così tanti giocatori pronti a trovare il minimo difetto per poter affermare che il risultato non valesse la lunghissima attesa. Dalla sua promozione a capitolo canonico della serie, Final Fantasy XV ha goduto di una campagna promozionale mastodontica, atta in particolar modo a costruire questo nuovo ed ambizioso universo di gioco direttamente in compagnia degli stessi utenti. Dai regolari Active Time Report organizzati dal team di sviluppo, sino al progetto multimediale (nel senso letterale del termine) caratterizzato dalla presenza, oltre che del gioco stesso, di un lungometraggio e di una miniserie animata rilasciata su YouTube che ha ricalcato in un certo senso quanto visto in precedenza con la Compilation of Final Fantasy VII, Final Fantasy XV ha costruito intorno a sé una realtà estremamente complessa.

Una realtà necessaria alla piena comprensione della storia? Sì e no. Diciamo che quella di Final Fantasy XV è una trama che si apre a più livelli di comprensione: da una parte è necessario prendere la struttura della trama dal punto di vista storico, vale a dire della natura stessa e della storia alla base dell’universo di Eos in cui i nostri protagonisti vivranno la loro avventura. Da questo punto di vista, il lungometraggio in CGI Kingsglaive: Final Fantasy XV rappresenta un tassello molto importante del puzzle e si rende assolutamente necessario per poter comprendere al meglio la situazione sociopolitica del regno di Lucis e dell’impero di Niflheim. Ad un livello alternativo di fruizione, un ruolo predominante nella storia di Final Fantasy XV lo assumono il tema centrale del Viaggio e quello dell’Amicizia. In questo caso l’attenzione si sposta sulle relazioni interpersonali dei protagonisti, dal background fino alle loro aspirazioni, arricchite in questo caso dalla serie anime Brotherhood: Final Fantasy XV. Il terzo livello di lettura è rappresentato proprio dal gioco preso singolarmente: Final Fantasy XV permette, anche privo dei suoi contenuti aggiuntivi, di essere compreso e goduto in tutta la sua complessità, ma non nello stesso modo.

Se da una parte le produzioni supplementari del progetto permettono di arricchire notevolmente l’esperienza con l’universo di Final Fantasy XV, il “solo” giocare al titolo ci dà la possibilità di vivere l’intera avventura in maniera molto più personale e meno contestualizzata, con l’universo di Eos che si lascerà scoprire poco a poco trasformando lo stesso giocatore nel vero protagonista della vicenda.

Esiste, dunque, una strada più giusta o più consigliata per poter godere pienamente di Final Fantasy XV? Assolutamente no, anzi il consiglio è quello di scegliere preventivamente il modo in cui si vuole affrontare questa avventura e di non voltarsi indietro una volta presa la propria decisione. In defintiva, per quanto riguarda la trama, stiamo parlando di uno degli aspetti più controversi, più discussi e allo stesso tempo più soggettivi affrontati recentemente con un titolo di tale portata mediatica. Personalmente, il mio giudizio è stato pressoché immediato alla conclusione delle vicende di Noctis, Ignis, Gladio e Prompto: la storia di Final Fantasy XV non è bella, è bellissima. Peccato solo che non ci venga del tutto raccontata.

Non stiamo parlando, infatti, di una trama priva di difetti. Da una parte, il viaggio dei protagonisti così come viene vissuto dallo stesso giocatore è in grado di creare un legame molto saldo a livello emotivo, ma dal punto di vista strettamente narrativo la sceneggiatura di un caposaldo della saga come Kazushige Nojima è purtroppo afflitta da una serie di elementi più deboli. Prima di tutto, Final Fantasy XV manca di una presenza femminile solida, con la principessa Lunafreya che rappresenta un elemento tanto importante quanto poco approfondito all’interno dell’intera vicenda. Secondariamente, la produzione risente a lungo termine il difetto di voler presentare diverse figure centrali all’interno della trama, ma restituite in maniera fin troppo marginale, dando quasi un senso di incompletezza alla storia.

Quest’ultima considerazione è tranquillamente applicabile, oltre che in termini narrativi, anche alla vera e propria struttura di gioco, caratterizzata da una prima metà estremamente ricca di contenuti e di sfumature più o meno interessanti, e da un lungo corridoio conclusivo (in riferimento alla linearità) capace di restituire immediatamente il senso di frettolosità con il quale la produzione sembra abbia voluto concludere l’opera, lasciando non pochi vuoti nell’esperienza complessiva. Trattandosi di un Final Fantasy, in ogni caso, è proprio la fantasia l’elemento maggiormente benvenuto per completare i buchi lasciati, lasciando spazio a tantissime interpretazioni da parte del giocatore, nonostante alcuni punti della trama vengano palesemente trattati in maniera non volutamente approssimativa.

Dalla riflessione all’azione, ma Final Fantasy XV rimane pur sempre Final Fantasy

Tornando ora con i piedi ben saldi sulla terra, analizziamo Final Fantasy XV per quello che è davvero, vale a dire un videogioco. Anche da questo punto di vista, l’opera di Tabata ha dovuto fare i conti con il passato, affrontando l’ardua missione di proporre agli utenti qualcosa di nuovo che, tuttavia, non snaturasse del tutto le basi storiche della saga. In questo senso, l’obbiettivo è stato raggiunto pienamente: Final Fantasy XV è il perfetto punto d’incontro capace di soddisfare le vecchie generazioni e di legare alla sua importante storia le nuove schiere di giocatori.

L’esperienza, almeno parlando della prima metà di gioco, ritrova una struttura molto più aperta e libera rispetto al più recente passato, in particolar modo dopo le tante parole di disapprovazione spese nei confronti dell’eccessiva linearità del tredicesimo capitolo.

La rinnovata struttura open world che affronteremo per buona parte dell’avventura, infatti, si sposa alla perfezione con il concetto di viaggio alla base della storia, conferendo non solo ampia libertà nelle possibilità di spostamento, ma di interagire con l’universo di gioco in maniera molto convincente e in piena sintonia con lo sviluppo dei personaggi. Anche in questo caso, dunque, la base del gioco riesce ad unire il passato al presente, sia a livello di meccaniche sia per quanto riguarda le tendenze negli interessi dei giocatori: la libertà d’azione si avvicina maggiormente alle nuove generazioni, infatti, ma senza togliere nulla allo spirito strategico e riflessivo proprio della base storica della saga. Ne rappresenta una prova, ad esempio, la capacità di Ignis di imparare e cucinare nuove ricette con cui è possibile incrementare temporaneamente le statistiche della squadra con alcuni bonus specifici in base al piatto preparato. Un aspetto che, oltre che per l’originalità, va premiato per l’incentivo in più ad esplorare l’universo di gioco in ogni sua parte.

È bene non confondere, in ogni caso, il termine open world con quello di free roaming, motivo per cui uno degli elementi più discussi della produzione sia proprio il mezzo principale con cui ci sposteremo all’interno dell’enorme mappa di gioco: la Regalia. L’automobile reale che ci permetterà degli spostamenti rapidi da un punto all’altro della mappa, infatti, permette una guida automatica o manuale, ma unicamente su binari. Una sorta di intermezzo in tempo reale con l’azione di gioco. Questo particolare elemento, se da una parte perde consistenza per quanto riguarda la libertà, certamente guadagna dal punto di vista puramente narrativo. Quante volte, infatti, all’interno di un titolo free roaming è capitato di perdersi interi dialoghi per concentrarsi sulla guida? Certo, è pur vero che la Regalia assume un ruolo ben diverso nel momento in cui effettueremo le modifiche finali per farle spiccare letteralmente il volo, ma nonostante questo il solo fatto che un atterraggio non proprio preciso comporti un inevitabile Game Over non porta proprio il giovamento sperato. E comunque, per chi cercasse la piena libertà di spostamento in maniera rapida, potete stare tranquilli perché in questo caso saranno gli storici Chocobo i veri protagonisti dei nostri viaggi.

Stiamo pur sempre parlando, inoltre, di un gioco di ruolo in piena regola, pertanto l’apertura verso una capacità di spostamento più autonoma coincide allo stesso tempo con la necessità di sviluppare attentamente le abilità della propria squadra. E per quanto Final Fantasy XV tenda in gran parte ad una forse eccessiva facilità, non mancano le grandi possibilità dal punto di vista del grinding e della strategia per poter affrontare al meglio ogni singola missione, sia essa una main quest o un incarico secondario. Da una parte, in tal senso, Final Fantasy XV perde la vera e propria natura dei ruoli, per cui ogni singolo personaggio era sviluppato maggiormente in alcune abilità specifiche, anche considerando il fatto che in fase di combattimento avremo la possibilità di controllare unicamente Noctis; tuttavia, l’albero delle abilità sbloccabili tramite l’accumulo di PA in combattimento o come ricompensa per il completamento delle missioni garantiscono una buonissima varietà e un’interazione continua dei personaggi sul campo di battaglia.

E proprio parlando di campo di battaglia, andiamo ad analizzare il rinnovato sistema di combattimento di Final Fantasy XV. Da questo punto di vista è inutile girarci intorno, il battle system di questo quindicesimo capitolo è decismente più action, quasi esclusivamente action. Fatta questa premessa, forse anche un tantino inutile considerando l’evidenza di questo fatto anni prima dell’effettiva uscita del gioco, il sistema di combattimento di Final Fantasy XV risulta molto ben realizzato. Da una parte, la vena action in tempo reale garantisce alti tassi di spettacolarità, caratterizzati dalle proiezioni offensive che potremo effettuare con le diverse armi (fino ad un massimo di quattro) e dalle combinazioni in compagnia dei nostri compagni; dall’altra non toglie nulla alla necessità di affrontare ogni scontro con la testa, prima che con le mani.

La stessa scelta degli equipaggiamenti deve essere presa con la giusta dose di strategia, in quanto ognuna delle armi o degli accessori indossabili porta con sé una serie di caratteristiche precise per poter affrontare ogni tipologia di nemico nel migliore dei modi. Certo, la frenesia dei combattimenti porta qualche piccolo problema prima di tutto nella gestione della telecamera, ancora troppo ballerina, ma soprattutto facilita non poco le possibilità di sopravvivenza. Il motivo è molto semplice: in caso di KO non andremo immediatamente in Game Over, ma subiremo uno stato cosiddetto di Crisi in cui potremo solo defilarci dalla zona calda dello scontro per procedere a curare noi e i nostri compagni di squadra.

Grandi cambiamenti sono stati effettuati anche per quanto riguarda le magie e, soprattutto, le invocazioni. Per le prime, avremo a disposizione tre elementi primari da assimilare nelle vicinanze di un accampamento, vale a dire fuoco, ghiaccio e tuono, per poi distillarle in alcune specifiche ampolle unendole tra loro o insieme a determinati oggetti per potenziarne l’efficacia. Le invocazioni, invece, rappresentano forse l’elemento più spettacolare quanto casuale del sistema di combattimento: il momento in cui potremo invocare una delle creature supreme sarà quasi sempre casuale, spesso legato unicamente ad un momento di particolare difficoltà all’interno di un combattimento, facendo partire una cutscene con il conseguente incantesimo, il più delle volte letale anche per i nemici più ostici.

Il paradiso dei completisti

Ad arricchire il solido gameplay di Final Fantasy XV è sicuramente una delle caratteristiche chiave a fare di questo titolo un vero Final Fantasy, ossia l’end game. Da questo punto di vista, la longevità si rivela molto convincente, richiedendo all’incirca 40 ore per il completamento della trama principale, 75/80 ore per  raggiungere – almeno per quanto riguarda l’edizione PlayStation 4 – l’ambito trofeo di platino e fino a 130 ore per il completamento totale dell’avventura.

In questo senso le possibilità sono davvero sconfinate: sono presenti, infatti, almeno un centinaio di incarichi e quest secondarie di difficoltà variabile, una lunghissima serie di cacce in cui andremo a sfidare le creature più ostiche dell’intero gioco e, infine, una serie di dungeon segreti che metteranno davvero alla prova le nostre abilità. Di questi ultimi basti segnalare il dungeon delle Rovine di Pitioss, che andremo ad affrontare con il solo Noctis e che si rivelerà un dungeon interamente strutturato a platforming, che ci richiederà – da solo – all’incirca 4 ore per essere completato con non poche difficoltà.

Visto da una gondola o da una macchina volante, Eos è un mondo bellissimo

Il comparto tecnico e, in particolare, il Luminous Engine adottato per Final Fantasy XV ha rappresentato uno degli aspetti che più hanno influenzato il lento sviluppo del gioco. La pesantezza del motore grafico è stata notata sin dalle prime build di gioco, una su tutte la discussa Platinum Demo rilasciata nei primi mesi dello scorso 2016.

Il prodotto finale, al contrario, ha trovato la forza di dimostrare tutte le sue potenzialità, animando un mondo di gioco semplicemente fantastico, sia dal punto di vista della caratterizzazione sia per quanto riguarda il vero e proprio impatto visivo. Grandissima ispirazione per le città esplorabili di Final Fantasy XV, in particolar modo per la splendida Altissia, le cui strade e canali sono stati ricalcati dalla laguna veneziana. Ottima anche la realizzazione e la caratterizzazione di tutti i personaggi, principali e comprimari, motivo per cui – in particolare per quanto riguarda gli antagonisti dell’impero di Niflheim – si sente ancora di più la necessità di un ulteriore approfondimento narrativo. La capacità forse più grande del Luminous Engine al suo stadio finale, tuttavia, è rappresentata dagli splendidi giochi di luci ed ombre che si proiettano sui personaggi e sull’ambiente di gioco nell’arco di tutta la giornata, sia in fase diurna sia in notturna, conferendo una naturalezza visiva pregevole.

Parlando di stabilità, da una parte Final Fantasy XV riesce nell’impresa di garantire i 30 fps stabili su entrambe le piattaforme (soprattutto dopo aver risolto i piccoli problemi di frame pacing su PS4), tuttavia ci saremmo aspettati una marcia in più per quanto riguarda il trattamento riservato a PS4 Pro. In questo caso sono presenti due modalità in “bassa” e “alta” definizione, differenza che su un TV 4K si nota non poco, ma la patch promessa per il mese di dicembre che avrebbe dovuto portare lo sblocco del framerate fino ai tanto richiesti 60 fps ancora si sta facendo attendere.

Passando al comparto audio, nonostante siano ormai diversi anni che lo storico compositore Nobuo Uematsu non si occupa della colonna sonora della saga, il lavoro fatto per l’occasione dalla cantautrice/compositrice Yoko Shimomura è superbo. L’intera lista di brani che compone la colonna sonora di questo quindicesimo capitolo ci accompagna in atmosfere sognanti, allegre o tragiche in maniera quasi perfetta, denotando la maturità della compositrice nipponica che abbiamo imparato a conoscere in tempi non sospetti a partire dal primo storico Kingdom Hearts. Ad arricchire l’esperienza d’ascolto ci pensa una trovata divertente e in buona parte nostalgica adottata dagli sviluppatori, che hanno inserito l’intero pacchetto di colonne sonore dei precedenti capitoli come playlist da ascoltare nell’autoradio della Regalia durante i nostri spostamenti.

Final Fantasy XV recensione: le nostre conclusioni

L'esperienza che ho maturato completando Final Fantasy XV fino alle sue più remote sfumature parla di un viaggio bellissimo; tortuoso, certo, ma bellissimo. L'avventura che si vive in compagnia di Noctis e dei suoi compagni rappresenta uno splendido viaggio nel meraviglioso mondo di Eos, nelle sue fragili situazioni sociopolitiche, ma soprattutto nei rapporti personali che si stringono tra i personaggi e lo stesso giocatore. Se non fosse per un comparto narrativo comunque ben scritto, ma sofferente in alcuni punti di vuoto assoluto, Final Fantasy XV avrebbe davvero potuto rappresentare il prodotto più genuino della serie da tantissimi anni. In ogni caso, ciò che più ha saputo stupire è una struttura di gioco estremamente solida, innovativa e allo stesso tempo capace di non snaturare la profonda vena ruolistica che contraddistingue il pesante nome che questo titolo porta sulle sue spalle. In questo modo, Final Fantasy XV rappresenta un passaggio di testimone storico, andando a soddisfare sia i fan di lunga data sia gettando le basi per un grande futuro per le nuove generazioni di giocatori.

Pro
Un mondo di gioco splendido e variegato
Gameplay solido, che innova ma non snatura
Ottimo impatto visivo
Contro
La complessità della narrazione porta qualche vuoto fastidioso
Tende ad un’eccessiva facilità
valutazione finale9

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