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Natura rigogliosa, animali feroci e primitivi poco cordiali: Far Cry Primal

di Giulio Tedescoaggiornato il 28 marzo 2016

«Una boccata d’aria pulita una volta tanto»… «Vedrai, sarà un viaggio alla scoperta della civiltà»… «Che pericoli vuoi trovare quando al massimo puoi trovare qualche nemico armato di clava?»… «È così primitivo»... forse; ma la vita di Takkar è tutt’altro che semplice o tranquilla. Svegliatevi voi ogni mattina con il compito fisso in testa di riunire e far prosperare un’intera tribù; pensateci voi a cercare di tenere il sangue freddo mentre si cerca di domare una tigre con i denti a sciabola, provateci tutti insieme ad assaltare da soli un intero campo nemico composto da esseri umani che ti guardano con la bava alla bocca neanche fossi il più gustoso degli hamburger su due piedi.

Ubisoft Montreal affronta il coraggioso cammino con uno spin-off della serie Far Cry collocando in un setting originale all’interno del mondo videoludico un pensiero volto a cercare di offrire un punto di vista diverso rispetto all’intero tavolo composto dagli fps-action-free roaming di questi ultimi tempi. Grazie infatti alla sua collocazione spaziotemporale digitale, Far Cry Primal permette al giocatore il piacere della scoperta e della sopravvivenza in un mondo in cui non siamo ancora sul gradino più alto della catena alimentare e anzi, arrivare al giorno successivo senza essere sbranati da qualcuno o qualcosa è già un grande risultato. Immergiamoci dunque nella recensione di Far Cry Primal.

10.000 A.C. in salsa videoludica

Uno degli aspetti che non aveva del tutto convinto nel precedente Far Cry 4 è che la formula di gioco, dopo essere stata perfezionata nel passaggio dal secondo al terzo capitolo, nell’ultima iterazione si sia semplicemente seduta sugli allori, godendo di una meccanica funzionale e che rispetto all’episodio precedente offriva qualche magia grafica in più e un “semplice” cambio di location dimenticando le isole tropicali per arrivare invece alle montagne himalayane. Sia chiaro: Far Cry 4 è un ottimo titolo e molto divertente, ma chi poco tempo prima aveva finito Far Cry 3 si ritrovava davanti ad un titolo praticamente identico, simile più ad una grande mod che cambiava flora e fauna virtuali.

Tra qualche cannibale e bestia feroce c’è anche il tempo per ammirare gli splendidi scorci che offre il titoloFar Cry Primal invece sfrutta l’intelligente cambio di setting in modo da cambiare le carte in tavola, potendo giustificare una crudeltà e difficoltà superiori, offrendo un gameplay che si schiude sempre di più ad ogni passo effettuato nella mappa di Oros e riuscendo a mascherare in ottimo modo quella sensazione di ripetitività che è insita in ogni produzione free roaming e che in un modo o nell’altro arriva sempre ad un certo punto, specialmente dopo aver passato decine e decine di ore nella stessa mappa. Strutturalmente alla base troviamo il Far Cry che abbiamo già imparato a conoscere, ma basta togliere fucili e pistole per inserire una fauna molto aggressiva per ritrovarci una componente survival intelligentemente inserita e stimolante per l’utente seduto dall’altra parte dello schermo.

Il nostro primitivo protagonista è Takkar, e il gioco, settato temporalmente all’anno 10.000 A.C., ci lancia subito in una battuta di caccia contro dei mammut per imparare i rudimenti del titolo. L’operazione di gruppo non finirà nel migliore dei modi, lasciandoci completamente soli e alla ricerca del nostro clan ormai ridotto a donne e uomini vagabondi e continuamente oppressi da altre due tribù locali: una con la passione morbosa per il fuoco, l’altra per la carne umana. Gente simpatica da avere come vicini di casa insomma, specialmente quando oltre che rischiare di trovarsi un piede mangiato da un primitivo affamato, c’è anche il rischio di venire divorati da un’intera schiera di predatori costantemente a caccia. Se avete un po’ di acume, avrete già capito come il lato narrativo non sia la parte preponderante in Far Cry Primal, ma piuttosto componga una serie di missioni che hanno il fine ultimo di ampliare il nostro villaggio o le nostre abilità.

Più che vivere un filone narrativo focalizzato su determinati avvenimenti, il gioco ci chiederà di radunare nella nostra iniziale caverna qualche personaggio chiave come la raccoglitrice, l’artefice, il guerriero, lo sciamano e così via. Ognuno di essi, soddisfandone le richieste e migliorando le rispettive capanne attraverso il raccoglimento di materiali, ci daranno nuove missioni e possibilità di creare nuovi oggetti per ampliare le nostre iniziali chance di sopravvivenza. Tutto Far Cry Primal ruota appunto attorno al concetto di sopravvivenza: la nostra e quella del nostro popolo, i quali avranno continue richieste da soddisfare come problemi da risolvere o altri membri da salvare dalle tribù ostili. Per avanzare nella trama si dovranno compiere le missioni per i vari specialisti che avremo riunito nel nostro territorio: grazie a loro vedremo aumentare le nostre possibilità in termini di gameplay, ma vivremo al tempo stesso le vicende che ci porteranno a scontrarci con le tribù locali ed assaporarne la loro estrema ferocia.

Non mancheranno anche le missioni secondarie come la conquista di avamposti, l’esplorazione di grotte, la raccolta di collezionabili o le richieste dei normali popolani. In questo senso il lato artistico venutosi a creare è impeccabile e l’intero ambiente di gioco, dalla mappa alla fauna senza dimenticare le fazioni nemiche, verte su una forte contrapposizione tra la naturalezza dell’ambiente rispetto alla crudeltà delle creature che lo abitano. Oros è una terra spietata, in grado di lasciarci ammaliati dai paesaggi che offre allo spettatore, ma senza lasciarlo completamente al sicuro per via di tutto quello che vive e respira che profuma di potenzialmente mortale ai nostri primitivi occhi.

Eat. Sleep. Survive. Repeat.

E come potremo sopravvivere nella vasta mappa di Oros se non attraverso l’inserimento delle meccaniche dei sandbox odierni? Tralasciando parametri come fame e sonno (che personalmente avrei inserito in una difficoltà apposita), Far Cry Primal ha al suo interno i meccanismi di raccolta risorse e quindi di crafting già derivati da altri titoli. Ecco quindi che ci saranno diversi tipi di rami con cui interagire per poter creare frecce per il nostro arco, così come la raccolta di una diversa varietà di pietra per poter potenziare i nostri rudimentali utensili o utilizzarli per il miglioramento delle capanne dei personaggi principali; così come saranno presenti le diverse carni e pelli da ottenere scuoiando gli animali. Per poter esplorare tutta l’ambientazione di gioco sarà addirittura necessario fabbricare dei vestiti apposta per resistere al freddo, pena il congelamento immediato dopo qualche minuto passato seminudo in mezzo una nevicata bella e buona.

Il sistema è profondo quanto basta per continuare ad offrire qualcosa di nuovo al giocatore, senza però ammorbarlo con meccanismi astrusi e di difficile comprensione. Tutto il sistema di risorse e crafting si gestisce attraverso le apposite voci chiaramente espresse nei menu: vedremo dunque la pagina Creazione dove trovare i nostri equipaggiamenti craftabili con le rispettive richieste per essere soddisfatti; la sezione Abilità con cui andare a sbloccare perk dopo perk le nostre abilità personali come il poter domare specie sempre più grandi e pericolose, e le probabilità più elevate di raccogliere risorse rare, o il poter creare più frecce con lo stesso costo di legno. Importante sarà anche la scheda Villaggio con il quale avremo modo di vedere il livello di miglioramento raggiunto dai personaggi che avremo chiamato nel nostro campo, così come i bonus attivi relativi alla popolazione che avremo chiamato con noi.

L’utente col pad in mano sarà continuamente stimolato nel cercare e raccogliere risorse, così come a partecipare agli eventi casuali sulla mappa che forniranno preziosi punti esperienza e abitanti in più con cui aumentare le nostre fila. Più ci lasciamo catturare dalle meccaniche survival e gestionali di Far Cry Primal, più questo ci premierà e ci darà maggiori possibilità di gameplay che potremo sfruttare a nostro favore sia in combattimento, che nell’esplorazione, che nella raccolta e gestione delle risorse. Ubisoft, utilizzando la novità del setting preistorico dunque, riesce a mascherare ottimamente quell’effetto ripetitività, dove anche se per tutto il gioco non faremo altro che raccogliere risorse, collezionabili e uccidere animali ed esseri umani, questo non peserà in alcun modo all’utente, che invece si troverà sufficientemente impegnato a dover raccogliere un numero necessario di pelle speciale di lupo bianco all’interno di una grotta per potenziare un relativo strumento, mentre al suo interno dovremo fare i conti con branchi di canidi affamati della nostra carne.

Il bello di Far Cry Primal è anche e proprio questo: per quanto saremo evoluti dentro al titolo, non saremo mai invincibili vista la ferocia della fauna locale. Ogni missione principale ci darà uno strumento in più per la nostra sopravvivenza, così come i vari perk divisi per categoria ci daranno un ventaglio più ampio di possibilità (come esecuzioni multiple, un minor costo di risorse per fabbricare gli oggetti, la probabilità più ampia di trovare risorse rare), ma anche potenziando al massimo Takkar, un mammut molto arrabbiato saprà comunque fornire una sfida da non prendere sotto gamba se non vogliamo ritrovarci incornati da un pachiderma enorme, peloso, zannuto e sufficientemente adirato nei nostri confronti. Questo è un ottimo aspetto da considerare visto che nelle produzioni più blasonate dopo qualche ora di gioco ci si ritrova sostanzialmente invincibili, facendo crollare inesorabilmente il fattore difficoltà e, a seguire dopo poco, anche quello del divertimento.

La produzione Ubisoft Montreal maschera in ottimo modo quel senso di ripetitività insito in ogni titolo free roamingUna delle grosse novità di Far Cry Primal rispetto agli altri capitoli è la capacità insita nel nostro protagonista di domare le creature animali. Una volta appresa la relativa abilità (non potrete mica subito farvi amico un orso bruno) basterà adescare un predatore con un pezzo di carne, avvicinarsi e domarlo tramite la pressione di un tasto per averlo come nostro alleato al nostro fianco: dal gufo utilizzato come ricognitore e “bombardiere”, alle varie tigri, leopardi, lupi, orsi, leoni delle caverne per una ventina abbondante di creature ognuna con i propri valori di velocità, forza e furtività. Difficilmente utilizzerete un’altra creatura oltre la tigre dai denti a sciabola data la sua velocità e ferocia, ma ovviamente sarà una delle ultime creature che potrete farvi amica. La presenza di un animale al nostro fianco è utile anche nel caso volessimo spostarci più velocemente oltre ai nostri fidati piedi. Non avendo a disposizione camion, deltaplani o tute alari, l’unico mezzo di trasporto sono i dorsi di quegli animali che avremo domato, sempre tramite sblocco della relativa abilità. Avere un orso come amico inoltre ci protegge dagli attacchi della fauna locale, in modo da potersi dedicare a caccia ed esplorazione senza avere il timore di essere attaccati alle spalle da un leopardo inferocito.

L’aspetto più debole della produzione francese risiede però nel combattimento corpo a corpo: se fino a quando si usano schegge e bombe da lanciare e i diversi tipi di arco, il feeling per il gameplay non è diverso dai precedenti Far Cry, ma quando imbracceremo le due diverse clave che abbiamo a disposizione (o le lance utilizzate negli scontri ravvicinati), il titolo mostra un livello qualitativo minore, rappresentato specialmente da un’insufficiente feeling dei colpi inferti, anche se il colpo caricato della clava a due mani rappresenta solitamente l’ultimo punto di ogni discussione tra due o più persone.

Divertente invece il privare Takkar di una qualsiasi torcia da portare a mano, obbligandoci invece a dare fuoco ai nostri utensili per illuminare l’oscurità delle grotte, o per dare fuoco agli accampamenti nemici. Dovremo dunque tenerci dietro sempre dei materiali per continuare a craftare oggetti che finiranno bruciati a forza di utilizzarli come illuminazione di fortuna.

Questa mappa l’ho già vista

Camminare per le lande di Oros è sempre stimolante. Abbiamo tra le mani un ambiente decisamente vasto, se si considera il fatto di doverlo girare esclusivamente a piedi o cavalcando qualche creatura, e anche variegato nella sua conformazione. Passeremo infatti da foreste ad ambienti più aperti, così come zone perennemente innevate da affrontare con l’equipaggiamento adeguato. La protagonista assoluta è ovviamente la natura assolutamente incontaminata, ma la presenza dell’uomo si farà comunque notare con diversi accampamenti di diversa grandezza e qualche struttura rudimentale come archi di rami intrecciati o menhir di pietra come santuari. In un modo o nell’altro ci sarà sempre qualcosa da vedere e da scoprire, in aggiunta poi della pericolosità faunistica, nell’esplorare Oros ci sarà sempre un pizzico di tensione verso quello che potrà succederci mentre avanziamo verso un nuovo avamposto inesplorato.

L’impatto meramente grafico è ottimo: per 30 fps sicurissimi in ogni occasione, Far Cry Primal dipinge un paesaggio perennemente autunnale composto dalla forza della natura. Le texture sono definite e le animazioni degli animali sono veramente molto ben riprodotte e letteralmente ci fermeremo ad ammirare due leoni che si scontrano tra di loro, o vedere una tigre assaltare un mammut. La parte umana non è sicuramente da meno, e anche i filmati ricreati col motore di gioco sono di ottima fattura.

La fauna di Far Cry Primal svolge un ruolo talmente importante da aver dedicato tutta la creazione di varie routine comportamentali dei vari animali di diversa tipologia: dai placidi erbivori perennemente in branco, ai cacciatori felini che tenderanno agguati solitari o lupi in branchi da tre o quattro componenti. Ogni specie animale avrà i propri comportamenti all’interno della mappa di gioco e anche i loro attacchi nei nostri riguardi sono molto attenti visto l’utilizzo ora della forza del numero per disorientare, ora l’utilizzo della vegetazione più fitta per colpire all’improvviso senza essere visti. È galvanizzante restare qualche decina di ora in un ambiente digitale che però continua ininterrottamente a mostrare vita ad ogni passo mosso e ad ogni struttura scoperta.

Non aspettatevi una chissà quale profondità dalla trama offerta da Far Cry Primal L’unico lato un po’ noioso nel titolo è la presenza di un effetto foschia che desatura i colori alla lunga distanza: praticamente un effetto nebbia ridotto al minimo che non fa altro che slavare i caldi colori autunnali all’aumentare della distanza visiva ed è un peccato perché smorza un minimo l’atmosfera, anche se dopo qualche ora ci si sarà fatta talmente tanto l’abitudine da non farci neanche più caso.

Sul fronte audio Far Cry Primal si compone per sonorità ovviamente a stampo tribale, ed è un valore aggiunto il fatto che i personaggi non parlino alcuna lingua corrente e che i settaggi di lingua nel gioco riguardano esclusivamente i testi: gli sviluppatori hanno infatti optato per dare un linguaggio primitivo e sconosciuto basato su idiomi proto-indoeuropei. La culla delle varie lingue odierne. Anche la composizione dei dialoghi stessa sarà molto primitiva come obbliga il setting scelto: non ci dovremo aspettare quindi vari discorsi di natura filosofica o chissà che altro: qua si parla di sanguemolle, grandi spiriti e orecchie da portare come trofeo.

Far Cry Primal: le nostre conclusioni

Far Cry Primal nella sua natura di spin off – che vede riciclate alcune animazioni del quarto episodio, così come la morfologia stessa della mappa ha più di qualche punto in comune – vince e convince. Il setting preistorico basta per inserire e giustificare le componenti di crafting e survival che abbiamo già visto in altre produzioni. Oros è vasta, varia e popolata da creature che vivono, sopravvivono e molto spesso metteranno gli occhi su di voi per trasformarvi in cena. Il divertimento e la curiosità rimangono alte per tutta la ventina di ore necessarie a terminare tutte le missioni principali, ma che possono tranquillamente aumentare a trenta o quaranta se si decide di completare anche le missioni secondarie e raccogliere tutti i collezionabili sparsi sulla mappa. È un titolo stimolante e che intelligentemente utilizza un setting originale nell’ambiente videoludico per giustificare una difficoltà più alta e ricordare al giocatore di non essere una creatura invincibile.

Fortemente consigliato per tutti gli appassionati del genere, personalmente aspetterei un calo di prezzo prima di acquistarlo in assoluta sicurezza di quello con cui sto andando ad impiegare le prossime 35 ore di gioco, specialmente per coloro che hanno giocato di recente o il terzo o ancora di più il quarto episodio da cui questo Primal prende in prestito fin troppo. Se interessati all’acquisto, Far Cry Primal è disponibile su PlayStation 4, Xbox One e da qualche giorno anche su PC, raggiungibile con un click tramite Amazon.

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