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Dual Pixel RAW: tutto quello che c'è da sapere

di Marco Rotunnoaggiornato il 6 luglio 2017

Negli ultimi anni i produttori per differenziarsi e competere nel mercato delle reflex hanno dovuto affidarsi a tecnologie sempre più evolute e sviluppare software innovativi e coinvolgenti. Il valore aggiunto ormai è difficilmente raggiungibile tramite le caratteristiche tecniche delle fotocamere che più o meno si equivalgono tra i maggiori produttori; serve qualcosa di più, che aiuti a migliorare maggiormente l’esperienza nel mondo della fotografia digitale. Canon ha pensato allora di introdurre la funzione Dual Pixel RAW sulla sua nuova Canon EOS 5D Mark IV, l’ultimo modello di reflex top di gamma uscita negli ultimi mesi del 2016 che abbiamo anche avuto modo di provare. In questo articolo cercheremo di capire cos’è questa tecnologia, perché viene spesso confusa con un’altra applicazione, come funziona e quali miglioramenti porta concretamente quando viene utilizzata.

Dual Pixel RAW: cos’è

Dual Pixel RAW è la nuova funzione rilasciata da Canon assieme all’uscita della EOS 5D Mark IV, per questo motivo è presente solo su questo recente modello – non sappiamo tuttavia se sarà inserita all’interno delle prossime fotocamere previste per il futuro. Per via del suo nome, viene spesso confusa con la tecnologia su cui si basa, ovvero il sensore Dual Pixel CMOS AF, sempre della stessa azienda. Quest’ultima innovazione consiste nell’integrazione di due fotodiodi distinti per ogni pixel del sensore, che leggono separatamente la messa a fuoco automatica del rilevamento di fase, per poi ricongiungerla per l’elaborazione di imaging.

Questa innovazione permette una copertura di oltre l’80% dell’area Live View con un’elevata precisione, senza compromettere la qualità dell’immagine. In parole semplici si potrebbe quindi dire che Dual Pixel RAW è un formato d’immagine che contiene più informazioni rispetto ai formati RAW tradizionali, che attualmente è possibile ottenere solo con la fotocamera digitale Canon EOS 5D Mark IV. La fotocamera è in grado di creare file di questo formato grazie al sensore Dual Pixel CMOS AF, da cui prende anche il nome il formato stesso.

Dual Pixel RAW: come funziona e a cosa serve

Grazie al nuovo sensore Dual Pixel CMOS AF, Canon EOS 5D Mark IV può sfruttare entrambi i fotodiodi di ognuno dei suoi 30.4 megapixel oltre che per ma messa a fuoco, per generare un file RAW che contiene due foto all’interno. Se immaginiamo infatti ogni fotodiodo come A e B, e consideriamo che ogni pixel li contiene entrambi, otterremo una foto generata solo con i fotodiodi A ed una con solo i fotodiodi B, avendo quindi di fatto due immagini generate contemporaneamente, con gli stessi parametri e la stessa luce, che hanno la stessa qualità, ma che hanno raccolto informazioni leggermente diverse.

Di conseguenza verrà salvato un unico file RAW che peserà il doppio, poiché mostrerà l’immagine combinata di A e B come avviene con tutti i sensori Dual Pixel CMOS AF, ma avrà salvato all’interno anche i dati dell’immagine generata solo con i fotodiodi A. Quest’ultima immagine conterrà qualsiasi dato di parallasse che può essere misurato consentendo l’estrapolazione delle informazioni sula distanza del soggetto.

Avere i dati ottenuti da entrambi i fotodiodi serve a effettuare delle micro-regolazioni della posizione per ottenere una nitidezza ottimale grazie alle informazioni sulla profondità contenute all’interno del file. In altre parole è possibile effettuare dei micro aggiustamenti sulla nitidezza e la messa a fuoco sfruttando le informazioni dell’immagine “nascosta” nel file RAW. Sarà quindi possibile andare ad agire su tre parametri: sulla regolazione dell’immagine per recuperare la nitidezza dove necessario; utilizzare la funzione Bokeh Shift per regolare la posizione delle zone fuori fuoco o utilizzare l’effetto bokeh per ottimizzare la composizione; e infine per ridurre l’effetto ghosting provocato dai riflessi interni dell’obiettivo.

La parte più interessante è la possibilità di correggere i micro errori di messa a fuoco, come ad esempio in un ritratto se si sbaglia l’occhio a fuoco può essere possibile in linea teorica andarlo ad aggiustare in post produzione. Canon consiglia dei parametri per ottenere i massimi risultati dalla funzione Dual Pixel RAW, come una distanza focale di almeno 50mm, un’apertura inferiore o uguale a f/5.6 e un valore ISO che non superi i 1600.

Dual Pixel RAW: come si usa

Per usare la funzione Dual Pixel RAW è necessario essere in possesso di una Canon EOS 5D Mark IV, visto che attualmente è l’unica fotocamera in grado di sfruttare questa nuova tecnologia. A questo punto bisognerà aprire il menu della reflex, nella prima sezione cercare la scritta “Dual Pixel RAW”, premere Ok e selezionare “Abilita” (Enable se il menu è in inglese). Sarà tuttavia necessario andare a modificare anche la qualità dell’immagine, presente sempre nel primo pannello del menu, e scegliere la modalità RAW. Importante ricordarsi che per sfruttare la modalità dual pixel RAW non può essere selezionata né la qualità di immagine come S-RAW, né come M-RAW. Un altro fattore importante da considerare consiste nella parte legata alla post produzione.

Quando si vuole editare un file Dual Pixel RAW, i micro-aggiustamenti possono essere effettuati solo tramite il software originale Canon Digital Photo Professional. Non è possibile aprire il file né in Camera RAW, né su Adobe Lightroom. Adobe per ovviare questo problema consiglia di aprire il file con il software di Canon, effettuare i micro aggiustamenti e correggere il bilanciamenti del bianco, salvare il file in formato TIFF e a quel punto aprirlo sul proprio editor di immagini preferito. L’azienda ha anche annunciato che in futuro offrirà un maggior supporto per questa nuova tecnologia, senza specificare tuttavia la data e il tipo di supporto. Tramite il software della casa produttrice Canon Digital Photo Professional, ci si troverà di fronte l’immagine con a lato una barra menu che consentirà di effettuare i micro aggiustamenti. La prima finestra del menu mostrerà proprio l’opzione “Image Microadjustment“, spuntando la casella si andrà a decidere il livello di intensità (Strenght) alzandolo verso destra e abbassandolo verso sinistra, mentre spostandosi verticalmente si potrà decidere se agire sulle modifiche del focus. Teoricamente questa funzione dovrebbe permettere di migliorare la messa a fuoco, se ad esempio l’occhio di una modella o modello che sarebbe dovuto essere a fuoco risulta sfocato, si dovrebbe riuscire a mettere a fuoco spostando la levetta digitale in alto o in basso a seconda del contesto. Tuttavia non sempre si riesce a correggere perfettamente questo elemento, dipende molto da tantissimi parametri e dalla composizione della foto. La funzione Bokeh Shift può essere controllata spuntando la seconda casella, a questo punto si potrà spostare lo sfocato verso destra (Right) o verso sinistra (Left). Ricordarsi che si tratta sempre di micro aggiustamenti, quindi spostando la levetta ad esempio tutta a destra non si avrà comunque un cambiamento intenso. Infine troviamo la modalità Ghosting Reduction, spuntando questa casella sarà possibile scegliere l’area dove si vuole agire e diminuire l’effetto ghosting.

Considerazioni finali

Dopo aver capito e definito meglio cos’è Dual Pixel RAW, è opportuno fare alcune considerazioni al riguardo. Per prima cosa bisogna considerare che, anche se in linea teorica può essere molto interessante la possibilità di correggere il fuoco in post produzione, nelle sessioni di shooting quotidiane difficilmente può capitare, e in ogni caso si tratta di una micro correzione che quindi spesso non migliorerà così tanto la foto. La modalità Bokeh Shift che permette di usare l’effetto bokeh per ottimizzare la composizione può sembrare carina, ma guardando molti video online ci si rende conto di quanto cambi poco nella realtà la composizione generale della foto. L’unica parte che per ora sembra convincente, o meglio più convincente rispetto alle altre, è la riduzione del ghosting che effettivamente può rovinare alcuni scatti non offrendo nessun risultato creativo e di conseguenza è sempre meglio ridurlo il più possibile, anche se c’è da dire che anche qui, non si vedranno dei grossi risultati.

Bisogna anche tener conto del peso che le immagini prodotte con la tecnologia Dual Pixel RAW hanno, che è pari al doppio di un file RAW tradizionale, già di suo il file più pesante che si possa ottenere. Di conseguenza se ipotizziamo una media di 30 MB per foto, arriveremmo a 60 MB per ogni foto scattata in questa modalità, decisamente molto elevata. In altre parole la nostra scheda si riempirà il doppio più velocemente rispetto alla normalità, motivo per cui bisognerà scegliere la miglior scheda SD sul mercato, che ovviamente avrà dei costi più elevati rispetto alle classiche. Sarebbe carino utilizzarla giusto su alcune foto, ma nelle situazioni reali questa possibilità risulta davvero molto improbabile, visto che comunque bisognerebbe andare ad aggiustare i parametri nel menu e poi ricordarsi di toglierli.

Un’altra scomodità è il passaggio obbligato a Canon Digital Photo Professional e la successiva conversione in tiff per post produrre la foto sui nostri software di foto-ritocco preferiti. Questo è un limite ulteriore che fa capire l’impossibilità di poter gestire molte foto con questa nuova modalità, almeno per il momento. Infatti bisogna anche considerare che quando si converte un file RAW in TIFF, le dimensioni che occupa sul disco aumentano, quindi andranno ad occupare ancora più spazio sulla memoria. Anche se Adobe ha annunciato che provvederà ad introdurre degli aggiornamenti per questa modalità, dubitiamo che tali modifiche permetteranno la gestione dei micro-aggiustamenti. Probabilmente, se mai ci dovessero essere, permetteranno solo la lettura dei file Dual Pixel RAW sui software, ma a questo punto non avrebbe nemmeno senso scattare con quel tipo di formato perché non sarebbe comunque possibile andare ad effettuare i micro aggiustamenti.

Questa nuova modalità di elaborazione di immagini di Canon, lascia un po’ il tempo che trova. Presentata come una grossa innovazione nel mondo della fotografia digitale, nelle situazioni reali non è poi così conveniente. Sarebbe stato molto più interessante e attraente trovare una funzione come la post focus presente su alcune fotocamere Lumix di Panasonic, che permette di selezionare il punto di messa a fuoco anche dopo lo scatto di essere sempre sicuri di avere la foto a fuoco nel punto giusto. Con Dual Pixel RAW invece si ottengono file molto pesanti, difficili da elaborare e senza ottenere dei grossi risultati a livello di immagine ma dei micro-aggiustamenti. Forse ha preso più ispirazione dalla tecnologia Pentax Pixel Shift Resolution, che scatta integrando 4 scatti in un unico file montato in sequenza, formando un’unica foto ad altissima definizione per migliorare i colori e la qualità degli oggetti non in movimento. Tuttavia questa modalità di Canon non migliora nemmeno la nitidezza e i colori delle immagini, cosa che sarebbe stata invece molto utile e apprezzabile, per cui sarebbe valsa la pena riempire più in fretta la memoria.

Viene davvero difficile trovare una situazione reale e concreta dove si potrebbe pensare di utilizzarla, forse giusto per quei pochi scatti a cui si tiene molto e che si vuole siano perfetti anche nei più piccoli particolari, più una questione di “prova” e piacere personale, che non trova nessuna utilità nell’utilizzo professionale, creando al contrario ostacoli. Sicuramente la Canon EOS 5D Mark VI è un’ottima fotocamera e tra le migliori reflex full frame che si possono desiderare. Tuttavia questa funzione è un di più che in realtà avrete difficilmente modo di usare e che potrebbe addirittura far perdere tempo inutilmente, a parte in alcuni rari casi in cui anche le micro imperfezioni vanno sistemate. Il nostro consiglio finale quindi è, se siete orientati sulla scelta della Canon 5D Mark IV è certamente un’ottima fotocamera, non fatevi però minimamente condizionare da questo parametro se siete indecisi, perché non ne vale la pena. Probabilmente proverete la modalità per i primi giorni, dopodiché la disattiverete per poi dimenticarvi di averla.