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DOOM: un glorioso ritorno a suon di carneficine

di Federico Parraviciniaggiornato il 19 de mayo de 2016

Ci sono tante cose che DOOM non è stato. Non è stato, al contrario del pensiero di molti, il primo sparatutto in prima persona, in quanto anticipato dall’opera prima di id Software, Wolfenstein 3D; non è stato il primo videogioco ad offrire una componente multiplayer online. Eppure, in un modo o nell’altro DOOM ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un indissolubile punto di riferimento nell’intera storia del gaming.

La creatura nata dalle (folli) menti di John Romero e Tom Hall ha saputo non solo confermare le basi di un genere ad oggi tra i più giocati nel panorama videoludico, ma è stato in grado di assurgere in breve tempo ad un fenomeno mediatico di massa. Dai primi capitoli di DOOM fino all’uscita di Ultimate DOOM, gli utenti avevano particolarmente apprezzato l’interazione diretta che gli veniva offerta dal titolo, grazie ad una struttura sufficientemente open che ne permettesse la modifica da parte degli stessi giocatori per la creazione di nuovi livelli personalizzati.

Con l’evolversi rapido delle tecnologie nello sviluppo dei videogiochi, la fama di DOOM non seppe rispettare nella giusta maniera il passo con i tempi, almeno fino alla travagliata uscita del terzo capitolo nel 2004. Se da una parte id Software seppe ancora una volta innovare dal punto di vista tecnico, dall’altra DOOM 3 soffrì di un distacco sin troppo netto dai suoi gloriosi predecessori, puntando molto su una progressione più lenta e sull’evoluzione narrativa, lasciando da parte l’immediatezza e la frenesia che avevano contraddistinto la serie fino a quel momento.

E giungiamo, a più di 10 anni di distanza, a questo rinnovato DOOM, che segna il ritorno dello studio originale affiancato dall’esperto supporto di Bethesda. Dall’inizio dei lavori nel lontano 2008 come quarto capitolo ufficiale si è passati alla decisione di dare a questa serie pluridecennale un nuovo inizio; o meglio, un ritorno. Un ritorno che – è quanto mai doveroso anticiparlo – ci ha stupito, in positivo.

Semplicemente DOOM

Perché tanto entusiasmo, vi chiederete. Non è facile, infatti, dare una giustificazione puramente oggettiva al fatto che DOOM è riuscito in molti sensi a dare una lezione di stile all’intera industria videoludica; un’industria di cui non è più padrone incontrastato da moltissimo tempo. In poche parole, questo nuovo DOOM è semplicemente DOOM, comunque la si voglia vedere: il rischio enorme che si sono presi id Software e Bethesda di proporre nel 2016 un titolo dalle meccaniche tanto semplici, quanto apparentemente superate, si è rilevato una magnifica sorpresa. Contrariamente a quanto si potesse inizialmente pensare, DOOM è stato in grado di dimostrarci come il suo enorme successo sia stato giustificato dal 1993 ad oggi; e che non cambiando metaforicamente una sola virgola, questo titolo riesce a coinvolgere, entusiasmare e dominare anche mantenendosi ben saldo alle sue radici.

Partiamo subito con il punto cruciale che fino all’uscita era rimasto ancora molto nell’ombra, vale a dire la Campagna in single player. Ecco, dubbi e timori sono durati esattamente il tempo del caricamento iniziale precedente l’inizio della partita, lasciando presto spazio ad un unico pensiero: «Non riesco davvero a credere che bastasse una grafica rinnovata per fare di DOOM un nuovo capolavoro!».

Eppure è stato così: per chi avesse giocato ed amato i primi capitoli, si ritroverà ben presto a casa, immerso ancora una volta in quelle folli mappe labirintiche, in quell’atmosfera allo stesso tempo ignorante e suggestiva, ma soprattutto ancora una volta ad agire con un solo scopo: eliminare nella più totale caciara centinaia e centinaia di demoni. Non per questo motivo dovete prendere il mio parere come quello di un vecchio fan che ha trovato nuovamente la gioia dell’infanzia, soprattutto in virtù del fatto che i primi capitoli li giocai molto tempo dopo la loro uscita, pur apprezzandoli notevolmente. Proprio in questo senso, il mio entusiasmo non è scaturito semplicemente dalla dimostrazione di questo ritorno in grandissimo stile, ma proprio perché ha saputo divertirmi a livelli che non credevo più possibili con uno sparatutto in prima persona così palesemente vecchia scuola.

La campagna di DOOM saprà impegnarvi e divertirvi senza mai calare di ritmoNella sua trama comunque presente, ma quasi da sfondo al più puro aspetto di gameplay, DOOM riesce a non calare quasi mai di intensità per tutta la durata della campagna, dalle distese di Marte ai claustrofobici corridoi della stazione UAC, fino ai cancelli dell’Inferno. L’intera avventura si è rivelata ottima anche dal punto di vista della longevità, che vi terrà impegnati mediamente tra le 10 e le 15 ore di gioco. L’alternanza di scontri più elementari a battaglie frenetiche che ci terranno con il fiato sospeso per poi esplodere in un’esultanza ai limiti della legalità favorisce una fruizione continua e sempre intensa, ma comunque in grado di sottolineare con la giusta considerazione le sessioni della campagna più importanti. In sostanza, l’aspetto più discusso dell’intero progetto, non tanto per le sue potenzialità quanto per la sua predominanza rispetto alla ben più pubblicizzata modalità multiplayer, si è rivelato forse l’aspetto migliore di questo nuovo DOOM.

E proprio parlando di modalità multigiocatore, quest’ultima era stata in parte criticata in occasione dei primi beta test per quanto riguarda la varietà di contenuti a disposizione. Ebbene, da questo punto di vista la release finale di DOOM è stata in grado di arricchire sensibilmente le modalità a disposizione del giocatore, offrendo le modalità più classiche fino a quelle più (o meno) originali. Strutturalmente, infatti, il comparto multiplayer risulta decisamente solido sia dal punto di vista dei contenuti sia per quanto riguarda la stabilità dei server, ma parleremo del suo funzionamento nel dettaglio nel capitolo successivo.

Chiude l’offerta di DOOM la modalità SnapMap, il potente editor di gioco con cui i giocatori avranno la possibilità di creare non solo mappe totalmente personalizzate con il semplice editing di blocchi tratti da diverse mappe, ma potranno addirittura creare modalità di gioco uniche da poter condividere istantaneamente con il resto della community. Il sistema si rivela sufficientemente intuitivo per quanto riguarda la modifica di base, permettendo la nascita di folli arene di gioco con un semplice sistema di copia e incolla tra i diversi blocchi a disposizione, dagli omaggi a 8 e 16 bit fino alle porzioni delle mappe presenti di base all’interno del gioco. Un ottimo strumento, insomma, per estendere non poco l’esperienza di gioco, sempre se avrete un minimo di dimestichezza e soprattutto di pazienza.

Frenetica distruzione

Ma bando alle ciance! Se dal punto di vista della semplice struttura era ben chiaro a tutti cosa il nuovo DOOM avesse da offrire, naturalmente l’aspetto fondamentale da trattare in questo tipo di videogioco è senza dubbio il gameplay. In questo caso la parola d’ordine è una soltanto: Frenesia. Con un’immediatezza quasi spiazzante, DOOM ci catapulta nel vivo dell’azione di gioco, mettendoci un’arma in mano con il solo scopo di lasciarci alle spalle migliaia di demoni stecchiti.

Ma se da un lato un tale presupposto è ben rintracciabile in decine di produzioni videoludiche differenti, DOOM ci mette subito nelle condizioni di farlo con una velocità spasmodica, abbinando la frenesia di combattimento ad una dinamicità di rara profondità.

Solo all’apparenza, infatti, questo titolo appare sì divertente, ma alquanto superficiale. Al contrario, la rapidità dei nostri movimenti avrà un ruolo determinante ai fini del gameplay, spingendoci ad attuare una variazione continua delle armi, dei nostri potenziamenti e sfruttando interamente la mappa di gioco. Molta attenzione è stata riservata alle esecuzioni, o glory kills, con cui potremo finire i nemici con delle animazioni corpo a corpo a dir poco cruente. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, in molti hanno sollevato dei dubbi sul fatto che il continuo uso delle esecuzioni potesse spezzare eccessivamente l’azione di gioco. Al contrario, le glory kills risultano tanto divertenti quanto rapide, permettendo in ogni caso una continuità d’azione senza cali di nessun tipo, sia nella campagna principale sia nella modalità multiplayer online.

Prima di tutto, l’arsenale è molto ben variegato sia nella sua selezione di base sia per quanto riguarda i potenziamenti a disposizione del giocatore. Nel corso della campagna il numero delle uccisioni garantirà contemporaneamente l’incremento di punti esperienza per procedere al potenziamento del nostro personaggio. Dopo un tot numero di uccisioni, infatti, saranno sbloccati dei token per incrementare il danno, la capienza o la stabilità delle armi oppure le abilità difensive del nostro protagonista. Allo stesso modo, ogni livello metterà a disposizione diversi potenziamenti unici sparsi nella mappa di gioco con cui potremo sbloccare abilità supplementari delle armi o aumentare le statistiche di base come punti salute, corazza massima e numero massimo di munizioni.

Le mappe labirintiche ci porteranno ancora una volta a sudare freddo per trovare tutti i segretiAl classico “corri e spara”, inoltre, DOOM alterna la pura azione ad alcune sessioni di platforming che ci permetteranno di sfruttare pienamente la dinamicità del gioco, a volte – purtroppo – con risultati frustranti. Lo stesso discorso vale anche per le diverse mappe di gioco, che riprendono la classica struttura labirintica piena di aree segrete, che ci costringerà a manovre incredibili per poter essere esplorate in tutti i loro angoli più remoti. DOOM mantiene anche la sua natura a livelli separati, nel senso che il completamento di ogni livello viene valutato singolarmente una volta completato, resettando anche gli oggetti raccolti per il prosieguo dell’avventura: oggetti fondamentali come tessere d’accesso, infatti, dovranno essere recuperato nuovamente in ogni nuovo livello.

Discorso decisamente a parte per quanto riguarda l’intero comparto multigiocatore, che rappresenta in un certo senso un titolo a se stante. In questo caso DOOM ci riporta ancora una volta in un genere storico dei videogiochi, vale a dire quello degli FPS Arena. Come nei più amati Quake e Unreal Tournement, anche DOOM ci porta ad esaurire i nostri caricatori all’interno di mappe chiuse in grado di aumentare ancora una volta la velocità dell’azione e la variabilità dei risultati.

Ciò non significa assolutamente una mancanza di profondità, ma semplicemente un approccio molto differente ai più diffusi (oggi) shooter in prima persona a struttura aperta, mettendo in risalto ancora una volta le capacità dinamiche del gameplay di DOOM. Apprezzando ancora una volta la buona varietà di modalità, per quanto non tutte qualitativamente simili, molte possibilità sono offerte anche dal livello di personalizzazione del personaggio. C’è da dire che le modifiche apportabili sono praticamente tutte di carattere estetico, dai modelli ai colori delle corazze, ai disegni sulle armi fino alle esultanze a fine partita. Alle modifiche di base si aggiungeranno diverse nuove scelte con il livellamento del personaggio, che sbloccherà premi casuali che si aggiungeranno al nostro inventario.

Ma se da una parte la modalità multiplayer di DOOM riesce a garantire in ogni caso un buon tasso di intrattenimento, un aspetto che ci ha lasciati alquanto indifferenti è rappresentato dai Moduli Hack, vale a dire i potenziamenti usa e getta con cui potremo equipaggiarci nel corso di ogni partita. Come per le modifiche estetiche, i Moduli Hack saranno sbloccati di volta in volta con il raggiungimento di nuovi livelli e con il completamento delle sfide, tuttavia il loro funzionamento non riesce a convogliare una particolare attenzione da parte del giocatore. In parole povere, più di una volta capiterà di selezionarne uno a caso tra quelli disponibili ad ogni respawn fino all’esaurimento completo; e senza poi sentirne particolarmente la mancanza.

Cosa, dunque, riesce davvero a fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta in un match online a DOOM? Purtroppo il netto sbilanciamento tra i personaggi e le trasformazioni demoniache. Nel corso delle partite si presenteranno casualmente delle rune demoniache con cui potremo trasformarci in una delle tante celebri bestie della serie come i Revenant o i Mancubus. Chiaramente aggiudicarsi la runa demoniaca deve rappresentare una cosa esclusiva, ma il fatto che i demoni risultino in definitiva troppo più forti di qualsiasi altro giocatore – anche dotato di armi e potenziamenti unici – rischia in molte occasioni di trasformare l’intera sfida in una semplice corsa alle rune.

L’ottimizzazione perfetta?

DOOM è uno dei titoli graficamente migliori di questa generazione, mantenendo la massima fluidità a 60 fpsPer quanto riguarda il comparto tecnico di DOOM, cerchiamo di arrivare subito al punto. Abbiamo avuto modo di testare sia la versione PS4 sia quella PC, in entrambi i casi con risultati sorprendenti. L’edizione console, infatti, è riuscita a garantire un livello visivo a dir poco eccelso, mantenendo una risoluzione di 1080p e soprattutto un framerate granitico di 60 fps, sia in giocatore singolo sia in multiplayer. L’altissimo lavoro di ottimizzazione del nuovo id Engine si nota anche nella versione PC, che riesce a garantire risultati qualitativamente ottimi anche su macchine di fascia media, ovviamente giocando un po’ con le diverse impostazioni a disposizione. Tornando alla versione PS4, tuttavia, l’eccellente resa grafica di DOOM comporta un costo, rappresentato in questo caso da caricamenti davvero molto lunghi, sia nell’intermezzo tra un livello e l’altro sia nel semplice caricamento di un checkpoint in seguito ad una morte.

Dal punto di vista puramente qualitativo, invece, nulla da dire: DOOM rappresenta uno dei prodotti graficamente migliori degli ultimi anni, sia dal punto di vista delle texture di gioco, sia per quanto riguarda il level design (con particolare riferimento alla modalità campagna). Le stesse animazioni e l’intera regia ricalcano perfettamente lo spirito di cruenta ignoranza che da sempre ha contraddistinto l’intera serie.

L’ottima regia si sposa egregiamente anche al comparto sonoro del titolo, che punta tutta la sua epicità su una colonna sonora metal estremamente incisiva, perfetta per sottolineare i momenti più concitati del gioco. Buono, ma non eccelso il lavoro di localizzazione italiana, con un doppiaggio ottimo per quanto riguarda la campagna in giocatore singolo, ma appena sufficiente nel caso della voce fuori campo all’interno della modalità multiplayer, con termini italianizzati in maniera a volte troppo letterale e quasi fuori contesto.

DOOM: le nostre conclusioni

In definitiva, non solo DOOM rappresenta il grande ritorno che tanti appassionati stavano aspettando da lungo tempo, ma addirittura si guadagna di diritto l’ingresso tra i migliori sparatutto in prima persona degli ultimi anni, dando dimostrazione che ancora oggi la vecchia scuola ha ancora la sua da dire. Il titolo di id Software e Bethesda è violento, cafone, divertente e allo stesso tempo (a suo modo) profondo, proponendo una campagna longeva ed estremamente coinvolgente, una buona varietà di match online – anche se allo stato attuale decisamente sbilanciati – e soprattutto un gameplay frenetico che saprà catturarvi nel giro di pochissimi istanti. Il tutto è arricchito da una qualità grafica e da un lavoro tecnico encomiabile, che mostra uno dei titoli visivamente migliori di quest’ultima generazione. Insomma, DOOM riesce a riguadagnarsi con orgoglio il grado di “punto di riferimento” in questo genere videoludico, riportando il gameplay ad assoluto ed incontrastato protagonista.

Infine, vi ricordiamo che DOOM è disponibile su PlayStation 4, Xbox One e PC ed è acquistabile direttamente da Amazon per tutte le piattaforme, al prezzo di 55€ circa.

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