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Dishonored La Morte dell'Esterno recensione: un sequel stand-alone ben riuscito

Dishonored La Morte dell'Esterno recensione: un sequel stand-alone ben riuscito

In questo titolo che funge da intermezzo fra Dishonored 2 ed il prossimo capitolo principale della serie Bethesda offre ai giocatori un'esperienza che sicuramente adotta un approccio più lineare, però offre ad un prezzo contenuto un'ulteriore occasione di scoprire nuove sfaccettature sull'Esterno e non solo / Ultima modifica il

Per quanto non sia certamente paragonabile in termine di vendite a franchise consolidati come Assassin’s Creed o Call of Duty, è comunque innegabile che Dishonored sia una delle saghe AAA nate negli ultimi anni di maggiore successo. I fattori che hanno aiutato a rendere questi giochi così apprezzati sono diversi, dallo stile fantastico di ambientazioni e personaggi alle meccaniche di gameplay che favoriscono una progressione della storia correlata alle scelte del giocatore.

Lo scorso anno abbiamo anche stilato una recensione di Dishonored 2, rimanendo decisamente soddisfatti non solo del lavoro svolto ma di quanto il gioco avesse saputo espandere senza stravolgere ciò che aveva saputo fornire il primo capitolo. Le nostre aspettative per il futuro del franchise erano buone, però con l’annuncio Dishonored La Morte dell’Esterno e della sua natura di sequel di Dishonored 2 non potevano non nascere dei dubbi. Questo nuovo titolo, infatti, era stato presentato come una sorta di mini-Dishonored, e dato che solitamente negli anni abbiamo riscontrato numerosi fallimenti quando si parla di spin-off, sembrava lecito prepararsi per il peggio. Fortunatamente, però, giocando a Dishonored La Morte dell’Esterno abbiamo constatato con grande sorpresa che il lavoro è stato più che apprezzabile. Andiamo insieme a scoprire, quindi, cosa rende questo gioco una valida aggiunta per questo brand di Bethesda.

Dishonored La Morte dell’Esterno espande la lore in maniera apprezzabile

Uno degli aspetti chiave più evidenti che distacca Dishonored La Morte dell’Esterno dai due predecessori è legato proprio alla sua natura di spin-off. Il gioco non è stato pensato per essere un nuovo capitolo principale della saga – offrendo anche un’esperienza più breve da completare – però non per questo dovete pensare che gli eventi narrati o le meccaniche presenti siano una versione “castrata” di quelle mostrate in Dishonored 2. Qualche rinuncia è inevitabile, come la struttura narrativa più lineare o la perdita della possibilità di vivere l’avventura scegliendo fra due personaggi, però Dishonored La Morte dell’Esterno svela numerosi interessanti retroscena sulla lore della serie, rendendolo un must per tutti i fan desiderosi di conoscere a fondo questo peculiare mondo.

La storia, come già segnalato, è ambientata subito dopo gli eventi accaduti alla fine del secondo capitolo. Emily Kaldwin è tornata a vestire il suo ruolo di imperatrice, però non sarà lei la protagonista. Il nostro alter ego, infatti, sarà Billie Lurk, una ex-assassina intenzionata a ritrovare il suo maestro Daud per aiutarlo a compiere una missione tanto importante quanto rischiosa: eliminare l’Esterno, meglio conosciuto in lingua inglese come Outsider.

Di per sé il gioco non è lunghissimo, però fortunatamente vi è molto appeal nel voler esplorare e scoprire tutto il possibile. Infatti, Dishonored La Morte dell’Esterno è ricchissimo sia di elementi secondari da scoprire che di nozioni inedite sulla natura dell’Outsider, questo personaggio soprannaturale legato al Void ed in grado di donare poteri particolari a suo piacimento. La storia, infatti, ci vedrà interagire molto frequentemente all’interno di ambienti legati agli Eyeless, una setta di fedeli del Void che a quanto sembra possiedono l’unico oggetto in grado di uccidere l’Esterno.

La caratterizzazione dei personaggi non è estremamente marcata, non avendo molto tempo per poter far sprigionare appieno la loro personalità, però questo fatto non si fa pesare. I dialoghi lasciano spesso intendere ad eventi passati, però non risulta fastidioso, anzi. Da un lato la natura di spin-off lo richiede, tuttavia, pensandoci in ottica futura, lasciare margine per scoprire diverse sfaccettature di questi personaggi nel prossimo vero e proprio capitolo sarebbe di sicuro interessante. Nel complesso, dunque, la trama di Dishonored La Morte dell’Esterno è buona, interessante ed i personaggi per quanto non siano eccellenti sono comunque passabili.

Il gameplay si espande ma acquista una sfumatura leggermente diversa

Il gameplay di Dishonored La Morte dell’Esterno è estremamente simile a quello presente in Dishonored 2, proponendo dunque ancora una volta la formula stealth combinata con i poteri del Void già vista in passato. I combattimenti non sono proprio fantastici, soprattutto nelle circostanze in cui ci troviamo a fronteggiare più di un nemico in contemporanea, ma con l’introduzione di Billie Lurk sono stati implementati alcuni nuovi poteri che facilitano ed espandono decisamente le meccaniche stealth.

Nello specifico i poteri inseriti in Dishonored La Morte dell’Esterno sono tre e due di questi sono davvero molto forti e divertenti da usare. Il più “inutile” di questi consente principalmente di spostarsi attraverso gli intricati livelli del gioco – anche se può essere usato anche per darsi alla fuga – e si chiama Displace. Questo potere è una sorta di variante del Blink e permette di scegliere una posizione in cui teletrasportarsi in un secondo momento con la pressione di un tasto. Può essere usato in maniera offensiva, dato che teletrasportandosi dentro un nemico lo faremo letteralmente esplodere, anche se non è molto consigliabile.

Il secondo e terzo potere si chiamano Foresight e Semblance e ciascuno di essi è estremamente utile, introducendo due meccaniche che evolvono radicalmente il gameplay del gioco. Foresight permette di mettere in pausa il mondo di gioco, lasciare in forma di spirito il proprio corpo ed esplorare per un periodo di tempo limitato le zone circostanti, marcando eventuali nemici o oggetti interessanti. Questa opzione consente di applicare una forma di scouting mai vista prima, favorendo dunque un approccio più cauto e remunerando chi identifica i pericoli più marcati o gli oggetti più preziosi (come i potenziamenti, o Bone Charm).

Semblance, invece, ci consentirà di impossessarci letteralmente del volto di qualsiasi essere umano ancora in vita (svenuto e non sgozzato, in pratica) per infiltrarsi in luoghi nascosti imbrogliando i nemici. Prendere le sembianze di ufficiali, cuochi o diversi nemici darà accesso a diverse aree e dato che ogni volta che camminiamo consumiamo la barra dell’energia non potremo semplicemente camminare in tranquillità a tempo indeterminato. In alcuni frangenti questo potere è sembrato davvero utile, portando a vivere alcune scene davvero simpatiche con l’intelligenza artificiale nemica. Meccaniche che. in buona sostanza, ricalcano anche alcuni dei poteri introdotti dalla stessa Arkane Studio in Prey.

A livello di struttura del gioco, non molto è stato aggiunto: i livelli sono più piccoli, per forza di cose, ma non danno quasi mai questa sensazione. La verticalità presente nel level design è ancora una volta notevole e la presenza di personaggi ed eventi inaspettati aiuta a mantenere acceso l’interesse esplorativo. L’unica vera novità introdotta, dunque, è fornita dai Contratti, ovvero delle missioni secondarie che potremo attivare dalla nostra base/nave (la Dreadful Wale) o ai mercati neri. Spesso queste missioni ci richiedono di eliminare NPC minori, che magari neanche noteremmo giocando al titolo puramente per la storia, ed introducono un livello di creatività per portarle a termine che allunga notevolmente la durata del gioco ed anche il fattore divertimento dell’esperienza.

Dishonored La Morte dell’Esterno: il piano stilistico è ancora una volta ottimo

Per quanto riguarda il comparto tecnico, infine, la versione del gioco da noi testata era per PC ed ancora una volta il Void Engine si è dimostrato tanto capace quanto ben ottimizzato. L’unico aspetto non proprio egregio della produzione è la bontà di alcune texture, anche se questo elemento è solamente un capriccio ed è più che compensato dalla bellezza degli oggetti, degli ornamenti e delle miriade di peculiarità che troveremo per le strade di Karnaca. L’evoluzione rispetto a Dishonored 2 in questo caso è praticamente nulla, pur non rappresentando un lato negativo. Anche il comparto sonoro è buono, sebbene non degno di lode come quello grafico (i doppiaggi sono un po’ sottotono sul piano emotivo), però le musiche sono godibili ed il sound design è tutto sommato ben riuscito.

Dishonored La Morte dell'Esterno recensione: le nostre conclusioni

In conclusione, quindi, Dishonored La Morte dell'Esterno è un ottimo spin-off ed uno dei fattori più nobilitanti di questo lavoro è - accanto alla ormai abituale attenzione al dettaglio del comparto stilistico - il prezzo a cui è venduto. Il fatto che il gioco sia venduto al lancio a 29,99€ lo rende decisamente molto più allettante e consente di glissare sopra aspetti normalmente non sufficienti in un gioco AAA, come la durata della campagna appena discreta (anche se con le side quest ed i contratti diventa decisamente più lunga) o i personaggi non sviluppati a dovere. Il comparto tecnico come al solito è ottimo ed il gameplay riesce con un paio di nuove introduzioni ad implementare delle meccaniche nuove e valide senza snaturare in alcun modo la natura stealth del titolo. Non nego che un miglioramento delle meccaniche di combattimento sia dovuto, però visto il rateo di miglioramento delle ultime due opere abbiamo quantomeno di che sperare per il futuro di questa serie.

Pro
Storia interessante da scoprire
Stilisticamente ottimo
Nuovi poteri davvero divertenti da usare
Prezzo al lancio decisamente ragionevole
Contro
I combattimenti ancora non sono egregi
Ben più lineare dei predecessori
valutazione finale8