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Dishonored 2: un'esperienza di gioco massiccia per un sequel d'altri tempi

di Federico Parraviciniaggiornato il 12 dicembre 2016

Esistevano un tempo i veri sequel, quelli per cui l’attesa valeva comunque il prezzo dell’acquisto, quelli per cui indipendentemente dalle novità presenti o meno avrebbero saputo in ogni caso richiamare a sé grosse fette di appassionati. All’epoca d’oro del gaming – anche se in questo caso il concetto di epoca d’oro è estremamente relativo in base al giocatore – un seguito di un titolo noto ed apprezzato poteva voler dire molte cose, ma quasi mai rappresentava uno stravolgimento del gioco originale. Oggi siamo abituati ad un meccanismo ben diverso, almeno in gran parte dei casi. Troppo spesso, infatti, assistiamo allo sfruttamento di un nome precedentemente accolto positivamente dai giocatori e per questo libero di essere manipolato a piacimento pur potendo andare sempre a colpo sicuro. È questo il caso dei reboot, dei remake, degli spin-off; gli esempi si potrebbero sprecare e il caso forse più eclatante degli ultimi anni ha rischiato di rovinare un brand decennale come quello di Final Fantasy (sì, mi sto riferendo alla Fabula Nova Cristallis da cui fortunatamente è riuscito appena in tempo a tirarsi fuori il più recente quindicesimo capitolo). Chi, tuttavia, rimane attento ai feedback dei giocatori esiste ancora, come nel caso di Bethesda e Arkane Studios, che con Dishonored 2 ha saputo tirare fuori un seguito estremamente solido e in perfetta linea con il suo stesso concetto di secondo capitolo.

Un’avventura solo apparentemente riciclata

Dishonored 2 riprende le gesta di un eroe forse tra i più sottovalutati della scorsa generazione, vale a dire il protettore reale Corvo Attano, ora padre/consigliere della nuova sovrana Emily Kaldwin in lotta con un branco di nuovi usurpatori che costringeranno noi o la sovrana in persona a intraprendere una vendetta per riappropriarsi del proprio regno e salvare le persone più care.

Al di là dell’immediata scelta che dovremo compiere per proseguire la nostra avventura nei panni di Corvo o di Emily, di cui parleremo in seguito, le basi narrative di Dishonored 2 farebbero immediatamente pensare ad una sostanziale mancanza di coraggio da parte degli autori per non distaccarsi dalle gesta precedentemente vissute nel primo capitolo. Eppure, ciò che contraddistingue veramente la freschezza di questo titolo risiede proprio nella sua cornice: la nuova location di Karnaca offre un level design ed una ricercatezza esemplari, non limitato assolutamente al semplice aspetto estetico. Dalle grigie atmosfere di Dunwall, spesso molto legate alla letteratura inglese di fine Ottocento, si passa ad una regione molto più mediterranea e splendidamente ideata nella sua struttura sociopolitica. Questi aspetti si notano immediatamente in una ricerca del dettaglio lodevole, dal semplice manifesto di propaganda agli slogan pubblicitari di alcuni dei prodotti in vendita nelle strade della città, fino alla splendida architettura dei palazzi. In questo senso, la struttura di Villa Meccania potrà fare scuola nei prossimi anni per la sua labirintica genialità di costruzione.

In sostanza, se da una parte Dishonored 2 non si distacca in maniera netta dalla narrativa del capitolo originale, dall’altra questa scelta viene immediatamente giustificata dall’originalità della nuova ambientazione e dai nuovi personaggi, in grado dunque di conferire una veste quasi del tutto nuova alle imprese dei nostri eroi.

La totale libertà nelle mani del giocatore

Come abbiamo detto, Dishonored 2 si presenta come un sequel in piena regola, oseremmo dire un prodotto d’altri tempi per la sua struttura, capace di innovare senza stravolgere. Le meccaniche già ampiamente lodate nel primo Dishonored, infatti, tornano anche nel secondo capitolo andando ad innovare proprio quegli aspetti necessari ad un miglioramento più evidente. Il tutto si traduce in una parola d’ordine ben precisa: libertà. Se il primo capitolo era stato in grado di lasciare ampio spazio alle decisioni del giocatore, sia dal punto di vista narrativo sia da quello del semplice gameplay, DIshonored 2 osa molto di più espandendo questo concetto in maniera esponenziale. Il tutto si percepisce immediatamente dal doppio protagonista con cui potremo affrontare l’intera avventura.

Partiamo da Corvo Attano, le cui abilità sono più facilmente comprensibili da chi ha già completato il primo capitolo e che si traducono nel secondo come un’evoluzione meno importante e netta, ma comunque molto apprezzabile. Motivo per cui ci siamo voluto concentrare maggiormente su Emily Kaldwin, la neo-eletta sovrana di Dunwall con cui è stato possibile giudicare più approfonditamente le novità nelle meccaniche di gioco. In questo senso, infatti, giocare nei panni di Emily significa un nuovo inizio e, soprattutto, una maggiore libertà nell’approccio di gioco. Dopo aver imparato le meccaniche di base, ancora molto legate a quelle del primo Dishonored, avremo davanti a noi una serie di scelte fondamentali da compiere, come la possibilità di rinunciare ai poteri dell’Esterno e di affrontare l’intera avventura da “comuni mortali”, dotati quindi delle sole abilità fisiche e di combattimento. Ciò significa che ogni scelta da noi compiuta ci chiamerà ad una sfida sempre diversa ed altrettanto stimolante, dandoci dunque la possibilità di affrontare il gioco in maniera interamente stealth o a “muso duro” puntando tutto sulle eliminazioni dirette con le armi convenzionali.

Per poter apprezzare pienamente Dishonored 2, tuttavia, l’aspetto dei poteri dei due protagonisti gioca un ruolo fondamentale, presentando tante nuove possibilità e, soprattutto, nuovi modi di combinare tra loro le varie abilità. In questo senso, tutto l’ambiente di gioco si rivelerà utile alla nostra causa, permettendo spostamenti rapidi, collegamenti neurali tra i nemici per facilitare le eliminazioni silenziose contemporanee o addirittura prendendo possesso dei cadaveri per evadere da una situazione spiacevole. In sostanza, gli approcci a Dishonored 2 sono davvero tantissimi e punto in più – nessuno di questi fa scendere il livello di sfida del gioco. Se proprio dovessimo trovare un lato negativo la gameplay di Dishonored 2, dovremmo puntare il dito contro un’IA avversaria a volte sin troppo ostica e, una volta individuati, affrontabile solo con uno scontro corpo a corpo che, esattamente come nel primo capitolo, non brilla per immediatezza.

Infine, da sottolineare è sicuramente il fattore rigiocabilità, perfettamente implementato all’interno del gioco sia per quanto riguarda la prova di un approccio – o di un protagonista – diverso da quello precedentemente selezionato, sia per quanto riguarda gli sviluppi narrativi comportati dalle nostre scelte nel corso dell’avventura.

Splendidi scorci naturali con qualche piccolo singhiozzo

Spendendo qualche parola per il comparto tecnico di Dishonored 2, ammettiamo che lo spettacolare level design della nuova ambientazione è pur accompagnato da uno stacco grafico non così evidente dal primo capitolo come ci saremmo aspettati. Tuttavia, Dishonored 2 è e deve essere un titolo che punta tutto proprio sul giocato, nonostante qualche piccola incertezza di natura tecnica. Tra queste, in particolare, è doveroso segnalare una scarsa ottimizzazione nel tentativo di portare il titolo sulla nuova PS4 Pro, tradotto in un’immagine certamente più nitida, ma altrettanto altalenante per quanto riguarda la fluidità di gioco, comportando qualche piccolo rallentamento persistente nelle fasi più concitate dell’avventura.

Dall’altra parte, invece, Dishonored 2 si distingue per la sua ottima localizzazione italiana, con dei dialoghi ben inseriti e soprattutto recitati alla perfezione e, infine, con una colonna sonora notevole e ben confezionata all’interno dell’esperienza di gioco.

Dishonored 2: le nostre conclusioni

Tra tanti tentativi di stravolgere un ottimo titolo con un sequel troppo ambizioso, Dishonored 2 decide di andare controcorrente, con i ragazzi di Arkane Studios capaci di confezionare un prodotto molto solido, a suo modo innovativo, ma senza stravolgere una formula già vincente. Il tutto si traduce in un’avventura mai banale e pienamente nelle mani del giocatore, offrendo una serie di diversi approcci di gioco, ognuno dei quali riesce a dare sempre un aspetto nuovo all’avventura; quasi a rappresentare una serie di diversi giochi all’interno di una singola produzione. Nonostante lo svantaggio di un rilascio avvenuto in compagnia di altri nomi decisamente altisonanti, Dishonored 2 merita un plauso per ciò che rappresenta: un seguito perfetto di un ottimo titolo, avvenimento oggi sempre più raro.

Vi ricordiamo, infine, che Dishonored 2 è disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC ed è acquistabile per tutte le piattaforme direttamente da Amazon.