Vai a Tecnologia
Vai a Videogiochi
Vai a Fotografia
Vai a Casa

DiRT Rally segna il ritorno dei titoli rallystici nudi e crudi

di Giulio Tedescoaggiornato il 14 dicembre 2015

Provate a dire la parola “rally” in mezzo ad un gruppo di videogiocatori e a chiedere una parola associata: sfido che la risposta della maggior parte di loro sarà “Colin McRae Rally 2“. Era l’ormai remoto 2001, con una PlayStation di Sony che ormai di li a pochissimo avrebbe ceduto il posto alla PlayStation 2 e il titolo rallystico entrò subito nelle grazie di pubblico e critica. Un gameplay simulativo (per quanto potesse concedere l’hardware dell’epoca), un’ottima resa grafica e la capacità di divertire sia neofiti che esperti nelle varie tappe da punto a punto che si snodavano tra i principali rally del mondo.

Gli anni si sono succeduti e quell’equilibrio così delicato che portò il titolo ad entrare nella memoria dei giocatori non fu ritrovabile in alcun titolo della serie o comunque in alcun titolo dedicato al rally in generale – genere che comunque non abbia una chissà quale concorrenza spietata. Codemasters negli anni ha anche provato a rimodernare la formula, spingendo su un gameplay più arcade e che fosse meno rivolto alla disciplina rallystica di per sé, accompagnato da altre discipline anche in voga nel periodo come le gymkhane di DiRT 3.

Il 2015 è però stato un anno di cambiamento per la software house inglese, la quale ha deciso un approccio completamente nuovo per il suo ultimo progetto: una lavorazione cauta, seguendo molto il parere della community che a gran voce e da tempo chiedeva un titolo di rally serio, che non avesse semplificazioni dettate da esperienze poco realistiche ma che esprimesse quell’equilibrio magnetico realizzato da quel 2.0 mai più eguagliato. Senza stare a girarci intorno, DiRT Rally è esattamente quel titolo. La celebrazione corsistica che moltissimi appassionati stavano aspettando, vedendola crescere nei propri PC aggiornamento dopo aggiornamento, fino alla release del titolo completo avvenuta il 7 dicembre grazie all’ultimo update chiamato Winter Wonderland. Questo è il grande ritorno dello sterrato e delle corse al cardiopalma dettate dalle indicazioni del fondamentale copilota; e questa è la nostra recensione di DiRT Rally.

Finalmente il rally torna sotto i riflettori

Un ritorno al passato compiuto un piccolo passo alla volta, questo è stato il lavoro compiuto da Codemasters, rilasciando il suo DiRT Rally attraverso il programma di Early Access di Steam il 27 aprile 2015. È stato scelto questo sistema per offrire agli utenti un assaggio graduale del lavoro del team, unito ad un prezzo di vendita di un paio di decine d’euro dato il contenuto risicato del titolo al suo debutto sulla piattaforma Valve. Per gli sviluppatori invece l’utilizzo di questo sistema di distribuzione significava un rischio decisamente minore: piuttosto che lanciarsi in un progetto potenzialmente destinato a pochi o che rischiasse il fallimento (decisamente impossibile, data la richiesta perenne dei fan), il poter rilasciare un videogioco un pezzo alla volta rappresentava sicuramente un approccio più cauto, che permetteva anche di correggere il tiro aggiornamento dopo aggiornamento grazie al parere sempre presente della community di appassionati. Il tutto appoggiato da un prezzo di vendita che vedeva aumentare al rilascio di ogni major update: questo vuol dire che gli acquirenti del titolo al suo lancio in Early Access hanno acquistato il gioco ad un prezzo irrisorio, vedendolo aggiornato ovviamente gratuitamente fino al vederlo raggiungere i 45€ necessari oggi per acquistare DiRT Rally.

Il titolo si divide praticamente in tre discipline, di cui, udite udite, finalmente la componente dedicata al rally nudo e crudo rappresenta la quasi totalità dell’offerta del pacchetto rispetto all’hillclimb e rallycross presenti. Possiamo lanciarci in una modalità carriera dove dividerci tra campionati, eventi online ed eventi PvP. La progressione principale sarà affidata a campionati di difficoltà maggiore che si andranno a sbloccare piazzandoci sul podio del campionato precedente, composto ognuno da cinque eventi da completare (ognuno diviso in varie tappe a seconda della modalità). Il quarto ed ultimo campionato, quello ufficiale del Fia World Rallycross Championship, si sbloccherà solo avendo completato l’ultima difficoltà del campionato professionale della disciplina rallycross. Ci sarà molto da sudare e moltissimi chilometri da percorrere per vedere completati gli eventi che DiRT Rally offre al giocatore single player.

I campionati online si affidano alla piattaforma RaceNet e prevedono una serie di sfide temporali, tra tappe giornaliere, eventi settimanali o addirittura mensili da utilizzare ora con un’auto offerta dall’evento stesso o da pescare dal proprio garage a seconda della categoria scelta dall’evento online in questione, ma non mancano i campionati personalizzati da creare o cercare per buttarsi subito nella mischia in tempo reale con altri giocatori. L’unica limitazione risiede nell’utilizzo forzato delle vetture appartenenti alle categorie più recenti, anche se rimane possibile noleggiare uno dei veicoli ad un prezzo decisamente inferiore rispetto l’acquisto di un veicolo proprio. Le modalità insomma non sono moltissime, ma il fulcro principale dell’esperienza rimane quello di mettersi contro sé stessi e il cronometro, con in mezzo dei tracciati immersi nella natura e che presentano difficoltà e asperità ad ogni dosso, curva o avvallamento nei vari scenari d’Europa tra Svezia, Germania, Finlandia, Galles, Monaco e Grecia.

Ogni errore si paga grosso

Se avete giocato gli scorsi titoli appartenenti alla serie, dimenticatevi quell’approccio semplicistico e vagamente arcade, anche se cercando di mantenere qualche piccolo contatto con la realtà delle manifestazioni fisiche. DiRT Rally è un titolo oggettivamente cattivo e che non lascia passare nessun errore al pilota della vettura. Il cuore del gioco è fortemente simulativo, anche se presenta vari gradi di adattamento per non risultare un muro insormontabile per coloro che non si sono mai avvicinati ad un titolo del genere, ma anche per coloro che non dispongono obbligatoriamente di un volante e pedaliera.

Come già detto, il fulcro totale dell’esperienza sono i rally con le corse a perdifiato in ambienti naturali e queste saranno disseminate di asperità, cambi di direzione e letali ostacoli presenti a bordopista. Ogni mossa azzardata può costare preziosissimi secondi nel migliore dei casi; nel peggiore il dover ricominciare per intero la tappa (sempre che non si voglia arrivare al traguardo con uno scolapasta al posto di una macchina a quattro ruote). Importantissima sarà dunque la scelta del mezzo in primis e successivamente la sua messa a punto. Le classi disponibili sono dieci e vanno dalle auto degli anni ’60 (dove trovare l’immortale Mini Cooper S e la Lancia Fulvia HF) alle auto del 2010 dove figurano le ultime presenze quali la Ford Fiesta RS Rally o la Hyundai Rally. Non mancano le classi storiche del rally come le categorie A e B (poteva mancare la mitica Delta HF Integrale, piuttosto che la Escort RS Cosworth?) e le due auto icona degli anni 2000 (e quindi dei primissimi capitoli della serie Colin McRae Rally) come la Ford Focus RS Rally del 2001 e la Subaru Impreza del medesimo anno.

Se siete possessori del titolo fin dalla sua fase embrionale e non siete andati più avanti della Mini Cooper S non preoccupatevi. Ogni auto è fortemente diversa dall’altra, la potenza e il tipo di trazione contano veramente tantissimo e richiedono agli utenti diversi chilometri trascorsi con un mezzo prima di riuscire a padroneggiarlo del tutto. Quindi se la piccola, lenta e leggera auto degli anni ’60 vi sembra il massimo a cui anelare, non preoccupatevi: come già detto DiRT Rally è un titolo simulativo che non lascia spazio a errori e l’utilizzo dell’auto meno performante rappresenta un ottimo modo per imparare a restare nel tracciato.

Il gioco completa l’esperienza simulando un vero e proprio team di ingegneri necessario al nostro accompagnamento in giro per le varie tappe dei campionati: saranno loro a riparare la nostra autovettura e consigliarci gli assetti migliori. Questi vanno ingaggiati via contratto da stipulare in base alle capacità che ognuno di essi presenta nelle varie competenze meccaniche. Troveremo il signor X maggiormente esperto nell’albero motore piuttosto che sul motore e l’ingegner Y che invece sarà non avrà rivali per la competenza nei riguardi delle ruote piuttosto che del cambio. Più chilometri percorriamo con gli stessi componenti del team e più questi impareranno e sbloccheranno la possibilità di acquistare incentivi per ognuno di loro che andranno a ridurre i costi o i tempi di riparazione di una determinata categoria di vetture o in un determinato luogo del globo. Personalmente ho trovato questo aspetto decisamente poco valorizzato, anche perché troviamo percentuali di riduzione davvero esigue e comunque correre distruggendo la propria vettura non è propriamente lo scopo del gioco, per cui spendere crediti per questi incentivi lascia abbastanza il tempo che trova. Tale fattore di apprendimento si ritrova anche in ogni autovettura, la quale sbloccherà tre diversi potenziamenti a seconda di quanti chilometri abbiamo percorso con lei e quindi ne abbiamo una maggiore conoscenza del proprio comportamento sui vari tipi di terreno.

Prima di partire per una tappa ci ritroveremo a consultare le relative informazioni in questione come la mappa (non visibile durante la guida), la lunghezza, la composizione del terreno e il meteo. Dato che si dovranno percorrere due tappe alla volta prima di tornare a riparare i danni e gestire l’assetto, viene da considerare come questa fase sia fondamentale per ottenere dei buoni risultati. Fortunatamente al primissimo avvio di un nuovo rally ci viene data la possibilità di testare per dieci volte l’assetto della nostra vettura in un breve estratto della prima parte della tappa che affronteremo: un buon modo per avere conoscenza del terreno che andremo ad affrontare e del settaggio che andiamo ad installare nella nostra automobile. Quest’ultimo offre due gradi di profondità: il primo sarà abbastanza generale, con bilanciamento dei freni, resistenza del differenziale, marce, sospensioni e ammortizzatori da regolare ognuno con il proprio parametro. Selezionando ognuna di queste voci però si entrerà nel dettaglio del parametro, mostrando così nuove impostazioni da regolare per un settaggio maniacale: selezionate le impostazioni relative ad un ammortizzatore per veder comparire i settaggi relativi all’urto, alla resistenza urto, al limite resistenza urto, al rimbalzo, alla resistenza rimbalzo e al limite resistenza rimbalzo.

Se siete appassionati del mondo rallystico e vi piace perdervi tra settaggi da calcolare alla precisione, avrete sicuramente di che gioire. È però totalmente assente la gestione delle gomme: queste non si potranno in alcun modo cambiare potendo scegliere ruote da sterrato piuttosto che da asfalto o magari anche la pressione degli pneumatici stessi. Va da sé sottolineare come le varie tappe dei rally siano abbastanza omogenee, senza presentare divisioni miste come può essere la presenza di un 50% di asfalto e il 50% da ghiaia, ma dividendosi piuttosto tra diversi tipi di asfalto, ghiaia di diverso tipo e densità e neve/ghiaccio. Senza neanche la presenza di un meteo dinamico con cui rendere imprevedibili le condizioni in pista, effettivamente la gestione delle ruote sarebbe stato un aspetto abbastanza inutile e poco considerato.

DiRT Rally pur non essendo perfetto è il titolo rallystico che i fan e appassionati aspettavano da tantissimo tempoFinalmente quando siamo pronti potremo scendere in pista e assistere ai dolori in tutta la loro splendida forma di un’auto che perde il controllo dopo un salto veloce e finisce diretta ad abbracciare un albero. L’aderenza alle varie condizioni del terreno è percepibile, tangibile e concreta; l’auto avrà diversi comportamenti a seconda di dove poggeranno le ruote e anche gli spostamenti del carico della vettura sono ben delineati, tenendo conto anche ovviamente della trazione e della posizione del motore sulla vettura. Sbagliare è veramente questione di un attimo e le conseguenze come già detto saranno per lo più disastrose.

Menzione per le ricompense che il titolo ci relega al compimento di ogni rally: come dai precedenti capitoli e dai capitoli della serie GRID (sempre Codemasters) la ricompensa trova dei bonus a seconda della difficoltà settata in-game. Togliendo i vari aiuti, piuttosto che impedire l’utilizzo di telecamere esterne o addirittura l’utilizzo di un cambio completamente manuale che tiene conto anche della frizione, sono tutti fattori che aumentano la percentuale del ricavato a fine evento. Anche evitare di riavviare di continuo la tappa ha dei benefici in termini di ricompensa, con un bonus che si assottiglia sempre di più ad ogni riavvio eseguito (farete facilmente l’abitudine a non vederlo a forza di volare nei fossi). E cosa credete, che i danni non abbiano un costo? Più distruggete la vostra autovettura e maggiori saranno i soldi decurtati per le riparazioni eseguite al veicolo alla fine dell’intero evento.

Un’altra graditissima presenza in DiRT Rally è rappresentata dalla disciplina Hillclimb, con la mitica (seppur unica scelta presente e disponibile) presenza di Pikes Peak: un tracciato che nella sua completezza misura circa 20 km di una strada dalla base fino alla vetta dell’omonima montagna presente nello stato del Colorado, negli USA. L’evento è iconico e conosciuto da tutti gli appassionati di motori, che porta il veicolo a doversi misurare con la difficoltà di un tracciato in salita, costellato di tornanti e dove uscire di pista può rappresentare la morte certa. La terza ed ultima disciplina è invece quella del Rallycross, con più vetture in pista impegnate a contendersi il primo posto di un tracciato ad anello. In questa sarà possibile settare varie batterie di qualificazioni e l’unica richiesta al giocatore sarà quella di percorrere almeno una volta in gara un particolare settore del tracciato chiamato Joker, senza dimenticare le varie penalità di gara per i furbastri che vorranno tagliare le curve.

Pad alla mano (non avendo a disposizione un volante) è estremamente adrenalinico e con un modello di guida realistico e soddisfacente. Imparerete da soli di essere dei campioni di apnea quando vi ritrovate senza praticamente respirare per i tre o quattro minuti necessari ad arrivare in fondo ad una tappa, sudando freddo per ogni millimetro in cui perdere totalmente il controllo dell’auto è questione davvero di pochissimo. DiRT Rally viene incontro anche al giocatore meno avvezzo con simulazioni e settaggi: ad ogni impostazione sarà seguito un testo che lo spiegherà in modo breve ma decisivo. Scegliere se attivare la pressione manuale del freno a mano, ad esempio, vi viene indicato come mezzo per gestire manualmente la partenza potendo riuscire ad ottenere avvii più veloci (e una percentuale di ricompensa maggiore). Consigli ritrovati anche tra i settaggi meccanici della vettura nei quali ci vengono spiegate le varie modifiche a questa o quell’impostazione.

Ottimi motori, ma copilota in anticipo

DiRT Rally è un titolo che non fa della potenza grafica il suo punto di forza. L’impatto estetico è sicuramente più che buono, ma non spicca davanti alle produzioni di ultimissimo livello. Le texture sono ben definite e i modelli poligonali delle vetture sono buoni, ma ci sono alcuni elementi scenici di contorno realizzati in modo grossolano, come il pubblico spettatore (potevano almeno aumentare la qualità dei tecnici di gara presenti alla partenza delle tappe) o le vetture parcheggiate a bordo pista, piuttosto che qualche effetto particellare in 2D un po’ bruttino da vedere, ma che grazie alla concentrazione sempre costante durante la corsa, diventano aspetti su cui è facile sorvolare.

C’è anche da sottolineare come sulla mia macchina datata ottobre 2012 il titolo venga lanciato a dettagli massimi con frame incollati alle 60 unità per secondo e nessun impuntamento, per cui se da una parte abbiamo un impatto grafico buono, ma non eccelso, dall’altra parte molti giocatori PC avranno la possibilità di poter mettere mano al corsistico di Codemasters. Il titolo comunque non è esente da bug grafici, con qualche glitch nella riproduzione degli specchi d’acqua o nella resa delle fronde degli alberi che sono poste a distanza. Le auto comunque si sporcheranno a seconda della superficie in modo realistico e non manca un sistema di danni estetici e meccanici che però è realizzato in modo talvolta poco preciso, quasi abbozzato e talvolta distante dai risultati reali che causerebbe un determinato impatto.

Il sonoro di DiRT Rally prevede splendide campionature per ogni mezzo: i motori con turbo compressione sono uno spettacolo per le orecchie e lo scoppiettio dei tubi di scappamento che ogni appassionato di motore conosce è presente nelle auto di potenza maggiore, rendendo una goduria anche lasciare l’acceleratore per sentire la benzina in eccesso scoppiettare come pop-corn al microonde. La componente relativa alla colonna sonora è semplicemente una traccia nei menù e nei caricamenti di cui si finirà presto per dimenticare o non farci caso. Il problema più grande di DiRT Rally però risiede nel suo copilota, ed è uno scivolone su cui la produzione Codemasters svela un fianco pericolosissimo.

Durante lo sviluppo del titolo, per quanto riguarda il doppiaggio nostrano, si sono susseguiti due diversi copiloti: il primo molto professionale e con una cadenza pulita e precisa; il secondo decisamente meno esperto, quasi un amatore, che rende sicuramente l’esperienza più realistica. Da una parte abbiamo una pronuncia più impastata, quasi da patata in bocca, dall’altra dei gravissimi problemi di lettura delle indicazioni. Ci saranno diverse tappe in cui il nostro copilota salterà la lettura di un’indicazione, rendendosi totalmente fuori fase i segnali indicati dal gioco e creando una confusione al guidatore assolutamente imperdonabile. Cercare di gestire una Delta lanciata a 150 km/h mentre il copilota recita la curva che sarà solo successiva a quella che realmente dobbiamo affrontare non è per niente un bel lavoro, considerando poi la decisa importanza che il copilota svolge nelle tappe. Si finisce per correre totalmente alla cieca e in termini di gameplay è un aspetto gravissimo su cui mi auguro con tutto il cuore che Codemasters sistemi in qualche modo, perché alcune tappe piuttosto di altre sono molto più difficili da affrontare sul filo del rasoio appunto per questo problema di sincronia.

Come avete già dedotto il titolo offre comunque i classici segnali a schermo per indicare in modo molto minimale il prossimo passaggio da eseguire, ma è solo un minimo nei confronti della completezza della voce del copilota: quest’ultimo ci riporterà anche da che parte affrontare un dosso che può nascondere una curva appena dopo o se abbiamo un bivio da tenere conto o ancora se la curva che sta per arrivare presenta un’inclinazione concava o convessa. L’alternativa è silenziare totalmente il copilota italiano per quelle tappe sfasate e concentrarsi sulla conoscenza a menadito della traccia, ma è un lavoraccio decisamente più impegnativo e che comporterà diverse ore e chilometri di prova. Vi sfido con una qualsiasi vettura a spiccare il volo su un dosso che appena dopo nascondeva anche solo una leggerissima curva a destra o sinistra: considerando la già citata presenza di moltissimi e letali ostacoli a bordo pista, l’albero di turno su cui demolire la macchina è un attimo da raggiungere.

DiRT Rally: le nostre conclusioni

DiRT Rally non è un titolo perfetto, ma è sicuramente quello che gli utenti e appassionati del genere chiedevano e volevano da tempo. Io stesso pur non essendo un fanatico delle corse rally, ho tutt’ora quel secondo capitolo della serie tanto celebrato e nonostante abbia giocato a diversi esponenti successivi sempre della medesima serie, mancava quel feeling che ponesse seriamente l’utente a confrontarti con un ambiente spietato e punitivo. Questo DiRT Rally invece riporta esattamente quelle sensazioni, spingendoci in gare da preparare in modo oculato attraverso la scelta del veicolo e dei suoi settaggi meccanici; oppure quando infileremo una curva dietro l’altra dosando sapientemente freno ed acceleratore cercando di evitare sottosterzi o sovrasterzi, mentre stiamo spingendo l’auto al limite dovendoci scontrare con quei millesimi di secondo che valgono ognuno come oro colato, specialmente quando si vuole correre per il gradino del podio più alto.

Codemasters si è finalmente resa conto di quello che l’utenza voleva davvero, ritrovandosi già molte recensioni positive del titolo e una community di appassionati attiva e che non manca di condividere i propri settaggi del veicolo da far utilizzare agli utenti meno esperti. Un approccio simulativo ma adatto anche non dai fan sfegatati e una componente grafica buona e leggera per poter girare su una moltitudine di macchine anche con qualche anno sulle spalle. DiRT Rally è il ritorno della disciplina nel modo più spartano e diretto possibile, punendo le disattenzioni e premiando il controllo e lo studio. Il titolo per ora è unicamente disponibile per PC in acquisto digitale (via Steam), ma a cui seguirà una versione fisica insieme a quella per PlayStation 4 e Xbox One dal 5 aprile 2016 – già in pre-ordine in versione limited edition su Amazon. Nella speranza di rivedere tornato in auge il genere di corsa rallystica (dov’è inutile non sottolineare come gli altri esponenti non riescano a decollare più di un certo livello qualitativo), DiRT Rally rappresenta un ottimo nuovo inizio per Codemasters; peccato davvero per lo scivolone del copilota nella versione nostrana del titolo.

Video recensione