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Deus Ex Mankind Divided: un affascinante intreccio di stealth e cospirazioni

di Matteo Gobbiaggiornato il 12 settembre 2016

Finalmente, dopo cinque lunghi anni, il nuovo Deus Ex Mankind Divided è disponibile nei negozi; ci siamo soffermati a giocarlo, in lungo ed in largo, cercando di analizzare ogni elemento che questo gioco ha da offrire per fornirvi un’opinione ragionata su questo titolo.

Quando si parla di un brand come quello del Deus Ex Universe – così chiamato da Square Enix – la fretta non deve mettersi di mezzo; il gioco ha tanto da offrire e, per ponderare bene il risultato della ultima fatica degli sviluppatori di Eidos Montreal – con cui abbiamo fatto una chiacchierata durante la Gamescom 2016 -, abbiamo preferito prendere il nostro tempo, anche per evitare di fornire un giudizio “a caldo”.

Non si può non tenere bene a mente determinati aspetti che da sempre caratterizzano ogni gioco della serie, quindi nel caso non foste fan sfegatati del brand o stiate valutando di acquistare Deus Ex Mankind Divided per avvicinarvi per la prima volta alla saga, chiariamo subito un paio di concetti. Questi giochi – dal primo titolo del lontano 2001 al recente reboot – sono sempre stati degli FPS/RPG dal gameplay estremamente malleabile (seppur principalmente focalizzato sullo stealth) per consentire al giocatore di approcciarsi al titolo in base alle loro preferenze di gioco. La storia è sempre stata un elemento importantissimo e molti fan sono attratti proprio da questo elemento. Avendo una vena estremamente cospirazionista, in concomitanza con la sapiente capacità degli sviluppatori di associare i titoli ad un mondo futuribile (quindi credibile), la trame dei vari Deus Ex sono sempre riuscite a sollevare nella mente del giocatore non pochi quesiti riguardanti diversi temi fondamentali come politica, filosofia, scienza e sociologia. Bisogna quindi tenere a mente, mentre leggete la nostra analisi il gioco, che questi sono gli elementi su cui gli sviluppatori hanno espresso maggiore interesse, essendo infatti uno di quei giochi dove gameplay e trama hanno praticamente egual peso nella caratterizzazione dell’esperienza. Apriamo le danze.

Deus Ex Mankind Divided in 60 secondi

La storia di Deus Ex Mankind Divided soddisfa… solo fino alle battute finali

Questa volta siamo nel 2029, due anni dopo l’Incidente avvenuto negli stadi finali di Human Revolution. Sebbene fossimo riusciti a “fermare” il piano degli Illuminati, Adam Jensen – protagonista anche dello scorso episodio – non è riuscito comunque ad impedire le morte di milioni di persone in tutto il mondo per colpa della manipolazione mentale degli Augmented (le persone con modifiche meccaniche atte a potenziare il proprio corpo). Gli eventi dello scorso Deus Ex hanno quindi bruscamente alterato l’opinione pubblica, in un modo o nell’altro, sul discorso degli Augment, tanto odiati dagli Illuminati perché avrebbero impedito alla loro organizzazione di gestire a loro piacimento l’evoluzione della società umana. Una vittoria parziale degli Illuminati, in sostanza.

Se il tema dello scorso episodio quindi era la diatriba pro/contro gli Augment, in Deus Ex Mankind Divided la trama si sposta verso un’analisi delle divisioni sociali ed eventuali forme di scontri sociali che emergerebbero da questa situazione di disparità dove, ironicamente, gli Augmented sono considerati da autorità e popolo come “inferiori”. Gli effetti dell’Incidente sono ancora palpabili, molte persone che incontreremo nella nostra esperienza di gioco citeranno l’evento con una certa timidezza e paura. Violenze, ghetti e soprusi sono la norma in questo 2029, sia a Praga – città dove è ambientata gran parte del gioco – che nel resto del mondo. Adam Jensen ancora una volta si infila in un contesto dove le sue azioni saranno determinanti per sancire il futuro dell’umanità; questa volta il nemico ha un nome ma la missione è sempre la stessa, ovvero fermare le azioni di questi gruppi che agiscono nell’ombra.

I personaggi sono più interessanti e meglio doppiati rispetto a quelli di Human RevolutionJensen lavora per l’Interpol, più precisamente per la Task Force 29. L’agenda di questa agenzia è difficile da inquadrare, come ogni gruppo organizzato in questo universo narrativo; i membri degli Illuminati, come ben sappiamo, riescono ad infilarsi in ogni organizzazione. A capo della divisione di Praga troviamo Jim Miller, un personaggio molto carismatico dalla personalità difficile da inquadrare. Non sarebbe un vero Deus Ex però se al nostro amato protagonista non piacesse mettere il piede in due scarpe contemporaneamente; il nostro Adam, infatti, collaborerà spesso e volentieri con il Juggernaut Collective, un’organizzazione di hacker interamente votata a contrastare gli Illuminati ed i loro piani. Jensen si trova quindi nel mezzo di uno scontro fra più fazioni, rivestendo però questa volta un ruolo maggiormente da protagonista nel plasmare il futuro dell’umanità. Interagendo con personaggi più o meno interessanti, come Janus (elusivo capo del Juggernaut Collective), Alex Vega, Daniel Fletcher ed il buon caro vecchio David Sarif, ad Adam toccherà ancora una volta fermare il piano degli Illuminati, questa volta intenzionati a cancellare definitivamente la minaccia delle Augmentations.

Il tutto funziona molto bene, generando nel giocatore ancora una volta l’impressione che questo mondo sia veritiero, seppur non certo idilliaco. Il rinascimento tecnologico lanciato in Human Revolution è finito, i sogni e le speranze per un futuro migliore sono appesi ad un filo, in sospeso. La trama rispecchia benissimo questi elementi, donando ulteriore importanza alle azioni di Jensen – e del giocatore – nel plasmare un futuro migliore per l’umanità. Purtroppo questo senso di progressione ed il tono registico subiscono un brusco rallentamento in alcuni momenti del gioco; talvolta la progressione della trama è molto lenta, quindi anche se bella ed interessante la storia a tratti non è ben ritmata.

Il peggiore difetto di questo gioco però risiede nel finale del titolo, dato che – senza spoilerare – ci troveremo a risolvere una situazione ostica i cui effetti, di fatto, saranno evidenti solamente in un probabile nuovo capitolo della serie. Un finale che non sembra una conclusione, ad essere sinceri, non è proprio quello che ci aspettavamo da Deus Ex Mankind Divided. La presenza di un Season Pass per DLC che espandono ulteriormente la storia – il più vicino in ordine d’uscita si chiama System Rift – farà inoltre storcere il naso a non pochi utenti; nonostante queste macchiette sul curriculum, l’esperienza mi è sembrata comunque molto godibile; non ai livelli dello scorso episodio, dato il peggiore pacing della trama, però comunque positiva.

Un miglioramento marginale ma gradito del gameplay

In Deus Ex Mankind Divived le nostre decisioni influenzeranno anche come potremo giocareUna delle prime cose che si notano avviando il gioco è una riproposizione del sistema di progressione del personaggio: in questo Deus Ex Mankind Divided, infatti, torna il sistema di Praxis Kits per sbloccare il vero potenziale di Adam Jensen e rivediamo molti degli Augments presenti nello scorso capitolo. Alcune delle novità risiedono in alcuni potenziamenti “sperimentali” la cui presenza è spiegata all’interno della trama (non sono inseriti a caso, anzi). Questi Augment ci consentiranno di compiere ulteriori azioni nell’arco della nostra avventura migliorando non poco la nostra capacità di arrivare al nostro obbiettivo, come la corazza Titan per diventare quasi del tutto invulnerabili o i Nano-Blades per uccidere a distanza e silenziosamente. Tutto questo ha un costo però: per gran parte dell’avventura, infatti, abilitare questi Augment forzerà i sistemi di Jensen ad andare in overclock per mantenerli attivi, causando a lungo andare un maggiore consumo di energia, glitch e – se si raggiungono livelli estremi – addirittura una perdita di vita. L’unico modo di evitare questi problemi è, una volta sbloccati questi potenziamenti sperimentali, disabilitare permanentemente alcuni Augments “base”.

Questa intelligente scelta di design in Deus Ex Mankind Divided è stata ragionata per da evitare che Jensen diventi troppo forte fin da subito e lascia trasparire un maggiore interesse degli sviluppatori nell’offrire al giocatore un titolo più calibrato, attento a fornire un prodotto dal gameplay godibile. Più avanti nel gioco – in corrispondenza con l’aumento della difficoltà delle missioni – sarà possibile sbloccare questi potenziamenti senza necessariamente rinunciare ai nostri cari Augs; per fare questo sarà necessario trovare un oggetto e portarlo da “una nostra conoscenza”. Non è nulla di impossibile e non voglio rovinarvi l’esperienza di gioco guidandovi, però se non prestate attenzione alle missioni secondarie potreste non riuscire a trovarlo e vi perdereste questa opportunità. Uomo avvisato…

Il ribilanciamento delle meccaniche di gioco tocca Augments, Exp e gunplay in egual misuraAltro elemento del gioco che ha subito alcuni ritocchi, ottenendo buoni risultati, è il gameplay vero e proprio. L’Exp in questo gioco è fondamentale per sbloccare Praxis Kits e potenziare i nostri Augments, ma la maniera in cui questa si otteneva nel predecessore remunerava estremamente l’approccio stealth, “punendo” il giocatore con una quantità decisamente inferiore di punti Exp nel caso si optasse per lo shooting. Chiaramente era una filosofia di design che forzava indirettamente a non optare per la via action del gioco, dato il guadagno ridotto di Exp. Questo era un problema, poiché in questo modo si andava parzialmente contro uno dei pilastri concettuali del titolo, ovvero lasciare al giocatore la scelta del modus operandi. Son contento di informarvi però che in Deus Ex Mankind Divided hanno risolto pienamente questo problema: le meccaniche di shooting son migliorate in flluidità e appeal, grazie ad un grado di customizzazione delle bocche da fuoco sicuramente maggiore dello scorso episodio e dei comandi più immediati. Inoltre, migliora il modo di assegnare la Exp: se giocherete perfettamente in stealth guadagnerete molta esperienza tutta in una volta, optando invece per un gameplay da shooter otterrete sempre una buona quantità di Exp complessiva ma “a rate”. In sostanza, nel caso veniate scoperti mentre sgattaiolate in giro per il mondo di gioco, aprire il fuoco per abbattere i bersagli non punirà il giocatore tanto quanto in passato.

Piccolo dettaglio da notare è la presenza di una nuova modalità di gioco, chiamata Breach. In questa serie di side-quest accessibili dal menù del gioco impersoneremo un alter-ego digitale di un hacker che dovrà completare delle missioni il più in fretta possibile così da ottenere bonus nella campagna principale e scalare delle leaderboard. Francamente non ho fatto più di qualche partita nella modalità Breach, dato che non mi pare un’aggiunta significativa al Deus Ex Universe. Se desiderate provarlo è simpatico, ma non ne vedo l’appeal.

Infine, le boss fight sono praticamente inesistenti, se escludiamo quella conclusiva. Una delle critiche al predecessore era la natura poco “alla Deus Ex” di questo elemento di gameplay, sorprendentemente fuori posto in un gioco che invoglia il giocatore a non usare armi letali. In Deus Ex Mankind Divided, invece, l’unica boss fight del gioco – oltre ad essere più interessante e difficile di quelle passate, data la presenza di più nemici in contemporanea – risulta meno forzata, data la rinnovata struttura ed il bilanciamento migliore delle meccaniche di gameplay che rendono ambivalente stealth ad action. Vediamo quindi migliorie su ogni fronte del gameplay di Deus Ex Mankind Divided, essendo un titolo ancora più interessante e veramente remunerativo da giocare indipendentemente dal nostro stile di gioco.

Tecnicamente parlando Deus Ex Mankind Divided non delude neanche un po’

La grafica è uno strumento per migliorare il livello di immersione nel mondo di gioco; Deus Ex Mankind Divided lo dimostraCos’è più importante, lo stile estetico o il comparto tecnico? Chiaramente la grafica è un punto importante di ogni videogioco (non più importante del gameplay, chiaramente), dato che migliora o peggiora l’impressione iniziale che si ha del titolo. Deus Ex Human Revolution non aveva un comparto tecnico di primo ordine, offrendo una grafica poco più che soddisfacente (sul piano qualitativo) anche per gli standard del 2011. Ciò che rende un titolo senza tempo ed affascinante, a mio avviso, è lo stile grafico, non il motore grafico, perché giochi come The Legend of Zelda: The Wind Waker o il recentemente uscito Starbound hanno un carisma tutto loro ed anche se non hanno una grafica strabiliante a livello di texture o settaggi avanzati l’impatto visivo è estremamente godibile e dona carisma alla produzione. Lo stesso discorso è applicabile per Human Revolution, uno dei titoli più attenti alla cura estetica della storia dei videogiochi grazie ad un design cyber-punk con una vena rinascimentale che rappresentava e concretizzava nella mente del giocatore l’idea di progresso ed evoluzione proposta dalla trama dello stesso gioco. In Deus Ex Mankind Divided, quindi, è naturale aspettarsi una naturale progressione di questa filosofia, e sono contento di dire che il nuovo Deux Ex Mankind Divided è sia stilisticamente che tecnicamente eccellente.

Lo stile grafico, in maniera analoga al secondo episodio di Mass Effect, dipinge un mondo sporco, dove paura e violenza sono la normaCon l’evidente spostamento della trama dall’evoluzione tecnocentrica del corpo umano verso le repressioni fondate su paura e pregiudizi, pare naturale che il team dietro Deus Ex Mankind Divided abbia adeguato il design globale così da riflettere questo cambio di paradmigma. In questo titolo vediamo sempre uno stile cyber-punk che ci consente immediatamente di identificare il franchise di riferimento, questa volta però focalizzato sul rappresentare la squallida decadenza ed i violenti tumulti in corso nella società di tutte le nazioni del globo. L’attenzione al dettaglio è “globale” questa volta, e non può far altro che risultare apprezzabile visto il miglioramento rispetto a Human Revolution dove spesso si notava una forte disparità tra luoghi chiave come l’ufficio di Sarif e posti “minori” come le fognature di Detroit.

Chiaramente questo livello di cura ha comportato un grande sacrificio, ovvero la varietà delle location; in Deus Ex Mankind Divided, infatti, troviamo non molta varietà nei luoghi che incontreremo. Per più di tre quarti della durata della campagna agiremo a Praga, capitale della Repubblica Ceca, città nevralgica all’interno della trama di questo titolo per operare contro le volontà degli Illuminati. Il titolo inizia a Dubai, dove giocheremo al livello introduttivo/tutorial del gioco, però ben presto ci renderemo conto che – a parte altre 2-3 località che visiteremo per circa un’oretta l’una – gran parte del gioco è confinata alle strade di Praga. Non fraintendetemi, la città è sviluppata benissimo, divisa in due macro-aree e la varietà non manca (ovviamente a seconda del progredire della trama), però avrei onestamente preferito una migliore ripartizione delle tempistiche nelle varie località, per mettere meglio in mostra l’attenzione quasi certosina degli sviluppatori nel caratterizzare le diverse aree di gioco.

Sul piano tecnico, infine, non c’è molto da dire: Deus Ex Mankind Divided è un titolo AAA e si vede. Le texture sono molto dettagliate, gli effetti di luce spesso aiutano a dare il tono futuristico al titolo e non mancano le opzioni grafiche avanzate per customizzare ampiamente la resa visiva a seconda della vostra configurazione. Curiosamente, la CG impiegata per i video d’intermezzo pre-renderizzati mi è parsa inferiore a livello di godibilità e qualità grafica rispetto a quella di gameplay, dato che in questi segmenti è spesso presente una sorta di offuscamento, o blur, che rovina la nitidezza dell’immagine. Sul computer di prova che abbiamo impiegato purtroppo non errano installati i driver di ottimizzazione Nvidia – sono usciti in seguito – però il gioco ha mantenuto un framerate tutto sommato stabile durante l’intero corso della campagna e francamente non sembra e vittima di poblemi di ottimizzazione gravi.

Infine, parliamo di Deus Ex Mankind Divided sul piano sonoro . Il sound desing è efficace e comunica sempre chiaramente al giocatore lo stato d’animo ed il livello di attenzione richiesto a seconda di quello che stiamo osservando a schermo. Una particolare nota di attenzione deve andare al doppiaggio davvero ottimo – specialmente per quanto riguarda la voce del protagonista – e che aiuta ulteriormente ad immergerci in questo titolo ricco di dialoghi importanti e mai noiosi. Ancora una volta però il paragone è inevitabile con il capitolo precedente, e ad essere totalmente sinceri le musiche sono belle e perfettamente adeguate a rappresentare le varie situazioni  però risultano meno memorabili ed incisive rispetto a quelle di Human Revolution. Chiaramente è un’affermazione opinabile e son consapevole che non siano dettagli importantissimi, però l’importante è questo: sul piano tecnico, sia visivo che sonoro, Deux Ex Mankind Divided è quasi impeccabile.

 

Deus Ex Mankind Divided: le nostre conclusioni

Per chiudere la recensione devo dire che Deux Ex Mankind Divided è un gioco ottimo, ma non esente da difetti. Il miglioramento di alcuni elementi rispetto al predecessore è innegabile, purtroppo però un paio di elementi di gioco come il finale non proprio fantastico e l’eccessiva permanenza del giocatore a Praga mi hanno frenato dal dare un voto più alto al gioco. Sia chiaro però: il titolo è consigliatissimo, sia ai fan che ai neofiti. Sicuramente il gameplay calibrato e la narrativa ben realizzata, insieme ad un comparto tecnico d’eccellenza (specialmente sul piano stilistico), saranno in grado di soddisfare tutti gli amanti del genere. Peccato per la presenza di DLC legati alla storia; staremo a vedere una volta usciti se varranno o meno l’esborso.

Se desiderate acquistare Deus Ex Mankind Divided, vi ricordiamo infine che il gioco è disponibile su PC/Steam, PlayStation 4 ed Xbox One ed è in vendita su Amazon a 43€ nella versione per computer e 55€ circa per console Microsoft e Sony.

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