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Day One, considerazioni personali: Italians do it better

di Luca Gramicciaaggiornato il 29 marzo 2015

Tralasciando per un attimo il discorso sulla reale utilità della cosa e considerando che fortunatamente viviamo ancora in un Paese libero (credo ancora per poco), ho deciso di imbarcarmi per la straordinaria avventura che mi avrebbe consentito di acquistare un iPhone 6 Plus con qualche giorno di anticipo sul nostro mercato.

Abituato ai fantastici Day One di Romaest, pensavo di essere piuttosto preparato a questo genere di eventi; purtroppo mi sbagliavo di grosso. Partito per Nizza con qualche info non proprio rassicurante proveniente da qualche amico già “in zona” (grazie ancora a Dario Caliendo di Mobile FanPage e Diego Cervia di TecnoPhone), avevo già intuito che non sarebbe sicuramente stata una passeggiata.

Arrivato sul posto in compagnia di Francesco Graziani del blog de GliStockisti, ci rendiamo immediatamente conto della situazione. Ai nostri occhi appaiono subito decine di ragazzi stipati in un canale di pochissimi metri ricavato in un corridoio di servizio completamente esterno. Come se tutto questo non bastasse, la sicurezza ha pensato bene di ridurre ulteriormente lo spazio creando una sorta di divisorio con delle transenne da cantiere. Questo corridoio è stato in parte la nostra salvezza (vi spiegherò poi il perché), ma anche la nostra rovina. Lo spazio a nostra disposizione era veramente esiguo e anche le condizioni climatiche non ci aiutavano più di tanto (un sole battente e un tasso di umidità elevato ci hanno man mano tolto tutte le forze).

Apple si è presentata solo nel tardo pomeriggio con delle bottigliette di acqua fresca (grazie mille perché nulla era dovuto) ma per il resto ha preferito non immischiarsi nella fila. Il problema è stato che anche la security del centro commerciale non ha svolto in maniera adeguata il proprio lavoro, lasciandoci in balia dei soliti russi per diverse ore. Cosa centrano i russi? Semplice, per chi ancora non lo sapesse è ormai da qualche anno che tali soggetti si presentano ai day one nelle maggiori città europee a mo’ di zombie di The Walking Dead. Orde di donne, bambini, anziani e uomini dalla stazza non propriamente contenuta sono disposti a tutto pur di accaparrarsi un qualsiasi modello di iPhone per poterlo rivendere a carissimo prezzo nel proprio Paese.

Tali persone pensavano di poter fare i loro comodi indisturbati come nel corso degli scorsi eventi. In parte ci sono riusciti nelle prime ore del giorno precedente, ma fortunatamente ho ritrovato in fila quel sano spirito patriottico che non sempre riscontro nel nostro Paese. Romani, napoletani, lombardi, emiliani, toscani e nordici in generale, uniti contro “il nemico comune”. Proprio gli italiani, i “signori della truffa” e del luogo comune che ci vuole capaci di vendere anche il ghiaccio agli eschimesi, sono stati in grado di tenere al proprio posto decine e decine di cittadini ex-sovietici pronti a passarci avanti senza nessuna vergogna. Sarà stato l’iPhone, sarà stato che tu non prendi in giro le persone che sono in fila da diverso tempo; nessuno di questi ha guadagnato una sola postazione. Ovviamente questo ha generato un certo nervosismo e anche qualche parola grossa, ma la cosa più assurda è che in tutto questo “marasma” nessuno della security si è mosso in maniera adeguata. A dire il vero non si sono proprio visti fino a quando il muro umano delle persone presenti in fila ha impedito l’accesso a tutti i russi che volevano entrare, il tutto con una tempistica che ha lasciato decisamente pensare.

[quote_sinistro]Il Day One in Francia è stato decisamente più confusionario di quello italiano[/quote_sinistro]Passata la “pacifica” invasione, abbiamo assistito ad altre intrusioni meno evidenti, anche queste respinte sul nascere, giusto per chiarire le idee. La notte è passata tra persone che cercavano di dormire una sopra l’altra e altri interventi dei russi, ma sostanzialmente poteva andare peggio. Graditissimo il primo unboxing in italiano a cura di Ridble giunto dal nostro Jacopo che è riuscito a mettere le mani su entrambi i prodotti con un certo anticipo, una spinta di energia che ha acceso le speranze e rianimato i più stanchi e provati. Arrivano le prime luci del sole e il “sogno iPhone” inizia a prendere forma. Peccato che nel mentre arrivano anche i primi resoconti di chi sta facendo la fila dall’altra parte del mondo. In Australia mancano i Plus (grazie a Jacopo Famularo per il suo continuo aggiornamento) e in fila arriva il panico. Le poche persone dello staff Apple che si vedono vengono immediatamente bombardate di domande su disponibilità e richiesta di informazioni, ma come sappiamo bene l’azienda californiana non si sbilancia mai e lascia sempre più di una porta aperta. La mancanza di informazioni genera qualche lamentela, il tutto condito da una certa latenza a livello organizzativo che onestamente non avevo mai avuto modo di vedere in precedenza. Alle 7 del mattino le informazioni di chi era in fila erano quasi zero, cosa decisamente diversa per chi aveva prenotato il dispositivo. In questa circostanza le informazioni venivano fornite e i vari specialist andavano a prendere “fisicamente” le persone che avevano prenotato il loro iPhone per accompagnarle in fila.

Nulla contro queste persone, ma il fatto che chi era lasciato al suo destino per più di venti ore non dovesse ricevere nessuna informazione e che gli stessi dovessero restare ulteriormente chiusi nella famosa “gabbia”, mi ha decisamente infastidito. Emblematico il caso di una ragazza che era in fila e che non riusciva ad andare in bagno: la security non voleva accompagnarla perché la fila ostruiva il passaggio. Solo dopo un ulteriore mini sommossa popolare, un ragazzo della security ha avuto la brillante idea di accompagnarla di persona e liberarle momentaneamente il passaggio. Peccato che nel mentre il solo (si avete capito bene) bagno chimico a nostra disposizione fosse stato letteralmente preso d’assalto e ormai non più utilizzabile, tanto che la poveretta ha dovuto fare i suoi bisogni nel prato sotto lo sguardo di tutti.

A questo punto arriveranno i primi commenti di tutti quelli che pensano che ci sta bene e che fare la fila per un telefono è semplicemente assurdo, ma prima di sparare sentenze vi prego di considerare che qui abbiamo passato il limite dei diritti umani. Da vecchio addetto alla sicurezza mi viene da fare una domanda a chi ha gestito il tutto. Ipotizziamo che per un qualsiasi motivo ci fosse stata la necessità di disperdersi in velocità ed uscire dalla fila… dove si doveva passare? Gli accessi erano completamente ostruiti da tutti quelli che arrivavano per prendere luogo al Day One, mentre la testa della fila era completamente transennata; una trappola per topi che fortunatamente non è scattata.

Ma passiamo al momento in cui finalmente iniziamo a muoverci. Si entra nella fila “ufficiale”-  di 10 in 10 – e dopo qualche metro anche noi incontriamo gli specialist che ci fanno ordinare il telefono. Anche qui ho assistito a comiche di un certo livello. Incredibilmente gli iPhone Plus erano ancora disponibili (solo 64 e 16 GB perché i 128 erano stati spazzolati dai pochi russi a capo della coda). Quasi incredulo ordino un Plus 64 GB black (quello che desideravo acquistare) e un altro 64 “normale” silver. Quasi in procinto di completare l’ordine, incredibilmente il terminale del mio specialist crasha senza più riprendere vita. Dopo circa cinque minuti questo trova un altro terminale e cerca di ripetere l’ordine, ma con suo grosso rammarico i 64 Plus erano terminati.

[quote_destro]Certi fenomeni sono sempre esistititi e sempre esisteranno: che li gestisca al meglio per evitare situazioni ben più gravi.[/quote_destro]Vi lascio solo immaginare il mio stato d’animo. Dopo una serie di imprecazioni più o meno colorite (non le riporto per ovvi motivi), invito lo specialist a controllare se i Plus fossero rimasti di altri tagli e/o colori. Fortunatamente il mio specialist “sfodera” un italiano veramente ottimo e mi dice immediatamente di sì. Completo l’ordine optando per un Plus da 16 GB grey e quando penso che il peggio sia passato mi metto nuovamente in fila. Erano le 07:30 circa e speravo che il tutto si sarebbe svolto come in tutti i Day One a cui ho partecipato da quando l’uomo ha inventato i prodotti Apple ma… non è così. Dopo tre ore di ulteriore fila, con le gambe che iniziavano a chiedere pietà, riesco ad entrare nello store. Vi risparmio la parte in cui rimaniamo bloccati perché il sistema Apple è in crisi e anche lo scriteriato sistema di servire i clienti degli addetti alla vendita dello store di Nizza che prevede cinque persone che entrano in simultanea per chi aveva effettuato pre-order e la sola persona per chi faceva la fila normalmente, una discriminazione che non è piaciuta a nessuno e che ha lasciato senza parole anche chi era nella fila dei pre-order.

Il sunto di questo mio racconto è che ci sono state molte lacune in questo evento, sia da parte della security che da parte di Apple. Mi spiace dirlo ma in Italia queste cose non si vedono, un’affermazione che ha quasi dell’incredibile ma che è assolutamente vera. Anche in altre città ho saputo che l’orda dei russi o di altri cittadini stranieri ha generato il panico, ma onestamente non penso che quello che ho visto a Nizza non debba essere raccontato. Tutto questo deve necessariamente far riflettere Apple, non tanto per la distribuzione dei loro prodotti, ma anche e soprattutto per l’incolumità di chi gli versa tanti bei soldi dandogli fiducia ogni anno.

Qui non si tratta di fanboy o di stupidità dei clienti Apple, si tratta di rispettare l’essere umano e di non consentire questo scempio in altre circostanze. A Romaest o in qualsiasi altro store presente sul nostro territorio tutto questo non sarebbe mai accaduto. Bravura da parte di Apple Italia? Potrebbe anche essere, ma più semplicemente credo che si sia trattata di cattiva gestione da parte di tutti i protagonisti di questa storia. A mio avviso Apple avrebbe dovuto prendere in mano la situazione già da tempo e regolamentare meglio le vendite. Scaricare la responsabilità di questo genere di eventi alle persone presenti in fila non è una cosa degna di una delle società più blasonate al mondo. Certi fenomeni sono sempre esistititi e sempre esisteranno: che li gestisca al meglio per evitare situazioni ben più gravi.

Non contento di tale esperienza, e con la necessità di acquistare altri due iPhone per dei miei amici, decido di ripeterla nuovamente giovedì scorso. Questa volta scelgo il primo store italiano e quello che con una certa presunzione considero la mia seconda casa. Sto ovviamente parlando di Romaest. Situato a pochi minuti da casa mia, decido di arrivare sul posto con “qualche” ora di anticipo. Sono le 07:20 di giovedì 25 e io sono già in fila. Dopo una lauta colazione, trovo altri quattro ragazzi che aspettano l’apertura del centro commerciale e con cui scambio qualche chiacchiera senza nessun problema.

Entriamo nel centro commerciale e troviamo una ragazza in fila dalla sera prima, organizziamo la fila e parliamo anche con lei. Dopo qualche ora giungono sul posto gli amici di sempre. Alex Brunetti, Francesco Fusco, Manuel Mastrelli, Carlo Maria Fabianelli, Marco Macrì e Andrea Colonia (i cugini più simpatici di Roma). Ovviamente non poteva mancare uno dei pilastri dei Day One romani… mi riferisco a Flavio Landi (in arte ezekiele2517) che sfoggia una maglietta che cela parzialmente la sua non simpatia per uno dei rivali storici di Apple. A voi questi nomi diranno poco o nulla, ma sappiate che per chi vi scrive significano veramente tanto. Sono tutte persone che ho avuto l’onore e il piacere di conoscere durante svariati Day One e che insieme a Jacopo Famularo e al già citato Francesco Graziani, rappresentano i compagni di mille “battaglie” e di moltissime ore passate in fila per aggiudicarci il nostro amato gadget tecnologico, sia esso un iPhone o un iPad.

Finito il momento delle citazioni e dei sentimentalismi, passiamo a raccontare come si svolge il tutto. Vi basta sapere che le ore di attesa passano al triplo della velocità di Nizza. Si chiacchiera con tutti, ci si scambiano impressioni, consigli e si azzarda qualche considerazione personale; il tutto con un rispetto e una civiltà fuori dal comune. Io e Flavio siamo in possesso da diversi giorni dei due nuovi iPhone e li mostriamo con piacere a tutti quelli che ci chiedono di visionarli. Naturalmente chi non ha mai avuto modo di vedere un iPhone 6 dal vivo li osserva con molta attenzione cercando di capire quale modello scegliere. Penso che questo sia stato particolarmente utile a far decidere a tutti gli indecisi quale iPhone acquistare e personalmente sono contento di averli aiutati.

Ma passiamo ad Apple. Gli specialist dello store ci forniscono una serie di informazioni (ovviamente per quanto era dato loro sapere e divulgare) che sono precise, cosa che a Nizza non era assolutamente avvenuta. Come sempre la cordialità e la disponibilità sono caratteristiche che non mancano mai e che anche in questa circostanza sono emerse prepotentemente. Anche la vigilanza del centro commerciale si mostra disponibile e ci assiste nel migliore dei modi, specie nelle ore notturne dove la loro presenza discreta ci lascia passare le ore notturne in tutta tranquillità.

 

Con le prime luci del sole arriva il momento di entrare all’interno del centro commerciale. Una fila ordinata e civile che abbiamo spontaneamente creato e fatto rispettare senza nessun problema. Entriamo e troviamo diversi step da superare, ma prima veniamo rifocillati dai dipendenti Apple con i soliti cornetti (quelli con la Nutella erano carichi fino all’inverosimile), caffè e ovviamente acqua. Gli specialist passano a raccogliere gli ordini con diversi iPhone 5c gialli (il terminale/iPod modificato di Nizza è fortunatamente sparito) e anche in questo caso tutto fila liscio. Ci spiegano che verranno formate due file (una per chi ha preordinato e una per tutti quelli senza preordine) e passiamo allo step successivo. La fila si divide virtualmente e ci porta a pochi centimetri dallo store, parte il classico countdown e alle 08:00 (con una precisione svizzera) entriamo senza il minimo affanno nello store.

Ognuno compra quello che ha scelto senza il minimo problema. Anche in questo caso segnalo con piacere la disponibilità degli addetti alla vendita, disponibilità che per quanto mi riguarda non ho riscontrato a Nizza. Si scambiano quattro chiacchiere e in pochi minuti (circa cinque) si porta al termine il tutto. Sintetizzando il tutto vi basta sapere che alle 08:20 sono fuori dallo store, ma potevo tranquillamente uscire prima, specie se non mi fermavo a visionare le cover originali che alla fine non ho deciso di acquistare.

Se avete avuto la pazienza e la costanza di leggere il tutto vi sarete sicuramente resi conto della diversità delle due situazioni. Due modi diversi di vivere entrambi gli eventi che personalmente mi hanno colpito particolarmente.

A titolo puramente personale spero che il mio messaggio venga percepito nel migliore dei modi e mi auguro che le critiche (ovviamente nel caso di Nizza) aiutino a migliorare una delle esperienze più belle che un appassionato di tecnologia possa fare. Per tutti quelli che criticheranno le mie parole posso solamente dire che per cancellare questa esperienza negativa ho deciso di partecipare al Day One italiano in prima persona a Romaest proprio per volermi ricredere. Ritrovare vecchi amici e passare qualche ora piacevole è il vero spirito di questo genere di eventi. I russi e il disordine che rimangano a Nizza.

I Day One li facciamo meglio noi.