Linux: in continua evoluzione da oltre vent’anni

Avere trent’anni suonati ha un vantaggio in ambito informatico che molto spesso viene sottovalutato. L’aver vissuto a pieno e in età “adulta” gli anni ’90 mi ha regalato la possibilità di vivere sulla mia pelle le innumerevoli metamorfosi che hanno plasmato i sistemi operativi che utilizziamo ogni giorno.

OS X El Capitan, Windows 10 e le tante distro di Linux sono tutti partiti da molto lontano e in forme che, con il passare degli anni, quasi nessuno più ricorderà. Nel mio piccolo posso dire di aver avuto la fortuna di provare i tre OS sopracitati nel pieno dei loro cambiamenti, quando Linux era ancora visto con astio e Apple e Microsoft si spartivano (più o meno) il resto del mercato – in realtà era (e lo è ancora) tutto di Microsoft.

Le aziende di Cupertino e Redmond, avendo più forza lavoro e sensibilmente un potere economico di molto più grande rispetto a Linux, agli albori dell’informatica di consumo sono stati “scelti” come le soluzioni ottimali quando si necessitava di un computer da casa. Gli “altri”, gli smanettoni in generale o chi per lavoro o studio erano costretti ad utilizzare Linux, lo facevano quasi con spirito da pionieri, perdendo intere nottate a impostare cose banali come il mount di una chiavetta USB o la giusta configurazione degli IP statici di Fastweb – storie di vita vissuta.

Basta aneddoti: partiamo dall’inizio e vediamo, per chi non si è mai avvicinato all’argomento, tutti i dettagli di Linux.

Da dove nasce Linux?

Ma da dove nasce Linux? Rispetto agli OS di Apple e Microsoft, Linux è un prodotto sensibilmente più nuovo. Basti pensare che, mentre il System 1 di Apple fu rilasciato nel lontano gennaio 1984 e Windows 1.0 un anno dopo, la versione 1.0 di Linux è stata giunta in versione stable nel 1994 – dieci anni dopo rispetto ad Apple.

Linux nacque all’inizio degli anni 90 dall’idea di Linus Torvald, appassionato di programmazioneLa storia ci insegna che l’idea di Linux è nata dalla mente geniale di Linus Torvalds, amorevolmente definito come il papà del progetto che ancora ne sviluppa il kernel – il cuore – e molto spesso ne bacchetta le nuove versioni o chi ci lavora sopra. Essendo egli appassionato di programmazione decise di sviluppare con le sue mani un sistema operativo pensato per le sue necessità in quanto stanco del sistema operativo Minx, un OS UNIX-like pensato per la didattica e molto in voga all’epoca.

Quindi, nato inizialmente come un “banale” emulatore di terminale scritto in linguaggio C, iniziò a prendere forma come kernel vero e proprio solo in seguito al prezioso aiuto arrivato attraverso diversi newsgroup in cui il giovane Torvalds bazzicava. Ecco che così la prima primordiale versione di Linux iniziò a circolare, la 0.01; ancor meno di un sussurro, iniziava però ad attirare l’attenzione di diversi sviluppatori indipendenti incuriositi dal nuovo progetto.

Ed il nome Linux? Se gli appassionati Apple amano romanzare sulla nascita del nome dell’azienda di Cupertino – Steve Jobs l’ha scelto principalmente per figurare prima di Atari sull’elenco telefonico -, il nome Linux è stato assegnato casualmente da Ari Lemmke, un assistente dell’Università di Helsinki che, lavorando assieme a Torvalds allo sviluppo del kernel, chiamò una sottocartella del server ftp in cui era hostato il progetto, “Linux”.

Cos’è Linux?

Riassunta un po’ la storia della sua nascita, parliamo nel concreto di cos’è Linux. Come abbiamo già detto si tratta di un sistema operativo giovane, che si compone “quasi” come gli altri presenti sul mercato. Il “quasi” è d’obbligo in quanto alcune particolari differenze – certe più immediate, altre più “nascoste” – rendono Linux un sistema operativo unico.

Partendo da quelle più immediate, su Linux l’interfaccia grafica – ovvero l’insieme di icone, menù ed elementi grafici – è gestita da diversi ambienti desktop, ognuno con le loro peculiarità. Può sembrare strano in effetti; siamo abituati da sempre a convivere con una sola GUI su OS X e Windows che si fa quasi fatica ad immagiare come un OS possa averne addirittura più di una.

Ebbene sì, è così. I due più famosi ambienti desktop di Linux sono KDE e GNOME, rilasciati a stretto giro uno dall’altro e nati con due scopi diversi. Il primo, KDE, nacque nel 1996 in seguito ad alcune critiche mosse agli ambienti desktop di UNIX che erano visti come troppo basilari, confusionari e per nulla coerenti alle scelte grafiche del sistema operativo. Ecco che a distanza da soli due anni dall’inizio dei lavori, era il 1998, la versione 1.0 di KDE venne rilasciata in versione stable.

GNOME invece nacque nel 1997 come progetto e arrivò nel 1999 come versione 1.0, in risposta ad alcune critiche mosse dalla comunità di sviluppatori verso alcune caratteristiche di KDE. Quest’ultimo era infatti visto come poco aperto – quasi una bestemmia in ambito Linux -, limitante e legato ad alcune librerie grafiche (le Qt) all’epoca non ancora distribuite con una licenza libera. Ad onor del vero lo stesso anno in cui venne rilasciata la versione 1.0 di KDE, l’azienda a capo delle succitate librerie rilasciò le stesse sotto licenza GPL (General Public License).

Le parti più nascoste, come il kernel e i servizi annessi, sono invece quelle aree che normalmente l’utente finale non vede mai – a meno che non si tratti di un utente molto esperto. Come precedentemente dichiarato, il kernel è il cuore di Linux, l’ossatura che si muove al di sotto del sistema operativo e che ne gestisce tutti gli aspetti. Del suo sviluppo se ne occupano centinaia di sviluppatori sparsi in tutto il mondo; la licenza GPL lo rende quasi completamente open source e viene quotidianamente utilizzato da milardi di dispositivi – vedremo quali nei prossimi capitoli.

Senza scendere troppo nei dettagli di cos’è il kernel e di tutte le sue caratteristiche, focalizziamoci sulla più importante: la gestione dei permessi. Essendo Linux profondamente ispirato al sistema operativo UNIX, anch’esso è strutturato secondo una logica gerarchica – o ad albero. In questa rappresentazione a cartelle, la cartella madre è “/” o meglio definita come “root” – radice.

Linux si è ispirato profondamente a UNIX da cui ne ha ereditato alcune caratteristiche

Tutte le cartelle – comprese i dischi rigidi – sono contenute all’interno della directory madre e allo stesso modo, ma con le dovute differenze, vale la stessa regola anche per OS X e Windows. La gestione dei permessi è un fattore cruciale in quanto tramite essi si può discriminare chi è in grado di fare cosa all’interno del sistema operativo.

Come in una rappresentazione a piramide, all’apice si trova colui che è ha il pieno controllo sul sistema: può creare, modificare, spostare, cancellare ogni tipo di file. Questo tipo di utente viene definito come “super utente root” e può anche assegnare dei particolari comandi ad ogni file al fine di modificarne il loro accesso – o meno – a tutti gli altri utenti del sistema.

I permessi di ogni file sono unicamente tre (non ne servono di più): letturascrittura ed esecuzione. Dando per scontato che la loro utilità sia facilmente intuibile, tutti gli utenti saranno sempre condizionati dal tipo di permessi associati ad un dato file. Se per esempio un super user volesse concedere pieni poteri su un file .jpg, il file avrà un numero identificativo (uguale per tutti), del tipo: 777.

Open Source: il cuore pulsante di Linux

Con termini come GPL e open source (sopratutto quest’ultimo) entriamo in contatto molto spesso. Magari li leggiamo senza mai soffermarci realmente sui loro significati e sulle loro implicazioni. Come ho detto nel precedente capitolo, la General Public License è una licenza, appunto, tramite cui è possibile distribuire programmi per diversi scopi.

L’organo che si propone come “garante” delle clausule della GPL è la Free Software Foundation, una organizzazione non-profit fondata da Richard Stallman (personaggio di spicco nel panorama Linux) nel 1985 che si occupa di tutelare e promuovere il software libero. Questo perché il fondamento etico del concetto di open source è alla base stessa dello sviluppo di applicazioni e anche del kernel stesso di Linux.

«Il software libero è una questione di libertà, non di prezzo. Per afferrare bene ciò, bisognerebbe pensare al concetto “libero” come la libertà di parola, non come una birra gratis.» – Richard Stallman

Secondo il suo statuto, tutte le persone hanno diritto di eseguire, copiare, distribuire, studiare, modificare e migliorare il software. Tutte azioni che se non fossero tutelate avrebbero impedito la nascita del grandissimo numero di versioni di Linux presenti in rete. L’opposto del software libero è quello “proprietario” come per esempio quello di Windows o di OS X che, almeno per quest’ultimo, è in parte open source.

Chi promuove il software libero viene spesso confuso con chi invece promuove l’open source; nello stesso modo anche il concetto di libero come gratuito è stato in passato fonte di parecchie disanbiguazioni. Le ragioni sono fondamentale di origine semantica: in lingua inglese “free” significa sia libero che gratis, problema che non sussiste nella nostra lingua.

Distro, per tutti i gusti

Questo capitolo è strettamente correlato alla fase finale del precedente. Senza l’anima libera di Linux non potrebbero esistere le innumerevoli distribuzioni – da qui in avanti “distro” – che a modo loro sono diverse ma comunque simili sotto diversi punti di vista. Nel corso degli anni centinaia di sviluppatori hanno portato avanti progetti paralleli per plasmare Linux secondo le loro necessità – esistono versioni di Linux pensate appositamente per server – arrivando a creare delle distro ancora oggi sviluppate e molto famose nell’universo di Linux.

Andiamo a conoscere brevemente solo alcune delle più famose.

Debian

Cos'è LinuxDebian è forse la più famosa fra tutti “puristi” che hanno un grande attaccamento al software libero; infatti grazie alle repository presenti in questa distro, out-of-the-box viene distribuito unicamente software libero – ovviamente è sempre possibile aggiungere repository con software proprietario.

C’è anche chi usa questo tipo di distribuzione per l’elevato supporto della stessa per diverse architetture; sono infatti presenti pacchetti compilati per Intel x86, AMD 64, ARM e tante altre. Molto famoso è il sistema di gestione dei pacchetti denominato ATP (Advanced Packaging Tool) tramite cui è possibile effettuare upgrade di applicazioni o dell’intero sistema operativo tramite riga di comando o, da alcuni anni a questa parte, tramite interfaccia grafica.

Come spesso capita per le varie distro di Linux, la Debian è suddivisa in varie versioni; si tratta sempre dello stesso sistema operativo ma indirizzato ad un tipo di pubblico diverso. Esistono infatti le versioni “stable”, “testing” e “experimetal”.

Le repository Debian contengono solo software liberoCon stable è indicata l’ultima versione disponibile di Debian e che rimmarrà tale fino alla messa in commercio della nuova versione. Verranno ovviamente rilasciati aggiornamenti atti a correggere errori di programmazione e bug bari, ma non saranno mai introdutte novità per il sistema operativo; in altre parole, nasce e muore nello stesso modo in cui è stata commercializzata.

La testing è la linea di mezzo fra la versione stable – messa in commercio – e quella in cui invece si opera a cuore aperto sul sistema operativo. Nella testing vengono riversati infatti tutti i pacchetti che hanno raggiunto un grado di affidabilità tale da poter essere inviati, dopo le opportune modifiche, al ramo stable. L’ultimo, experimental, è invece la versione di sviluppo vera e propria della Debian.

Viene utilizzata da tanti utenti “domestici” in quando presenta il software più aggiornato anche se ne viene pesantemente sconsigliato l’utilizzo per chi lavora con server o infrastutture dove la sicurezza e l’efficienza dei software sono punti critici.

Attualmente la Debian è arrivata alla versione 8.2 “Jessie” ed è possibile scaricarla direttamente alla pagina web ufficiale. Prima di essere installata sul proprio hard disk è possibile provarla in versione “live” sotto forma di CD/DVD o come file immagine tramite cui creare una pennetta USB. Per chi volesse acquistare un supporto fisico è possibile selezionare diversi rivenditori ufficiali che prevedono anche di donare una quota extra da donare direttamente a Debian.

Ubuntu

Cos'è LinuxUna delle critiche più ferree mossa contro Debian è la sua lentezza nel rilasciare versioni stable. Questo è dovuto ad una rigida politica di controllo dei pacchetti presenti nella distro Linux che, inevitabilmente, vede allungarsi i tempi di rilascio fra una versione stable e l’altra.

Ubuntu, che vi ricordo viene sviluppato da Canonical Ltd, viene scelta per il suo approccio Debian-like (possiamo dire che deriva pesante dalla Debian) e per i suoi cicli di sviluppo decisamente più rapidi. È particolarmente famosa per la sua semplicità di utilizzo oltre che per le numerose varianti ufficiali nate nel corso degli anni.

Essendo un parente stretto della Debian ne prende in prestito la gestione dei pacchetti oltre che la grande capacità nel riconoscere le varie periferiche hardware. A proposito della semplicità del suo utilizzo, va menzionato il sistema Wubi sviluppato per permettere l’installazione del sistema operativo in modo ancora più semplice di quanto non sia in realtà.

Infatti, una delle maggiori critiche rivolte a Linux in generale è proprio la sua difficoltà di installazione. In realtà si tratta semplicemente di una mancanza di abitudine nel destreggiarsi nei vari pannelli di installazione del sistema operativo. Questo deriva dal fatto che si è da sempre abituati ad utilizzare Windows out-of-the-box.

Tramite Wubi si bypassa completamente tutto il problema su descritto; facendo doppio click su di esso (sì, è un’applicazione per Windows), è possibile installare Ubuntu in tandem all’OS di Microsoft senza andare ad alterare la partizione dell’hard disk. Come per la Debian, anche per Ubuntu esistono versioni diverse ed un periodo di supporto diverso; ogni major release – siamo arrivati alla 15.10 Wily Werewolf – viene rilasciata con un ciclo di sei mesi e viene supportata per i successivi nove.

A queste seguono le versioni LTS (Long Term Support) che hanno un periodo di supporto di ben cinque anni. Le versioni diverse sono delle edizioni derivate da Ubuntu e che sono pensate per compiti più o meno spefici. Le più famose sono la Kubuntu che utilizza KDE come ambiente desktop e Ubuntu GNOME che utilizza l’ambiente desktop GNOME. Particolare menzione è per le versioni Xubuntu e Lubuntu pensate per i computer poco potenti. È possibile scaricare Ubuntu a partire da questo link.

OpenSUSE

Cos'è LinuxLo sviluppo di questa distribuzione Linux inizia da molto lontano. Nato inizialmente nel ’92 con il nome SUSE, nel ’94 venne acquisita e inglobata da parte dell’azienda statunitense Novell che l’ha ribrandizzata in openSUSE per sottolineare proprio l’aspetto libero e open del sistema operativo.

La distro, al contrario della Debian e Ubuntu, ha una gestione dei pacchetti (in formato rpm). Il gestore non è più ATP ma bensì Zypper che li gestisce tramite riga di comando – volendo esiste la versione con adattamento grafico chiamato YaST. Al momento della sua installazione, l’utente è in grado di scegliere fra ben quattro diversi ambienti desktop: GNOME, KDE, LXDE e Xfce.

Sebbene da qualche anno KDE sia stato scelto come quello di default (molto spesso l’utente alle prime armi non capisce le differenze fra i vari ambienti desktop), resta comunque possibile scegliere gli altri sopracitati durante la fase di installazione del sistema operativo.

È possibile scaricare openSUSE a partire da questo link.

Progetti “secondari”: Android e OS X

Sebbene possa apparire incomprensibile, esiste ancora un gran numero di persone che non sanno di avere fra le mani Linux quando utilizzano Android o un computer con OS X.

Come si sa i due sistemi operativi sono nati in periodi storici diversi e per finalità diverse. Android è nato nella seconda metà degli anni 2000 per offire un prodotto diverso da quello che era presente sul mercato, OS X è nato invece come naturale evoluzione delle precedenti versioni del SO per macchine Apple.

Il kernel che viene utilizzato da Google per Android si rifà al kernel Linux 2.6 e 3.x di cui ne prende in prestito alcune caratteristiche; naturalmente Big G nel corso degli anni ha implementato alcune feature pensate appositamente al tipo di dispositivo per cui esso dev’essere inserito (smartphone, tablet).

Per quanto riguarda il sistema operativo di Apple invece, si tratta di un “merge” di Darwin, OS open sviluppato da Apple derivandolo da BSD (altra derivazione Unix) e una serie di framework tra cui alcuni proprietari sviluppati al tempo di NEXTStep.

Conclusioni

Linux non si ferma mai, è in continua evoluzione. Fermiamoci a guardare cos’è riuscito a fare in meno di vent’anni di vita. Oltre alle distro descritte nei capitoli precedenti, ne esistono tante altre; come Ubuntu, Debian e openSUSE hanno peculiarità che le rendono uniche, in rete è possibile informarsi su quali caratteristiche e punti forza sono stati sviluppati per dar vita alle varie Fedora, Gentoo Linux, Arch Linux, Mandriva e tante altre.

Come sempre il mimino comune denominatore è la voglia di provare e sperimentare un modo di verso di concepire l’informatica e il software in generale. E voi avete mai utilizzato una distro Linux? raccontateci la vostra esperienza con la distro che vi piace di più!

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