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Continuum: ecco come Microsoft potrebbe rovesciare il mercato

di Andrea Ricciaggiornato il 13 ottobre 2015

L’ultimo evento Microsoft è stato capace di catalizzare l’attenzione come non succedeva da tempo e di far dire a tutti, dalla stampa specializzata all’utente da forum, che l’azienda fondata da Bill Gates è tornata alla carica grazie alla sapiente guida di Satya Nadella. I nuovi prodotti hanno suscitato curiosità e interesse, eclissando le recenti presentazioni di altre aziende e ottenendo plausi anche da chi solitamente non apprezza i prodotti a brand Microsoft.

La casa di Redmond necessitava da tempo di una scossa, e quella è arrivata anche con lacrime e sangue sparse per una necessaria e dolorosa ristrutturazione aziendale che ha comportato il licenziamento di centinaia di dipendenti. Un passo difficile e ingiusto da comprendere dall’esterno, ma evidentemente necessario per portare Microsoft fuori dalla palude in cui rischiava di arenarsi. La guida di Nadella ha comportato anche la creazione di macro-divisioni dove i prodotti più innovativi – da Surface a Xbox, passando per i Lumia – sono stati avvicinati per permettere una collaborazione più stretta fra colleghi e una visione comune, tutti accumunati dall’ultima versione di Windows.

Il risultato è stato immediato: se nel 2013 la divisione Surface perdeva 900 milioni di dollari, ad inizio del 2015 ne guadagnava un miliardo, simbolo che il prodotto funziona e guadagna sempre più interesse. Non è un segreto: anche la concorrenza si sta allineando, anche quella che non avremmo mai pensato potesse farlo – parliamo ovviamente di Apple e il suo nuovo iPad Pro. L’incontro del mondo Surface con il mondo Xbox è appena avvenuto, con il Surface Book con doppia scheda video pensata anche per il gaming (ma con la speranza di vedere una One ridisegnata da chi sta creando questi spettacolari prodotti ibridi tablet\notebook), mentre quello con Lumia è in atto da qualche tempo e sta dando risultati sotto gli occhi di tutti. Microsoft è andata anche a guardare la sua storia personale, per capire quali fra tutti i prodotti realizzati meritano un secondo sguardo – qualcuno ricorda il vecchio concept Courier, ripreso poi parzialmente con i recenti prodotti visti in questi giorni?

Non parlo in particolare dei nuovi Lumia 950 e 950 XL, terminali che hanno una enorme sfida da vincere – quella di conquistare i fan di iPhone e Galaxy vari -, ma del software che contengono. È Windows 10, ottimizzato per il touch su uno schermo di piccole dimensioni, ma con una incredibile funzione che è il fulcro di questa riflessione. Parliamo di Continuum, che consente di trasformare il vostro telefono in un computer, grazie ad un semplice adattatore. Non si tratta di semplice mirroring: qualche utente troppo zelante crede che basti attaccare una tastiera e un mouse ad un tablet Android ed ecco che ci ritroviamo un portatile. Non è così, perché l’esperienza d’uso non è minimamente paragonabile a quella offerta dal desktop di Windows 10.

Quello che succede dietro le quinte è magico: si collega il telefono tramite il suo veloce cavo USB Type-C ad una piccola scatolina dotata di uscite video e altre prese, ed ecco che a schermo compare la familiare interfaccia di Windows 10 che siete abituati a conoscere sui vostri PC. La UI del telefono rimane a disposizione dello stesso, permettendo di non perdere alcuna funzionalità compreso il telefonare e mandare messaggi. Sul monitor collegato potremo sfruttare le app universali di Windows, cioè quei programmi pensati per girare su telefoni, computer e anche Xbox.

Di Continuum sorprende la semplicità e l’immediatezza: il concept non è nuovo se ben ricordate, ma mai nessuno era riuscito completamente nell’intento. Ricordo l’esperimento fallito di Motorola e la sua Atrix Lapdock, telefono con una base con schermo e tastiera che faceva girare una distro limitatissima di Linux con un browser e nulla più. Inutile dire che i processori del tempo non offrivano minimamente le prestazioni adatte per gestire due OS allo stesso tempo, e la cosa non ha avuto successo. Anche ASUS era riuscita, con un guizzo molto interessante, a realizzare un tablet che funzionava grazie ad un cuore estraibile – cioè lo smartphone. In mobilità ti portavi dietro lo smartphone, a casa lo inserivi nel suo corpo per sfruttare al meglio e con più comodità le varie app. Concetto interessante, prezzo elevatissimo: una combinazione che solo poche aziende possono permettersi di tentare. Anche Ubuntu lavora da tempo al suo OS Touch, ibrido fra una versione desktop e una pensata per i device mobili: peccato che anche in questo caso l’esperimento non stia ricevendo una attenzione spasmodica dalla stessa Canonical.

Non ci interessa il dettaglio tecnico o la virgola sul funzionamento di Continuum: quando sarà possibile lo proveremo e sapremo dirvi se mantiene le promesse. Quello che vogliamo fare è portarvi a completare una riflessione: la mossa di Microsoft è un completamento naturale di altri passi effettuati in passato. Parliamo innanzitutto di Windows 10 che sarà l’ultima “versione” del popolare OS, dato che nel futuro verrà trattato come un servizio e non un prodotto. Oppure dell’attacco indiretto ai grandi produttori di computer, mostrando cosa va fatto con Windows e quali prodotti vuole il pubblico – ci riferiamo nuovamente alla linea Surface, fiore all’occhiello di ogni dispositivo con Windows. Due Lumia potenti all’inverosimile non sono un esercizio di stile, ma un passo necessario per far sì che Continuum possa funzionare senza compromessi. Microsoft ha sempre avuto un problema con il suo ecosistema, vuoto e piatto rispetto ad Android e iOS, ma ne sta azzeccando una dietro l’altra: le app dei concorrenti potranno girare su Windows previa qualche piccola modifica, e gli sviluppatori saranno incentivati a sviluppare su Windows grazie ai programmi avviabili su molteplici piattaforme – che insieme compongono un mercato da miliardi, non milioni, di prodotti.

Di Continuum è anche interessante il tema della sostituzione: di quali prodotti sarà capace di minare l’egemonia? Non potrete rinunciare a PC fissi o portatili grazie alla potenza di un telefono: sebbene un qualsiasi Snapdragon di Qualcomm sia abbastanza veloce per fare di tutto, non potete aspettarvi un multitasking estremo o il supporto ad applicazioni pesanti. Continuum è infatti pensato per essere complementare al vostro smartphone, permettendovi di aumentare la produttività in contesti diversi. Però immaginate un ufficio dotato di queste docking station: ogni dipendente potrebbe spostarsi da una scrivania all’altra, mantenendo i dati sicuri con sé all’interno del proprio telefono. Una stanza di albergo dotata di TV diventa improvvisamente un piccolo ufficio, una seconda casa un luogo dove poter continuare ad accedere ai propri dati con comodità, senza essere relegati al display di uno smartphone.

Ma c’erano già dei prodotti pensati per questo! Non ci riferiamo ai tablet, che vivono dell’eterno problema di dovergli dedicare una SIM apposita per connettersi al mondo, o che non offrono un’esperienza paragonabile mouse e tastiera – strumenti imprescindibili per miliardi di persone, me compreso, che ancora non riescono ad essere produttivi in maniera seria grazie al touch. Mi riferisco invece ai mini PC, che nel corso di quest’anno abbiamo visto sotto forma di prodotti differenti, con però un denominatore comune: sono “mini”, quindi piccoli e portatili, e molti di loro sono anche più contenuti della docking station per Continuum. La promiscuità di questo settore non fa impazzire a Microsoft: troppi produttori che riciclano vecchi componenti per realizzare PC low-cost, spesso pensati per Android e poi resi compatibili successivamente con Windows, con l’effetto di un Frankenstein di plastica e silicio spesso poco riuscito.

Microsoft ha forse stroncato questa categoria in maniera aggressiva, alzando i prezzi delle licenze di Windows 10 per device di questa dimensione, che adesso vengono trattati come computer normali. Mentre prima i produttori potevano installare il famoso Windows 8.1 with Bing ad un costo per licenza risicato (circa 15-20$), adesso non è più possibile, ed è per questo che ancora per molti mesi a venire vedrete nuovi prodotti sul mercato con ancora la vecchia versione di Windows (fortunatamente aggiornabile) o con un prezzo superiore a quelli che eravamo abituati a vedere.

Insomma, una mossa molto in stile Apple, che ha un obiettivo già visto proprio dalla casa di Cupertino: mantenere il controllo del software e dell’hardware, puntando su produttori fidati e non sull’ultimo arrivato, migliorando giorno dopo giorno la percezione che il pubblico ha sui prodotti della casa – compreso Windows, che ha sempre sofferto in certi ambiti di una cattiva fama dovuta spesso a problematiche generate dall’incuria di produttori che rilasciano un device senza poi supportarlo nel tempo. È lo stesso destino verso il quale sta andando Android, e se Google non se ne accorgerà in tempo rischia di rovinare il suo diffusissimo sistema operativo.