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Cos'è e come interpretare un istogramma

di Luigi Manganielloaggiornato il 26 maggio 2016

Introduzione

Fra i vari strumenti a disposizione di un fotografo, l’istogramma è forse il più utile e meno compreso di tutti: spesso viene visto come qualcosa di complicato e macchinoso quando in verità basterebbe poco tempo per capirne appieno ogni sfumatura.
Imparare a leggere un’istogramma non vuol dire solo avere una conoscenza più ampia del mondo della fotografia in quanto esso fornisce a tutti gli effetti uno strumento in grado di migliorare la nostra tecnica fotografica e la nostra comprensione dell’esposizione.
L’istogramma è la rappresentazione sotto forma di grafico della nostra foto. Con un semplice sguardo possiamo capire se il nostro scatto è stato esposto correttamente o se abbiamo sbagliato qualcosa senza lasciarci influenzare dal display della fotocamera, che, a causa della retroilluminazione o di altri fattori, rischia di fornirci un’informazione alterata.

Cos’è e come si legge

La lettura dell’istogramma di per sé è molto semplice se sappiamo cosa viene rappresentato nel grafico e in che modo. Lungo l’asse delle X (orizzontale) troviamo all’estrema sinistra il nero assoluto mentre all’estrema destra destra il bianco puro, l’intervallo fra questi contiene tutte le variazioni di tonalità. Possiamo dividere l’istogramma in 3 sezioni verticali, a sinistra le ombre, in centro i mezzi toni e a destra le luci. Sull’asse delle Y (verticale) troviamo invece la quantità di pixel contenuti in un determinato intervallo tonale.
Quando scattiamo una foto, il nostro grafico rappresenterà quindi la quantità di luci, ombre e mezzi toni contenuti nell’immagine e ci darà quindi un’idea generale dell’esposizione ottenuta.
Per aiutare a capire meglio il concetto vediamo gli istogrammi di una foto completamente bianca e di un’altra completamente nera.

Come possiamo notare, i 2 grafici sono l’uno l’opposto dell’altro: nel primo caso essendo ogni pixel dell’immagine nero, vediamo che l’istogramma è formato solo da un segmento posizionato all’estrema sinistra, mentre abbiamo un segmento all’estrema destra per quanto riguarda la foto bianca. Questo indica che nelle 2 immagini non ci sono variazioni tonali; sull’asse delle X questi valori estremi corrispondono a dei numeri: 0 per quanto riguarda il nero assoluto e 255 per il bianco puro.

Avere dei picchi in questi 2 punti estremi equivale ad avere delle zone prive di dati utili. Il nero assoluto e il bianco puro indicano una perdita di informazioni irrecuperabili e quindi sono situazioni da evitare. Tralasciando questi casi limite, qui sotto potete notare come dovrebbe apparire un istogramma ideale.

Possiamo vedere che la forma dell’istogramma ricorda vagamente quella di una montagna, abbiamo infatti un picco al centro che va ad abbassarsi avvicinandosi ai lati del grafico, in questo caso la foto può dirsi correttamente esposta, abbiamo molti dati nei mezzi toni ma anche nelle luci e nelle ombre senza però avere zone troppo nere o troppo bianche.

Qui sotto, invece, l’immagine a sinistra identifica quella che molto spesso risulta essere una foto sovraesposta. Possiamo vedere come l’onda dell’istogramma si spinge verso destra lasciando semivuote la parte centrale e quella a sinistra. In questi casi dobbiamo cercare di regolare i parametri della fotocamera in modo da raggiungere l’istogramma ideale abbassando gli ISO, chiudendo il diaframma, aumentando la velocità dell’otturatore o andando a posizionare dei filtri ND davanti alla lente.

L’immagine sulla destra – qui sopra -, invece, mostra un istogramma  l’inverso di quello precedente ed indica che la foto è sottoesposta; notiamo un picco nelle ombre e poche informazioni nei mezzi toni e nelle luci. Una situazione del genere ci costringe ad agire di nuovo sugli ISO, sul diaframma e sulla velocità dell’otturatore – per evitare di alzare troppo gli ISO in assenza di lenti luminose l’unica alternativa è quella di usare un treppiede o un altro supporto in grado di tenere la fotocamera immobile per il tempo necessario.

È doveroso precisare che l’istogramma ideale è un punto di riferimento solo per alcune situazioni: non sempre, infatti, un’esposizione di quel tipo è l’obiettivo che si vuol raggiungere. Se vogliamo ad esempio fotografare un oggetto su uno sfondo completamente bianco, l’istogramma generato avrà un picco in direzione del bianco assoluto poiché lo sfondo è puro e non contiene transizioni tonali. Allo stesso modo un foto in bianco e nero molto contrastata avrà un’istogramma ancora diverso ma non sbagliato.

Conclusioni

Come avete potute vedere, l’istogramma è uno strumento molto facile da utilizzare e di enorme aiuto in molte situazioni nelle quali, per un motivo o per l’altro, non è possibile fare pieno affidamento sul display della nostra macchina. Alcune fotocamere hanno addirittura la capacità di mostrare un istogramma della scena inquadrata senza nemmeno aver scattato, un’ulteriore mezzo che può venirci incontro in situazioni difficili.

Se per adesso vi sembra ancora un argomento difficile provate a riordinare i vostri pensieri e rileggete l’articolo con una fotocamera in mano analizzando l’istogramma delle foto che avete sulla memoria, sicuramente vedere di persona la rappresentazione grafica della luminosità di foto scattate da voi, vi aiuterà a comprendere meglio l’argomento. In ogni caso ricordatevi sempre che la fotocamera è una semplice macchina con tutti i limiti del caso, saper leggere l’istogramma potrà aiutarvi in molti casi ma in altrettanti dovrete fare affidamento solo sul vostro occhio e sulla vostra sensibilità.