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Chuwi LapBook 15.6: come portarsi a casa un notebook a meno di 200€

di Claudio Carelliaggiornato il 14 de abril de 2017

Acquistare un notebook è spesso una spesa molto ponderata. Oltre a guardare minuziosamente tutta la scheda tecnica e a provare a rapportarla alle abitudini quotidiane, ciò che spesso viene fatto è un maxi confronto fra i prezzi a disposizione, per una categoria che evidentemente ha tanti player interessanti. Chuwi LapBook 15.6 è un prodotto che praticamente di tutti i calcoli e i confronti sulla categoria, in poche parole, se ne infischia.

La mia volontà di provarlo nasce proprio da questo: è un notebook cinese di nuova generazione, uno dei primissimi con processore Intel Atom Cherry Trail, e il prezzo estremamente ridotto di circa 200€ mi ha fatto strabuzzare gli occhi. Contro tutti coloro che necessitano di un notebook economico e che lo considerano tale per circa 400-500€, contro tutti coloro che vogliono un Ultrabook compatto, il produttore cinese Chuwi ha scelto di puntare su materiali modesti, una piattaforma Intel secondaria e il sistema operativo Windows per realizzare qualcosa di molto simile ad un Chromebook, ma dotato dell’OS di casa Microsoft.

Dopo averlo provato per mesi posso finalmente esprimere il mio pensiero su Chuwi LapBook 15.6, uno dei pochi nuovi promotori della nuova categoria di notebook dal display abbastanza ampio che mirano alle tasche di chi non ha grosse pretese.

Scheda tecnica

Design e materiali: un’imitazione economica ben riuscita

L’aspetto di Chuwi LapBook 15.6 è un tema di cui si potrebbe discutere per ore. Iniziamo dalla mera parte descrittiva, per capire più che altro di fronte a cosa ci troviamo. Chuwi LapBook 15.6 CWI530 (nome di serie completo) è un notebook che si mostra con un aspetto sicuramente meno dozzinale di quanto ci si possa aspettare da un prodotto estremamente economico. Potremmo definirlo Ultrabook, ma visto che tale marchio che affidato da Intel solo per i prodotti estremamente compatti ma anche di fascia molto alta, non possiamo dargli questo appellativo.

Di fatto si tratta di un notebook fanless, quindi con dissipazione del calore passiva, che deve il suo fascino senza ombra di dubbio ad un’estrema ispirazione al form factor dei vecchi Apple MacBook Air, sebbene la plastica opaca utilizzata per il corpo ricordi anche in parte qualche Lenovo Yoga. Potremmo in parte quindi definirlo un clone, sebbene il policarbonato bianco opaco del quale è costituito “camuffa” un po’ la cosa.

Al colpo d’occhio ci troviamo di fronte ad un notebook abbastanza carino. Sul lato superiore abbiamo un coperchio totalmente bianco, se non fosse per il vertice inferiore destro che presenta il logo Chuwi Lapbook posizionato in diagonale, non troppo grande e abbastanza particolare. Sul lato inferiore pensato per la parte di appoggio troviamo quattro classici larghi piedini in gomma, una serie di dieci viti disposte solo nella parte della cornice e due griglie per la fuoriuscita dell’audio. Quello che sicuramente è degno di attenzione è il divario fra il coperchio e la base: il coperchio è infatti lievemente più largo, sporgendo in fuori quando Chuwi LapBook si trova poggiato su un piano e chiuso, ed è una nota particolarmente positiva poiché consente di sollevarlo in men che non si dica, grazie anche ad un sistema di cerniere spaventosamente e stranamente fluido per questa categoria. Il coperchio si alza tranquillamente anche con una sola mano, ed è evidente che Chuwi sia riuscita ad ottenere un risultato particolarmente vicino a quello di Apple con i suoi MacBook.

Sulla destra troviamo una porta USB 2.0, un jack audio combo per cuffie e microfoni e un lettore di memorie micro SD, in grado di espandere la memoria del dispositivo fino a 128 GB aggiuntivi senza ingombrare affatto (niente male, ora che le micro SD sono diventate così capienti riducendosi anche nel prezzo medio). A sinistra invece sono presenti una porta USB 3.0 dotata del classico connettore di colorazione azzurra, uscita mini-HDMI con output Full HD, alimentatore DC con connettore proprietario (purtroppo) e LED di stato. Il connettore HDMI scelto è senza dubbio abbastanza discutibile visto che è ormai in disuso, sebbene con un adattatore da pochi euro il tutto si risolve facilmente, mentre l’alimentazione rappresenta senza dubbio uno dei veri e propri contro di Chuwi LapBook 15.6, ma ci arriveremo in seguito nel capitolo batteria.

Aprendo il coperchio si accede ad una faccia del notebook altrettanto piacevole a quella esteriore. Frontalmente troviamo un ampio display protetto da cornici non sottilissime per gli standard del 2017, ma sicuramente più che passabili. La tastiera è davvero un piacere per gli occhi: questa è nera, non retroilluminata e con layout internazionale (niente lettere accentate e simili, ma la cosa non pesa troppo se si usa il dizionario italiano su Windows, poiché i tasti si ritroveranno allo stesso identico posto rispetto ad una qwerty italiana), molto ampia e sì, anche in questo caso molto simile a quella dei precedenti MacBook. Il suo punto di forza non è però il look, anche perché usa il sistema delle funzioni aggiuntive tramite tasto “Fn” ormai quasi in disuso, bensì il feel alla digitazione che ha. La corsa dei tasti è abbastanza profonda e allo stesso tempo morbida, mentre il suono è davvero piacevole da sentire, molto di più rispetto a quello dei notebook presenti nella categoria degli economici. Fa storcere solo il naso il tasto di accensione, posizionato in alto a destra della tastiera senza una distinzione fisica netta rispetto a tutti gli altri, cosa che può generare tocchi accidentali – sebbene ci sia chi dice di no, è sicuramente più facile che capiti rispetto ad avere un tasto distaccato, magari un semplice bottone senza meccanismo a farfalla.

Il trackpad inferiore invece è sicuramente altrettanto grande, posizionato al centro, e davvero molto comodo. Bisogna però regolarlo, poiché è davvero troppo sensibile e rischia di abilitare le gesture di Windows a volte solo quasi guardandolo intensamente. Niente di che, e anzi: i due tasti integrati sono comodi, il corpo si lascia scorrere facilmente e la posizione centrale lo rende pratico sia per soggetti destri che mancini. Generalmente si nota un po’ di flessione del corpo verso la parte centrale, ovvero quella sottostante al copricerniera nero plastico. Si tratta di un classico, che si verifica su tutti i notebook in policarbonato nella fascia bassa o media, ed è un fenomeno che i produttori ultimamente tendono ad evitare grazie ad appositi rivestimenti. Lo stesso succede al bordino inferiore rispetto al trackpad, ma andiamo, ci sta. Non è in alluminio, si vede e si comprende. In alto, sopra la tastiera, presenziano inoltre tre LED di stato, e due ingressi microfonici per le chiamate video o audio.

Risultato finale: davvero niente male. Il look di Chuwi LapBook 15.6 CWI530 potrà essere pure ispirato molto a prodotti di altri brand, ma è molto piacevole ed insolito su prodotti così economici. Peso e dimensioni sono, a mio modesto parere, davvero fantastici: ammontano a 37.10 x 23.97 x 2.20 cm per 1.86 Kg, in entrambi i casi abbastanza pochi per un notebook che, ricordiamo, è da 15.6″, non il classico giocattolino da 12-13″ da portare a braccetto. Menzione lievemente negativa per la qualità della plastica che, sebbene sia liscia, pulita e “very cool“, dopo settimane di utilizzo ha raccolto dei bei graffi. Strano ma vero, poiché l’ho sempre usato in una borsa imbottita apposita..

Display: Full HD, ma non troppo

Per ciò che riguarda il display di Chuwi LapBook 15.6 bisogna riconoscere che ci sono delle stranezze non da poco. La scheda tecnica è abbastanza chiara: siamo di fronte ad un prodotto con un pannello da 15.6″ dotato di risoluzione Full HD (1920 x 1080 pixel), il che fa gridare al miracolo visto che parliamo di un prodotto notevolmente economico. Ci sono però un paio di cose davvero curiose. Sulla confezione particolarmente cheap ed essenziale con cui Chuwi LapBook 15.6 viene recapitato a casa troviamo una sigla che non viene segnalata neanche dagli store online: IPS. La tecnologia IPS è una presenza abbastanza piacevole su tutti i dispositivi dotati di un display, poiché consente di avere una buona visione dei contenuti mostrati anche se non con gli occhi perfettamente frontali al pannello. Sta di fatto che no, questo pannello non è IPS, ed ecco perché gli store non annunciano assolutamente la presenza di tale standard.

Il pannello in sé potremmo dire che non è neanche malvagio, anche perché si tratta di un Full HD, cosa che consente di vedere i contenuti multimediali anche ad una risoluzione considerevole per la fascia di prezzo. Il problema è il rivestimento, opaco, che ho trovato davvero fastidiosissimo. Generalmente l’opacità del pannello è considerata come un elemento positivo, poiché in ambienti esterni tende ad attenuare la luce che si riflette verso il display: peccato che in Chuwi LapBook 15.6 CWI530 i fastidi ci sono comunque, e soprattutto in ambienti chiusi più scuri come potrebbero essere un’aula, la propria stanza, piuttosto che un semplice bar tale rivestimento è davvero insopportabile. Sì, perché si inizia a vedere una sorta di graniglia di pixel molto sgradevole, che purtroppo passa in primo piano rispetto all’alta risoluzione.

La cosa si attenua un po’ elevando la luminosità generale, che al contrario è molto elevata. Chiaro però che, su un “feature notebook”, la luminosità va nelle abitudini contenuta, in modo di arrivare a fine serata in modo sereno – e poi col display al 25% nelle ore serali si sta benissimo davvero. Il feedback finale quindi è semplice: bello avere un display Full HD, un po’ meno per la qualità del suddetto. Anche la gamma cromatica non è delle migliori poiché tende alla colorazione fredda, ma è anche vero che è possibile variarla qualora lo voleste con la calibrazione integrata su Windows o con degli strumenti esterni.

Prestazioni: prima base Cherry Trail rimandata

Quello che ha provato fare Chuwi con questo prodotto è sicuramente un bell’azzardo. Sì, perché al suo interno sono integrati tre elementi particolarmente recenti (alcuni solo nei tagli), e non troppo perlustrati dall’utenza. Nel nucleo è presente infatti un processore Intel Atom Cherry Trail x5-8300, con clock di base ad 1.44 GHz in boost fino ad 1.84 GHz; questo rappresenta l’elemento che lo rende più economico in assoluto, ma anche meno prestante.

Ad esso troviamo associati invece 4 GB di RAM single-channel e 64 GB di ROM in formato eMMC, che sulla carta va detto che non sono affatto male. 4 GB di RAM potrebbero andare bene per eseguire operazioni di base (pazienza se non è dual-channel, cosa che in realtà avrebbe giovato al processore), mentre 64 GB di ROM, di cui effettivamente liberi circa 45 e ripartiti su una unica partizione, sono abbastanza sufficienti per poter archiviare foto, musica e software di primo utilizzo – e poi si possono sempre estendere tramite micro SD, quindi evviva.

Ma perché quindi siamo di fronte ad una scelta azzardata? Perché si tratta a conti fatti del primo processore con architettura Cherry Trail, non del modello più risicato, ma quasi. La serie x3 infatti non è stata affatto portata avanti, poiché ritenuta da tutti i produttori poco performante, mentre l’x5-8300 è rimasto la base, oltretutto rivisitata poi nei mesi successivi con la nuova versione x5-8350 leggermente più potente. Il tutto si sente, soprattutto su Windows che, nonostante nell’edizione Windows 10 sia migliorato, non è di certo leggero come potrebbe essere un Chrome OS.

Parliamo quindi nel concreto di prestazioni. La prima cosa che ho fatto dopo aver avviato Chuwi LapBook 15.6 CWI530 è stata, inevitabilmente, pulire il prodotto. La lingua integrata infatti all’interno della licenza di Windows ufficiale era l’inglese, e per passare ad un’altra lingua, essendo questa una licenza mono-language, è stato necessario effettuare una riconfigurazione da zero. Poco male, perché avevo notato già qualche accenno di rallentamento nonché qualche bloatware presente nel sistema – stiamo sempre parlando di cinesi, del tutto normale – e il ripristino totale all’inizio ritengo sia sempre una cosa positiva. Ora si potrebbe fare a meno di usare questa procedura e di procedere con un Fresh Start di Windows 10 Creators Update. Fatto tutto, ci siamo: il boot viene eseguito in modo rapido, in meno di dieci secondi. Chapeau, memoria eMMC.

Il browser Microsoft Edge integrato è, come già detto più di una volta in altre occasioni, un elemento chiave di stock per poter navigare in modo fluido e con qualche scheda aperta. L’esperienza di navigazione è, a conti fatti, abbastanza accettabile, sebbene dobbiate assolutamente dimenticare di aprire siti troppo pesanti come i documenti di Google Sheets che mi sono ritrovato a gestire per ragioni lavorative in queste settimane. Per il resto, ci siamo: scroll fluido, apertura delle pagine decisamente ok e anche i video embeddati senza nessun problema. Chiaramente la musica cambia un po’ quando si pensa di mettere in esecuzione dei software un po più impegnativi e, sebbene non si tratta assolutamente del prodotto idoneo per farlo, ho scelto di installare sul Chuwi anche Photoshop CC. Sono uno a cui piace azzardare, lo so, ma devo dire la verità: Photoshop, coi suoi tempi e per fare operazioni di base, si esegue anche decentemente.

Quando si parla di multitasking però, addio. Il punto debole dell’utilizzo di una memoria single-channel, associato a questo tipo di processore, è proprio questo: due o tre app in parallelo e perdete subito la pazienza. Ho provato Skype, in parallelo ad Edge e a Slack (software che utilizzo per le chat lavorative), incappando inevitabilmente in dei rallentamenti non di poco conto. Tralasciando i disturbi dati dal trackpad che è troppo sensibile – va ricalibrato, seriamente, senza pensare che sia una attività secondaria -, i lag già solo a mostrare le finestre aperte a schermo si iniziano a fare sentire. Ciò significa sostanzialmente che, se volete comprare Chuwi LapBook 15.6 come riferimento da portare sempre con voi per eseguire più attività, lontani magari dal vostro smartphone, semplicemente dovete guardare altrove.

Sarebbe stato meglio forse optare per uon nuovo pressore Intel Celeron, piuttosto che su un Cherry Trail x7, ma c’è da tenere in conto che siamo sempre di fronte ad un prodotto fanless, quindi privo totalmente di dissipazione e con una tendenza ad andare in throttling (riduzione del clock per favorire il raffreddamento) decisamente elevata. Un processore più prestante, probabilmente, avrebbe fatto innalzare di troppo le temperature del dispositivo, che tende a scaldare in modo tiepido e decisamente molto preoccupante.

A mio modesto parere Chuwi LapBook in questa configurazione rimane un buon notebook per svolgere pochissime cose, quali videochiamate, navigazione su Internet non troppo spinta, esecuzione di utilità di base e davvero poco, ma poco più. A questo punto però è lecito chiedersi: perché dovremmo scegliere questo e non un Chromebook, che se la cava decisamente meglio già solo ad eseguire l’OS e sul browsing con Chrome spinge particolarmente bene? Vi assicuro che le risposte non sono tantissime. Due, probabilmente, le trovate nei capitoli di seguito, focalizzati su batteria e multimedialità.

Tutto sommato comunque, per gli studenti delle scuole primarie o per chi non fa un uso spasmodico del PC, Chuwi LapBook 15.6 potrebbe essere una scelta interessante, soprattutto visto che monta una licenza di Windows ufficiale genuina e che sia per dotazione di porte (una USB 2.0, una USB 3.0, jack audio, mini HDMI e espansione slot micro SD) non è affatto dozzinale. Lo stesso vale per chi cerca un notebook da portare con sé per controllare posta, chattare e poco altro, senza l’ingombro di un notebook pesante o troppo spesso.

Generalmente però va considerato che LapBook è arrivato in altre configurazioni, e che quella a cui stiamo facendo riferimento in questa recensione è sicuramente la meno prestante.

Batteria: 10000mah, e si sentono tutti

Passiamo ad un aspetto decisamente positivo del notebook, ovvero la batteria. All’interno del nostro Chuwi LapBook 15.6 CWI530 troviamo un modulo da 10000mah, insolitamente non indicato in Wh (40.65 Wh, calcolandolo matematicamente). Questo, secondo il produttore, consente di raggiungere un’autonomia sulla carta da ben 12 ore. Come al solito si esagera, ma perché si considera l’autonomia dei PC a pieno scarico, cioè semplicemente accesi, senza l’esecuzione di software, navigazione, Wi-Fi attiva, ecc.

Devo dire che uno degli elementi che mi ha incuriosito nel provare LapBook è però proprio l’autonomia: avere 12 ore di utilizzo su un notebook molto economico, con Windows, è un’utopia. Solitamente i notebook, con tutte le varie misure di risparmio energetico, non superano le 7 ore, che calano oltretutto bruscamente non appena si naviga e si utilizza lo schermo attivo. Ecco quindi che i miei test mi hanno stupito. Come ho detto ho avuto modo di provare decisamente a lungo Chuwi LapBook 15.6, e non ho quindi semplicemente fatto due calcoli e provato il tutto per qualche giorno. Il risultato finale è però che, incredibile ma vero, ad utilizzo contenuto il notebook raggiunge addirittura le 10 ore di autonomia.

Il risultato si ottiene mantenendo la luminosità al 50% (va benissimo in quasi tutte le situazioni), utilizzando come browser Opera (che oltretutto migliora sia l’autonomia che la gestione di più tab contemporaneamente) e qualche servizio di chat attivo. Insomma, ottimo per chi vuole consultare mail in giro, sentire qualcuno in chat e navigare sui siti di news o su blog vari (vedi me).

A pieno regime, quindi con qualche sessione rapida di Photoshop, più tab aperti, musica in riproduzione e qualche breve sessione di riproduzione video su YouTube e Netflix, l’autonomia cala fino anche a 7 ore, comunque un risultato davvero ottimo. Il merito è senza dubbio del processore con un clock molto contenuto, che abbiamo visto più su essere un po’ troppo poco performante.

L’altra caratteristica interessante di Chuwi LapBook 15.6 è la ricarica. Questa avviene tramite un connettore purtroppo proprietario, ma sfrutta lo standard 5 Volt / 3 Ampere di ricarica rapida, lo stesso che vediamo su notebook decisamente molto più costosi. Purtroppo non è USB Type-C, ed è davvero un gran peccato, poiché avrebbe permesso al Chuwi di ricaricarsi facilmente con dei caricatori da presa e dei cavetti ormai in possesso da tutti gli utenti. In confezione troviamo un caricatore da presa USB classico e questo insolito cavetto con connettore circolare; speriamo non si rompa, anche perché per reperirne uno nuovo suppongo sia necessario spulciare all’interno di svariati market cinesi. Mannaggia a te Chuwi!

Multimedia: il piacere del Full HD, la rabbia dell’audio scarso

Arriviamo a parlare di multimedialità, un campo che sicuramente si addice poco ad un notebook, sebbene in molti preferiscano portare a letto il proprio notebook anziché un tablet o sfruttare una smart TV. Chuwi LapBook 15.6 CWI530 è una vera e propria provocazione, poiché dispone di un pannello Full HD che, sebbene abbia questo rivestimento opaco da dimenticare, è ad alta risoluzione.

La cosa va a vantaggio, ovviamente, della fruizione di contenuti video, sia per quanto riguarda YouTube o Netflix – sebbene non ci sia il supporto alla Wi-Fi ac -, sia per i i file locali che avete a disposizione. La gamma cromatica come già detto non è delle migliori, ma poco male: ho usato Chuwi LapBook 15.6 per guardare The Get Down in aereo, e mai come allora ho preferito un notebook ad un semplice tablet. C’è da dire che il pannello non è IPS, e anzi gli angoli di visione sono davvero pochi, ma non si può pretendere assolutamente troppo da un dispositivo del genere. Decisamente ottimi risultati anche per quanto riguarda il decoding di contenuti MKV H.264 e VP9, che vengono riprodotti senza il minimo impuntamento alla perfezione anche nei formati più grandi. Lievi ritardi invece per l’H.265, e infatti non ne consiglio un’ampia popolazione nella propria collezione di video da riprodurre sul LapBook, ma è tutto abbastanza accettabile.

Per ciò che riguarda l’output su porta, l’unico connettore a disposizione è il mini HDMI, davvero raro da trovare in giro. La cosa è un piccolo punto a sfavore, ma riconosco che non siamo di fronte ad un prodotto che si connette spesso a monitor esterni e che comunque, con un adattatore da 2€, è possibile sfruttare un classico cavo HDMI. L’uscita è Full HD ed è abbastanza stabile. Degna di nota è anche la webcam, che funziona bene e, sebbene non sia di qualità premium, può immortalare selfie buoni e soprattutto consentire delle videochiamate accettabilissime.

Purtroppo arriva anche il momento di parlare dell’audio, una parentesi molto negativa di questo portatile. Sì, perché gli speaker integrati sono davvero da dimenticare, neanche minimamente accettabili, contrariamente a quanto ha scritto qualcuno dopo aver provato questo prodotto. Questi sono due, posizionati sotto alla base del notebook, sono scarsi, ovattatissimi e assolutamente non validi né per l’ascolto casuale di musica, né per la riproduzione di video. Siamo di fronte a due altoparlanti molto scrausi, di quelli che venivano montati 5-6 anni fa nei tablet di fascia bassa, e davvero mi chiedo come mai il produttore abbia fatto questa scelta – sebbene il risparmio sia evidentemente al primo posto. Chuwi ci spinge ad utilizzare il jack audio integrato o il Bluetooth per sfruttare cuffiette o speaker esterni, e poco male, visto che ormai tutto si orienta verso il wireless. Sappiate però che non è un prodotto con degli altoparlanti neanche sufficienti. Il microfono, anzi i microfoni – ce ne sono due, per catturare al meglio l’audio anche se non si è frontali al dispositivo -, sono invece più che buoni.

Ovviamente dimenticatevi anche tutto ciò che contiene la parola “videogame”, se non si tratta dei giochini integrati su Windows o qualche app leggera presente sul Microsoft Store.

Le nostre conclusioni su Chuwi LapBook 15.6

Tempo di tirare le somme. Chuwi LapBook 15.6 è un prodotto dalle performance mediocri, adatto fondamentalmente agli under 18 o agli over 40 che non fanno un uso spasmodico del PC e hanno bisogno di un notebook. Potrebbe essere anche un dispositivo con ampio display per guardare contenuti video in vacanza, con un’autonomia più che eccelsa, ma niente di più.

Il tutto è però da rapportare al prezzo, attenzione. Questo è oscillato molto, partendo da circa 200€, arrivando a 180€ e lievitando nuovamente fino ai 250€. Al momento, il prezzo è proprio la chiave da utilizzare per interpretare questo dispositivo: bisogna scegliere il modello con il nuovo processore x5-8350 oppure quelli con i nuovi Celeron Apollo Lake, e sono anche i rivenditori che spingono in questa direzione. Chuwi LapBook 15.6 è un notebook da comprare, ma non nella configurazione che ho avuto modo di provare, bensì in quella appunto col processore più recente, stesso display, stessa RAM, stessa memoria e stessa batteria.

I pro rimangono, ma qualche contro si attenua, consentendo di espandere il target di acquisto anche a chi cerca un dispositivo secondario modesto. Chuwi LapBook 15.6 raggiunge la sufficienza nella configurazione che ho provato, ma sappiate che il modello da 15″ rivisitato, oppure quello da 14″ con processore Celeron Apollo Lake, sono decisamente meglio e hanno anche un costo inferiore, proprio perché i rivenditori vogliono incentivarne l’acquisto. Di seguito i link dedicati all’acquisto tramite GearBest: