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Canon EOS 750D, la entry level che diventa Pro

di Ricky Delli Paoliaggiornato il 29 luglio 2015

Introduzione

È di qualche mese fa (febbraio per l’esattezza) l’annuncio di due nuovi modelli della serie EOS: la 750D e la 760D, modelli quasi identici se non per alcuni dettagli che per molti non fanno la differenza. Queste due fotocamere sono state essenzialmente prodotte al fine di rimpiazzare la EOS 700D, tuttora però a listino (e rimarrà lì ancora per un po’).

Partiamo con il dire che si tratta di una DSLR entry level che rientra nella fascia di prezzo delle 700-800 € in kit con obiettivo 18-55 e nasconde diverse caratteristiche decisamente importanti come il nuovo processore DIGIC6 che, tra gli altri vantaggi, permette una raffica da 5 fps, come una vera pro. Oltre a questo, il sensore CMOS permette straordinari scatti a 24.2 megapixel, rendendola di fatto la entry level con il maggior numero di megapixel al momento presente sul mercato. Sempre parlando di sensore, si tratta un APS-C da 22,3×14,9 mm con fattore di crop di 1.6x. Vediamo assieme le caratteristiche nel dettaglio:

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Un kit stupefacente

Come detto precedentemente, questo modello è disponibile in kit con 18-55mm f/3.5-5.6 IS STM, ottica che integra uno stabilizzatore d’immagine ed effettua la messa a fuoco tramite lo Stepper Motor, tecnologia che ormai risale al 2012 ma che si fa ancora sentire alla grande grazie alla sua velocità di messa a fuoco (è un sistema ibrido in grado di leggere la distanza dal soggetto in maniera più precisa e rapida rispetto ai classici motori ultrasonici USM).

Crediti: Ricky Delli Paoli

Oltre a questo, per essere un’ottica di serie disponibile su diversi corpi entry level, nonché un modello decisamente economico, si comporta davvero bene anche nei diaframmi più aperti (lo sfocato è davvero sbalorditivo, così come il bokeh).

Grazie ad un bottone dedicato sull’obiettivo, è possibile attivare o disattivare lo stabilizzatore d’immagine, in grado di assistervi anche nelle situazioni più difficili, a patto ovviamente che scegliate un tempo d’esposizione adeguato. Il kit è decisamente completo, contando che – piccolo off topic -, grazie al Wi-Fi integrato, avrete anche la possibilità di trasformare il vostro smartphone in un telecomando/intervallometro per la vostra fotocamera; oltre a ciò, la presenza di questo modulo permette il trasferimento di immagini tra fotocamere, tablet e smartphone.

In definitiva, seppur con un obiettivo di solito reputato “base”, sono rimasto stupito dalla nitidezza e rapidità di quest’ottica, davvero niente male se paragonato a “comuni” 18-55 che si trovano di norma in un kit base di una fotocamera entry level; certo, con una spesa in più potete portarvi a casa il 18-135mm, tuttavia, per la maggior parte delle esigenze “basilari” questo kit ha un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Uno sfocato decisamente ottimo per un’ottica di serie

Scatta in ogni posizione

A seconda del tipo di fotografia che preferite, potrebbe esser necessario scattare in posizioni tutt’altro che comode e, se sommiamo il fatto che in queste situazioni è spesso necessario guardare il monitor live view (quello principale della fotocamera), lo scatto risulterà decisamente faticoso con uno dei classici monitor integrati.

In questo senso la 750D viene incontro alle nostre eventuali esigenze di scatti in posizioni difficili con un fantastico display orientabile da 3″ con ben 1.040.000 punti che risulta facilmente regolabile e ben definito. Come molti display TFT di questo genere, bisogna però accettare dei compromessi: ottima resa e definizione ma pessima visibilità al sole! parlando di fotografia, comunque, certamente preferiamo la definizione d’immagine alla visibilità, pertanto non può considerarsi un vero e proprio difetto.

Crediti: Ricky Delli Paoli

Oltre a questo, il display è anche multi-touch, caratteristica che personalmente non ho mai amato particolarmente in una reflex, essendo una persona più concentrata sulla funzionalità in ogni situazione (non sempre possibile con un monitor touch screen). Tuttavia, mi permetto di definire questo display come “multi-touch non invasivo” in quanto, al contrario di altri modelli di fascia inferiore e non, qui è presente la possibilità di utilizzare ghiere e tasti dedicati senza problemi; possiamo infatti utilizzare le dita direttamente sul display soltanto nelle situazioni in cui lo reputiamo più comodo (ad esempio in una posizione scomoda come quelle che definivo poco fa in cui è difficile arrivare alla ghiera).

Personalmente, scatto in moltissime situazioni in cui devo mettermi in posizioni che, alla lunga, risultano scomode; per farvi un esempio, anche durante lo shoot di un banalissimo time lapse con filtro ND ad un fiume/acqua in movimento in cui decido di tenere il cavalletto molto basso, avere un monitor orientabile mi permette di controllare l’andamento del lavoro comodamente. In aggiunta, possiamo considerare la presenza del touch screen, in questo caso, soltanto un vantaggio in quanto, in un attimo, permette di modificare o controllare ciò che serve.

Funzioni integrate per farti risparmare tempo

Per motivi di tempo, spesso non riusciamo ad impostare la fotocamera come vorremmo davvero ed abbiamo quindi bisogno di aiuto da parte del sistema di elaborazione o di alcune scene preimpostate. Questo si traduce in “modalità” messe a disposizione da ogni fotocamera e selezionabili (di solito) tramite la ghiera principale, come vi abbiamo parlato in questo nostro approfondimento.

Crediti: Ricky Delli Paoli

A tal proposito, di solito, molte modalità che troviamo sulle compatte non vengono incluse in una DSLR per il semplice motivo che, data l’impostazione diversa dei comandi, queste sarebbero superflue (affermazione con cui mi trovo d’accordo). Tuttavia, alcuni tipi di foto richiedono spesso più tempo di esecuzione, così come la modalità HDR, sempre molto ricercata e apprezzata, in quanto permette di superare i limiti di gamma dinamica della propria fotocamera e ottenere la luce perfetta quando l’esposizione risulta davvero difficile.

Per fare un HDR senza modalità inclusa è necessario scattare almeno 3 foto a esposizione diversa e poi unirle in post-produzione ma, in questo caso vi basterà attivare la scena “Controllo retroilluminazione HDR”, inquadrare, scattare e la fotocamera si preoccuperà di fare una raffica da 3 scatti e poi unirle immediatamente.

Il risultato in questi casi è di solito di bassa qualità (non sempre la fotocamera riesce a mostrare l’HDR che noi vorremmo per motivi ovvi) ma, con questo modello mi sono ricreduto. Forte anche del processore d’elaborazione DIGIC6, la 750D non delude neanche con le scene pre-impostate, HDR soprattutto. Ecco un piccolo esempio:

 

La foto d’esempio mostra una situazione di luce decisamente difficile in cui nella parte superiore è presente il contrasto del tramonto e, nella parte inferiore, il palazzo e la strada; in questo caso, l’illuminazione è decisamente difficile in quanto, senza un HDR, sarebbe possibile esporre soltanto la parte superiore o inferiore ottenendo una foto sottoesposta o sovraesposta ma, grazie a questa modalità, è possibile scattare una foto ben esposta senza agire in post-produzione. Ho provato diverse fotocamere con questa funzione di HDR automatico e difficilmente è risultata così prestante; pertanto, posso decisamente ritenermi soddisfatto.

Tuttavia, c’è una nota importante da aggiungere: le foto create in modalità HDR sono solo ed esclusivamente in JPEG; non è possibile creare un RAW con questo metodo, caratteristica di poco rilievo per i meno esigenti o coloro i quali sono alle prime armi che però si rivela una limitazione (come su molte fotocamere) di chi dell’HDR ne fa largo uso. Ecco perché, se desiderate avere un HDR in RAW, è comunque necessario scattare tre foto separate per poi unirle in post-produzione (a tal proposito, presto arriverà una guida qui su Ridble).

La modalità HDR è solo una delle diverse scene presenti: tra le altre troviamo “Cibo” che ottimizza i valori per la Food Photography; l’immancabile “Macro” per i close-up di fiori, insetti e dettagli con sfondo sfocato; Panorama, che permette di catturare il classico panorama urbano e non ed infine la modalità notturna, che aumenta i tempi d’esposizione e richiede un cavalletto. Queste ed altre modalità si comportano decisamente bene e riescono spesso a soccombere alle tempistiche ridotte per il “carpe diem” fotografico.

L’evoluzione della connettività

Sempre più fotocamere, dalle compatte alle reflex, permettono ormai la connessione con tablet e smartphone; ciò che le differenzia è l’applicazione e cosa è possibile fare con essa. Questa caratteristica è diventata decisamente importante, soprattutto per la produttività mobile di moltissimi utenti: pensate alla possibilità di scattare una foto e passarla direttamente su tablet e/o smartphone senza passare dal computer al fine di post-produrla on-the-go con varie applicazioni disponibili e condividerla immediatamente su social network classici o portali a vostra scelta – esigenza perfetta per un giornalista, un blogger o un photoreporter.

Canon Camera Connect, disponibile per iOS (link QUI) e Android (Link qui), ci permette di connettere lo smartphone alla fotocamera al fine di trasferire foto tra un dispositivo e l’altro e, in maniera decisamente intuitiva, controllare la fotocamera tramite la funzione “Scatto remoto”. Con questa funzione non avrete più bisogno di un telecomando esterno per scatti su cavalletto e non; le funzioni sono intuitive ed è semplice controllare vari parametri come l’apertura del diaframma, gli ISO, i tempi d’esposizione e così via. Una volta scattata la foto sarà possibile vederne un’anteprima direttamente sullo smartphone e decidere se scaricarla per editarla e condividerla oppure mantenerla nella memoria della fotocamera.

Un punto a sfavore, sicuramente risolvibile, è l’attuale mancanza della possibilità di registrare video tramite Wi-Fi, funzione decisamente molto comoda per i video-maker che renderebbe l’applicazione esterna di controllo assolutamente completa. Oltre a questo, non è possibile scaricare foto RAW su smartphone: sebbene si possa avere comunque un’anteprima rapida dello scatto, avremo la possibilità di trasferire e post-produrre solo gli scatti in JPEG (anche se, per quanto riguarda Android, qualcosa inerente al formato RAW su smartphone si sta muovendo, attendiamo eventuali aggiornamenti/sviluppi di questa funzione attualmente non disponibile). C’è da dire che l’impossibilità di aprire i formati RAW non dipende da una mancanza della fotocamera, quanto da una limitazione propria degli smartphone.

L’importanza dei megapixel

Diciamolo una volta per tutte: i megapixel non fanno la fotocamera, tuttavia, seppur questo sia un mito sfatato più e più volte, essi possono comunque far la differenza a seconda delle vostre esigenze. Di sicuro, più megapixel permettono di avere foto più definite e, in questo, la Canon EOS 750D è una vera sorpresa: il sensore riesce davvero a regalare scatti unici e adatti ad ogni esigenza. I 24.2 megapixel del sensore rendono questo modello uno dei più performanti del suo segmento, e la qualità si nota davvero.

Devo essere sincero, le prestazioni di questa entry level mi hanno davvero stupito, soprattutto in studio: facendo molte foto Still Life, so quanto sia importante anche il minimo dettaglio del prodotto che si sta fotografando (soprattutto se la destinazione è un catalogo), ecco perché sono rimasto così colpito dalla qualità della 750D. A furia di fotografare in studio ci avevo decisamente preso gusto, tuttavia, ad un certo punto non mi sono accorto che, anziché la solita EOS 5D Mark III, stavo impugnando proprio la 750D.

È presto detto: il processore DIGIC 6 è lo stesso presente sulle DSLR di fascia alta della casa giapponese come 5DS e 5DR, ecco perché la qualità è assolutamente stupefacente, guardare per credere:

Scattata con Canon EOS 750D – Crediti: Ricky Delli Paoli

Sempre grazie al prestante processore, questo modello riesce a garantire una raffica di 5 frame al secondo senza battery pack (accessorio aggiuntivo che ospita una seconda batteria in grado, di solito, di aumentare la raffica della fotocamera di 2-3 fps a seconda del modello), una caratteristica decisamente importante che eleva la 750D alla scelta perfetta anche per chi si sta iniziando ad appassionare a qualche tipo di fotografia in cui una caratteristica come questa è richiesta, come ad esempio la fotografia sportiva.

Canon EOS 750D: In conclusione

Ho avuto modo di provare la nuova 750D per circa tre settimane; l’ho portata con me più volte, a lavoro, al bar con amici e in altre varie uscite: tra le mie conclusioni posso sicuramente parlare bene del sensore, dell’ottica di serie e del display orientabile, un po’ meno per la scelta discutibile di Canon di produrre due modelli quasi uguali ma con alcune caratteristiche che (per alcuni) possono essere decisive.

Scattata con Canon EOS 750D in modalità “Panorama”

Come vi dicevo a inizio recensione, questo modello è stato presentato in concomitanza con la 760D, che in più ha un secondo display al posto della ghiera presente su 750D (spostata nella parte sinistra), una ghiera supplementare di fianco al display, diversi tasti per funzioni avanzate e un sensore sul mirino che permette di disattivare il display principale una volta avvicinato l’occhio ad esso. Per alcuni possono essere “piccolezze”, per quelli che invece cercano comodità in particolari situazioni, sono differenze importanti; importanti quasi quanto il prezzo: la differenza tra i due modelli è di circa 200€, decisamente troppo per passare direttamente alla 760D.

La 750D è disponibile anche in kit con 18-135mm, ovviamente con un sovrapprezzo, adatto per chi decide di avere un’ottica più completa fin da subito (è decisamente ottima in più situazioni). Detto questo, mi sono comunque trovato molto bene in diverse situazioni in cui normalmente utilizzo la mia full-frame “da lavoro”, soprattutto per la parte di Still Life dove, come vi dicevo, sono decisamente rimasto sbalordito. La consiglio per chi ha intenzione di entrare nel mondo della fotografia e decide di acquistare una fotocamera adatta a più utilizzi e per più tempo (spesso capita di acquistare una entry level che poi si rivela inferiore alle aspettative e da cambiare entro pochi anni, problema che con questo modello può essere evitato).

La nostra videorecensione

Per riepilogare quanto scritto in questa recensione, ecco anche il video in cui approfondiamo gli aspetti tecnici e prestazionali di questa nuova Canon EOS 750D. Buona visione