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Canon EOS 1D X Mark II: la fotografia creativa reinventata

di Ricky Delli Paoliaggiornato il 2 novembre 2016

Da grandi fotocamere derivano solo grandi successori, motivo per cui già alla prima presentazione al pubblico a Milano ci aspettavamo grandi cose e, dopo la prova di in anteprima, la nostra curiosità di un test completo aumentava sempre più. Inutile dire che una fotocamera ammiraglia come questa può essere utilizzata per ogni tipo di genere fotografico, davvero senza limiti. Abbiamo però cercato in questa recensione di focalizzarci su un genere preciso per capire le vere potenzialità del prodotto, così abbiamo”maltrattato” a dovere Canon EOS 1D X Mark II in un pista da motocross piena di fango per un po’ di sana fotografia sportiva. Spoiler: non è solo ancora tutta intera, bensì ci chiede di uscire di nuovo a scattare.

Scheda tecnica

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Design e materiali: pronti a toccare con mano l’equivalente di un Ferrari?

Canon EOS 1D X Mark II non differisce molto a livello estetico ed ergonomico dal modello precedente, motivo per cui si tratta di un passaggio “soft” per i possessori di 1D X e di un passaggio decisamente interessante per i nuovi utenti. Badate bene: Canon EOS 1D X Mark II non è stata concepita con l’intento di essere utilizzata da amatori o fotografi occasionali, per questo abbiamo deciso di non soffermarci troppo sull’ipotetica intuitività dei controlli. Chi acquista Canon EOS 1D X Mark II deve mettersi il cuore in pace e, se non è già pratico, imparare ogni minima funzione. Non dimenticate che stiamo parlando di una fotocamera ammiraglia, non è davvero per tutti.

Come scrivevamo poco sopra, Canon EOS 1D X Mark II non ha grandi differenze in termini estetici dal modello precedente, infatti, se non fosse per la scritta “Mark II” nella parte anteriore, potreste tranquillamente confondere i modelli. Partendo dalla visuale anteriore, troviamo sempre l’imponenza del battery grip integrato (nonché impugnatura verticale) che da subito ci fa capire il valore e il target di questo dispositivo. Allo stesso modo, l’assenza del flash integrato è un ulteriore conferma, come sempre (riuscireste ad immaginare un dispositivo come questo con il flash pop-up integrato?).

Oltre al battery grip, troviamo il classico innesto per l’obiettivo, l’impugnatura estremamente ergonomica, la spia per l’autoscatto (liberi di mandarci un selfie scattato con questa fotocamera), il pulsante di rilascio dell’ottica e i quattro classici pulsanti multifunzione/anteprima della profondità di campo (utilizzabili in base al tipo di impugnatura che scegliete). Proprio sotto alla scritta “EOS 1D” troviamo inoltre tre piccoli fori, si tratta del microfono per la ripresa dei filmati, sempre più migliorato al fine di garantirvi un’ottima qualità anche senza accessori esterni (che però, talvolta, sono necessari).

Passando alla parte laterale sinistra (guardando la fotocamera da dietro), troviamo un vero e proprio “negozio” di connettori elettronici: si parte dal sistema di estensione proprietario passando poi per ingresso del microfono, uscita cuffie, terminale SYNC per flash esterni, porta Ethernet RJ45, HDMI mini (limitato a 1080p) e ingresso USB 3.0. Insomma, in questo lato Canon ha messo praticamente tutto ciò che serve ad un fotografo professionista, caratteristica che gli utenti già amavano dal modello precedente.

Il lato destro (opposto) rimane invece abbastanza neutrale, mostrando soltanto parte della trama della fotocamera, un ingresso per il remote esterno e i bottoni di accensione e regolazione del battery pack. Non manca un bottone secondario di scatto, utile in fase di impugnatura verticale.

Nella parte inferiore troviamo il classico attacco per il treppiede, il numero di serie, un foro per l’innesto di accessori ulteriori e l’attacco per il cinturino da polso. Passando alla parte superiore troveremo la nostra vera e propria console di comando. Se non siete abituati a questo genere di fotocamere, passerete più di un semplice quarto d’ora a riflettere su quali tasti sono più comodi, perché sono stati posizionati lì e soprattutto a cosa servono. La verità è che gli ingegneri Canon hanno dimostrato di essere prima di tutto fotografi e di proporre prodotti per chi deve davvero lavorare in rapidità.

È fondamentale infatti in questi casi entrare nella mente del fotografo, capire le sue esigenze e realizzare il prodotto perfetto per lui. Canon EOS 1D X Mark II è esattamente questo, ma attenzione, se le vostre esigenze sono inferiori a ciò che questa fotocamera può darvi, resterete certamente delusi. È fondamentale in questi casi studiarsi bene il manuale, anche se siete già ottimi fotografi; questa fotocamera è un vero leone da domare e addomesticare.

Si parte dal lato sinistro con il tasto “MODE“, fondamentale per cambiare le varie modalità di scatto a scelta tra le “classiche” priorità di apertura o tempo, completamente manuale, programma AE, BULB e ben tre possibilità di modalità personalizzate (i classici C1, C2 e C3). In questa fotocamera, fortunatamente, non esiste modalità “AUTO” in quanto comunque non si tratta della fotocamera bridge con cui scattare selfie al lago. Subito sotto troviamo il tasto DRIVE AF, fondamentale per scegliere il tipo di funzionamento dell’autofocus o il metodo con cui esso si rapporta con il soggetto che state fotografando, seguito dal pulsante di compensazione esposizione flash / selezione del modo di misurazione della luce.

Premendo insieme i tasti “MODE” e “DRIVE AF” sarà possibile variare rapidamente le impostazioni AEB, Auto Exposure Bracketing, ovvero un aiuto per realizzare scatti HDR o comunque fotografie con esposizione variabile di più stop decisi in base alla situazione. Spostandoci sulla destra troviamo il pannello LCD superiore che può essere retroilluminato premendo il primo bottone sopra di esso. Tra gli altri bottoni troviamo il WB per una rapida variazione del bilanciamento del bianco, il tasto di compensazione dell’esposizione / regolazione apertura, il pulsante dedicato alla modifica rapida degli iso, una ghiera di regolazione per il tempo d’esposizione, un ulteriore bottone “M-Fn” personalizzabile e, ovviamente, il tasto di scatto. Non manca nella parte centrale la slitta Hotshoe a cui potrete agganciare un flash esterno o altri vari accessori.

La parte posteriore, altra zona fondamentale per la buona riuscita degli scatti, si presenta mastodontica esattamente come la parte frontale. Personalmente ho sempre utilizzato la mia fotocamera con il battery pack, ma, vederne una fin da subito così imponente fa senz’altro un effetto diverso. Si nota subito il display LCD “semi-touch”, cioè che non rende sempre possibile l’utilizzo delle dita per effettuare operazioni. Canon ha infatti scelto di offrire la sensibilità al tocco soltanto nella messa a fuoco in LiveView, al fine di velocizzare le operazioni di tracking o della selezione del punto di messa a fuoco. Non sarà quindi possibile effettuare pinch to zoom e spostamenti nei menù con le dita, ma senz’altro i professionisti del settore apprezzeranno ancora di più questa possibilità (i fotografi più “datati”, me compreso, non amano particolarmente gli schermi touch).

Notiamo poi i classici bottoni di accesso al menù, alle info, l’avvio del Live View (con selettore video/foto), il tasto di attivazione AF, l’asterisco per il blocco AF / regolazione apertura e il pulsante di selezione del punto AF (se non usate il touch). Nascosta sotto al cuscino del mirino troviamo la manopola per la correzione diottrica, fondamentale, come in tutte le fotocamere, se portate occhiali o se la vostra vista non è così perfetta. Nella parte centrale non manca la classica “ghiera Canon“, cioè quel segno distintivo che praticamente ogni modello della casa giapponese ha. Essa serve sia per variare rapidamente l’apertura, sia per scorrere nei vari menù e tra le varie voci. Al centro della ghiera troviamo il tasto “SET”, utilizzato per confermare le scelte e, poco sopra, il bottone “Q” per accedere a menù secondari. La ghiera si trova proprio nel mezzo dei due Joystick di selezione/spostamento, utilizzabili comodamente in ogni tipo di impugnatura della fotocamera.

Nella parte inferiore troviamo il led di attività LAN (qualora collegaste un cavo Ethernet nella parte laterale), e i vari bottoni multimediali per gestire le foto (visione, zoom/ricerca, cancellazione, protezione), oltre al foro per il microfono posteriore e un altro display che ci indica alcuni dati interessanti come il numero della cartella che stiamo utilizzando per fare le foto e il numero di foto che abbiamo scattato e salvato sulla card. Dal display è inoltre possibile vedere il formato di scatto che stiamo utilizzando e su quale card (tra i due slot) stiamo salvando i file. Rimane invariato anche lo switch di accensione (chiamarlo “tasto” sarebbe un’offesa), che permette di spegnere/accendere la fotocamera o bloccare alcuni tasti per evitare pressioni non desiderate (come la ghiera centrale). Subito sotto è possibile inoltre attivare il meccanismo per lo sblocco dello slot delle card di memoria, che si aprirà a scatto.

Lo slot delle card, purtroppo, non supporta le SD ma solo le CF. Oltre a questo, solo uno slot supporta le CFast 2.0, l’unico con cui inoltre sarà possibile registrare video in 4K. Non mancano infine nella parte inferiore gli stessi tasti AF-ON, asterisco e selezione punto di messa a fuoco trovati nella zona superiore. Sono stati clonati anche nella parte inferiore proprio per permettere il rapido utilizzo della fotocamera anche con impugnatura verticale. C’è sicuramente da dire che i bottoni presenti su questa fotocamera sono davvero tanti e, se si tratta della vostra prima esperienza con un’ammiraglia, è un po’ come passare dalla cloche di un Cessna 172 ad un Boeing 777. Niente paura, con un po’ di pratica saprete sicuramente governare al meglio questa reflex, l’importante è che sappiate sempre ciò che state utilizzando.

Come abbiamo già ripetuto più volte, questa non è una semplice fotocamera da tutti i giorni ma una vera e propria Ferrari, con la differenza che non dovete portarla all’autolavaggio. L’autolavaggio inoltre non sarebbe comunque un problema in quanto questa fotocamera ha un corpo in magnesio completamente tropicalizzato, non dovrete preoccuparvi troppo delle condizioni climatiche avverse.

Prestazioni: ciò che stavate cercando per ogni esigenza

C’è stato un momento particolare di questa recensione in cui mi sono sentito come Bruce Wayne nel momento in cui deve uscire di casa per qualche evento. Come molti di voi sapranno, la scelta della macchina è importante e, se hai tante supercar in garage, puoi permetterti di abbinarle al tuo orologio o sceglierle in base alla serata. Grazie a Canon Italia, mi sono comportato praticamente allo stesso modo in quanto, tra i vari modelli a disposizione, davanti a me avevo sempre sia questa Canon EOS 1D X Mark II, sia Canon EOS 5D Mark IV sia una sempre buona Canon EOS 7D Mark II. Insomma, in base al tipo di occasione fotografica, sceglievo il modello da utilizzare.

Non a caso, per ben due lavori, uno con le moto da cross e un altro in chiesa, mi sono portato dietro Canon EOS 1D X Mark II. Su cos’è ricaduta la mia scelta? Sicuramente prima di tutto su ISO e velocità: in entrambi i casi avevo bisogno sia di una macchina veloce sia della possibilità di utilizzare ISO alti senza problemi e, in ogni evento, questa fotocamera mi ha sempre lasciato a bocca aperta. Potrei fare migliaia di paragoni, vi basti sapere che questa fotocamera nelle mani giuste vi farà sentire come un personaggio di GTA V dopo aver impostato tutti i trucchi per la salute, l’armatura e la forza, insomma, invincibili. Potevo scattare foto in chiesa a 40.000 ISO senza perdere dettagli o “sparare” raffiche a 14fps per immortalare il salto perfetto di una Kawasaki 250cc. A proposito della raffica: prestate attenzione, potrebbero scambiare questa fotocamera per una mitragliatrice data la rapidità.

Ma riflettiamo un attimo sulle specifiche: Canon EOS 1D X Mark II integra un sensore CMOS full frame da 20,2 megapixel in grado di scattare foto a 5472×3648 pixel. Grazie al doppio processore d’immagine DIGIC 6+, vi sarà appunto possibile catturare raffiche di scatto a 14fps (fino a 170 immagini RAW) o addirittura 16fps in Live View. Oltre a questo, la sensibilità ISO varia da 50 a 409.600, un vero record nella storia di Canon (seppur sia comunque stato superato, a livello numerico, da Nikon D5, fotocamera ammiraglia che ancora non abbiamo avuto il piacere di provare a fondo). Ovviamente non finisce qui: all’interno della fotocamera troverete ora un sistema di messa a fuoco da 61 punti di cui 41 croce, lo stesso di EOS 5D Mark IV con ottime performance in termini di rapidità. Questa caratteristica in particolare è sicuramente una manna dal cielo per i professionisti in possesso di Canon EOS 1D X, dato che precedentemente il sistema di messa a fuoco aveva soltanto un punto croce.

Oltre a questo, Canon EOS 1D X Mark II integra un sensore RGB+IR da 360.000 pixel, il GPS per geolocalizzare le foto e impostare automaticamente l’orario del dispositivo, registrazione video in 4K a 60fps e in FullHD a 120fps, autofocus funzionante fino a -3 EV, supporto CFast 2.0 (doppio slot di memorie) e una livella elettronica a due assi.

Durante i primi test con Canon EOS 1D X Mark II, ci siamo ovviamente concentrati sul nuovo sistema di messa a fuoco, con ben 60 punti in più rispetto al precedente modello, e alla raffica potenziata di ben 2fps. Ciò che ci interessava capire nello specifico era il tipo di rapidità di tracking di oggetti veloci, volevamo appunto testare la reattività ad utilizzo sportivo per valutare quanto questa fotocamera possa davvero essere utile ad un professionista del settore. Siamo sicuramente rimasti positivamente impressionati e stupiti dalla rapidità di scatto di questo prodotto ma anche della velocità in sé del sistema di messa a fuoco. Testando il prodotto con moto in rapido movimento e ottiche come il Canon EF 24-105 f/4 L IS II USM e l’EF 200-400mm f/4L IS USM Extender 1.4x, i risultati sono stati praticamente perfetti. Non potevamo chiedere una miglior qualità di scatto o una velocità maggiore. Certo, contando che la tecnologia è in continua evoluzione, non vogliamo immaginare ora ciò che in futuro potremo fare con prodotti di questa serie.

Dual Pixel CMOS AF: una qualità da record

Introdotto per la prima volta su EOS 70D e implementato poi su 7D Mark II ed altri vari modelli, il Dual Pixel CMOS AF utilizza il sensore d’immagine per offrire una veloce e precisa detenzione di fase per l’autofocus quando lo specchio è sollevato. Vari esempi possono essere gli scatti in Live View o la registrazione di un video (Movie Servo AF). Ogni singolo pixel del sensore fornisce il doppio delle informazioni rispetto ad un sensore normale, in questo modo, non solo la velocità di cattura è più rapida ma anche la qualità globale dell’immagine. Canon EOS 1D X Mark II è stata la prima full frame ad implementare questo tipo di tecnologia, seguita poi da Canon EOS 5D Mark IV.

Questa versione del Dual Pixel CMOS AF è inoltre un vero e proprio aggiornamento della tecnologia introdotta in origine; questo significa che la velocità è ancora maggiore. Questo si traduce in una maggior facilità di messa a fuoco in modalità LiveView, anche per i video, caratteristica che rende questo prodotto professionale sia per fotografi sia per videomaker. Certo, probabilmente i videomaker puri sceglieranno altro rispetto a questo modello, data la mancanza di focus peaking e zebra, però rimane la possibilità di registrare video in ottima qualità e con un autofocus più che prestante.

Come smettere di scattare a 409.600 ISO

Una delle qualità a cui mi sono subito affezionato in questa Canon EOS 1D X Mark II è sicuramente la sensibilità ISO. Fin dalla presentazione del prodotto ne fui incuriosito seppur non ebbi la possibilità di provare il sistema a dovere (il tempo a mia disposizione era limitato). Avendo ora questo modello con me, per ogni singola prova o lavoro, provare la sensibilità ISO è stato davvero unico.

Certo, questo non vuol dire che ogni singola foto la scatterete a 409.600 ISO bensì il fatto che, anche ad una sensibilità inferiore, Canon EOS 1D X Mark II si comporta più che bene. Ritornando all’esempio fatto qualche paragrafo fa, il test importante per me era riuscire a fare foto perfette in chiesa. Nella sfida c’era anche la clausola flash: non dovevo portare con me nessun tipo di flash esterno. Si trattava di foto in una chiesa piuttosto illuminata ma pur sempre con punti d’ombra come nella maggior parte dei matrimoni, anche se, in questo caso, l’occasione era il concerto di un coro di bravissimi ragazzi della mia zona. Quale occasione migliore per testare a fondo le potenzialità di questo prodotto in ambienti poco luminosi?

ISO 409600

Mi sono dilettato in qualche scatto di prova a 409.600 ISO ottenendo comunque buoni risultati, seppur, ovviamente, rumorosi, ma, la cosa che mi ha stupido è stato il fatto di essere riuscito a scattare tranquillamente foto a 40.000 ISO senza flash sfruttando un tempo pari a 1/100 ed un’apertura pari a f/6.3. Certo, la profondità di campo era sufficiente per inquadrare ciò che dovevo, così come il tempo sufficiente a non preoccuparmi troppo di trattenere il respiro o rischiare mossi non voluti. Insomma, grazie a questa fotocamera ho lasciato il flash a casa e ho realizzato che un matrimonio può essere meno fastidioso da realizzare (sia per il fotografo, sia per gli sposi/invitati costretti a vedere flash fastidiosi durante la cerimonia).

Questo mi ha fatto scattare la molla della sensibilità ISO che, una volta che Canon passerà a riprendersi questo gioiello, si trasformerà in una malinconia da mancanza di prestazioni. Insomma, sto cercando di dare una spiegazione scientifica a come ci si possa sentire dopo aver provato una fotocamera come questa, e credetemi, è qualcosa di rivoluzionario.

Coro NeoVibes (Gallarate – VA)

Ovviamente non poteva mancare la nostra comparazione ISO che, come potete notare dallo schema qui sotto, evidenzia un inizio di rumore a 51200, seppur lieve e facilmente rimovibile in post produzione. Come preannunciato, anche a 409600 ISO la grana è evidente ma, ciò che è importante valutare, è il modo in cui questa fotocamera può cambiare il modo in cui scattate fotografie.

La maggior parte dei professionisti scattano foto rumorose già a 6400 ISO per limiti della fotocamera, sfruttando magari corpi macchina come Nikon D810, Panasonic GH4 o Canon EOS 5D Mark III. Grazie a Canon EOS 1D X Mark II avrete davvero modo di rinnovare completamente il modo in cui catturate attimi ed emozioni.

Per ora siamo assolutamente soddisfatti dei risultati ottenuti finora e rinnoviamo i complimenti agli ingegneri Canon per aver realizzato uno strumento sufficientemente professionale per ogni esigenza estrema o importante, sia essa sportiva, celebrativa o simile. Non abbiamo avuto purtroppo la possibilità di testare l’efficienza nella fotografia notturna a causa di insistenti nuvole sempre presenti, però immaginiamo che a 40.000 ISO o superiori sia possibile realizzare scatti estremamente unici.

Sistema di esposizione / misurazione

Un’altra novità molto importante, forse passata troppo inosservata, è sicuramente il nuovo sistema di misurazione / esposizione, spinto da un sensore RGB+IR da 360.000 pixel. Si tratta di un aggiornamento importante rispetto al modello precedente in quanto, in Canon EOS 1D X era installato un sensore RGB da 100.000 pixel. Questo nuovo sistema permette di avere un tracciamento nettamente migliorato per quanto concerne volti e situazioni di scarsa luminosità e, nel complesso, funziona davvero molto bene (grazie anche ad un sistema di autofocus davvero efficace). Una caratteristica che funziona egregiamente in combinazione con questo sensore è proprio il sistema di anti-flickering, esclusiva di fotocamere di fascia alta.

Il flickering è un tipo di “sfarfallio”, un disturbo derivato dalla frequenza delle luci, siano esse al neon, siano esse LED. Questo tipo di disturbo è molto comune in ambienti chiusi o in luoghi sportivi, come stadi o palazzetti dello sport. Il flickering può certamente rovinare la vostra foto mostrando bande fastidiose o fasce nere se la fotocamera viene impostata ad un tempo di scatto “fastidioso” rispetto alla frequenza delle luci. Per ovviare a questo problema, di solito, è sufficiente cambiare il tempo di scatto, cosa che però potrebbe tradursi in uno svantaggio per voi in quanto non vi sarebbe possibile catturare quel preciso soggetto con il tempo d’esposizione da voi desiderato. Grazie al sensore RGB+IR migliorato e al nuovo sistema Anti-flickering, Canon EOS 1D X Mark II si rivelerà la perfetta compagna d’avventure anche in queste situazioni, dimostrandovi che può davvero stupirvi ad ogni accensione. Nella galleria fotografica potete trovare qualche esempio interessante.

Funzioni aggiuntive e batteria

Abbiamo già menzionato alcune funzioni aggiuntive nel corso di questo capitolo, ad ogni modo, è bene ricordarle a dovere in quanto Canon EOS 1D X Mark II non si ferma alla “semplice” fotografia bensì va decisamente oltre. Si tratta del primo modello di ammiraglia ad integrare un GPS, posto proprio sopra al mirino (davanti alla slitta Hotshoe). Esso permette di inserire coordinate geografiche all’interno di una fotografia al fine di poter poi mappare facilmente il vostro viaggio in programmi come Lightroom e Bridge. Questo costituisce un grosso vantaggio per chi come me è un fan di come organizzare foto con Lightroom. Oltre a questo, è importante menzionare il fatto che il GPS permette di cambiare automaticamente l’orario della fotocamera, funzione utilissima se viaggiate spesso (io personalmente dimentico sempre di cambiare l’ora, e questo non è un bene per l’organizzazione delle foto all’interno del mio catalogo). Bisogna sicuramente menzionare l’ingresso Ehernet Cat.5, presente anche nel modello precedente e che permette una gestione o comunicazione ancora più rapida.

Tramite il menù della fotocamera è infatti possibile selezionare la modalità di connessione a scelta tra un server FTP o WFT (tramite browser). Questo vi permetterà, in pochi secondi, di condividere le vostre foto tramite il web o semplicemente con voi stessi. Si tratta di una funzione estremamente utile e rapida soprattutto in eventi vari o fiere in cui è necessario, a livello giornalistico, fornire materiale rapidamente alla redazione o al responsabile dei contenuti editoriali. Abbiamo provato la funzione di server WFT, cioè una modalità in cui potrete raggiungere Canon EOS 1D X Mark II tramite browser al fine di scaricare rapidamente foto sul PC o, ancora meglio, controllare interamente la fotocamera. Si tratta fondamentalmente delle stesse funzioni che si possono ottenere con l’adattatore WiFi esterno (e costoso), con la differenza che, in questo caso, sfruttate l’ethernet e, di conseguenza, la velocità di un cavo. Immaginate anche solo fare scatti in studio di fotografia still life o food photography: è di certo una grande comodità poter controllare una fotocamera da remoto. Tramite rete è inoltre possibile sincronizzare più fotocamere come questa al fine di ottenere riprese da più angolazioni, ma, se siete il tipo di persone che possono avere più di una Canon EOS 1D X Mark II, di certo noi non dobbiamo spiegarvi nulla.

Lato batteria, Canon EOS 1D X Mark II integra una nuova LP-E19 con un amperaggio pari a 2700mAh, il 10% in più rispetto al modello precedente, LP-E4N. Secondo i dati Canon, la nuova LP-E19 è in grado di garantire un’autonomia di circa 1210 scatti, quasi 100 in più rispetto al modello precedente. Secondo i nostri test, si tratta di un dato ovviamente molto variabile in base al vostro tipo di utilizzo.

Sfruttando la raffica continua, siamo riusciti a fare circa 5100 scatti senza nessun particolare battery drain (perdita di carica improvvisa), a conferma del fatto che si tratta di un prodotto in grado di darvi soddisfazioni. Oltre a questo, ci siamo dovuti impegnare per poter scaricare la batteria: ha retto senza problemi una sessione pomeridiana di allenamenti in una pista di motocross (con circa 3000 foto scattate), una giornata di scatti in esterno (con circa 2000 foto scattate) e una serata di fotografie durante un concerto (con circa 350 foto). Alla fine di tutti questi eventi, la batteria rimanente era ancora pari al 23%. Insomma, raffiche o video che siano, Canon EOS 1D X Mark II non si spaventa di niente, ed è giusto che sia così.

Le nostre conclusioni su Canon EOS 1D X Mark II

Le nostre aspettative circa questa fotocamera erano molto alte, soprattutto dopo averla provata in anteprima. Sapevamo che avremmo dovuto metterla a dura prova e farle “mangiare fango” e polvere, cosa che sembra aver fatto molto volentieri. Insomma, più “maltrattate” Canon EOS 1D X Mark II, più lei si rialza per combattere. È un dispositivo che non si ferma davanti a niente, in grado di stupirvi in ogni momento e di ricordarvi che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, o forse, in questo caso, da grandi fotocamere derivano grandi fotografi. È chiaro che il target di questo prodotto è notevolmente alto, motivo per cui vi sconsigliamo assolutamente l’acquisto qualora le vostre idee sulla fotografia non fossero chiare. Al giorno d’oggi, non basta aprire una partita IVA per considerarsi professionista e quindi in grado di gestire Canon EOS 1D X Mark II senza problemi, è fondamentale andare step by step.

Se state pensando di passare da Canon EOS 1D X a Canon EOS 1D X Mark II, la nostra risposta è: fatelo. Fatelo perché non ve ne pentirete, fatelo perché i cambiamenti sono davvero tanti, fatelo perché poi, una volta provato questo prodotto, farete fatica a tornare indietro. Questo è anche un rischio come nel nostro caso, perché se comunque non potete permettervi questa fotocamera (per diversi motivi) ma la provate per un lungo periodo di tempo, una volta restituita sarà difficile utilizzare altri modelli con la stessa sicurezza. Non vedetelo come un aiuto a chi non sa fotografare bensì come un mezzo per esprimere tutta la propria creatività in ogni situazione.

Canon EOS 1D X Mark II è disponibile su Amazon ad un prezzo pari a circa 6.035€ per il solo corpo ed è acquistabile cliccando qui.

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