Call of Duty WWII recensione: la triste storia di un vecchio Re che non vuole abdicare

The more things change, the more they stay the same“. Questa citazione, ironicamente tratta da un Call of Duty (nello specifico da MW2), è un fantastico indicatore dello stato di questa serie: stanca, stantia e priva di innovazioni concrete. Lontani sono gli anni dove il nuovo Call of Duty registrava di volta in volta record di incassi nella prima settimana di lancio e la situazione era tanto inevitabile quando destinata a non migliorare. Il fatto che questo Call of Duty WWII abbia registrato le migliori statistiche di vendita per la serie negli ultimi anni non è nulla di più di un canto del cigno, legato ad una valida campagna di marketing che aveva lasciato sperare in un rinnovamento della formula di gioco. Ormai il grande pubblico ha spostato la sua attenzione sui nuovi giganti del momento, come PUBG, un titolo dalla natura e struttura decisamente più fresca di quella ormai obsoleta di Call of Duty, e senza il coraggio di ricominciare da 0 questa serie sarà pian piano destinata a svanire. Anzi, Call of Duty WWII è la riprova che la fine ormai è prossima.

Il leone ha perso il suo ruolo di maschio alpha e sta cercando disperatamente di correre ai ripariLa situazione è la seguente: Activision, come ogni politico in cerca dell’approvazione di un pubblico che semplicemente non riesce più a sopportarlo, sta cercando di correre ai ripari e migliorare l’immagine del brand Call of Duty. Invece di fare scelte relativamente coraggiose ed applicare dei cambiamenti degni di nota ad una formula sostanzialmente identica da ben 10 anni – cosa che abbiamo invece notato ed apprezzato nel suo rivale diretto, di cui vi parliamo nella nostra recensione di Battlefield 1 – Activision ha seguito una filosofia differente, puramente votata al rispecchiare i dati raccolti nelle sue indagini di mercato. Cosa vuole il pubblico? Quali sono i migliori elementi dei nostri competitor che possiamo “copiare”?

Un tempo era Call of Duty a venir copiato, ora siamo invece giunti all’esatto oppostoInequivocabilmente gli FPS online più in voga del momento sono PUBG, Battlefield 1, Destiny 2 e Overwatch, quindi la soluzione dal minor sforzo possibile per i ragazzi di Sledgehammer Games era di “prendere ispirazione” da questi per creare “il nuovo CoD”. Nella nostra recensione di Call of Duty Infinite Warfare abbiamo parlato di come avevano introdotto apprezzabili innovazioni alla campagna in giocatore singolo (lasciando pressoché inalterato il multigiocatore) senza però portare a buoni risultati di vendite, quindi ora Activision ha deciso di provare l’esatto opposto, introducendo modalità ispirate a Corsa di BF e Trasporto di OW ed una campagna “basic”. Abbiamo anche notato come ormai l’ambientazione futuristica abbia stancato gli utenti, quindi ora (dopo che Electronic Arts ha fatto da apripista e constatato che tornare al XX secolo rappresenta una scelta economicamente valida) anche Activision ha deciso “coraggiosamente” di fare lo stesso.

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Bisogna aggiungere, infine, anche un pizzico di elementi social ed un loot system, così da “prendere ispirazione” anche da PUBG e Destiny 2. Credo abbiate capito l’antifona, come ritengo anche possiate immaginare come questo approccio “lazzarone” non sia affatto encomiabile o efficace, soprattutto vista la mancanza di personalità propria di queste introduzioni. Detto ciò, è finalmente arrivato il momento di dare il via a questa recensione di Call of Duty WWII, dove andremo ad esporre per filo e per segno come mai questo titolo sia davvero poco meritevole della vostra attenzione.

In Call of Duty WWII tutto ancora una volta suona di già visto

Siamo arrivati ormai al quattordicesimo capitolo principale della saga, quindi penso sia altamente improbabile che voi lettori non conosciate o non abbiate mai giocato ad almeno un Call of Duty. Di conseguenza, saprete anche che la serie è davvero nota per la sua politica di sviluppo: proporre una sorta di reskin del titolo precedente con un paio di introduzioni o modifiche minori per poi venderlo come un capitolo nuovo. Ebbene, nonostante la campagna di marketing avesse lasciato inizialmente intendere che questo “ritorno alle origini” fosse un’occasione per un sostanziale reboot della saga purtroppo Call of Duty WWII si è dimostrato essere ancora una volta l’ennesimo CoD. Ciò che però lascia alquanto delusi e perplessi è quanto anonimo e privo di qualsivoglia identità sia questo Call of Duty.

La campagna di Call of Duty WWII è l’ennesima re-interpretazione di Salvate il soldato Ryan

La storia è la solita trita e ritrita che tutti quanti già sappiamo: le forze degli Alleati sbarcano in Normandia per poi avanzare attraverso Francia, Olanda, Belgio ed infine la Germania. Per cercare di non rendere il tutto estremamente ripetitivo gli sviluppatori hanno pensato di spostare il focus narrativo dagli eventi veri e propri della guerra al punto di vista del soldato comune. Scelta che sarebbe anche potuta funzionare se avessero inserito personaggi e protagonisti memorabili e carismatici, cosa che però non hanno fatto, anzi.

Call of Duty WWII recensioneDurante l’avventura impersoneremo diversi soldati, però l’unico con una vera e propria storia è Ronald “Red” Daniels, un GI americano della 1st Infantry Division, e seguiremo la guerra dal suo punto di vista. Purtroppo i dialoghi sono estremamente stereotipati, esattamente come le personalità dei personaggi, quindi non c’è mai occasione di rimanere interessati per scoprire come evolvono le dinamiche di gruppo: ci sono il ragazzo con gli occhiali che fa battute molto sceme, il soldato che ha la situazione sempre sotto controllo, il tenente dal cuore d’oro ed il sergente che spinge i suoi uomini fino al limite senza alcuna empatia.

La campagna è talmente banale e breve da risultare quasi disarmanteParliamo ora brevemente della trama; ci tengo a specificare che quello che sto per dirvi per quanto implausibile è assolutamente vero, e nonostante sia un mezzo spoiler mi sento in dovere di segnalarlo. I due cattivi principali della storia sul piano narrativo sono un lupo in un flashback ed il sergente. Avete capito bene, i nazisti non sono i veri nemici e non fungono da cuore della trama, bensì da sottofondo narrativo. Se vi state grattando il capo chiedendovi come sia possibile non temete, sto facendolo anche io dopo aver finito la campagna da diversi giorni. In poche parole la trama gira intorno a Daniels, un soldato dalla personalità pressoché inesistente che cerca di conquistare il suo senso di inadeguatezza dominando le sue paure. Mi rendo conto che sia una semplificazione estrema di una trama già di per sé piuttosto banale, però considerando che il gioco dura meno di cinque ore e mezza a difficoltà Hardened (con almeno un’ora e mezza di video) non posso permettermi di dire altro senza raccontarvi tutto il gioco.

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Parlando di difficoltà, Call of Duty WWII è uno dei capitoli peggio calibrati della serie. Attenzione, non sto parlando però del gameplay; quello è rimasto pressoché inalterato, ovvero godibilmente semplice ed intuitivo. Esistono quattro livelli di difficoltà, i classici Easy, Normal, Hardened e Veteran. Easy neanche l’ho toccato, in tutta sincerità, come credo nessuno abbia mai fatto nella propria carriera videoludica. Normal è di una facilità disarmante, però il vero problema è che lo step successivo, ovvero Hardened, offre un salto di sfida a dir poco gigantesco rispetto a Normal. Questo fatto, unito alla natura a dir poco squilibrata dei checkpoint automatici che spesso ci fanno rinascere in situazioni quasi impossibili da vincere, denota una pessima attenzione a questo elemento del titolo. Il punto peggiore dell’esperienza però è dato dalle diverse fasi dove guidiamo/pilotiamo/spariamo da dei veicoli che in tutta franchezza possono essere definiti solamente come “orripilanti”. I comandi sono terribili, specialmente nella fase dove pilotiamo un M4 Sherman, e la sensazione di “son tutte cose già viste ma fatte in maniera migliore in altri giochi” è a dir poco disarmante.

Le novità ancora una volta sono simpatiche ma troppo pocheI due più grandi cambiamenti apportati alla formula di gioco sono discretamente interessanti e se non altro donano un minimo di personalità al gameplay di Call of Duty WWII. Il primo, immediatamente evidente non appena si avvia la campagna, è che la vita non si rigenera automaticamente. Per curarsi dovremo usare dei Medikit, che sono piuttosto rari in molte circostanze e si possono ottenere in due modi: trovandoli sul campo o chiedendoli a Zussman, il nostro temerario compagno di plotone.

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Questa dinamica è resa possibile dalla seconda grossa introduzione del titolo, ovvero l’inclusione di un bonding system con i propri compagni. Ogni soldato nel nostro gruppo avrà un’abilità che viene resa disponibile ogni qual volta che riempiamo una barra di stato uccidendo nazisti. Medikit, munizioni, granate, artiglieria, e spotting dei nemici sono le abilità incluse e sebbene inizialmente possa sembrare una introduzione meritevole ben presto vi renderete conto che l’intera meccanica non è stata implementata in modo da risultare essenziale, rendendola un semplice contorno dell’esperienza. Un’occasione a dir poco sprecata, perché se avessero reso questa dinamica ben più importante e necessaria per avanzare avrebbero fornito una maniera tangibile di “legare” con i propri compagni e non solamente per mezzo di lunghi, blandi video pre-renderizzati ed eventi scriptati.

Le poche novità apportate al multigiocatore sono riciclate da altri titoli

Parlando ora del multigiocatore di Call of Duty WWII bisogna dire che è evidente come il team di sviluppo abbia incentrato maggiormente la propria attenzione su questa modalità, però l’esito non è propriamente definibile come “positivo”.

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La struttura base è leggermente cambiata, dato che ora sono state introdotte delle “classi”, ovvero Infantry, Airborne, Armored, Mountain e Expeditionary. Ciascuna di queste classi è focalizzata sull’impiego di una particolare categoria d’arma, però questa differenziazione è fittizia dato che nulla vieta di impiegare ad esempio un SMG con un soldato Infantry. Sul campo pratico l’unico motivo che dovrebbe spingere a giocare una classe piuttosto che un’altra è per sbloccare nuove bocche da fuoco di quella categoria, però non è così. Grazie ai Rank Token ottenuti livellando il personaggio potremo infatti sbloccare tutte le armi, anche quelle delle altre classi (tranne l’ultima della lista, che si ottiene prestigiando la classe). Questo sistema è molto superficiale e purtroppo a conti fatti non rappresenta una vera novità ma un semplice re-skin del vecchio sistema di personalizzazione delle classi.

Non è un po’ tardi per mettere Rush in Call of Duty? Battlefield ha inventato la modalità 9 anni fa…Le due principali introduzioni degne di nota, però, sono la modalità War e la zona social, che vi ho già accennato nel prologo di questa nostra recensione di Call of Duty WWII. War consiste in una partita a stadi, dove un team è in difesa ed uno attacca per completare un obbiettivo e passare allo step successivo. In parole povere, quindi, è concettualmente identica alla modalità Rush introdotta in Battlefield Bad Company nel lontano 2008.

Call of Duty WWII recensioneNon contenti di aver scopiazzato (male) uno dei capisaldi del suo competitor diretto, Activision ha anche ben pensato di “differenziare” War da Rush infilandoci degli elementi tratti da Overwatch e facendo in modo tale che ogni singolo step fosse diverso dall’altro; assaltare una posizione per distruggere un obbiettivo, scortare dei carri armati, assaltare una posizione per distruggere un obbiettivo, scortare dei carri armati… davvero originale, non trovate? E soprattutto molto ben bilanciato, dato in alcuni casi hanno dovuto implementare dei bot per fungere da carne da macello, onde evitare che gli attaccanti (estremamente svantaggiati) avessero la vita troppo facile. No comment.

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L’altra “grande” introduzione è Headquarters, una zona ispirata ai social hub di titoli come Destiny 2 dove i giocatori possono passare il tempo ed interagire in maniera basilare con altri utenti, guardando i loro vestiti ed aprendo loot box in compagnia. Avete capito bene, non solo hanno introdotto un social hub quasi completamente inutile – se non per avviare delle missioni giornaliere o settimanali per ottenere soldi con cui sbloccare oggetti cosmetici – ma hanno implementato dei loot box. Call of Duty WWII è caduto così in basso, quindi, da arrivare ad inserire un sistema di random looting in un contesto dove non c’entra assolutamente niente, con tanto di matchmaking disegnato per incentivare i giocatori a spendere soldi veri mettendoli assieme a soldati più “addobbati” del loro (come dimostra questo patent ufficiale di Activision). Sono senza parole.

Call of Duty WWII recensioneLe mappe, infine, sono davvero poche per i canoni della saga, essendo appena 10 per le modalità canoniche e tre per War, e diverse sono davvero poco bilanciate. In alcune ci sono immensi campi aperti, dove il cecchino domina in maniera totale (soprattutto visto che la maggioranza di queste bocche da fuoco è one hit kill se si colpisce anche solo il torace). In altre, invece, si fa fatica a non spawnare a 5 secondi di corsa dal nemico più vicino, fornendo complessivamente un’esperienza davvero poco consistente. Il multigiocatore di Call of Duty WWII, dunque, non è gravemente insufficiente ma superato il periodo iniziale di scoperta diventa rapidamente noioso.

La modalità Zombie è valida… anche se ormai i non morti hanno stancato

La nuova modalità a tema zombie di Call of Duty WWII riesce ancora una volta ad arricchire il gioco sul piano contenutistico in maniera doverosa, rinnovando in maniera apprezzabile il tutto. Esistono due mappe al lancio; la prima – chiamata Gröesten Haus – è giocabile esclusivamente offline o in rete locale ed è una semplice casa a due piani dove bisogna sopravvivere il più a lungo possibile. La seconda si chiama The Final Reich e contrariamente a Grösten Haus è giocabile online (sempre da un massimo di quattro giocatori) e prevede che questi collaborino per portare a termine diversi obbiettivi così da completare una missione.

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La più grossa novità, però, è data dal nuovo sistema di loot box e gestione del personaggio, elemento che poco si addice al multigiocatore di Call of Duty ma che a mio avviso ben s’adatta alla modalità zombie. Poter customizzare il proprio personaggio con classi, abilità e perk così da adempiere a diversi ruoli, come fungere da medico o da “crowd control”, è qualcosa di decisamente interessante per la serie. Cooperare coi propri compagni è come sempre un’esperienza valida e divertente, però in termini di longevità non credo si possa più raggiungere i livelli degli scorsi anni dato che l’interesse del grande pubblico nei contenuti a tema zombie è indiscutibilmente calato. Non è colpa di Activision, non fraintendetemi; semplicemente l’abbondanza estrema di film, serie TV, libri e videogiochi zombie negli ultimi anni ha creato un “effetto saturazione” eccessiva del mercato, chiudendo di fatto l’era zombie.

Call of Duty WWII è tecnicamente valido, seppur con qualche singhiozzo

Come spesso accade, specialmente nei titoli AAA degli ultimi mesi, il comparto tecnico del gioco è molto buono ed in un certo senso rappresenta il punto meglio riuscito della produzione. La grafica di Call of Duty WWII – che abbiamo avuto modo di testare in tutta la sua gloria su PC – è davvero molto bella, con texture dettagliatissime ed animazioni facciali talmente impressionanti da aiutare considerevolmente nel rendere più sopportabili i blandi video presenti nella campagna. L’aliasing è pressoché inesistente, come anche il tearing, ed anche il comparto d’illuminazione/ombre dinamiche mi ha soddisfatto parecchio, soprattutto nella modalità Zombie. Se avete una scheda grafica con abbastanza VRAM per pre-caricare le ombre fatelo, così da garantire anche una totale fluidità del framerate. L’unico piccolissimo neo è che di tanto in tanto l’ambient occlusion sembra generare ombre sin troppo scure, però è davvero qualcosa di minimo e che complessivamente non rovina affatto l’esperienza visiva.

La direzione artistica è apprezzabile, però come vi ho già detto l’estetica di tutto il gioco non è originale o innovativa, essendo “l’ennesima rappresentazione del fronte occidentale della Seconda Guerra Mondiale”. La veridicità storica è lasciata in secondo piano in maniera sconcertante, con Sherman che abbattono Tiger II, nazisti che impiegano armi sovietiche durante lo sbarco in Normandia e soldatesse di colore che combattono per il Terzo Reich nel multigiocatore. È evidente che la scelta di Activision di includere donne al di fuori dei gruppi di resistenza francesi o della OSS sia stata una soluzione atta ad appagare i moralisti politically correct, che vogliono a tutti i costi personaggi femminili anche dove la loro presenza non è opportuna, però francamente in Call of Duty WWII potevano anche risparmiarselo. Questa scelta, almeno a mio avviso, intacca molto la godibilità sul lato artistico del gioco perché denota un certo livello di libertà poco attinenti ad un titolo che almeno sulla carta doveva puntare molto sulle realtà di quella particolare guerra. Fortunatamente, infine, anche il comparto sonoro è meritevole, con musiche molto belle, decisamente a tema ed un doppiaggio in lingua inglese ottimo.

Call of Duty WWII recensione: le nostre conclusioni

Per chiudere, quindi, Call of Duty WWII è un titolo nuovo solo in superficie ma non in sostanza. Il gameplay è come sempre valido ed il gioco complessivamente può essere considerato longevo, però di tutti i Call of Duty rilasciati ad oggi (escluso Ghosts) questo probabilmente è il meno meritevole di essere giocato. La campagna è una gigantesca delusione, donando una storia non solo banale ma davvero sottotono per la serie, essendo piena zeppa di cliché e scene ispirate a film/videogiochi ben più memorabili. Il salto indietro del single player a livello strutturale è vergognoso, se si pensa ai miglioramenti introdotti nello scorso capitolo. Il motivo dietro questa campagna cortissima e dimenticabile sarebbe da ricondurre ad una maggiore attenzione posta al multigiocatore, però anch’esso risulta una semplice mescolanza del solito vecchio CoD con giusto un paio di aspetti copiati/ispirati a quelli di altri giochi.

Call of Duty WWII recensione

La modalità zombie è stata svecchiata ed i nuovi sistemi di customizzazione del personaggio via loot system meglio si adottano a questa modalità che al multigiocatore competitivo. Detto questo, però, ormai è passata l’epoca d’oro dei giochi zombie, quindi questo leggero miglioramento della modalità è un punto muto. L’unico elemento che ritengo estremamente ben riuscito è il comparto tecnico, con una grafica veramente ottima, musiche carine e – sorprendentemente – server dedicati su tutte le piattaforme (incluso il PC). Fa piacere che finalmente dopo 8 anni sia stato abbandonato il servizio peer-to-peer, però un comparto tecnico valido non è una scusante per un gioco ormai concettualmente vecchio sia di natura che a livello di rilevanza nel gaming online del 2017.

Pro

  • Il gameplay del titolo è intuitivo ed efficace come sempre
  • Tecnicamente e visivamente è un titolo decisamente valido
  • La modalità zombie è ben fatta e sufficientemente svecchiata...
Contro

  • La cortissima campagna è un gigantesco salto indietro rispetto ad Infinite Warfare
  • Narrativamente è il CoD più blando e meno ispirato mai fatto
  • Le sezioni dove si comandano veicoli sono una cosa invereconda
  • Le novità del multigiocatore non convincono e sono poco originali
  • ...però l'era degli zombie è già bella che finita
5

Matteo Gobbi


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