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L'arrivo dei BOT fra dilemmi e (tanti) dubbi

di Giovanni Matteiaggiornato il 18 aprile 2016

Ricordo perfettamente la prima volta che entrai in contatto con un BOT fatto come Dio comanda. Erano i primi tempi in cui provavo Slack e non avevo ancora bene idea cosa offrisse e, soprattutto, se fosse stato in grado di soddisfare le richieste del team di Ridble. A farmi da “Cicerone” in alcune delle funzionalità di Slack c’era slackbot, una piccola applicazione che, in modo completamente automatico (ovviamente era stato programmato a priori dagli ingegneri dell’azienda statunitense), poneva delle domande e dava delle risposte che erano non solo pertinenti al discorso ma anche informative.

WOW sono arrivati i BOT… e quindi? ¯\_(ツ)_/¯Insomma era un tipo di interazione che, seppure marcatamente asettico (stavo pur sempre parlando con un piccolo programma), era capacissimo di informarmi sui vantaggi di Slack oltre che darmi una breve anteprima delle varie azioni che esso stesso sarebbe stato in grado di svolgere se “comandato” con le giuste keyword.

A distanza di quasi due anni dalla mia prova con Slack, non solo abbiamo traslato tutta la nostra redazione sul programma, ma io stesso mi ritrovo quotidianamente ad abusare di slackbot per le azioni più disparate. Anzi, posso tranquillamente affermare che di fatto ha preso il posto dei promemoria che di solito dettavo a Siri e che poi venivano automaticamente diramati a tutti i miei dispositivi Apple collegati con lo stesso Apple ID.

Il vantaggio di utilizzare un BOT? Avendo Slack aperto 24/24 sette giorni su sette, mi è venuto sempre più spontaneo affidare i miei appuntamenti così come la mia “vista calendario” a slackbot – del resto il BOT è sempre a disposizione indipendentemente se mi trovo in una chat privata o in un canale pubblico. Sebbene la presenza del piccolo BOT abbia (ed ha) fatto scalpore all’interno del piccolo panorama di aziende che quotidianamente si affidano a Slack, la vera esplosione dei BOT è arrivata con l’arrivo dei piccoli programmi all’interno di Telegram – un prodotto sicuramente più consumer.

L’applicazione multipiattaforma sviluppata da Pavel Durov è stata la prima ad estendere l’utilizzo dei BOT immediatamente a milioni e milioni di utenti. Badate bene, qui non si tratta del fatto che i BOT di Telegram siano o meno migliori di quello di Slack o, come vedremo, delle altre applicazioni, semplicemente l’applicazione di messaggistica ha un bacino di utenza estremamente più ampio rispetto a quella di Slack.

L’arrivo di BOT su Telegram (qui la lista sui migliori BOT Telegram) ha messo in tasca di milioni di persone piccoli programmi che pazientemente attendono un input per svolgere poi una serie di azioni legate a ciò che ha inizialmente previsto il programmatore ideando il BOT stesso. Come abbiamo visto esistono BOT capaci di fare più o meno tutto, ed esiste anche uno store in cui è possibile dare un’occhiata a quelli presenti sulla piattaforma.

Ebbene l’arrivo dei BOT su Telegram ha cambiato completamente il modo in cui utilizzo il mio smartphone – i BOT offrono maggiore vantaggio quando usati in mobilità, almeno per il sottoscritto. Il cambiamento si è rivelato però profondamente negativo dopo una breve fase di euforia dettata dall’arrivo della novità – come un bambino che il giorno di Natale non stacca gli occhi dal nuovo giocattolo per poi riporlo in cantina dopo una settimana. A me è successa esattamente la stessa cosa e per un motivo ben preciso: al momento i BOT sono una pallida visione di quello che effettivamente potranno essere – e saranno? – una volta che la tecnologia andrà avanti.

Una versione sfocata, appunto, in quanto ancora estremamente “stupidi e goffi”. Mettendo da parte qualche BOT effettivamente utile (abuso molto spesso di TrackBot per tracciare le spedizioni), i restanti sono simpatici e niente più. In questi ultimi mesi siamo tornati nuovamente ad essere costantemente bombardati da news ed editoriali su quanto i BOT cambieranno il nostro modo di vivere (ci riusciranno veramente?), di come ci aiuteranno a vivere meglio e di come ci permetteranno di risparmiare tempo delegando loro alcuni dei nostri compiti – magari i più noiosi.

Forse i colleghi sperano che i BOT riusciranno in qualche modo a ricalcare la impressionante rivoluzione che ha investito il settore mobile con l’arrivo delle applicazioni e dei loro store digitali. Almeno è quello che ci vogliono far credere Microsoft e Facebook, due aziende leader nel loro settore che, come abbiamo visto a seguito della Build 2016 e dell’F8, stanno investendo tantissimo nei BOT.

Facebook aveva già dato una “anticipazione” del suo interesse verso i BOT qualche mese prima rispetto all’azienda di Redmond, ma in tanti si aspettavano un evidente passo in tal senso anche da Microsoft. Il motivo di tale interesse è, per entrambe, identico: Facebook con i BOT integrati all’interno di Facebook Messenger e Microsoft con i BOT integrati all’interno di Skype, vogliono evitare che gli utenti lascino le specifiche applicazioni per spostarsi su altre piattaforme/siti per effettuare acquisti, ricerche e quant’altro.

Per entrambi la parola d’ordine è dinamicità; differentemente da quanto passa avvenire su Telegram (non dimentichiamoci che l’applicazione di instant messaging la scorsa settimana ha aggiornato la piattaforma per sviluppare i BOT e che qualcosa sicuramente cambierà in tal senso), Facebook e Microsoft hanno sottolineato più volte quanto per loro i BOT siano più un universo dinamico piuttosto che un semplice “botta e risposta” fra l’utente in carne e ossa ed un piccolo programma scritto al computer.

Effettivamente è ancora presto per dare un parere a 360° sulla visione delle due aziende, ma avendo potuto provare con mano i BOT di Facebook, onestamente penso che siamo ancora molto lontani da quello che, ovviamente, i dirigenti delle due aziende pubblicizzavano con gli “occhi a cuoricino” – sicuramente loro a differenza nostra hanno una visione molto più a lungo raggio essendo chiamati personalmente alla creazione di questa nuova armata di piccoli programmi.

Ad oggi non ha quasi senso disporre di BOT tranne che per alcune piccole eccezioniAvrà veramente senso acquistare un nuovo paio di scarpe direttamente su Facebook Messenger come mostrato durante l’evento Facebook F8? Al momento pare proprio di no, soprattutto perché l’utente finale pare non abbia capito per bene il vantaggio di utilizzare un BOT che dovrebbe mimare un’azione che, diciamocelo sinceramente, non richiede poi tutto il tempo che ci vogliono far credere loro. Dentro la mia testa risuona sempre la stessa identica frase: figo, un BOT, embé? È implicito che tutte le aziende (in ultima Kik con il suo store BOT) debbono trovare un modo per dare una risposta a questa domanda; una risposta chiara ed intelligente che con dati alla mano giustifichi veramente il vantaggio per l’utente finale di avere un BOT per acquistare un paio di scarpe, uno per leggere le notizie, uno per il meteo, e via discorrendo.

Può sembrare una affermazione banale, pretenziosa, forse anche un po’ provocatoria, ma ad oggi non è ancora tangibile un vero beneficio derivante dall’utilizzo di un BOT. Basta farsi un giro sui vari store per vedere che è ancora davvero troppo presto e il più delle volte esistono piccole applicazioni abbastanza banali – ancora mi chiedo l’utilità dei vari BOT del meteo quando non solo abbiamo queste fantastiche strutture trasparenti che ci permettono di guardare il cielo da casa nostra (le finestre, diventate estremamente popolari durante il periodo gotico), ma anche degli smartphone altrettanto capaci di mostrarci le previsioni del meteo tramite applicazioni e widget vari ed in ogni momento.

Le aziende, se vogliono davvero rivoluzionare il rapporto che abbiamo con i BOT, debbono trovare il modo di rendere la comunicazione con queste piccole applicazioni realmente un valore aggiuntivo. Cosa ci guadagno io a spendere cinque minuti del mio tempo a parlare con un BOT su Facebook Messenger per l’acquisto di un paio di scarpe nuove quando aprendo l’applicazione di Amazon sono capace di fare la stessa cosa con due tap? Sono quasi 10 anni che l’utente è abituato a passare da un’app all’altra per fare cose differenti (vedi appunto passare da una chat di instant messaging all’applicazione per fare la spesa o comprare un biglietto del treno) e non è affatto facile rimuovere questo concetto dalla mente di milioni e milioni di potenziali clienti solamente perché i BOT sono fighi e fanno le fusa – mi riferisco al BOT Hi Poncho su Facebook Messenger.

Darò un giudizio finale e decisivo quando arriveranno anche da noi i BOT per acquistare beni materiali attraverso Facebook Messenger o Skype, ma fino ad allora preferirò investire il mio tempo interagendo con un altro essere umano, magari uscendo di casa e sperimentare quella cosa che si chiama vita. Nel mentre attendo fiducioso l’arrivo dei BOT anche su WhatsApp, magari con annessa qualche strana catena di San Antonio in cui si vocifera che i BOT sono virus che sovrascrivono il DNA trasformandoti in un replicante a meno di non condividere il messaggio con altri cento utenti.