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Bitcoin: a che punto siamo arrivati e dove spenderli

di Andrea Pettinariaggiornato il 3 luglio 2015

Se ricordate il 2013, allora ricorderete anche quanto i Bitcoin, al tempo, passarono in auge assumendo il ruolo di veri e propri protagonisti di un boom che portò ogni singola unità del conio virtuale a raggiungere picchi di valore che nessuno si sarebbe mai immaginato, nemmeno i miner più attaccati ad essi, arrivando a toccare (e superare) il valore di 1000$ ad unità. Subito l’intero panorama mondiale, compreso quello mainstream, andò in delirio, e sempre più parola “Bitcoin” riecheggiava tra i telegiornali nazionali e le testate specializzate nel settore, con analisi dettagliate del fenomeno, e perché no, anche qualche previsione in merito a dove questo sarebbe andato a finire da lì in poi.

[img_sinistra][/img_sinistra]Da quel momento sono passati circa due anni, e ad oggi possiamo dire che la bolla del Bitcoin si sia nettamente sgonfiata, perlomeno per quanto riguarda il valore unitario e la popolarità della crypto-moneta in sé. Sia chiaro, non stiamo di certo parlando di un fenomeno decaduto, anzi. Semplicemente, dopo anni di oscillazioni virtuose, pare che Bitcoin abbia finalmente trovato la propria stabilità, una stabilità sempre e comunque precaria, vista e considerata la natura di questa moneta, che essendo de-centralizzata – e quindi non soggetta a controlli – tende per forza di cose ad oscillare tra valori ben distanti tra loro. Ad oggi, perlomeno, possiamo affermare con certezza che il periodo che vedeva Bitcoin subire veri e propri “sbalzi d’umore”, arrivando a toccare punte altissime di valore, per poi scendere di centinaia di dollari solo qualche ora dopo, è ufficialmente finito. Nel momento in cui scrivo, il valore medio di un Bitcoin è stabile sui 230$, e nel caso siate curiosi di constatare la stabilità della moneta, potete controllare voi stessi accedendo a questo indirizzo.

Se da una parte, però, il valore della moneta sembra essersi assestato su una determinata soglia, la stessa cosa non è accaduta sul fronte dell’espansione del mezzo, il quale, cavalcando l’onda di popolarità generata proprio nella prima metà del 2013, continua tutt’ora la propria crociata per raggiungere un numero sempre maggiore di utenti e servizi disposti a considerarlo come vera e propria alternativa agli usuali metodi di pagamento. Ma fermiamoci un attimo e pensiamo: a che punto siamo arrivati, ad oggi, nell’adozione di Bitcoin? Quali servizi (Italia compresa) offrono il concreto supporto a questa moneta virtuale? Scopriamolo insieme, procedendo nella lettura.

[quote_destro]Bitcoin, come metodo di pagamento, è sempre più diffuso sul web. Un’azienda su tutte che ha deciso di accettarlo è proprio Microsoft[/quote_destro]Essendo una moneta virtuale, la prima cosa che ci viene in mente immaginandoci un ipotetico utilizzo di Bitcoin è, appunto, quello di mera moneta per effettuare acquisti sui sempre più numerosi siti web disposti ad accettarla. Sotto questo punto di vista sono stati fatti enormi balzi in avanti, basti pensare che Microsoft stessa ha deciso di accettare il pagamento in Bitcoin durante la procedura di ricarica del proprio portafogli virtuale, da utilizzare poi all’interno dei vari store dell’azienda, Xbox compreso. Il colosso di Redmond non è però l’unica azienda hi-tech ad aver accettato la suddetta crypto-moneta: a quest’ultima si è infatti aggiunta recentemente anche Dell, stipulando un accordo con il servizio Coinbase, il portafogli virtuale (Wallet) più diffuso per lo storage di Bitcoin. Per quanto all’avanguardia, le due compagnie sopracitate offrono solo possibilità infinitesimali rispetto a ciò che si può acquistare con Bitcoin su altri portali di e-commerce con un parco prodotti decisamente più vario: negli ultimi anni, infatti, sempre più siti di questo tipo, più o meno mainstream, hanno iniziato ad adottare il conio del web. I precursori sono stati i portali overstock.com e tigerdirect.com – entrambi americani, ma che spediscono in Italia – seguiti poi da un altro grosso retailer, che porta il nome di newegg.com. Com’è evidente, al giorno d’oggi non figurano siti di e-commerce popolari quali eBay o Amazon, ma ciò non significa che sia impossibile impiegare i propri Bitcoin per acquistare beni dai suddetti siti ed altri ancora. Il sistema si può facilmente raggirare: come? Semplice, acquistando dei buoni regalo per sé stessi, passando dal sito eGifter.com. Questo accetta Bitcoin come metodo di pagamento e offre la possibilità di acquistare gift card di ogni valore per siti web quali eBay, Amazon, Groupon, ma anche per ristoranti (come Burger King) oppure negozi di vestiti e scarpe quali Gap o Foot Locker, il tutto, però, ristretto presumibilmente al territorio statunitense.

[quote_sinistro]A Berlino esiste un intero quartiere dove i commercianti hanno deciso di adottare la moneta Bitcoin[/quote_sinistro]Spostandoci dall’Internet per tornare alla realtà, non è di certo escluso un utilizzo prettamente “fisico” di Bitcoin, quasi come si trattasse di una delle tante monete che solitamente teniamo nel portafogli. Sembra incredibile, ma anche in questo caso molti negozi fisici, quelli di quartiere, anche i più comuni stanno iniziando ad accettare Bitcoin in cambio della fornitura di beni e servizi. In questo caso è importante nominare un particolare quartiere di Berlino, decisamente all’avanguardia sotto questo punto di vista, denominato Kreuzberg, dove una serie di commercianti hanno deciso di innovare il proprio negozio, decidendo uno dopo l’altro di accettare Bitcoin come moneta di scambio. Qui troviamo infatti la massima concentrazione di attività che supportano questo tipo di moneta, e ce ne sono davvero di ogni tipo, dal negozio di dischi musicali al piccolo ristorante, fino ad arrivare al curioso bar Room77, forse il primo bar al mondo ad adottare questo tipo di transazioni. Spostandoci dall’altra parte del mondo, precisamente a San Francisco, c’è invece chi addirittura ha provato a vivere per una settimana utilizzando solo Bitcoin come moneta di scambio: l’esperimento non è riuscito per il meglio, soprattutto per la mancanza di infrastrutture disposte ad accettarla e per la volatilità della moneta al tempo (si parla proprio del 2013). La situazione, oggi, potrebbe essere lievemente migliore, grazie soprattutto ai bancomat per Bitcoin diffusi nella maggior parte dei capoluoghi (anche in Italia), ma evidentemente non siamo ancora pronti per sopravvivere, anche solo per un settimana, usufruendo esclusivamente di una moneta virtuale (Apple Pay e Android Pay inclusi).

La storia dei bancomat per Bitcoin in Italia vi ha incuriosito? Bé, non siete di certo gli unici ad essere rimasti stupiti da questa notizia: io stesso non ci credetti inizialmente. Noi italiani innovatori? Quando mai? Ad aver introdotto per primo queste macchine in Italia è stato l’imprenditore friulano Luca Dordolo, posizionandone uno a Udine, dando il via ad una tendenza che ha portato all’installazione di altri 5 ATM di questo tipo: due a Milano, uno a Roma, uno a San Giuliano Terme (Pisa) ed infine un altro a Reggio Emilia. Ma non è finita qui. Grazie all’applicazione QuiBitcoin, disponibile per Android, grazie alla quale siamo venuti a conoscenza della presenza di ognuno dei sopracitati ATM, scopriamo anche un incredibile incremento di diffusione di questa crypto-valuta che mai ci saremmo aspettati, soprattutto per quanto riguarda il territorio nostrano. Scaricando l’applicazione e accedendo alla sezione “Statitische”, scopriamo con sorpresa che sono oltre 350 le attività italiane che nel tempo hanno accettato questo tipo di pagamenti, con una maggiore concentrazione al nord, tra Lombardia e Veneto, seguite dal Lazio e dall’Emilia Romagna. La maggior parte delle attività appartiene al settore alberghiero e a quello del commercio di prodotti elettronici, ma non mancano le più classiche attività di quartiere come acconciatori, pizzerie, pasticcerie e così via. Un fulmine a ciel sereno.

Non manca, però, un lato “negativo”, o “oscuro” che si voglia che ha da sempre contraddistinto Bitcoin fin dalla propria nascita. Essendo una moneta nata sul web, anonima e decentralizzata, questa, come ben saprete, è stata presto adottata da utenti di ogni tipo, anche dai più malintenzionati. Bitcoin è la moneta più diffusa nel deep web: le varie transazioni che minuto dopo minuto avvengono sotto il nostro naso, infatti, si avvalgono proprio di quest’ultima o dei suoi surrogati, come ad esempio la celebre Litecoin, numero due dell’universo delle crypto-valute. Tutto ciò è stato incentivato – e lo è tutt’ora – da portali di e-commerce e aste online “sommersi”, ovvero situati nell’Internet non indicizzato. Il più celebre di questi è stato Silk Road, sito chiuso nel 2013 che metteva a disposizione droghe, documenti falsi e addirittura armi, che proprio nelle scorse settimane è giunto ad un triste epilogo, con una condanna a scontare l’ergastolo per il proprio fondatore, tale Ross Ulbricht, ritenuto colpevole di ben sette capi d’accusa, a partire dal riciclaggio di denaro sporco, passando per il traffico di droga, fino ad arrivare ai crimini informatici.

Tutto ciò non fa altro che confermare la versatilità e l’universalità di questa moneta, che dalla sua ha sì tante potenzialità, ma anche notevoli risvolti negativi. Proprio per questo motivo questa è sempre più soggetta a critiche e tentativi di controllo da parte del governo: in Russia è completamente bandita, mentre in Cina è utilizzabile solo tra privati e non per transazioni istituzionali o bancarie. Insomma, per quanto si provi a mettergli il bastone tra le ruote, Bitcoin è destinata ad espandersi liberamente, almeno per il momento: solo il futuro ci potrà dire, a questo punto, se questa diverrà mai un vero e proprio mezzo mainstream o rimarrà confinata a strumento di nicchia, per personalità geek.