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ASUS Transformer 3 Pro: quando bellezza e versatilità non sono tutto

di Andrea Ricciaggiornato il 11 gennaio 2017

Se dico tablet con Windows 10, con pennino e tastiera\cover magnetica, a cosa pensate? Bingo: ad un Surface. Ma non esiste solo lui nel mercato dei 2-in-1: infatti in questa recensione il soggetto principale è ASUS Transformer 3 Pro T303UA, simile in tutto e per tutto alla proposta Microsoft, ma decisamente più curato in alcuni aspetti e – purtroppo – meno studiato in altri.

ASUS Transformer 3 Pro si propone come alternativa di fascia alta al Transformer 3 della stessa azienda, che presenta caratteristiche hardware più conservative e ovviamente un prezzo e un target più basso. Questa variante Pro costa di più e permette di lavorare seriamente, a patto di tenere a considerazione i limiti che questo formato di device comporta. Scopriamolo insieme in questa recensione.

Video recensione

Scheda tecnica

Design: semplice, ma efficace

ASUS Transformer 3 Pro, a prima vista, ricorda appunto un Surface e può essere confuso per uno di essi. Ma questo come si traduce nella realtà dei fatti? Nella pratica, parliamo di un grosso tablet con corpo in lega di magnesio, dalle forme semplici ma dalla costruzione solida. Il peso è contenuto – meno di 800 grammi – e lo spessore non esagerato – poco più di 8 millimetri -, considerando che lì dentro c’è tutto per consentire il corretto funzionamento della macchina.

Sul corpo ci sono degli elementi da sottolineare. Ad esempio, la scocca posteriore accoglie un kickstand dalle dimensioni importanti e completamente reclinabile, che consente davvero di regolare la posizione del tablet come più si desidera. Sul lato destro troviamo le varie porte, che non sono poche – USB Type-C\Thunderbolt 3 per la ricarica e la connessione agli accessori, una USB standard e l’uscita video HDMI – mentre dall’altra parte insieme ai pulsanti ci sono il jack audio e uno slot per micro SD, da sfruttare per espandere la memoria o scaricare i dati da smartphone e action cam.

Nell’aspetto di design ed estetica vanno messi dentro anche gli accessori: in confezione troviamo un pennino di dimensioni simili a quelle di una penna reale, realizzato in alluminio e dal peso ben bilanciato, e potremo acquistare una tastiera\cover simile in tutto e per tutto a quella del Surface. Essa si collega magneticamente e crea un angolo per favorire la digitazione, è retroilluminata e ha i tasti ben spaziati e disposti, con un touchpad grande e comodo che supporta le gesture. A livello ergonomico il tutto funziona, e sicuramente è la portabilità l’aspetto che qui vince rispetto ad altri prodotti.

Display: una buona unità ad alta risoluzione

ASUS ha scelto uno schermo dalle giuste dimensioni, contornandolo da cornici equilibrate e dotandolo di un pannello di buona qualità. Parliamo di un display da 12,6 pollici, con risoluzione 2880 x 1920 pixel e tecnologia LCD IPS. L’unità ovviamente include un doppio digitalizzatore: c’è quello per il multitouch con le dita, più quello per il pennino che viene riconosciuto alla perfezione. La densità di pixel è elevata e Windows riesce a scalare bene l’interfaccia senza mostrare elementi anomali.

Volendo identificare un paio di debolezze dello schermo, punterei il dito verso la gamma cromatica supportata, che è l’85% di quella NTSC – niente per cui strapparsi i capelli, quindi, specialmente se lavorate in grafica. Anche la luminosità minima e massima è impostata a valori poco utili: troppo luminoso lo schermo al buio e troppo poco in ambienti dove filtrano i raggi solari. Sono inoltre in attesa dell’aggiornamento di Windows che dovrebbe aggiungere un filtro luce blu nativo. Gli angoli di visuale sono comunque ampi e in generale è un buon display, adatto a tutto – dalla videoscrittura alla riproduzione di contenuti multimediali in alta definizione.

Hardware e software: tra Skylake e Windows 10

A bordo di ASUS Transformer 3 Pro troviamo una scheda tecnica che tende a non avere compromessi. Le varie versioni possono avere un processore Intel Core i5 o i7 di sesta generazione – quindi Intel Skylake, ma comunque nella loro variante U, cioè meno esosa a livelli di consumi – con 16 GB di memoria RAM e un SSD di diverse capacità che possono arrivare ad 1 TB. Su quest’ultimo punto va fatta una precisazione: alcuni modelli montano unità SATA 3, altre quelle PCI-e. Inutile dire che queste ultime sono decisamente più veloci ed è su di loro che dovete puntare se fate un uso professionale del computer, quindi fate bene attenzione al modello che scegliete.

Windows 10, il sistema operativo scelto, gira benissimo: non ho riscontrato problemi prestazionali né rallentamenti anche con operazioni pesanti (come fotoritocco o CAD 3D), mentre c’è stata qualche incertezza sia nel rendering di video – dove si è verificato throttling, cioè un rallentamento del processore atto a non aumentare troppo la temperatura – che nel gaming, dove il chip grafico integrato Intel non riesce a dare risultati soddisfacenti. I 2-in-1 non sono workstation, quindi per il carico di lavoro per cui sono pensate devo dire di non avere avuto problemi.

Però qualche problema c’è – e secondo me, gran parte sono generati da firmware e driver. Infatti, da quando ho tirato fuori il PC dalla sua scatola a quando ce l’ho rimesso per rimandarlo alla casa, i vari comportamenti si sono via via modificati a seguito dell’aggiornamento del BIOS e dei driver. I problemi riguardano principalmente la batteria – di cui parlo nel paragrafo successivo più nel dettaglio – e la ventola. Quest’ultima infatti sembrava non conoscere velocità che non fossero 0 o 100 – o niente o tutto, o silenzio assoluto o jet in partenza. Le temperature per altro talvolta salgono in maniera anomala, facendo scaldare molto la scocca posteriore e facendo capire che qualcosa non va nei sensori integrati. Per fortuna nell’uso normale il calore va a finire dove l’utente non lo sente.

In tutto questo vanno aggiunti dei bug vari: la fotocamera posteriore che non mostrava l’immagine, difficoltà ad uscire dallo stand-by, riconoscimento impossibile da parte di Windows Hello (che è incluso, e che consente lo sblocco facciale in totale sicurezza), la tastiera che seppur collegata perde il “segnale” e per qualche secondo non si può usare. Tutte problematiche che hanno mutato forma o gravità a seguito di aggiornamenti software o dei driver. Tutte cose però molto fastidiose, che su una macchina pensata per i Pro (e dal prezzo non proprio popolare) non vorremmo davvero vedere.

Batteria: il tallone d’Achille

E veniamo al nodo dolente, il problema che purtroppo non si può evitare. All’interno di ASUS Transformer 3 Pro c’è un modulo batteria da 39 Wh, che già di suo non è molto grande – l’Acer Spin 7 visto di recente ne conteneva uno da 42 Wh, che non si è dimostrato un campione di durata. Sulla carta già si parte da un’autonomia potenziale di circa 7 ore, ma nella realtà queste si traducono in massimo 3-4 ore di utilizzo blando, che si riducono ancora a circa 2 se usiamo la macchina per lavorare seriamente, spingendo il processore e alzando la luminosità.

La combinazione di processore dal TDP non proprio limitato, dissipazione attiva e design all-in-one – più un modulo batteria che come ho detto è poco capiente di suo e non può fare miracoli – uccide ogni speranza di dimenticarsi il caricabatterie per qualche ora. Nel mio uso ho finito sempre per tenerlo alla scrivania collegato alla presa a muro, perché dopo poco finiva per essere scarico ed entrare in modalità di risparmio energetico – che per fortuna è inclusa nativamente in Windows 10 e aiuta un po’ nelle situazioni limite. Troppo poco, un vero peccato.

Non risolleva la situazione il caricatore da 45 W con presa USB Type-C, che consente una ricarica in circa un’ora e mezza o poco più. L’alimentatore è molto curato e dalle dimensioni compatte, e questo almeno è un aspetto positivo considerando che dovrete sempre averlo con voi per evitare di rimanere a terra. Sulla batteria ASUS Transformer 3 Pro perde parecchi punti, e chissà se futuri aggiornamenti software potranno migliorare la situazione.

Multimedia: un mix che funziona

Complice lo schermo grande e risoluto, quando si vuole usare ASUS Transformer 3 Pro come un effettivo tablet l’esperienza effettivamente funziona. Sul divano rimane comodo da usare, e al form factor va sommato un comparto sonoro convincente che consente di godere di video e film senza dover tendere le orecchie, e che permette di continuare a sentire le notifiche del proprio device anche in ambienti rumorosi. Il volume è elevato, ma attenzione a non alzarlo troppo per non perdere qualità. Il jack posizionato nell’angolo superiore non è comodissimo quando usiamo la macchina come un notebook, ma questo problema lo si supera in modalità tablet potendo ruotare il device come più si vuole.

Lo schermo ha un formato “anomalo” rispetto alla norma, essendo 3:2 e non un comune 16:9, quindi è più squadrato e vicino ad un foglio di carta. Questo significa che la maggior parte dei contenuti mostrerà delle piccole bande nere sopra e sotto per mantenere il proprio aspect ratio, ma non è nulla di grave. Il kickstand aiuta tantissimo infine nella fruizione di qualsiasi cosa, mentre per quanto riguarda le fotocamere non c’è molto da dire: anche quella posteriore da ben 13 MP (quando si accende) ha una qualità a malapena accettabile, ma non mi sarei aspettato altro.

ASUS Transformer 3 Pro: le nostre conclusioni

C’è tanta tecnologia di alta qualità dentro ASUS Transformer 3 Pro. Dai processori i7 agli SSD PCI-e, passando per la fotocamera a infrarossi per Windows Hello ed arrivando al pennino fantastico da utilizzare e perfettamente integrato nel sistema: sulla carta non manca davvero nulla. Peccato però che da qualche parte sia fallito qualcosa nel ragionamento: tutto crolla durante l’uso reale di tutti i giorni, complici i problemi software e la batteria dalle prestazioni difficili da mandare giù.

Con un po’ di attenzione buona parte delle falle potrebbero essere risolte: un BIOS più calibrato per la ventola, driver più aggiornati per sistemare la tastiera e la fotocamera – in pratica una revisione quasi completa del supporto software. Vedremo se ASUS potrà fare qualcosa, anche se non potranno essere fatti miracoli: la ventola è rumorosa di suo, il modulo batteria è troppo piccola e il form factor impone di ridurre lo spazio dove possibile, quindi le temperature rimarranno quelle. Un vero peccato, lo sottolineo ancora: non ci può essere solo il Surface, e un competitor di fascia alta avrebbe aiutato parecchio a spingere ancora più avanti questa categoria di prodotto.

Parliamo infine di prezzi: il modello esatto che ho provato (i7, 16GB di RAM, SSD PCI-e da 512 GB) si può trovare a questa pagina ad un prezzo di circa 1750€, bundle che per altro include sia la tastiera che la penna, evitando ulteriori spese. La cifra è oggettivamente elevata e fa mettere in prospettiva tutto l’acquisto: siamo in territorio di un nuovo MacBook Pro da 13 pollici, che è adatto per lavorare, anche se va assolutamente ammesso che un Surface Pro 4 equivalente viene a costare circa 600€ in più (senza tastiera inclusa). Valutate quindi voi se un’esperienza potenzialmente fallata può comunque valere la pena per le prestazioni, o se preferite puntare a qualcosa di più affidabile nel lungo termine.