Assassin’s Creed Origins recensione: quando viene data priorità all’estetica e non al gameplay

Prevedendo un’inevitabile tumulto come conseguenza del giudizio finale posto al termine di questa recensione desidero partire precisando una cosa a me molto importante, sia come gamer che come recensore. Come ben saprete, uno dei punti di discussione più controversi dell’ambiente videoludico da quasi un ventennio è l’importanza della grafica. Quasi ogni giocatore concorda nel sostenere che l’elemento tecnico/estetico sia parte integrante di un videogioco, donando personalità e carisma ai contenuti, però è altrettanto vero che esistono due grandi sottocategorie ideologiche in materia. La prima dona notevole importanza alla componente “video” di un videogioco, considerando grafica e gameplay paritetiche; la seconda dottrina – a cui aderisce il sottoscritto, n.d.r. –  considera invece la grafica come qualcosa di piacevole ma inequivocabilmente secondaria per la stesura del giudizio finale.

Entrambe le idee sono valide, essendo opinioni soggettive e non oggettive, però a seconda della nostra affinità è inevitabile che alcuni videogiochi – come il nuovo Assassin’s Creed Origins, per l’appunto – possano venire valutati in maniera decisamente differente. Abbiamo già trattato in un certo senso questo argomento in un nostro focus riguardante l’esistenza o meno di “recensioni sbagliate“, però ci tengo a rinforzare il concetto. Ora che ho fatto questa premessa posso finalmente andare ad aprire ufficialmente questa recensione di Assassin’s Creed Origins.

A livello di game design Assassin’s Creed Origins si è perso in un bicchiere d’acqua

La saga di Assassin’s Creed esiste ormai da un decennio e nel corso degli anni i titoli rilasciati sono stati a dir poco numerosi. Decine di milioni di persone hanno messo mano almeno una volta su questi giochi, quindi non credo sia dovuto fare una lunga premessa su cosa abbia reso il franchise così di successo: ambientazioni affascinanti, gameplay fluido (specialmente nelle vasi di free-running) e natura open world. Dopo Assassin’s Creed Revelations molti giocatori hanno però iniziato ad abbandonare la serie ed i motivi principali sono due: scarsissima innovazione ed ambientazioni non più così suggestive come le maestose città rinascimentali della trilogia di Ezio Auditore.

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La gallina dalle uova d’oro di Ubisoft per diversi anni è stata sfruttata così da spremere ogni centesimo possibile, però il relativo scarso successo di vendite di Assassin’s Creed: Syndicate è stato il segnale che l’opera di reboot non si poteva più posticipare. Il prodotto di questa opera di svecchiamento del franchise è Assassin’s Creed Origins, come potete ben immaginare, e sfortunatamente non posso dire di essere rimasto piacevolmente soddisfatto. Una delle prime cose saltatemi all’occhio e che ben presto si sarebbe rivelata a mio avviso come uno dei peggiori aspetti è la nuova struttura del gioco.

assassin's creed origins recensioneDopo una brusca e francamente apatica missione iniziale per imparare i comandi e conoscere Bayek di Siwa (il nostro alter-ego) verremo lanciati in questo open world vastissimo, affascinante ma a conti fatti non così pieno zeppo di attività come ci si potrebbe immaginare. Il gioco in sé è particolarmente lungo, però è una lunghezza fittizia (vi spiego il motivo fra poco). A parte completare missioni principali e cacciare non c’è molto altro, se non esplorare, combattere con uno dei sistemi di combattimento “alla dark souls” peggio realizzati di sempre – con movimenti impacciati, un locking system da evitare a tutti i costi e comandi ben più macchinosi dei capitoli precedenti – o completare le missioni secondarie. Andando a controllare il numero effettivo di quest e location Assassin’s Creed Origins probabilmente sulla carta potrebbe essere effettivamente il titolo più lungo della serie, però questa longevità sembra più un difetto che un pregio contando l’incredibile noia che mi è venuta giocandoci.

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L’altro aspetto immediatamente identificabile come una delle maggiori novità è il nuovo sistema di gestione del personaggio. I menu – che hanno layout e funzionamento davvero simile a quelli mostrati nella nostra recensione di Destiny 2 – mostrano in maniera molto chiara come Assassin’s Creed Origins abbia introdotto nella serie un sistema di progressione a livelli. Completare missioni ed uccidere nemici regala esperienza, così da poter livellare e sbloccare abilità all’interno di uno skill tree con cui ottenere nuove abilità, migliorando ed espandendo le performance di combattimento e/o stealth di Bayek. Livellare inoltre aumenta la nostra vita ed il danno, permettendoci di affrontare nemici più forti senza morire come dei babbei.

assassin's creed origins recensioneIl grandissimo difetto di questa scelta è che Assassin’s Creed Origins sfortunatamente è stato concepito in modo da rendere praticamente impossibile la progressione libera. In numerose occasioni ho provato a cercare di avanzare nella storia senza essere sufficientemente livellato e purtroppo non è quasi possibile farlo, perché in Assassin’s Creed Origins per ammazzare i nemici conta più il livello del personaggio e della gear che la nostra abilità. Favorire il grinding piuttosto che le scelte del giocatore per sconfiggere i nemici ben poco si addice ad un titolo single player. Non fraintendetemi, non sto dicendo che un sistema di leveling non possa funzionare in un titolo offline, però dove in un The Elder Scrolls con calma, pozioni, arguzia e strategia possiamo eliminare potenzialmente ogni nemico anche all’inizio del gioco, in Origins il fatto non sussiste.

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Questo aspetto non sarebbe così frustrante se non che praticamente ogni missione consiste nell’andare ad ammazzare qualcuno e quel qualcuno purtroppo è sempre circondato da uno stuolo di nemici; provate ad ammazzare un gruppo di cinque NPC essendo 3-4 livelli sotto il loro, poi capirete quanto è frustrante e limitante il gameplay del gioco. Non che la fase successiva sia considerabile come divertente: aprire la mappa, scegliere una side-quest, chiamare il cavallo e ripetere fino a quando il gioco ci ritiene sufficientemente validi per affrontare un nemico che fino venti minuti prima sembrava imbattibile. Al tempo stesso, però, se si è over-livellati ammazzare è semplicissimo, quindi non ci si sente appagati, perché si è consapevoli che quando si uccide il nemico ci si sente come se lo avessimo sconfitto solo grazie a dei numeri, non per merito nostro. Anche i vecchi Assassin’s Creed non avevano combattimenti magnifici, però almeno erano immediati e di sicuro non sono mai stati – al contrario di Assassin’s Creed Origins – il protagonista del gameplay.

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L’elemento di noia, quindi, non è il fatto che esista questo nuovo sistema a livelli ma che lo abbiano realizzato come se fosse un simil-MMORPG. In quei giochi farmare non è frenare la progressione, perché quel grind è parte integrante dell’esperienza e serve per arrivare alle fasi di end-game; in Assassin’s Creed Origins non c’è un end-game, quindi non vedo il motivo di forzare il giocatore a completare side-quest inutili solo per andare avanti. Chiaramente Ubisoft è stata “così lungimirante” da pensare che non tutti avrebbero apprezzato il gameplay lento, lungo e noioso di Assassin’s Creed Origins, dove il grind porta via gran parte del tempo, quindi son stato così “gentili” da offre ai giocatori l’opzione di sborsare soldi aggiuntivi con micro-transazioni che velocizzano considerevolmente il grind del gioco. Ridicolo.

Assassin's Creed Origins recensioneIn complesso, quindi, questo gioco ha un gameplay noioso, legnoso e tralasciando alcuni momenti anche la storia non mi ha particolarmente colpito; a tratti può risultare anche interessante, però il ritmo d’avanzamento è piuttosto lento quindi è abbastanza facile perdere l’interesse. Senza spoilerare nulla, Bayek di Siwa (il protagonista principale dell’avventura) è un Medjay, ovvero un rappresentante dell’esercito del faraone incaricato di salvaguardare la pace e la giustizia della regione di Siwa. Bayek è un uomo provato dagli anni, desideroso di riportare giustizia nel regno egizio assassinando gli uomini coinvolti nella morte di suo figlio. Sicuramente Bayek è il punto forte della storia, risultando obbiettivamente uno dei personaggi meglio sviluppato dell’intera serie ed a mio avviso è secondo solo ad Ezio Auditore. Durante il corso della trama, che si sviluppa nel periodo dell’ascesa al trono di Cleopatra (49 a.C.), scopriremo che per mezzo di un complotto l’Ordine degli Antichi è riuscito a mettere sul trono Tolomeo XIII, fratello di Cleopatra, così da portare avanti la propria agenda. Con l’aiuto della futura regina e dei suoi alleati (come il ben noto generale romano Giulio Cesare) dovremo cercare di riportare ordine nell’Antico Egitto, giocando un’importante ruolo nella creazione dell’ordine degli Assassini. In alcune missioni impersoneremo anche Aya (la moglie di Bayek, anch’essa una formidabile combattente) e persino un’agente di Abstergo che sta rivivendo le proprie memorie genetiche nell’Animus.

Sul piano tecnico Assassin’s Creed Origins è semplicemente magnifico

Dopo aver parlato in maniera così critica del gameplay fortunatamente ora ho occasione di dire cose decisamente positive sul gioco. Assassin’s Creed Origins, infatti, è dotato di un engine chiamato AnvilNext 2.0 che in tutta sincerità non posso che definire eccellente. Finalmente dopo tantissimi anni ho avuto modo di mettere mano su un Assassin’s Creed che non fosse talmente pieno di bug da risultare ridicolo, anzi, nella mia sessione di prova non ho notato alcun bug o glitch. Tutto ha funzionato perfettamente, fatto particolarmente impressionante vista l’ingente mole di contenuti a schermo in costante movimento. Su questo frangente, dunque, è stata non solo raggiunta ma superata ogni aspettativa.

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Graficamente parlando il gioco è sensazionale e nel caso abbiate una scheda video gaming molto performante – come una GTX 1080 – sarete in grado di godere appieno di tutte la sua potenzialità. Le texture sono bellissime e dettagliate, donando pienezza e tono ad ogni singola superficie, e gli effetti di luce/ombre dinamiche sono decisamente ben riusciti. Ogni singolo oggetto, dalla vegetazione alle mura, dagli NPC ai drappi che sventolano nei mercati cittadini è reso egregiamente, donando un senso di immersione e plausibilità a questo Antico Egitto che mai avrei ritenuto possibile. La consapevolezza che cotanta bellezza sia stata raggiunta a discapito di migliori scelte sul fronte del gameplay lascia un po’ l’amaro in bocca, pero ciò non toglie che il comparto grafico/estetico preso a sé stante sia pressoché impeccabile e degno di lode.

Parlando brevemente del comparto audio anche in questo caso confermo che ho ben poco da criticare. Le musiche sono molto suggestive, ponendo ancor più in risalto l’intensità degli scenari e le situazioni in cui ci imbatteremo. Anche gli effetti sonori sono egregiamente curati, soprattutto nelle zone dei bazaar dove il senso di vitalità dell’ambiente viene reso decisamente bene. Non ho potuto non notare alcuni dettagli maniacali, come il fatto che se il nostro personaggio indossa un vestito con un panno che copre la bocca la sua voce venga ovattata; non credo di aver mai giocato ad un titolo con una feature sonora dinamica di questo calibro. Se dovessi trovare necessariamente qualcosa di cui lamentarmi sarebbe il voice-casting di alcuni doppiatori nell’edizione inglese, che in qualche occasione ho trovato poco sinceri nella loro performance, però non è nulla di veramente tragico o fastidioso.

Assassin’s Creed Origins recensione: le nostre conclusioni

In conclusione, quindi, Assassin’s Creed Origins non mi è affatto piaciuto. Compiere un operazione di reboot della serie era assolutamente necessario visto il livello di stagnazione della struttura di gioco raggiunta negli ultimi anni, però il prodotto fornito non ha saputo convincermi sotto moltissimi aspetti. Con questo non voglio dire però che il gioco sia completamente insalvabile, non fraintendetemi: dal punto di vista tecnico è uno dei migliori titoli che ho mai giocato in vita mia, grazie ad un comparto grafico fenomenale ed un mondo di gioco bello e vivo come non mai. Esplorare le ambientazioni di Assassin’s Creed Origins è davvero intrigante, essendo il gioco pieno zeppo di scenari mozzafiato e città realizzate maniacalmente. L’attenzione al dettaglio è davvero incontestabile, anzi, un plauso è dovuto al team responsabile per questo elemento della produzione. Anche il sonoro ha saputo soddisfarmi, con musiche valide ed effetti appaganti, però il problema è che dei contenuti inclusi nel gioco questi son stati gli unici che ritengo effettivamente validi.

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Come vi ho già spiegato, il gameplay l’ho ritenuto complessivamente legnoso, limitante e  – soprattutto – poco divertente ed a tratti frustrante, che a mio avviso è il peggiore tratto da affibbiare ad un qualsiasi videogioco. Il fatto che Assassin’s Creed Origins sia stato concepito in modo da obbligare il giocatore a grindare missioni secondarie per avanzare nella campagna, inoltre, rende il tutto stranamente lineare. La presenza di “muri” che impediscono sul campo pratico al giocatore di completare missioni se sotto-livellati è qualcosa che si addice ad un MMO, non ad un gioco da sempre incentrato sul single-player come Assassin’s Creed. Con il progredire della campagna aumentano le opzioni di gameplay, però è proprio questo il problema: lo sblocco di livelli ed abilità è stata resa una necessità per poter giocare piuttosto che un’occasione per donare varietà. A conti fatti, dunque, il gioco non lo considero né divertente né appagante e l’unico fattore che lo “salva” in parte è per l’appunto il fantastico comparto tecnico; non lo raccomanderei se non ai fan sfegatati della serie che desiderano assolutamente mettere mano su ogni capitolo.

Pro

  • Tecnicamente ottimo e praticamente privo di bug
  • Scenari mozzafiato, egregiamente realizzati
  • Decisamente longevo
Contro

  • Combattimenti e movimenti terribilmente legnosi
  • Gameplay dipendente più dal grinding che dalla strategia
  • Sistema di leveling che inconsapevolmente rende il gioco lineare e noioso
  • Micro-transazioni
6

Matteo Gobbi


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