Vai a Tecnologia
Vai a Videogiochi
Vai a Fotografia
Vai a Casa

Android Marshmallow: ripartire da Lollipop, per un OS migliore

di Claudio Carelliaggiornato il 22 maggio 2018

Come di consueto Google, alle porte dell’autunno, ci delizia rilasciando una nuova versione del suo sistema operativo caratterizzato dal robottino verde, annunciata ad inizio estate durante lo scorso Google I/O 2015 con il nome in codice di “Android M”. Questa si è rivelata essere Android Marshmallow, nome del tutto in linea con il precedente Android L, poi denominato Android 5.0 Lollipop in autunno al rilascio finale. Marshmallow riprende molte delle dinamiche di Lollipop, rivisitandole in maniera profonda e rendendole disponibili fin da subito su dispositivi Nexus generando tanto panico quanto entusiasmo fra i consumatori più geek.

Android Marshmallow, che come previsto trova una release tutta nuova – 6.0 -, è una sorta di ottimizzazione di Lollipop, migliorato nella gestione della batteria, nelle piccole grandi richieste fatte nel tempo dagli utenti e con qualche nuova funzione esclusiva. Vediamo più da vicino tutte le caratteristiche che la nuova release ha portato.

Android Marshmallow 6.0: panoramica video

Interfaccia grafica: bentornato Material Design

Se lo scorso anno con Android Lollipop avevamo fatto dei preamboli davvero mastodontici sull’arrivo del Material Design, questa nuova identità grafica che Google aveva voluto dare al suo sistema operativo per dispositivi mobili, con Android Marshmallow possiamo dire che il tutto si limita ad una riconferma. Sì, perché dal punto di vista grafico la nuova versione di Android è semplicemente una versione estesa di Lollipop, che quasi non meriterebbe l’arrivo di una nuova release 6.x. La cosa non è affatto spiacevole, anzi. Durante il corso di questo anno ci siamo abituati al Material Design, e trovarlo in Marshmallow in tutto e per tutto rende l’esperienza d’utilizzo decisamente familiare. Inoltre, proprio con l’ultimo Google I/O l’azienda ha finalmente rilasciato delle linee guida più stringenti e dei “pacchetti” di codice già pronti per implementare senza fatica (almeno, senza fatica degli sviluppatori) tutti gli elementi grafici che contraddistinguono questo design eclettico e colorato.

Homescreen e Lockscreen

Fin dal primo avvio di Android Marshmallow, sancito come al solito da un breve tutorial in Material Design che ci indica i principali elementi di interazione della nostra UI, sembra di ritrovarsi nello stesso posto di prima: in alto abbiamo una barra ti stato trasparente ad icone bianche classiche, più giù la piccola barra di ricerca Google attraverso la quale è possibile eseguire rapidamente delle nuove ricerche sul web e all’interno del proprio device, e, fino in fondo, una fila di tre folder di preset scelte da Google, il Play Store, quattro app preferite, il drawer e i tasti di navigazione già visti in Lollipop.

In mezzo ovviamente troviamo una porzione di display vuota, dove potremo disporre app e widget a nostro piacimento. La griglia di folder è invece, come al solito, costituita dalle classiche “Google”, “Crea” e “Riproduci”, all’interno delle quali troviamo le classiche app di stock made in Google per lo svolgimento di varie operazioni. Quelle contenute nelle cartelle sono le solite, salvo qualche aggiunta dell’ultimo minuto: “Crea” integra Google Drive e le varie app per la produttività Documenti, Presentazioni e Fogli, con l’aggiunta di Keep, mentre la macro-cartella “Google” figura le app più popolari della compagnia, da Maps a Gmail e da YouTube a Photos – ormai vero e proprio cavallo di battaglia delle Google Apps – passando ovviamente per il Calendario, Hangouts e Google News. In “Riproduci”, come di consueto, troviamo i vari collegamenti a Play Film, Play Giochi, Play Libri e così via. Sulla destra invece, accanto alle tre folder, troviamo sempre il classico Play Store. Identiche invece le app predefinite, ovviamente personalizzabili come al solito tramite il trascinamento di eventuali nuove app.

Cosa succede effettuando uno swipe verso sinistra o destra? Tutto come prima: a sinistra avremo accesso a Google Now, e ovviamente la cosa vale per tutti i terminali che dispongono del Google Now Launcher – adesso può essere sfruttato anche in orizzontale, abilitando l’apposita opzione nelle impostazioni. Questo si presenta tramite la classica interfaccia dotata di barra di ricerca – che praticamente non scompare mai, ma si sposta su uno sfondo differente dalla home vera e propria -, e delle varie card generate in base alle nostre ricerche e alle nostre abitudini. Andando a destra troviamo invece tutte le altre pagine, all’interno delle quali si piazzano, di default, le app di terzi che installiamo tramite il Play Store. I tasti di navigazione nella barra inferiore invece, anch’essi rinnovati con Lollipop, sono sfruttabili per tornare indietro, alla home o per accedere alla modalità di multitasking. In realtà c’è un nuovo comando eseguibile con la pressione prolungata del tasto home centrale, il quale va a richiamare Now on tap, feature di cui troverete un approfondimento proseguendo con la lettura. In generale la sensazione è che tutto sia nella norma: siamo nel solito posto.

In modo del tutto analogo è strutturata la lockscreen, dove troviamo, in alto, la barra di stato trasparente priva di orario, e dove invece si trova l’avatar della modalità multiutente introdotta sempre con Android 5. Più giù, sopra lo sfondo, troviamo l’orario a grandi caratteri (con un font grassetto rispetto a Lollipop, ergo più leggibile) e più in piccolo la data. Più giù troviamo una porzione dedicata alle notifiche a card, rinnovate notevolmente, anche nelle animazioni, nella precedente release. Più in basso, invece, sono presenti tre icone: un lucchetto (centrale), un microfono (a sinistra) e una fotocamera (a destra). Scorrendo verso l’alto avremo modo di far illuminare e diventare più grande il lucchetto centrale (relativo allo stato dello Smart Lock), accedendo alla home e sbloccando il dispositivo, mentre scorrendo da destra verso sinistra è possibile accedere rapidamente alla fotocamera.

Con Android Marshmallow è però cambiato lo scorrimento da sinistra verso destra, cosa che adesso apre direttamente la ricerca vocale su Now, a discapito del dialer telefonico che era stato invece inserito in Lollipop. La cosa lascia pensare: è un semplice cambio di rotta, oppure Google vuole comunicarci che potremo scegliere le app di sistema da aprire negli swipe della lockscreen? Lo vedremo col tempo. Da segnalare inoltre, cosa che probabilmente verrà perfezionata, che adesso per accedere alle opzioni a swipe nella lockscreen è necessario tappare sulle icone vere e proprie, e non soltanto scorrere verso di esse. Una caratteristica, questa, giunta fino alla release finale di Android Marshamallow, che ad ogni modo potrebbe far storcere il naso all’utenza più affezionata alle gesture presenti su Lollipop, decisamente più immediate rispetto a quella introdotte con la nuova versione del robottino.

Centro notifiche e centro di controllo

Passiamo al centro notifiche. Questo è, in tutto e per tutto, identico a quello presente su Lollipop: trasparente nella sua quasi totalità, dotato di una semplice barra grigia all’interno della quale vengono mostrati ora e data a sinistra, e icone principali (Wi-Fi, connettività cellulare, batteria e avatar dell’utente attivo) a destra. Giù vedremo invece le varie notifiche sotto forma di piccoli banner, i quali vengono mostrati a tutta ampiezza fino al raggiungimento di una certa altezza, e poi sovrapposte sullo sfondo per eventuali altre notifiche successive. Possiamo scorrerle per cancellarle, tapparle per aprirle e utilizzare l’apposito tasto in basso a destra per eliminarle tutte in un colpo.

Premendo a lungo su una notifica è possibile accedere ad un nuovo menù. Su Lollipop questa azione ci avrebbe portato alle informazioni sull’app, consentendo di disabilitare le sue notifiche o di disinstallarla completamente. Con Marshmallow invece si passa ad una schermata intermedia dedicata solamente alle notifiche, che permette di bloccarle completamente, di considerarle come prioritarie (verrà ignorata la modalità “Non disturbare”) o di consentire o meno la “breve visualizzazione”, cioè il banner che compare in alto e che alcuni considerano fastidioso e privo di attenzione alla privacy.

Questo tipo di notifiche rimarrà quindi sempre attivo, con l’opportunità di eliminarle per le app che preferiamo. Se comunque vogliamo accedere a quei settaggi che comparivano su Lollipop, basterà premere il cerchietto con la “i” situato nella nuova schermata. Doveroso segnalare inoltre che, da questa release, è possibile accedere rapidamente al file manager per scorrere il contenuto di tutte le memorie connesse in OTG via micro USB, come pendrive e simili. La cosa è possibile tramite un’apposita voce nel centro notifiche. Inoltre, con Marshmallow, arriva l’opzione rapida per l’eliminazione degli screenshot acquisiti direttamente tramite il banner, affiancata dal tasto Condividi.

Una sola piccola novità nel centro di controllo invece, sezione dotata di interruttori rapidi accessibile scorrendo verso il basso sul bannerino grigio che mostrava in alto il centro notifiche. Questo fa aprire un cassettino più scuro che integra al suo interno la solita barra per la regolazione della luminosità, due grandi toggle per Wi-Fi e Bluetooth con i quali è possibile gestire anche in rapidità le connessioni tramite la piccola freccetta posta alla destra dei testi dedicati senza lasciare il centro, e sette altri toggle più piccoli dedicati a Non disturbare, Connettività cellulare, Modalità aereo, Rotazione automatica, Torcia, Geolocalizzazione e Trasmetti (tramite un’app sperimentale, malfunzionante e nascosta all’interno di Marshmallow, denominata “SystemUI Tuner”, è possibile spostare a piacimento i toggle). La prima voce è la vera novità per il centro di controllo, poiché fa accedere a ciò che, fino alla scorsa release 5.1.1, era denominato “Interrompi”. Vediamola di seguito.

Non disturbare e gestione del volume

Se fino a Lollipop il filtraggio delle notifiche era relegato ad un semplice menù accessibile dalla barra di gestione del volume tramite il testo “Interrompi”, in Android Marshmallow vediamo che le cose cambiano e vengono meglio definite. Con un apposito tasto, in prima posizione sulla griglia dei sette toggle nel centro di controllo, la modalità Non disturbare non è altro che l’insieme di opzioni che ci permettono di non essere disturbati dai nostri contatti o dalle varie app con notifiche di ogni tipo.

Tale modalità è attivabile appunto con la pressione dell’interruttore, il quale mostra, senza accedere alle impostazioni, un menù dedicato per attivare uno dei tre profili disponibili: Silenzio totale, Solo sveglie e Solo con priorità. Tali profili andranno rispettivamente a mutare qualsiasi comunicazione in entrata, tenere attive solo le sveglie (utile magari per la notte) e filtrare i vari avvisi scegliendo di ricevere magari anche chiamate e messaggi da qualche particolare contatto Speciale, oltre che avvisi di eventi, promemoria e chiamate da uno stesso contatto entro 15 minuti dalla chiamata precedente. Per personalizzare il tutto sarà necessario tappare su Altre Impostazioni all’interno di tale sottomenù dedicato al toggle, il quale ci porterà ad una schermata dove scegliere le priorità e, eventualmente, stabilire anche delle regole automatiche per le notifiche in base a giorni precisi della settimana. Davvero niente male, soprattutto per chi sa con certezza a che ora avrà i propri turni lavorativi.

Attivato uno dei tre filtri, comunque, il toggle nel centro di controllo prenderà una apposita icona dedicata e il testo del filtro stesso. Potremo quindi controllare, con un colpo d’occhio, come vengono gestite le nostre notifiche semplicemente scorrendo verso il basso nella home. All’interno del menù dedicato è doveroso riportare che troviamo, come avevamo visto in Android 5.1, la possibilità di scegliere di tenere un filtro Non disturbare attivo fino alla successiva disattivazione manuale oppure fino alla successiva sveglia programmata.
Trovato un menù dedicato, “Interrompi” scompare dalla barra di gestione del volume, quella a comparsa alla pressione di uno dei due tasti volume fisici sui dispositivi Android. Questa compare in qualsiasi schermata con una piccola barra in alto sul display, dotata di un fader a scorrimento per abbassare o alzare il volume in rapidità mediante touchscreen. In Android Marshmallow però, Google ha voluto ascoltare gli utenti, portando a disposizione di tap anche le barre dedicate al volume delle sveglie e della riproduzione multimediale. Tappando sulla piccola freccetta sulla destra a vista all’interno della barra del volume contratta, infatti, verranno scoperte le altre due voci, tramite le quali potremo rapidamente regolare tutti i volumi a nostro piacimento, in ogni momento e senza accedere alle impostazioni (eravamo costretti su Lollipop).

Drawer, multitasking e inserimento widget

Altra piccola novità che troviamo all’interno di Android Marshmallow è sicuramente il drawer, il menù contenente tutte app installate sul dispositivo. Esso, accessibile in basso nella homepage tramite il tasto centrale bianco forellato, compare con una breve animazione di zoom vista già su Lollipop, ma con vesti finali differenti.

Il drawer appare sempre in bianco, ma invece di essere navigabile orizzontalmente, può essere sfogliato in modo verticale, senza l’utilizzo di pagine, come accadeva su qualche release di Android ben prima della versione 2.3 Gingerbread. In alto, alla sua comparsa, oltre alla griglia di app presenziano una piccola barra di ricerca tramite la quale potremo rapidamente digitare il nome di un’app da aprire – l’azione mostrerà tutti i risultati pertinenti all’interno del drawer stesso -, e quattro icone corrispondenti alle app aperte più frequentemente. Queste andranno ad aggiornarsi in automatico, mettendoci subito a disposizione quelle che evidentemente usiamo di più – le ritroviamo anche toccando la barra di Google presente in varie schermate (tra cui la home), sotto le ultime ricerche effettuate sul web.

A sinistra, il drawer su Android 5.1 Lollipop. A destra, su Android Marshmallow.

In basso troviamo invece la griglia classica, costituita come al solito da 20 app, divise in cinque  righe e quattro colonne. Queste sono però più facili da trovare, poiché come una rubrica adesso sono tutte allineate in base alla lettera corrispondente. Scorrendo la barra laterale lentamente, infatti, vedremo mostrata la lettera corrispondente alle varie app che portano nomi inizianti appunto con la relativa lettera, o con quelle adiacenti nell’alfabeto. Nulla di rivoluzionario, in definitiva, ma davvero molto comodo.

La schermata del multitasking invece in Marshmallow cambia davvero ben poco. Anzi, non cambia. Questa, accessibile mediante il tasto rapido quadrato presente in basso a destra su ogni schermata, mostra le anteprime di tutte le app in esecuzione in memoria, non per forza attive sulla RAM grazie al nuovo runtime introdotto da Lollipop – ART -, che ne consente l’ibernazione senza pesare sui consumi della batteria. Ogni miniatura può essere rimossa dal multitasking mediante swipe destro o sinistro, oltre che chiusa tramite l’apposita X posta in alto a destra in ognuna di esse. Purtroppo non è presente ancora il supporto alle gesture multitouch per rimuovere più di un task contemporaneamente con due o più dita, come succede su iOS, e non troviamo un tasto per la chiusura istantanea di tutte le app in memoria, anche se si spera che Google lo implementerà in un successivo update della piattaforma.

Cambia con Android Marshmallow in modo radicale, invece, la schermata di aggiunta dei widget, accessibile tramite la pressione prolungata sulla UI, tappando sull’apposito tasto “Widget”. Questa adesso si presenta a scorrimento infinito verticale, e con i vari widget classificati per app che possono essere sfogliati orizzontalmente e aggiunti alla home. Sparisce quindi la schermata piena di pagine da scorrere – proprio come per il drawer – e tutto viene facilitato e messo a portata di tap. Non sembra vero, ma essere tornati ad utilizzare una funzionalità abbandonata da tempo come drawer e compagni a scorrimento verticale sembra portare i suoi frutti, in quanto a praticità.

Google Now on Tap: tutto ciò di cui abbiamo bisogno, a portata di tap

Una delle novità più sensazionali che Android Marshmallow porta con sé è l’introduzione di un servizio ausiliare basato sul già celebre Google Now, denominato Now on Tap. Questo è stato annunciato con grande clamore della folla durante lo scorso Google I/O 2015; siamo riusciti a provarlo con mano per esprimervi il nostro feedback a riguardo. Now on Tap non è altro che una scorciatoia a quell’operazione di ricerca che tutti noi effettuiamo quando troviamo qualcosa di interessante su un’app oppure una pagina web, mentre utilizziamo il nostro smartphone o tablet: cosa facciamo, dunque, quando troviamo il nome di personaggio, di un luogo, di un avvenimento o quant’altro che ci incuriosisce? Ovviamente la prima operazione che il nostro cervello ci indica di fare è quella di switchare alla nostra schermata Home, oppure ad una nuova pagina del nostro browser per ricercare tale termine tramite la ricerca Google: ebbene, Now on Tap, come indica il nome, permette di fare tutto ciò in autonomia, in un solo tap.
Stiamo ascoltando una canzone su Spotify e desideriamo conoscerne approfonditamente l’autore, oppure il testo? Con Android Marshmallow non c’è nulla di più semplice: ci basta infatti rimanere ancorati sulla pagina su cui ci eravamo posizionati e tenere premuto a lungo il tasto “Home”: a questo punto interverrà Google Now che, con un’animazione simile a quella che vediamo quando catturiamo uno screenshot, si aprirà in sovrimpressione sulla nostra schermata, analizzandola e mettendoci poi a disposizione una serie di collegamenti a pagine utili, in base alle informazioni testuali che il software ha trovato sulla pagina su cui l’abbiamo “interpellato”. Riprendendo l’esempio di prima, aprendo Spotify e ascoltando un brano di Ed Sheeran, Now on Tap ci fornirà in maniera istantanea una serie di link alle pagine social, Wikipedia, Google News e Search dell’autore e farà lo stesso per la canzone, rimandandoci in questo caso anche a pagine come quella dedicata al video ufficiale della stessa, su YouTube.

La stessa procedura si ripete in decine di altre occasioni, anche per quanto riguarda contesti ben più “reali” e dunque non limitati solo alle ricerche sul Web. In questo caso l’esempio più esplicativo è quello che vede una location al centro della nostra attenzione: immaginate di essere in una folta conversazione di gruppo su Telegram o WhatsApp, e di ritrovarvi a discutere su quale sia il miglior posto per passare una domenica all’aperto. Uno dei vostri contatti inizia ad indicarvi qualche parco presente in zona, di cui magari voi non avete mai sentito parlare, come può essere l’esempio di Parco Sempione. Cosa fare, dunque?

Su Android Marshmallow potete dimenticarvi l’ormai obsoleta usanza di evidenziare il testo, copiarlo e poi incollarlo nella barra di ricerca di Google: grazie a Now on Tap, infatti, tenendo premuto semplicemente il tasto home per poco più di un secondo, saranno i risultati di ricerca ad arrivare direttamente da voi, mostrandovi in automatico la location del parco sopracitato, il sito web dedicato alla zona ed il numero di telefono, da chiamare per cause varie ed eventuali.

Insomma, con Now on Tap l’applicazione di punta di Google si eleva da mero “assistente virtuale”, andando ad offrire un integrazione con l’intero sistema operativo come mai l’avevamo vista nelle precedenti versioni di Android.

Impostazioni: piccole grandi novità

All’interno delle impostazioni di Android Marshmallow le novità non sono moltissime, ma sono tutte apprezzabili. In primis troviamo l’unione delle Impostazioni con le Impostazioni Google, presenza duplice promiscua fino ad oggi che ha semplicemente confuso gli utenti.
Una delle novità sulle quali Google si è focalizzata nella nuova release e all’interno della presentazione ufficiale durante il corso dell’evento I/O è sicuramente la possibilità di accedere rapidamente ai permessi forniti alle app successivamente all’installazione. Ora è possibile, sfruttando il menù dedicato in Impostazioni > App > Avanzate > Autorizzazioni app, andare a vedere quali sfruttano il Calendario, i Contatti, la Fotocamera, il Microfono, la Posizione, gli SMS, i Sensori e il Telefono. Tappando su ognuna delle voci elencate avremo modo di modificare i permessi attivi dati ad ogni app, smettendo di preoccuparci per la nostra privacy in merito ad una azione che non vogliamo venga eseguita dal nostro dispositivo. Lo stesso menù con le risorse in uso verrà integrato anche in tutte le varie app di terzi.

Novità interessanti anche per la gestione della memoria RAM, accessibile da Impostazioni > App > Avanzate > Memoria. Qui potremo, con una interfaccia del tutto simile a quella utilizzata dal menù sulla Memoria di archiviazione di Lollipop, verificare le prestazioni del nostro dispositivo, quali sono le app che sfruttano più memoria in una classifica e quanta memoria, media e massima, sfrutta ognuna di esse. Con una grafica in pieno Material Design sarà possibile anche andare nel dettaglio, consultando con precisione ognuna delle app e vedendo quando questa si attiva, quanti megabyte utilizza ed eventualmente terminarla. L’elenco generato può essere oltretutto regolato in base alla durata di analisi secondo quattro filtri: 3 ore, 6 ore, 12 ore o 1 giorno. Da notare che, all’apertura della schermata, avremo modo di fruire prima in modo generico delle informazioni e, solo dopo aver tappato “Memoria utilizzata dalle App”, accedere alla lista completa.

Una nuova voce all’interno delle impostazioni di rete presenzia, ma lascia intuire fin da subito il suo utilizzo: il nome è Archiviazione e USB. Qui, con una grafica nuova, avremo modo di vedere lo stato della nostra memoria e quanto storage di esso è dedicato alle varie categorie di dati, fra App, Immagini, Video, Audio, Altro e Dati memorizzati nella cache. Tappando su ognuna di esse potremo visualizzare l’elenco completo dei dati sulla memoria, per poi andare eventualmente a rimuovere app, cancellarne la cache, svuotare il device di foto e video inutili, e via discorrendo. In merito alla connettività via USB, invece, Android Marshmallow supporta il tipo di connettore USB Type-C, reversibile e decisamente più veloce nel trasferimento dati rispetto al vecchio micro USB 2.0.

Novità decisamente interessante: c’è una voce nuova dedicata in questo menù, ed è Esplora. Tramite questa accederemo alla memoria interna in un vero e proprio file browser, navigando fra le varie cartelle del device e operando su eventuali file. Potremo quindi cercare all’interno del nostro dispositivo un file specifico senza ricorrere ad app di terzi, e filtrare anche il contenuto per data, nome e dimensioni, oltre che switchare tra visualizzazione griglia e visualizzazione elenco. La novità non è affatto male, e si ripercuote oltretutto anche sulle memorie micro SD o esterne, collegate via OTG. Grazie Google!

Sempre in merito all’archiviazione troviamo una grossa novità per quanto riguarda la gestione della nostra scheda di memoria micro SD (se presente): da Android Marshmallow in poi avremo infatti modo di utilizzare la nostra memory card esterna come memoria interna del dispositivo, andando in questo modo a sostituire quella originaria che rimarrà a disposizione solo per installare le applicazioni scaricate sul terminale (i due quantitativi di memoria NON si sommeranno). Quest’ultima diverrà infatti non navigabile, nemmeno da PC, e allo stesso modo verrà trattata quella inserita manualmente (la micro SD), che sarà criptata e diverrà lo storage primario del vostro dispositivo. Si tratta di una soluzione dai grossi risvolti negativi, che può trovare un senso d’utilizzo solo in quei terminali dove la memoria interna risulta essere davvero scarsa. Dopo l’inserimento di una nuova scheda di memoria micro SD il sistema vi chiederà se desiderate usarla come supporto portatile (ovvero come una semplice memoria “esterna”), oppure trasformarla in memoria “interna”: se desiderate procedere nel secondo caso fate molta attenzione, in quanto la vostra micro SD sarà completamente formattata.

Navigando nelle impostazioni di backup mediante l’interfaccia identica a quella presente in Lollipop, minimale e ben ordinata, troviamo inoltre una nuova opzione: Reimpostazione della rete. Scegliendola potremo andare immediatamente ad eliminare tutte le impostazioni e le connessioni inerenti alla rete dati cellulare, al Wi-Fi e al Bluetooth. Comodo, se qualcosa non dovesse andare a buon fine sulla parte radio. Inoltre, dulcis in fundo: non si sa come mai Google non abbia spinto molto su questa feature, ma con M gli sviluppatori potranno far effettuare un backup sul cloud ai dati delle loro app. Come succede su iOS, non dovrete più preoccuparvi di perdere nulla: i developer potranno sfruttare fino a 25 MB di spazio per applicazione per salvare al sicuro impostazioni, salvataggi di giochi e altri tipi di dati.

Altre piccole novità arrivano direttamente per gli sviluppatori, proprio nel loro menù dedicato (e nascosto) Opzioni per gli sviluppatori. La prima è al momento in fase sperimentale, ed è l’utilizzo di temi differenti adatti ai vari momenti della giornata. Se al calar del sole guardare per ore i vostri display spaventosamente bianchi – il Material Design utilizza molto il bianco neutro -, allora potrete attivare un tema Scuro, oppure impostare lo switch automatico del suddetto che si attiva, appunto, con l’arrivo della notte. Questo non è altro che un tema con UI invertita, più sul grigio scuro che sul nero ovviamente, con testo bianco e link verdini.

Un altro settaggio molto discusso sul web e ancora completamente in fase sperimentale è il multiwindow: pare che con Marshmallow si potranno usare più app a schermo contemporaneamente, come accade già su smartphone Samsung e tablet con Windows 8.1. Google ha tentato di tenere nascosta l’opzione, ma con complicate procedure che girano sul web è possibile attivarla e provarla. Il multiwindow viene gestito tramite la schermata multitasking, e permette di scegliere un layout di app che più ci aggrada.

Degna di nota, all’interno del grafico dei consumi, è la presenza della voce Fotocamera, che ora lascia intuire quanto abbiamo sfruttato il sensore fotografico durante la giornata e quanto questo ha inciso sull’autonomia del nostro dispositivo.

Doze: app ibernate per una autonomia nuova

Project Volta lo scorso anno era sicuramente una delle novità di Google che ha catturato maggiormente la nostra attenzione. L’azienda di Mountain View ha voluto dedicare un vero e proprio team alla scoperta di nuovi algoritmi in grado di migliorare il lavoro che il sistema operativo, Android, svolge sfruttando l’hardware di smartphone, tablet e quant’altro. Volta è riuscita nel suo intento, introducendo anche una modalità di risparmio energetico di stock, in grado di attivarsi ad una certa percentuale di carica residua, facilitando anche il compito ai produttori, i quali fino ad oggi erano costretti a svilupparne una fatta in casa.

Con Android Marshmallow però le cose cambiano ancora; anzi, anche in questo possiamo dire che “si evolvono”. All’interno del nuovo sistema operativo arriva un nuovo set di istruzioni denominato Doze, il quale, in modo decisamente originale ma sullo stesso concetto di iOS, le app si ibernano quando non sfruttiamo il telefono. Per fare ciò, Doze va a verificare che il display sia spento, e il dispositivo bloccato e fermo su una superficie – cosa possibile grazie ai sensori di movimento solitamente presenti in tutti i nuovi smartphone e tablet. Solo certe condizioni specifiche, tra cui notifiche considerate importanti, permetteranno di risvegliare il device – oltre ovviamente all’intervento dell’utente.

Volete essere sicuri però di non perdere alcuna notifica? Nulla di più facile: si può dire ad Android Marshmallow che certe applicazioni devono ignorare le ottimizzazioni di Doze. Per fare questo portiamoci al menù Impostazioni > App > Avanzate > Ignora ottimizzazioni, che ci mostra due liste: la prima è popolata da applicazioni che già di default sono impostate per evitare il sonno profondo, la seconda invece raccoglie tutte le nostre app. Un tap permetterà di selezionarle e di inserirle nella prima lista, anche se questo genere di intervento manuale non dovrebbe essere necessario con nuove API e con accortezze da parte degli sviluppatori.

Conclusioni: che cosa abbiamo davanti

Studiando attentamente quello che è Android Marshmallow nella sua (prima) release finale ci troviamo davanti ad una consacrazione della maggior parte delle novità implementate con la precedente versione del sistema, Lollipop. Marshmallow riprende molto, quasi tutto dalla versione 5.0 del robottino, ottimizzandola e talvolta ripensandone alcune dinamiche, senza però mai stravolgerle, affidandosi completamente ai canoni dettati dall’evoluzione del sistema operativo, che tra Material Design e integrazioni chiave di funzionalità quali Google Now on Tap hanno finalmente reso Android un sistema operativo caratterialmente forte e convinto della propria identità. Ovviamente grazie a tutto ciò non sono mancati grossi balzi in avanti in quanto a praticità ed intuitività dell’utilizzo del sistema, un vero e proprio perno per un software di questo tipo, su cui Android sta sempre più migliorando donando agli utenti un numero di funzionalità sempre crescente, senza mai togliere loro le ampie possibilità di personalizzazione che rendono caratteristico il sistema operativo Android.

Sotto la scocca, ci sono tante migliorie invisibili (o quasi): una di queste è Doze, che come abbiamo visto, pur non mostrandosi palesemente lavora in background per offrire un’autonomia ancor più maggiore rispetto alle precedenti release del sistema. Un’altra chicca, purtroppo ancora non tangibile in quanto non ancora implementata dalla maggior parte degli sviluppatori di app di terze parti, sono le Chrome Custom Tabs, ovvero le tabelle custom che tutti gli sviluppatori potranno andare a creare per aprire dei contenuti web sulle proprie app, senza l’utilizzo di Chrome stesso. Che significa? che tutti i developer potranno sfruttare Chrome all’interno della propria app, senza passare obbligatoriamente al browser tramite un cambio di applicazione, personalizzando la UI con tutto ciò che si vuole.

In futuro, poi, con le nostre impronte digitali potremo non solo sbloccare il terminale, ma anche effettuare pagamenti nei negozi ed online tramite la nuova piattaforma Android Pay, simile per funzionamento ad Apple Pay della casa di Cupertino. Essa ci permetterà di sfruttare il telefono come fosse una carta di credito, tramite l’NFC, e proprio come la feature di Apple non ci aspettiamo il suo arrivo in Italia in tempi brevi. Non basta soltanto implementare la tecnologia: anche i negozianti si devono adeguare tramite specifici accordi e con speciali POS NFC.