Il 2013 è senza dubbio uno degli anni più produttivi per quanto riguarda i sistemi operativi dedicati al mobile. Se da un lato iOS e Android dominano la scena, dall’altro OS innovativi iniziano a mostrarsi e a far parlare di sé. Uno di questi è indubbiamente Ubuntu, prodotto Canonical che entra prepotentemente nella scena conquistando attenzione anche su dispositivi portatili quale smartphone e tablet.
Ubuntu è un progetto GNU/Linux nato nel 2004 che nel tempo ha ottenuto ottima approvazione nella ristretta cerchia di utenti esperti che sentivano l’esigenza di un sistema aperto. Nel tempo, Canonical, azienda che ha finanziato il progetto Debian, ha capito che l’immensa espansione dei dispositivi elettronici di consumo ha fatto si che tale esigenza si espandesse esponenzialmente anche su interfaccia touch, e che quindi bisognava fare qualcosa di nuovo. Detto, fatto.
Ubuntu arriva su smartphone e tablet, e il nostro team ha avuto occasione di provarlo al Mobile World Congress. Facciamo una panoramica, cercando di capire quali sono le linee generali dell’OS.
E’ il giusto compromesso tra sistema aperto e non frammentato.
Ubuntu per interfaccia touch è un sistema basato prettamente sull’apertura e la capacità di adattarsi. Lo sviluppo delle applicazioni è concesso tramite un apposito Ubuntu SDK che lo classifica come software aperto basato su una realtà opensource come Linux, ma anche come non frammentato.
L’Ubuntu Software Centre predispone la possibilità di portare tutte le proprie applicazioni su tutti i dispositivi in poco tempo. Queste potranno essere native, sviluppate in modo classico nei linguaggi compatibili (C++, Javascript, ecc.), oppure dinamiche, realizzate in HTML5.
Il feeling di utilizzo su smartphone e tablet è abbastanza simile. Tutto si basa sulle gestures applicate vicino alla cornice del dispositivo, niente più swipe infiniti su elenchi pesanti. L’interfaccia grafica estremamente user-friendly è rafforzata da alcune funzioni principali attivabili appunto tramite gestures.
La prima è senza dubbio quella delle app preferite, fulcro di Ubuntu. Qui saranno contenute le applicazioni da tenere a portata di mano scorribili verticalmente in una barra attivabile tramite swipe verso destra partendo dal bordo sinistro della cornice. Uno swipe più prolungato fino all’altra parte della cornice consente invece di aprire la schermata delle app in esecuzione.
Diversamente, ovvero con uno swipe da destra verso sinistra, il multitasking si attiva in forma sequenziale cambiando per ogni gesto l’applicativo aperto in successione. Lo stesso vale per gli swipe opposti, ovvero da sinistra verso destra. Ed è sempre tramite gestures che non si sente l’esigenza di tasti fisici. Infatti, anche per accedere alle opzioni delle app basta scorrere lievemente il dito dalla cornice inferiore verso l’alto, e fare comparire una barra dedicata.
Ubuntu si adatta alle esigenze dell’utente, e non viceversa
I trick sono molti, e sono finalizzati a rendere l’esperienza di utilizzo davvero più interfacciata al touch e alle abitudini comuni. Una di queste è oltretutto la possibilità di fare utilizzare un device a più persone. Questa esigenza è ormai una delle più grosse nell’ambito della tecnologia di consumo che si è estesa nelle case per uso domestico, e in vari ambienti lavorativi. Ubuntu dispone proprio una struttura basata sul multiuser un po’ come avviene sugli elaboratori desktop, con login iniziale e autenticazione sicura.
Le feature secondarie delle singole app sono numerose, e tutte originali. L’OS si comporta bene su tablet e smartphone pensati per Android, anche se ad oggi non possiamo dire con certezza se meglio o peggio (troppe variabili influenzano il giudizio). Se volete comunque installare il sistema operativo su uno dei vostri device potete consultare la pagina dedicata del sito Ubuntu. Qui troverete requisiti minimi, materiale, e istruzioni per l’installazione sui dispositivi compatibili.
Qual’è il suo potenziale? L’user experience che ci regala è davvero fantastica è diversa, solo questo. Ubuntu può fare bene col supporto di sviluppatori e di aziende che puntano su di esso. Non è da escludere il lancio imminente sul mercato di qualche prodotto che monta il gioiellino Canonical, almeno si spera.






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