Smartphone cinesi: dai cloni alle nuove leve di settore

La Cina rappresenta da tempo una nazione fondamentale per il mercato dell’elettronica. Nel tempo la sua posizione si è evoluta: dal conio di cloni a quello di “super-device”

smartphone cinesi

La propagazione di dispositivi elettronici di consumo negli ultimi anni è cresciuta a dismisura. Nel tempo le esigenze delle persone hanno trovato sempre più risposte concrete tramite lo sviluppo di hardware e software che, grazie all’avvento di nuove tecnologie industriali, hanno compiuto una metamorfosi strutturata in più fasi. Se negli anni Novanta erano le singole funzioni a contraddistinguere i telefoni, con la continua ricerca si è arrivati anche a rendere gli smartphone più piacevoli alla vista, più incentrati sul design. È proprio sulla combinazione di design e funzioni che le aziende principali hanno coniato i propri titani, e la cosa ha fatto gola alla Cina, nazione per eccellenza nella produzione di cloni.

Il fenomeno non è ovviamente ristretto agli smartphone cinesi: come ben saprete sono le numerose le industrie presenti in Cina che puntano a proporre sul mercato articoli di qualsiasi natura basati palesemente sull’imitazione di altri prodotti. È giusto fare una premessa: questa cosa è illegale praticamente in tutti gli stati del mondo perché vi sono dei brevetti registrati a titolo esclusivo che ne impediscono la copia. Come fanno quindi le industrie cinesi a proporre tali cloni in tutto il mondo?

Sotterfugi, circuiti di rivendita mastodontici, brevetti ambigui, spesso combinati insieme, sono i punti di forza utilizzati dalle fabbriche orientali per produrre indisturbati (o quasi) i propri smartphone clonati di qualità nettamente inferiore agli originali. Spesso le aziende produttrici che hanno ideato i dispositivi infatti non rincorrono a metodi legali per evitare tale fenomeno, e i motivi sono molteplici.

I cloni degli smartphone di fascia alta sono una vera e propria pubblicità.Al primo posto c’è sicuramente il margine di ricavo che le aziende cinesi fanno coi propri cloni (non tutte le aziende cinesi, precisiamo), considerato poco interessante dai grossi mostri di mercato per poter dare il via ad una azione legale prolungata. Al secondo, c’è la pubblicità. Avere un device che porta dei marchi non autorizzati, sebbene sia eticamente e legalmente scorretto, è una pubblicità gratuita.

Chi compra un clone di iPhone 5 ad esempio, mediamente è chi non può permettersi di spendere cifre esagerate per uno smartphone che indipendentemente da tutto non acquisterebbe. Il device, munito di logo Apple ad esempio, rappresenta sia una copia non autorizzata, e sia uno strumento di propagazione del marchio. Se effettivamente la cosa per i ricavi dell’azienda produttrice non costituisce una minaccia quindi, perché impedirlo?

Le battaglie legali, se ci avete fatto caso, avvengono quasi sempre fra pilastri del mercato, poiché in ballo ci sono milioni di dollari, e non “spicci”. Ovviamente la cosa varia poi da azienda ad azienda. C’è chi, a prescindere, preferisce impedire l’esistenza di qualsiasi tipologia di produzione non autorizzata del proprio prodotto, ma nel caso di distribuzione trascurabile, la cosa non avviene quasi mai.

Capiamo però il perché effettivamente un clone di uno smartphone di fascia alta (non ha molto senso clonare smartphone da qualche centinaio di euro) non è considerabile davvero una minaccia per chi produce l’originale. I miracoli non esistono: se un dispositivo costa 700€ o più, un motivo c’è. I cloni che impazzano negli ultimi anni sul mercato di tutto il mondo hanno prezzi di costo che non superano mai i 200€, e questo va ovviamente a discapito della qualità, sia hardware che software.

smartphone cinesiTutti i cloni visti e stravisti di Samsung Galaxy S3, S4, iPhone 4S o iPhone 5 montano una versione davvero poco ottimizzata di Android. Ciò significa, semplicemente, che chi improvvisa una clonazione mette a disposizione ai propri clienti un dispositivo che sicuramente non offre interazioni sufficientemente buone per un utilizzo comune. Per intenderci, meglio un telefono originale da 200€, e non un clone di uno da 700. Lo stesso vale per l’hardware: chip dalla fattura mediocre costituiscono tutto fuorché una garanzia di prestazioni elevate, e soprattutto durature.

Qui si apre un punto chiave: sebbene sia evidente come un clone possa avere un costo decisamente moderato e flessibile, lo stesso non si può dire per la garanzia. Sono davvero pochissimi gli utenti che pensano infatti al periodo che va dopo l’acquisto, fase in cui a volte si possono riscontrare malfunzionamenti di più natura. In quel caso, come ci si comporta? Contattare l’azienda che ha prodotto il clone, purtroppo, non servirà a niente. La vendita dei “patacconi” cinesi si limita proprio a tale fase: esclusiva distribuzione del prodotto, nessuna garanzia, nessun supporto, nessuna assistenza.

Chi sceglie di avventurarsi nell’acquisto di un telefono del genere, la cui esistenza ricordiamo non è assolutamente legale, anche se la cosa purtroppo si certifica soltanto dopo cause e dibattiti legali, deve essere informato di tutti questi aspetti: si tratta semplicemente di un salto nel vuoto (a volte) ingiustificato.

È ovvio che non tutti possono permettersi di spendere cifre esagerate per i dispositivi, e diciamo che il motivo dell’esistenza dei cloni e delle imitazioni è proprio questo. In questo caso però, la scelta ideale è quella di acquistare uno dei tanti telefoni entry level (vedi Nokia Lumia 620, HTC 8s, Sony Xperia U) proposti recentemente da aziende affermate, le quali garantiscono sempre assistenza, qualità, e soprattutto serietà. Non fatevi però venire l’acquolina in bocca da device come iP5 o S4 (i nomi contengono chiari riferimenti agli originali, sì), poiché al primo utilizzo l’entusiasmo andrà sicuramente scemando, e i commenti degli utenti che hanno voluto acquistarli lo dimostrano.

Le aziende cinesi si ritrovano a combattere contro una grossa serie di stereotipi.Se da una parte c’è lo yin, dall’altra esiste però lo yang. Le industrie presenti nel vasto territorio cinese non sono solo quelle basate sulla clonazione di smartphone famosi, anzi. Sono svariati i nomi dei colossi che improntano la propria mission aziendale sull’originalità e la correttezza. Una di queste è senza dubbio Huawei, nota azienda che dopo anni di leadership nel settore della produzione di strumenti per le telecomunicazioni ha deciso di scendere in campo anche in quello dei dispositivi elettronici di consumo.

I prodotti Huawei, tra smartphone e tablet, sono moltissimi, e si spalmano egregiamente su tutte le tipologie di fasce. L’Europa si sta letteralmente appassionando alla linea Ascend dell’azienda cinese poiché va incontro alle esigenze economiche degli utenti che scelgono di risparmiare senza rinunciare però alla qualità e alle funzioni. A questo proposito ricordiamo che lo scorso 18 Giugno 2013 è stato presentato il nuovo Ascend P6. Non solo: Huawei si trova in partnership con svariati operatori telefonici di tutto il mondo (anche italiani) per la proposta di telefoni con doppio marchio o per l’evoluzione delle infrastrutture di rete, e questo basti per farvi capire che effettivamente il buono, in Cina, c’è.

In un Paese dove il costo della mano d’opera è fortemente contenuto, saltano fuori facilmente dispositivi con rapporto qualità/prezzo fortemente interessante. È questa infatti la chiave dei nuovi prodotti provenienti dall’Oriente: tanto, e a poco. Proprio su tale concetto che nasce il nuovo M2S, smartphone Xiaomi che nel giro di soli 45 secondi è riuscito a vendere 200.000 unità, record mondiale assoluto.


smartphone cinesi
Il device, nonostante il prezzo contenuto, pari a 320$ per il modello con 16GB di storage (più tasse doganali ovviamente), è riuscito in benchmark a superare anche le nuove prestazioni del nuovo Samsung Galaxy S4. Un risultato insolito, ma che conferma la particolare caratterizzazione basata sul “low cost” del mercato cinese. Negli ultimi anni le proposte si sono evolute. Lo yin e lo yang del Paese più popolato al mondo nel complesso vanno a costituire un panorama che è senza dubbio interessante, più di moltissime realtà europee.

La Cina è sempre stata la nazione dell’ingegno, lo è tuttora, e probabilmente lo sarà ancora a lungo. Basti pensare che tutti i più grandi pilastri del settore della tecnologia si appoggiano proprio alle fabbriche cinesi per produrre i componenti dei propri device e assemblarli, per capire che comunque parliamo di un vero punto di riferimento, e non solo per le copie da mercatino.

Claudio Carelli

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